Toninelli e la svolta antigovernativa

11 Febbraio 2021

Danilo Toninelli non si smentisce. Era una voce stonata da ministro e continua a steccare anche da semplice deputato. Ha annunciato che voterà ‘no’ al governo Draghi sulla piattaforma Rousseau. Si dissocia dal leader grillino Luigi Di Maio, dal coordinatore Vito Crimi e soprattutto dal fondatore Beppe Grillo che al termine delle consultazioni a Palazzo Chigi ha arruolato il Presidente del Consiglio incaricato nel Movimento e benedetto l’esecutivo nascente. Uno strappo a sorpresa, quello dell’ex ministro alle Infrasttrutture, che nel governo gialloverde si era distinto per le frequenti gaffes, ma che su tutte le partite decisive era sempre stato allineato e coperto. Mai un distinguo da parte sua sui provvedimenti anche più indigesti presi dal tandem Salvini-Di Maio, quali i blocchi degli sbarchi dei profughi. E tanto meno critiche ai capi, dei quali si mostrava convinto ed entusiasta ventriloquo.

Il parlamentare pentastellato cremonese si dissocia dal gruppo dirigente e sposa la linea di Alessandro Di Battista che da un anno  contraddice a ogni pie’ sospinto l’ex amico Di Maio pur di uscire dal cono d’ombra nel quale s’è infilato quando ha deciso di non candidarsi al parlamento. La decisione di Toninelli divide i grillini cremonesi che su Facebook manifestano tutto il loro disagio. La svolta anti governativa conferma a posteriori quanto Toninelli fosse inadeguato all’incarico conferitogli dall’allora premier Conte.  Si dissocia dalla svolta governativa decisa dai vertici del M5s, sancita anche dal quesito referendario che è un invito capzioso e perentorio a votare ‘sì’. Dimostra l’incapacità del politico di assumersi responsabilità in funzione del bene superiore, quello del Paese, che in questo caso è la possibile salvezza economica dell’Italia in alternativa al baratro. Evidenzia anche incapacità di visione prospettica. I grillini sono a un bivio. Diventare  forza di governo a tutti gli effetti o restare fedeli alla vocazione originaria, populista e movimentista. Già al momento dell’alleanza con la Lega il M5s  avrebbe dovuto iniziare il processo di metamorfosi che adesso è indifferibile. Si impone una palingenesi che provocherà una probabile perdita di consensi e voti, ma che è l’unica alternativa alla progressiva marginalizzazione e scomparsa finale del Movimento dalla scena politica. Terminata l’attuale legislatura, per Toninelli difficilmente si schiuderanno di nuovo le porte del parlamento. Di lui resteranno gli scivoloni verbali e scampoli di comicità involontaria, su tutti l’idea che il nuovo ponte che avrebbe sostituito quello crollato a Genova sarebbe stato non una semplice struttura viabilistica ma anche un luogo d’aggregazione dove le famiglie si sarebbero riunite e avrebbero portato i bambini a giocare.

Vittoriano Zanolli

www.vittorianozanolli.it

Una risposta

  1. Egregio Dr. Zanolli, ho scoperto per caso che i nostri politici hanno l’ubiquita’ della loro faccia di bronzo ed e’ per questo che si sentono autorizzati a fare cio’ che vogliono impunemente, supportati dall’immunita’ parlamentare.
    La settimana scorsa ho visto in tv (pensavo fosse gia’ morto) un tale Paolo Cirino Pomicino che conobbi in occasione di incontri per la riforma sanitaria.
    Rammento la sua esaltazione schizofrenica dove con l’attuazione di questa riforma decantava grandi progressi e risparmi, invece si rivelo’ tutto un bluff dove addirittura i dipendenti persero tutti i diritti fino ad allora conquistati.
    E’ questa l’onesta’ comportamentale dei nostri politici?
    Ringrazio per l’ospitalita’.

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