Consiglieri di minoranza, opposizione o collaborazione?

25 Febbraio 2021

I giornalisti di cronache politiche nei titoli in grassetto delle locandine che annunciano qualche accesa (ed incruenta) battaglia (verbale) consumatasi nelle sale del consiglio comunale,  per dare maggiore risalto ed enfasi  all’articolo proposto e così attirare l’attenzione dei potenziali lettori, usano l’espressione ‘I consiglieri di opposizione’ in luogo di ‘i consiglieri di minoranza’, così come  si dice che gli anatemi vengono sempre lanciati  dai banchi dell’opposizione.

Allo stesso modo nelle aule consiliari, i consiglieri che non fanno parte della maggioranza, per annunciare forte dissenso od aperto ostruzionismo, in caso di mancato accoglimento di determinate istanze, sono soliti definirsi di opposizione

E allora, per affrontare il tema proposto, vale a dire la fungibilità o meno dei termini minoranza ed opposizione accostati alla figura del consigliere comunale, dobbiamo  prima definire che cosa comunemente si intende per minoranza ed opposizione e, poi, fatta una breve rassegna del loro utilizzo, porci alcune domande e, precisamente:  quale sia il lemma/termine utilizzato dal legislatore o nei testi ufficiali per indicare le persone che sono uscite sconfitte dalla competizione elettorale,  quale, poi, quello maggiormente corretto da impiegare, e se, infine, si possano usare, indistintamente, e, quindi, come sinonimi minoranza ed opposizione, quali ulteriori termini di specificazione del “consigliere comunale”.

Per ‘minoranza’, in contrapposizione diretta a maggioranza, si intende inferiorità numerica, numero minore, e per il caso che fa al caso nostro, un gruppo di persone che, disponendo di un numero minore di voti, non può imporre la propria volontà in un’assemblea: questa la definizione che fornisce il dizionario della lingua italiana Treccani del termine minoranza.

‘Opposizione’, invece, e in modo particolare nel contesto della vita politica, è l’azione di contrasto esercitata dai partiti o dai gruppi consiliari che professano idee contrarie a quelle di chi governa ed anche il loro atteggiamento: si dice, infatti, fare opposizione, fare un’opposizione serrata (alla maggioranza). I consiglieri dell’opposizione, poi, siedono nel settore o nei banchi dell’opposizione e quando la loro azione vuole essere particolarmente dura  ed unanime, si dice che viene fatta un’opposizione compatta. I componenti fanno parte dell’opposizione e chi non condivide più la linea politica della maggioranza passa all’opposizione. L’opposizione, poi, può essere di destra o di sinistra.  Ma l’opposizione può anche essere leale e/o costruttiva.

Nell’uso, come sinonimi, dei termini minoranza ed opposizione ho trovato un’unica ricorrenza nel Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (267/2000) e, precisamente, nell’articolo 44 che, nel dettare disposizioni ‘a garanzia delle minoranze’ e per un efficace ‘controllo consiliare’ demanda (1° comma) alla previsione statutaria  la creazione di idonee forme di garanzia e di partecipazione delle minoranze, attribuendo alle opposizioni la presidenza delle commissioni consiliari aventi funzioni di controllo o di garanzia, ove costituite.

A parere di chi scrive si tratta, però, di una cattiva o, quanto meno, affrettata formulazione del testo in quanto il medesimo avrebbe potuto essere così concepito… ‘forme di garanzia e di partecipazione delle minoranze attribuendo alle stesse…’

Nelle numerose circolari emanate nella materia di cui in discorso dal ministero dell’Interno – Dipartimento per gli affari interni e territoriali, il riferimento, poi, è sempre ai consiglieri di minoranza e mai di opposizione.

Ed ora alcune semplici considerazioni: non vi è dubbio alcuno sul fatto che l’agire dei consiglieri comunali (anche) di minoranza debba essere (sempre) improntato alla correttezza istituzionale, alla lealtà ed anche alla moderazione nell’eloquio,  linguaggio che si deve, però, sostanziare in informazioni utili alla collettività per comprendere i problemi in quanto, in caso contrario, non costituirebbe legittimo ed intelligente esercizio del diritto-dovere di opposizione. 

Il mestiere dell’opposizione si sostanzia in un esercizio critico e propositivo e in costante impegno e dedizione tendente a migliorare, tramite sollecitazioni, all’occorrenza anche forti, l’ attività di governo.

Il compito dell’opposizione è espressione di democrazia e fa parte della logica dell’alternanza, costituendo lo stimolo che evita l’appiattimento ed il deterioramento della politica. 

Per le conclusioni sopra esposte, ritengo che i consiglieri che hanno riportato un minore successo elettorale debbano, più propriamente, essere chiamati di minoranza e  non di opposizione o meglio di collaborazione (partecipazione alla maggioranza governativa di un gruppo tradizionalmente all’opposizione) in quanto il potere loro concesso ed esercitato in virtù del mandato elettorale è conferito dai cittadini con lo scopo di perseguire diritti ed interessi della collettività, stimolando il governo della città perché possa funzionare al meglio e non ostacolandolo per farlo cadere.

Alla minoranza (e non alla opposizione perché altrimenti sarebbe una contraddizione in termini) è consentito il diritto–dovere di intervenire in tutti i campi di pertinenza dei comuni, con apporti integrativi e/o modificativi, che dovrebbero essere esaminati con cura ed accolti se funzionali ad una soluzione maggiormente idonea al soddisfacimento degli interessi  di volta in volta in gioco e respinti in caso contrario, mentre la stessa non dovrebbe accampare la pretesa di imporre, in toto, le proprie proposte, poiché, se così fosse, verrebbe realizzato un programma diverso da quello approvato dal corpo elettorale.

Tancredi Bruno di Clarafond

Una risposta

  1. Ottima la dissertazione, che condivido, fatta dall’ex Prefetto di Cremona. Se nel confronto politico si seguissero le indicazioni/osservazioni fatte nell’articolo penso che la situazione politica del nostro Paese sarebbe molto diversa.

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