L’apoteosi del reietto

16 Febbraio 2021

 

Il Consiglio Superiore della Magistratura (C.S.M.) lo ha espulso dall’ordine giudiziario per indegnità, a seguito dell’intercettazione del suo cellulare, da cui è emersa una serie di comportamenti  non solo eticamente scorretti ma addirittura configuranti reato, sottoposti perciò al giudice penale.

Tuttavia il dott. Luca Palamara, fino ad allora sostituto procuratore presso il Tribunale di Roma ed eminente esponente dell’Associazione Nazionale Magistrati (A.N.M.) – invece di ritirarsi in un convento per espiare in raccoglimento o comunque non comparire in pubblico per un congruo lasso di tempo per far perdere il ricordo delle sue malefatte – senza il minimo ritegno, ha ritenuto di doverle invece narrare dettagliatamente in un libro (Il Sistema), scritto a quattro mani col giornalista Alessandro Sallusti. Ovviamente è nato un best seller, essendo un’autorevole conferma, stavolta proveniente proprio dall’interno, del malgoverno della magistratura e della collusione di una parte di essa col mondo politico e istituzionale, non certo per fini di giustizia.  Da qui mille interviste e servizi dei più quotati giornali e reti televisive, i cui conduttori hanno fatto a gara per accaparrarselo e coccolarlo come se fosse una star, una sorta di eroe o comunque un esempio per tutti; come se avesse insomma qualcosa da insegnare, oltre alla disinvolta commissione di nefandezze protrattasi per diversi lustri.

Lo scaltro ex magistrato ha approfittato della generalizzata condivisibile curiosità riguardante il funzionamento e l’amministrazione della Giustizia, che ovviamente è di pubblico interesse perché prima o poi tocca in qualche modo ogni cittadino, e non ha perso occasione per pubblicizzare il libro, cosa peraltro comprensibile essendo attualmente ‘disoccupato’. La cosa però che, a prima vista, negativamente colpisce è che nel libro non si avverte traccia di pentimento o di ravvedimento, ma solo il tentativo di giustificare il proprio riconosciuto e protratto illegittimo operato sulla base del mozartiano ‘così fan tutti’: era parte del Sistema, per tanti anni addirittura uno dei maggiori protagonisti, ma non ha mai agito da solo, né poteva farlo, avendo sempre partecipato a scelte collegiali o concordate con altri importanti esponenti associativi o istituzionali, per cui in sostanza è profondamente ingiusto che sia alla fine l’unico a pagare.

Quindi l’ammissione delle sue gesta e delle sue colpe – però mai esclusive – non porta al pentimento ma è strumentale alla sua incredibile giustificazione e alla strenua quanto improbabile ricerca di rispettabilità. Peraltro il dott. Palamara gioca astutamente a carte coperte, limitandosi a ribadire quanto già emerso dalle intercettazioni e ormai di pubblico dominio, anche a seguito della pubblicazione del libro Magistropoli del giornalista Antonio Massari, contenente la dettagliata trascrizione di tutte le intercettazioni che lo accusano. Con la giustificazione di non poter rivelare circostanze non documentabili, si limita quindi a riferire fatti ormai noti e documentati, in quanto già emersi dalle intercettazioni, magari sottolineandoli per togliersi qualche sassone dalla scarpa, ma senza altro aggiungere, deludendo in tal modo anche gli intervistatori, che speravano di metterlo alle strette e di farne un nuovo Buscetta. Nessuno scoop invece; nessuna confessione e nessun concreto aiuto per le indagini e … per la Giustizia.

Ma ritengo che non vada sottovalutato un altro aspetto, ancora meno nobile.

Ho letto nell’atteggiamento di Palamara anche una sorta di velato messaggio intimidatorio nei confronti dei magistrati che ancora dovranno giudicarlo sia in sede penale che disciplinare (in secondo grado), molti dei quali avrebbero beneficiato, secondo la communis opinio, della sua ‘sponsorizzazione’. State attenti, sembra voler dire, finora mi sono fermato qui, ammettendo pasticci e giochi già noti e documentati – che hanno portato alle dimissioni di un terzo dei componenti del C.S.M., gettando ombre su altri illustri personaggi, compreso un Presidente della Repubblica e l’attuale Procuratore Generale della Cassazione – domani non so, potrei forse ricordare tante altre circostanze ‘interessanti’. 

Quindi assolutamente negativo, sotto ogni punto di vista e senza riserve, il giudizio sul personaggio Palamara. 

Non si creda però che egli sia una mela marcia in un cesto di mele sane! Sarebbe un errore ritenere che, eliminandolo, tutto torni bello e appetibile.

Passando infatti dal particolare al generale, dopo quasi mezzo secolo di appartenenza all’ordine giudiziario, ritengo che si possano individuare, nel corpo della magistratura ordinaria, comprendente circa novemila presenze, tre principali categorie: i ‘seri’, i ‘narcisi’, gli ‘amabili aggregatori’. Ovviamente poi svariate potrebbero essere le sottocategorie, sulle quali però non è la sede per dilungarsi. 

I magistrati seri sono – a mio avviso, e non per spirito di corpo – la netta maggioranza. Onesti, efficienti, mediamente laboriosi, scrupolosi, riservati, rispettabili. Quelli, in sostanza, che fanno il proprio dovere in silenzio, di cui non se ne sa niente perché nessuno parla mai.

I narcisi, che possono qualitativamente essere anche dei bravi magistrati, sono quelli ‘unti dal Signore’, dediti per lo più a procedimenti di rilievo nazionale, seguiti quindi dai mass-media. Non sprecano il loro prezioso tempo in carabbattole e cose di poco conto, che non hanno alcun riflesso mediatico, ma si gettano anima e corpo, seguiti pedissequamente dai cronisti, in affari di grande risonanza che domani, chissà, potrebbero dar loro altre soddisfazioni. Essendo all’attenzione di tutti, costoro finiscono però col fare scelte di campo anche di carattere politico, sovente proprio nella prospettiva di un domani.

Gli amabili aggregatori, di cui Palamara è stato un emergente esponente, costituiscono la razza di magistrati meno pregiata. Dai primi passi professionali, piuttosto che dedicarsi ai codici e alle pandette, si prodigano 

nel blandire e aggregare colleghi, dei quali si mettono a disposizione per qualsiasi necessità, organizzando eventi sportivi,  incontri pseudoculturali, riunioni, cene, gite, feste danzanti e altro, al fine di risultare amabili, disponibili e soprattutto ‘affidabili’ sotto il profilo amicale. Un reticolo di contatti, amicizie, condivisione di interessi,  relazioni, non sempre ostensibili ma molto utili. Ovviamente la contropartita è il consenso dei colleghi e di quelli che contano, che permetterà loro di percorrere scorciatoie decisive per la propria carriera (C.S.M., A.N.M., Commissioni, Consigli Giudiziari), prescindendo dalla elevata specifica professionalità.

Questo è il quadro, in estrema sintesi, certamente degradato dell’odierna magistratura, giacché il vero potere interno ad essa lo esercitano questi commis d’affaires ai quali si aprono le mete più ambite, piuttosto che i giudici seri che sgobbano e onorano la magistratura.

Concludendo, mi auguro che questo ‘scandalo Palamara’ serva, suo malgrado, a mettere finalmente mano all’ordinamento giudiziario per precludere ai magistrati ogni possibilità di percorrere scorciatoie, o vie alternative, costringendoli a restare nell’ambito delle proprie importanti e ben retribuite funzioni, e a esercitarle in maniera quantomeno dignitosa, nell’interesse dei cittadini.

 

Carlo Maria Grillo

9 risposte

  1. Poi ci sono le vittime innocenti dei giudici carrieristi che cavalcano l’onda politica ed emettono sentenze strumentali. Ma di tutti questi umili cittadini è meglio tacere…

  2. Palamara sta semplicemente mettendo in atto la più semplice delle reazioni……mi avete usato e poi abbandonato? Vuoto il sacco!!! ….Certo lo fa rivelando solo quello già noto, utilizzando quindi uno stile intimidatorio, a suo uso e consumo, sperando così di non veder aggravata la sua posizione ed ottenere “aggiustamenti” dai compagni di merenda.
    Quello che trovo più sconcertante è vedere che non si vuole approfondire, scoprire quali siano i favoritismi goduti da una certa parte politica e quali siano state le malefatte compiute. Si resta in superficie. Vedere che chi era preposto a far funzionare un organo così importante, oggi possa scrivere libri e sia ospitato in programmi televisivi anziché passare tempo in galera è solo una conferma di come non funzioni la giustizia a favore del sistema.
    Non è solo Palamara a destare reazioni negative, forse è la magistratura, o meglio quella delle alte sfere che pilota e aggiusta, a dimostrare di non voler cogliere l’opportunità di recuperare credibilità.
    Non vuole o non può?
    Palamara da solo non può condizionare un intero organo istituzionale, ci vuole una rete di complicità, un sistema che oggi non sembra in pericolo di cadere.
    Palamara è solo lo sprovveduto che si è fatto beccare e che per salvare il resto viene abbandonato.

  3. Ciò che importa a noi cittadini vittime della inadeguatezza del sistema giustizia ai suoi compiti è che questo sia riformato in modo da recuperarne appieno la funzionalità. Per questo mi sembra utile ed opportuna la denuncia a tutto campo che Palamara fa di tutte le deviazioni a scopo di potere di cui lui stesso è stato parte responsabile.

  4. L’ex collega Carlo Maria Grillo ha detto, con la serietà e l’intelligenza che gli sono state sempre proprie, cose utili di certezza assoluta. Plaudo, quindi, come lo apprezzavo quando eravamo magistrati insieme, nelle stesse funzioni. Particolarmente interessante e vera mi è sembrata la tripartizione da lui fatta nell’ambito dei colleghi, tripartizione che adombra quella famosa di Sciascia (“uomini, mezzi uomini….) o quella altrettanto famosa di Arbasino nell’ambito degli scrittori (“i venerati maestri, gli Strozzi….). Relativamente a questa tripartizione di Grillo, occorre rilevare con sempre maggior forza che quelli che lui chiama “narcisi”, i soli che il grande pubblico conosce, sono forse i peggiori, perché finiscono col trascurare la maggior parte del loro lavoro. Questa tendenza è del resto favorita dall’attuale orientamento del Paese, che privilegia l’apparire rispetto all’essere.

  5. C’è sempre qualcuno che la butta in caciara. Ma chi se ne frega quali sono le motivazioni di Palamara. Cerchiamo invece di approfondire per tentare di mettere a punto ed adottare misure urgenti che pongano fine a questo scempio che tutti più o meno sospettavamo. Ma adesso ne abbiamo una conoscenza più concreta. Una bella riforma no?

  6. Condivido, pienamente, la lucida e critica analisi della “vicenda Palamara” fatta dall’amico Carlo Grillo, grande e integerrimo magistrato. Ho letto il libro. Anche io non sono stata “sconvolta” né da quanto riportato, né dal numero e dal calibro delle persone coinvolte, ma dalla spudorata assenza sia di principi morali ed etici sia di pur labili rigurgiti di coscienza! Non aggiungo giudizi, già espressi, sui comportamenti, passati e presenti, e sulle esternazioni del “manipolatore”. Aggiungo solo che quanto evidenziato, con scaltra lacunosità, nel libro è rinvenibile non solo nelle intercettazioni delle conversazioni quanto anche, con maggiore dovizia, in una responsabile ed oggettiva valutazione da parte di chi è capace di “leggere tra le righe” e di discernere in ordine agli avvenimenti, ai comportamenti ed ai relativi commenti sulla nostra “storia” nazionale. Fermo restando che, purtroppo, tutti gli ambiti della nostra società sono “infettati” dagli stessi “mali”, si rivela auspicabile ( è una chimera?) che tutto l’apparato istituzionale, ed “in primis” i magistrati stessi, si facciano carico di un’opera di riflessione e di risanamento di ogni ambito dell’ordinamento giudiziario…e non solo!
    Per ora, mi pare che la questione “galleggi” sull’onda del clamore mediatico!
    Come singole persone dobbiamo misurarci con la “realtà” di questa società, salvaguardando la nostra dignità con la correttezza dei propri comportamenti; ciascuno nel proprio piccolo o grande ambito di relazioni.

  7. Un’analisi precisa quella del dott. Grillo.
    Palamara ha avuto un accusatore nel 2008, in un’intervista televisiva che è scaricabile da Google (digitando i due cognomi) in cui il Presidente Cossiga gli dice in faccia che dovrebbe vergognarsi delle dichiarazioni di Palamara, “che lei si chiama Palamara come il tonno, e ha anche anche la faccia da tonno”, mettendo a disagio la giornalista … ma il picconatore non ha mollato.

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