Campagna vaccinale Caporetto in provincia

19 Marzo 2021

L’inizio della campagna vaccinale nella nostra provincia non può essere definito un trionfo dell’efficienza. Per gli ultra ottantenni del Cremasco è stato un calvario senza cirenei o pie donne in grado di aiutarli. Convocati a Casalmaggiore o a Cremona, invece che nelle postazioni dietro l’angolo, si sono trovati in mezzo ad una tempesta perfetta. La speranza si è trasformata in un incubo.
La Caporetto non merita plotoni d’esecuzione per ufficiali e sottoufficiali – i militari di truppa non hanno colpe – ma non si cancella con delle scuse.
Spargere sangue non è mai auspicabile e non risolve i problemi, con buona pace dei Robespierre di casa nostra che fino all’altro ieri urlavano «Chi sbaglia paga». Poi si sono accorti che le teste da tagliare appartenevano agli amici e hanno riposto la ghigliottina in soffitta e imbracciato l’armamentario delle attenuanti e dei distinguo.
Troppe volte l’emergenza si è trasformata in passe-partout per giustificare l’ingiustificabile, salvacondotto di tutte le cazzate, dai banchi con le rotelle, alle mascherine irregolari, all’app Immuni. D’accordo, si stenda un velo pietoso sugli errori, ma si rimedi agli errori commessi perché non si ripetano in futuro. Errare è umano, perseverare è diabolico, anche durante l’emergenza. Almeno questo sia concesso.
Pare che l’assegnazione assurda delle sedi per la vaccinazione sia da imputare ad un problema di programmazione informatica. Passi.
E’ certo, invece, che la totale mancanza di informazione ai cittadini sull’accaduto sia da attribuire alle autorità sanitarie preposte all’organizzazione della vaccinazione. Non passi.
E’ inaccettabile che nessun comunicato ufficiale sia stato diffuso sull’accaduto e sugli interventi per risolverlo. Soprattutto sulle soluzioni adottate per mettere una toppa, nella speranza che non sia peggiore del buco.
I sindaci, ancora una volta, si sono ritrovati in prima linea senza colpe e peccati. Ancora una volta, sono stati abbandonati a se stessi. Ancora una volta costretti a fare di necessità virtù e ricorrere al detto aiutati che il ciel ti aiuta, che però non sempre funziona.
Per i sindaci nessun supporto da Regione, Ats, Asst. Nessuna indicazione per rispondere alle richieste di chiarimenti avanzate dagli ultraottantenni e dai loro parenti che, legittimamente, sollecitavano informazioni sulla gita premio a Casalmaggiore o a Cremona e sul comportamento da tenere. Cittadini arrabbiati e delusi. Molti gli sfiduciati, lontani dalle istituzioni.
Dopo l’insistenza degli stessi sindaci sono giunte da un generale e da un colonello alcune precisazioni, a tutt’oggi, solo verbali. E si sa le parole volano.
Alcuni cittadini si sono rivolti direttamente alla fonte, agli organizzatori della trasferta. La risposta che uno dei turisti ha ricevuto è incredibile. Fredda e burocratica. Crudele, forse. «Disumana» l’ha definita (Cremonasera 15 marzo) Rosolino Bertoni, sindaco di Palazzo Pignano, il quale a sua volta aveva scritto ai capintesta senza ricevere uno straccio di risposta.
«Purtroppo al momento – fanno sapere dal quartier generale – non è possibile modificare la sede dell’appuntamento, pertanto se non riesce a recarsi a Casalmaggiore nella data prefissata deve effettuare nuovamente l’iscrizione sul sito di Regione Lombardia il giorno dopo l’appuntamento che le è stato fissato. Cordiali saluti».
Caro rompicoglioni, sono cazzi tuoi. Questo passa il convento. Tutto va bene madama la marchesa.

Una risposta

  1. A me non hanno neppure risposto.
    Sono uno dei numerosi insegnanti di conservatorio che fa le sue lezioni per 6 giorni al mese lontano da casa, continuando a risiedere nel luogo di residenza originale.
    Nel mio caso: residenza a Cremona, docenza a Bari.
    A Cremona non è possibile essere vaccinato.
    Dovrò fare 900 chilometri, prendendo un aereo, oltre a vari altri mezzi di trasporto, per poter essere vaccinato.
    Ridicolo e anacronistico!

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