Crollo di Napoleone Cremona, Foscolo e gli austriaci

18 Aprile 2021

Abbiamo visto il ruolo (purtroppo quasi dimenticato da istituzioni e popolo cremonesi) svolto da Cremona e da alcuni eroici protagonisti prima negli anni entusiasmanti della vera e propria ‘Rivoluzione d’Italia’ (grosso modo dal 1796 al 1800) e poi nel quindicennio napoleonico, moderato e riformista al tempo stesso, ricco di contraddizioni ma certo assai stimolante. Cremona in tutti quegli anni tornò ad essere una delle più importanti città dell’Italia settentrionale, dal punto di vista amministrativo soprattutto. Cremona svolse un ruolo da protagonista anche nella fase finale del periodo napoleonico. O, meglio, fu protagonista sino alla fine quel gruppo di patrioti che non volevano perdere, nell’imminente ed evidente crollo del Regno d’Italia di Napoleone, anche le speranze (se non più le prospettive) di un’Italia indipendente e, per la gran parte del proprio territorio, unita.        Il 19 aprile del 1814 i francesi avevano abbandonato la linea del Po, dopo la disastrosa campagna di Russia, e gli austriaci si preparavano a ridiscendere in Italia. Il 20 aprile, mentre Napoleone, costretto ad abdicare, salutava a Fontainbleau la Guardia Imperiale prima di imbarcarsi per l’isola d’ Elba, a Milano un tumulto popolare portava alla barbara uccisione, raccontata da Stendhal e Manzoni, del ministro Giuseppe Prina, uomo competente ed onesto, inutilmente difeso da Ugo Foscolo.  A Cremona aveva sede il quartier generale dell’esercito del Regno d’Italia. C’era inoltre la I Divisione, comandata dal generale Zucchi, e la scuola per sottufficiali. Voglio dire che erano presenti in città, stabilmente o meno, i più alti esponenti militari del Regno, a partire dal ministro della Guerra che, in quell’inizio del 1814, era il generale Fontanelli. Il 16 aprile risulta partecipare ad un incontro con lui, a Cremona, il capo-battaglione Ugo Foscolo, che già godeva di un prestigio anche superiore al grado militare. Foscolo era presente spesso a Cremona negli anni precedenti e lo fu pressocché stabilmente in quegli ultimi giorni. Furono proprio i militari a supportare il viceré Eugenio di Beauharnais (il figlio adottivo della prima moglie di Napoleone, Giuseppina, che fu viceré d’Italia dal 1805, sopravvisse alla caduta del Regno e morì pressoché dimenticato nel 1824) nel tentativo di mantenere all’Italia una certa autonomia, fidando nell’aiuto dell’Inghilterra che non vedeva di buon occhio un eccessivo rafforzarsi della potenza austriaca. Non era una speranza del tutto infondata! Il generale austriaco Sommariva, entrato con le sue truppe a Cremona il 25 aprile 1814 ed il 27 a Milano, aveva ricevuto l’ordine di rispettare ‘l’ordinamento esistente’. Così diceva la ‘Convenzione d’armistizio’ sottoscritta fra il generale Bellegarde, plenipotenziario austriaco, ed il viceré Eugenio. Convenzione che però alla fine non venne rispettata dagli austriaci!                            Il nobile cremonese Sigismondo Trecchi venne inviato come ambasciatore, dalla Reggenza provvisoria del Regno, al generale Lord Bentinck, comandante in capo delle truppe britanniche, sbarcato a Livorno per aiutare e nello stesso tempo controllare gli austriaci. Un altro nobile cremonese, Serafino Sommi, fu inviato a Parigi, presso la Corte di Luigi XVIII, il restaurato re di Francia, per ‘esprimere i voti della Nazione Italiana’. Un terzo nobile cremonese, il colonnello Annibale Visconti, comandante della Guardia Civica di Milano, dopo il sostanziale fallimento della missione Trecchi, sviluppò lo stesso tentativo nei confronti del generale MacFarlane, plenipotenziario inglese a Milano. Nulla da fare! Gli austriaci non concepivano l’Italia che ‘un’espressione geografica’ e non intendevano concedere alcuna autonomia. Gli inglesi, dal canto loro, dopo tanti anni di guerra contro Napoleone, non avevano la voglia, né la forza, di imporsi sugli alleati austriaci.                                                                                         Ai primi di maggio proprio a Cremona scoppiano allora dei disordini, la cui responsabilità verrà attribuita ad Ugo Foscolo, in complicità con altri. Alcuni ufficiali, fra cui il Foscolo appunto, inneggiano in manifestazioni pubbliche, secondo un rapporto trasmesso alla Reggenza l’11 maggio, ai ‘diritti dell’uomo’ della Rivoluzione francese. Pochi giorni dopo, il generale Bellegarde assumeva la presidenza della Reggenza provvisoria del Regno d’Italia ed a Parigi si firmava il trattato di pace fra gli Alleati e la Francia, in cui di fatto si assegnava all’Austria la Lombardia, con il Veneto. Ai primi di giugno vennero effettuati a Cremona diversi arresti, fra i giovani allievi della Scuola sottufficiali e fra i soldati. Diversi fra gli arrestati vennero internati nelle prigioni austriache d’oltralpe, le terribili prigioni già ‘provate’ dai rivoluzionari cremonesi nel 1799. Parecchi ufficiali riuscirono però ad oltrepassare il Po, guidati dal colonnello Giuseppe Sacchini, per seguire Gioacchino Murat in un estremo tentativo di difendere l’indipendenza e l’unità italiane. Ugo Foscolo precedette l’amico Sigismondo Trecchi nell’esilio. Foscolo e Cremona: una storia tutta da scrivere.                                                                

 6 continua                                                                            

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