Che cosa ci fa quel cellulare sotto il banco?

31 Marzo 2021

METTIAMOLO SOPRA! TRASPARENZA È LIBERTÀ

Si chiama R.M. non ha tanta voglia di studiare, soprattutto non ama la matematica. Però quando in classe leggiamo un brano di don Ciotti non si perde neppure una parola, lui è musulmano, ma ciò non conta e quel brano lo colpisce: il lavoro di ricerca del nuovo progetto che propongo alla classe coinvolge lui e i suoi compagni, inizia un nuovo viaggio nei meandri dell’illegalità, dell’opacità e della trasparenza.
Prima di proporlo ai miei alunni mi sono formata in un percorso tanto impegnativo quanto interessante con esperti quali Leonardo Ferrante, Marco Bignelli, Michele Gagliardo, Alberto Vannucci, Rosita Viola e Mariano Venturini, sei momenti di studio, riflessione e arricchimento personale e professionale.
Il progetto Trasparenza è Libertà, finanziato nell’ambito del ‘Piano nazionale per la promozione della cultura della legalità’, consiste nell’elaborare, sperimentare e rendere fruibile un modulo didattico sullo specifico tema della trasparenza come forma di contrasto alla corruzione ed alla criminalità organizzata, in particolar modo nella Pubblica amministrazione, con curvature diverse e coerenti con le tipologie di scuola del Centro di Promozione della Legalità della provincia di Cremona.
Prevede la costituzione di un pool di docenti, interni alla rete del CPL, competenti sul tema della trasparenza e della corruzione: così invio il curricolo, documento la formazione e le esperienze maturate nell’ambito della cittadinanza attiva e della educazione civica e vengo individuata idonea a farne parte. La formazione si allarga agli studenti: come docente del pool li avvicino al tema della trasparenza e della corruzione. Sono successivamente incaricata sia della progettazione che della sperimentazione del modulo didattico destinato al mio grado di scuola. Il progetto prevede anche la rilevazione degli esiti per la sperimentazione per la replicabilità del modulo: infatti proprio quest’anno è in corso la sua replicazione in molti istituti della provincia.
L’Unità didattica, che creo insieme ad una collega di un altro istituto, riguarda l’uso del cellulare e prevede di attivare uno spazio di confronto e dialogo tra insegnanti e studenti, dando ai ragazzi libertà di espressione, in un clima sereno e privo di giudizio. Cerco di far scoprire agli studenti che alla base delle regole c’è un senso, si parte dai bisogni nella logica di condivisione di spazi, idee, possibilità, diritti.
I ragazzi imparano a leggere il regolamento del proprio Istituto, a capirlo e a proporre modifiche, nello specifico relativamente agli articoli che riguardano l’uso del cellulare.
Lo scopo è quello di dimostrare come l’uso personale del cellulare, quando si vive in un contesto collettivo, possa rappresentare un elemento di divisione, di individualismo e pregiudichi le relazioni tra pari e con gli adulti. Tuttavia è giusto riconoscere quali siano le infinite risorse che il suo uso può offrire in determinati contesti.
Il progetto è ambizioso: li osservo attoniti quando entrano in classe e la trovano vuota, si siedono per terra e iniziano a riflettere sul significato dell’avere un proprio posto assegnato che dà loro un’identità in un determinato contesto; li studio mentre una mattina è concesso loro di usare il cellulare, quasi stupefatti, ebbri di una libertà insperata isolarsi in mondi diversi e comprendere che senza telefono sanno guardarsi in faccia. Il progetto porta i miei alunni a condividere momenti di scambio con i compagni più giovani, quelli delle classi prime che affrontano lo studio del regolamento scolastico con cui condividono, anche attraverso giochi di ruolo esemplificativi, il risultato delle loro riflessioni rispetto all’uso del cellulare.
Ci rivolgiamo anche ai bimbi di una quinta elementare della scuola Bissolati del nostro Istituto comprensivo, a cui gli studenti sottopongono un questionario da loro appositamente predisposto. In classe i docenti sono loro, i miei ragazzi conducono il gioco e invitano i bambini a riflettere. Tra loro c’è R.M., professore per un giorno.
Ultimo step previsto è dai compagni più grandi, all’Itis Torriani, dove trovano ascolto e dove vengono fatti giocare attraverso app sfidandoli a rispondere a questionari speciali: le parole chiave hanno a che fare con la legalità e la mafia, con la corruzione e la trasparenza: il vocabolario comune consente di capirsi, la maggiore competenze dei più grandi permette di inchiodare i più giovani alle parole dei più esperti, la relazione tra pari prosegue, la scuola esce dalle sue mura, entra nelle aule grandi di un altro istituto, l’aria che si respira è pulita nonostante la tangenziale sia così vicina. Gli occhi di R.M. non si perdono neppure per un attimo, silenzioso annota.
Il nostro cammino ci porta ad incontrare don Ciotti in un’aula magna gremita di giovanissimi: a pensarci oggi mi commuovo, per l’assembramento ancora possibile, ma anche per la sana allegria che si respira.
R.M. è emozionato, non gli rivolge una domanda, la timidezza lo frena, ma scrive. Nell’atrio del Torriani sono esposti i nostri lavori e uno scatto immortala Don Ciotti mentre prende appunti di fronte ai nostri cartelloni. Indimenticabile, come sono indelebili le parole perentorie e profonde che risuonano nell’aula in un incredibile improvviso silenzio. Cinquecento anime ascoltano.
Il bilancio dell’esperienza di sperimentazione è davvero positivo e ha raggiunto obiettivi importanti poiché gli studenti hanno acquisito consapevolezze nuove ‘agendo’ in prima persona, svolgendo il ruolo di peer educator nei confronti dei più piccoli, confrontandosi con attori provenienti da contesti diversi, di fronte ai quali non hanno mostrato timore, ma dai quali si sono lasciati guidare con fiducia e spirito di collaborazione.
Un ultimo passo ci attende, viene organizzato un convegno nazionale dedicato a Trasparenza è Libertà: intervengo in qualità di relatrice e invito un paio di miei ragazzi ad esporre il loro punto di vista, tra loro non può mancare R.M.. ‘La cosa che mi ha stupito di più – dirà riferendosi all’incontro con don Ciotti – era il suo modo di rispondere sempre approfondendo, e poi le sue frasi erano così piene di significato e potenti tanto che a volte sentivo la pelle d’oca, ‘le domande sono più pure delle risposte’, questa la frase che mi ha colpito maggiormente. Quel giorno è stato molto importante per me e spero di non scordarlo mai. Il senso del progetto grazie a quell’incontro mi è risultato più chiaro: essere onesti è un dovere morale, essere responsabili e rispettosi degli altri è il nostro vocabolario. Con don Ciotti molte sono le parole che si sono aggiunte a quel vocabolario’. Le sue parole sincere, semplici e toccanti arrivano a chi lo ascolta e, mi viene riferito, colpiranno persino don Ciotti quando le leggerà.
R.M. non è forse ‘bravo’ secondo i canoni di una didattica tutta contenuti, ma lui ci insegna che si impara anche attraverso le esperienze di cittadinanza attiva, se si offre ai ragazzi la possibilità di approdare in porti diversi, poi da lì salpano verso nuove rotte.

6 risposte

  1. Cara Ale, partendo da questo ragazzo R. M. che ha fatto di quest’esperienza un’occasione di vera formazione, ci hai raccontato, ancora una volta, quella scuola che ci piace!
    Vedo circa 300 ragazzi alla settimana e ciascuno ha la sua modalità per apprendere, i suoi tempi per maturare e il suo stile per restituire ciò che sa… Dovrebbe davvero essere più coraggiosa, la scuola, nel proporre esperienze che arrivino a tutti e stimolino interesse e creatività. Grazie ancora una volta e che dire… L’esempio di don Ciotti possa essere faro per la vita dei tuoi ragazzi e dei nostri giovani!

    1. Grazie a te, ci provo con impegno ed entusiasmo a “nutrire” i miei ragazzi di esperienze e stimoli perché diventino cittadini migliori di noi,

  2. Bellissimo come sempre 😍.
    Ogni giorno si impegna sempre di più per i suoi alunni. Non tutti hanno una prof così!
    Grazie mille prof per tutto l’impegno che ci mette in ogni cosa.

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