La chiesa di S. Vincenzo ritrova il suo splendore

13 Aprile 2021

Nell’ottobre 2019 sono cominciati i lavori di restauro della chiesa di San Vincenzo, in via Palestro a Cremona. Eccola com’è oggi, esaltata dall’obiettivo di Mino Boiocchi. Da anni l’edificio versava in condizioni di abbandono, precisamente da quando la casa attigua al luogo di culto non era più abitata. Gli ultimi suoi inquilini erano stati i sacerdoti Vittorio Cominetti, Emilio Mondini e Paolo Fusar Imperatore. La chiesa, che fa parte dell’unità pastorale di Sant’Agata e Sant’Ilario, è stata ripristinata con il contributo della fondazione Cariplo. I finanziamenti hanno consentito di recuperare la facciata, la controfacciata e il lato sud, cioè quella parte della chiesa che dà su via Fondulo dove sono stati eseguiti lavori al manto stradale. La chiesa da marzo 2011 è stata messa in sicurezza, dopo che un fulmine aveva colpito un pinnacolo di marmo facendolo cadere al suolo. Per anni, la mancanza di fondi aveva impedito l’avvio dei lavori, lasciando l’edificio di culto in condizioni vergognose, soprattutto per la storia antica e prestigiosa che l’aveva accompagnato. Le sue origini risalgono al 1200: inizialmente in via Palestro sorgevano due chiese, una dedicata a San Giacomo, l’altra a San Vincenzo. Nel 1544, essendo la chiesa di San Giacomo piccola e angusta, fu unita a quella di san Vincenzo in una sola chiesa ora detta dei santi Giacomo e Vincenzo. Fu consacrata il 17 settembre 1600 dal vescovo Cesare Speciano.
Nel 1571 la chiesa fu assegnata ai padri Barnabiti. La ricostruzione dell’intera chiesa, ad opera dell’architetto Lorenzo Binago, fu realizzata alla fine del XVI secolo. La facciata venne terminata nel 1629. La chiesa fu sconsacrata e poi riconsacrata nel 1806 e affidata ai sacerdoti della Missione, per divenire poi sussidiaria della chiesa di Santa Agata. Usata come deposito durante il primo conflitto mondiale, subì seri danni. Nel 1939 fu trasformata in caserma da Roberto Farinacci e intitolata alla medaglia d’oro generale Giuseppe Paolini. ‘… bellissima caserma, di aspetto lieto e ridente’ la definì il ras di Cremona. E tale rimase fino al 25 aprile 1945 quando fu occupata dai partigiani che ne fecero campo di concentramento per più di mille detenuti politici. Terminata la guerra, la caserma ospitò di nuovo i militari fino al 1953, quando l’intero edificio venne restituito all’ECA che però non sapeva più che farne. Fu così che l’isolato, acquistato dal Comune di Cremona, pur in mezzo a molte polemiche (ci fu chi gridò, forse non a torto, che si sarebbe trattato di uno scempio simile a quello compiuto con la distruzione della chiesa di San Domenico), venne destinato alla demolizione e alla costruzione delle scuole, inaugurate nei primi anni ’60. La prima fu la scuola media femminile, spostata dalla sede dell’ex convento di S. Marcellino. Poi la media Campi, alla quale fecero seguito gli istituti Beltrami¬Vacchelli (1961) e il Liceo Scientifico Aselli (1963). L’insieme venne battezzato, dalle Amministrazioni del tempo, ‘città degli studi’.

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