Riformattare la specie umana, un po’ maschio un po’ femmina

17 Maggio 2021

Difficile negarlo: la famiglia italiana non è mai stata tanto povera di figli e tanto ricca di avversari impegnati con ogni mezzo a smontarne le storiche strutture portanti o, più realisticamente, quel poco che ne resta. Non c’è giorno che non fiocchi qualche nuovo precetto partorito di fresco dal pedante zelo di vecchi e nuovi  demagoghi. Tipo quelli  al momento infervoratissimi a fare, parlare, sproloquiare, manifestare e contro manifestare intorno al celebre disegno di legge Zan. Nel frattempo, fin che la matassa non si sbroglia, sarà bene adottare qualche misura prudenziale. 

Nessuno si azzardi, tanto per cominciare,  a postare un fiocco azzurro o rosa sulla culla di un neonato. Altro che gesto festoso. Trattasi, alla luce dei nuovi Vangeli per ora solo apocrifi, di gesto altamente criminale. Le violenze subite in culla sono com’è noto le peggiori, con che diritto inchiodare un neonato all’identità biologica con cui s’è affacciato alla vita?  Non pregiudichiamo con affrettate attribuzioni  la sua futura libertà di decidere, autonomamente dal sesso biologico, la sua preferenziale  identità di genere. Magari di adottarle entrambe, da assumere a giorni alterni.  E, per essere coerenti  fino in fondo, sarà meglio evitare un battesimo con nomi troppo vincolanti,  tipo Gianfilippo per lui o Maria per lei. Su questo siamo già a buon punto. A chi non è capitato di sentir chiamare per strada un Ettore o una  Graziella  e, voltandosi, vedere che  il titolare del guerriero nome è un chihuahua di sei etti mentre alla leggiadra Graziella corrisponde una mastina di ottanta chili?  Lasciamo dunque i nomi impegnativi agli animali da compagnia. E non correremo il rischio di essere linciati da quanti, impegnati nella suprema battaglia contro l’omobitransfobia (impronunciabile incastro di consonanti)  paiono orientati a difendere la propria libertà di pensiero ricorrendo all’antico sistema di negare la legittimità di quella altrui. Più prudente dunque iscrivere i neonati all’anagrafe con quei graziosi nomignoli, sessualmente neutri, che usavamo per chiamare gatti, cani e canarini: affettuosi  suoni di richiamo o poco più. Il che ovviamente avveniva prima  che Maria Vittoria Brambilla, inesausta pasionaria animalista dalle chiome eternamente fiammanti, ci rieducasse come si conviene. 

Ma attenzione che, passando dal faceto al serio, la famosa strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.  Quelle dei ‘giustizieri del gender’ sono certamente tali: spezzare le catene che costringono troppi umani a vite non scelte. Il tutto nell’indimostrato  ma  ferreo assunto che, essendo più  liberi, saranno più felici.  Sommessamente ricordiamo che anche la Rivoluzione francese è cominciata in nome della libertà ed è finita con le ghigliottine. Qualche precauzionale dubbio non sarebbe dunque male, visto che niente è solo quel che appare e nulla impedisce a un moto libertario di contenere altrettanto forte spinta totalitaria.  Non giureremmo infatti che insieme a questo  epocale ribaltamento di prospettive esistenziali, che giunge fino a toccare la più profonda e delicata radice dell’umano, non avanzi anche il  gigantesco diktat etico necessario a riformattare la specie umana nei modi richiesti dalle perentorie esigenze del mercato globale. I grandi marchi dell’abbigliamento giovanile l’hanno capito da un pezzo e  per le campagne pubblicitarie scelgono, con ammiccante messaggio subliminale, un ben preciso tipo fisico: un po’ maschio e un po’ femmina, fisionomia incerta fra l’afroasiatico e l’occidentale. Né carne, né pesce insomma.  Probabile sia questo che il futuro ha in serbo: il paradosso di una docile umanità larvale, sradicata da ogni contesto di appartenenza sessuale, storica, etnica e  culturale. Praticamente senza radici e senza identità. Ma proprio per questo politicamente corretta. Se poi anche più libera e più felice resta, appunto, la grande incognita.  A proposito, anche la tenera  abitudine di addormentare figli e nipotini leggendogli  fiabe potrebbe avere i giorni contati. Biancaneve, e non solo lei, in America è già sul banco degli imputati. La storia è nota: a svegliarla dal secolare sonno è il bacio del principe. Poveraccio, non l’avesse mai fatto: sequestro di persona e violenza sessuale di genere. Perché? Perché la bacia mentre dorme. Dunque lei non è consenziente. Nessuna toga politicamente corretta gli negherebbe l’ergastolo. Altro che vissero felici e contenti. Lui in galera, lei costretta a tornare a cuccia nell’urna di cristallo  fino alla consumazione dei secoli.

Come concludere? Che per ogni malanno e pestilenza  s’è scovato in fine il giusto vaccino. Possibile che l’unico vaccino che non si decide a saltar fuori sia quello contro le inesauribili riserve dell’umana stupidità?

 Ada Ferrari

 

 

4 risposte

  1. C’è proprio bisogno del provvedimento Zan, così come è articolato? A parte che le discriminazioni, di ogni tipo, già sono penalmente perseguite, c’é qualche aspetto da tutelare ma non in questo modo. Ed è così urgente e prioritario, in un contesto sociale, politico ed economico, al momento, flagellato da gravi problemi? Per non parlare della libertà di espressione, sacrosanta e costituzionalmente garantita! Che fine farà? Seguirà le “mode” e sarà condizionata dal pensiero delle lobby? Il provvedimento è ancora in discussione…intanto,…. in virtù del rispetto della libertà di opinione?!?…, la vendita del libro di Alfredo Mantovano, “Legge omofobia. Perché non va”, che commenta nel dettaglio gli articoli del ddl, è stata ostacolata dalla Feltrinelli, che poi si è scusata! La partenza, peraltro non consacrata, non fa nutrire buoni auspici!

  2. Bellissimo articolo come sempre Ada…per quanto mi riguarda io la penso così senza tanti se e senza tanti ma….W la foca che ti fa venire la pelle d’oca…ora e x sempre….

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