Rifiuti in Tunisia, tutt’Italia paga per l’inerzia campana

20 Maggio 2021

A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 la provincia di Cremona versava in una situazione di emergenza ambientale simile a quella della Campania, che si trascina da tempo immemore ed è tuttora irrisolta. Non aveva una discarica dei rifiuti solidi urbani e l’incenerimento era una modalità di smaltimento applicata solo nella vicina Brescia, antesignana in questo e in altri campi. La raccolta differenziata muoveva i primi passi nei Paesi europei più evoluti e l’Italia non figurava in quel gruppo. L’allora sindaco Renzo Zaffanella, d’intesa con l’Amministrazione provinciale, affrontò quella fase critica come poteva: camion carichi di immondizia partivano da qui e scaricavano tonnellate di merce maleodorante negli impianti di Casatisma nel Pavese, a Mazzano nel Bresciano, e in Puglia. Quella fase critica venne superata con l’apertura della discarica di Corte Madama, frazione di Castelleone. Una decisione accompagnata da roventi polemiche per la criticità del sito prescelto, situato in una zona ricca di fontanili e come tale vulnerabile, per di più vicina a insediamenti agricoli e ad aziende operanti nel settore alimentare. Non meno controverse furono la successiva apertura della discarica di Malagnino e soprattutto la decisione di installare un inceneritore in città, preceduta da un referendum sulla localizzazione dell’impianto il cui esito fu calpestato dalla giunta cattocomunista. Tra stop e ripartenze, dibattiti e scontri, Cremona e provincia uscirono dalla fase emergenziale. Non solo si raggiunse l’autosufficienza, ma la capacità di smaltimento superiore alle esigenze locali determinò l’inversione di tendenza: il territorio cremonese andò in soccorso delle città ancora sprovviste di impianti per la gestione della spazzatura. E scoppiarono nuove polemiche.

Oggi bisogna riconoscere che si uscì dallo stato di crisi permanente grazie al coraggio della politica. I partiti e i loro rappresentanti istituzionali affrontarono risolutamente la questione come non fanno gli amministratori campani, il governatore Vincenzo De Luca in testa a tutti. Presero atto della gravità della situazione e si assunsero la responsabilità di decisioni impopolari. E’ una lezione che conserva intatta la sua validità nell’attuale fase storica caratterizzata da populismo e impolitica. Inseguire il consenso anche contro logica e interesse collettivo paga nel breve periodo, ma prima o poi il conto arriva. Ed è salato. Quello che la Campania dovrà saldare alle autorità tunisine è pari a 24mila euro al giorno per i 212 container stracolmi di rifiuti sotto sequestro nel porto di Sousse e ben visibili dal mare. Sono arrivati dall’Italia otto mesi fa e si trovano al centro di un gigantesco scandalo ambientale che oltre al danno economico scredita l’immagine del nostro Paese, leader in Europa nell’export agroalimentare ma anche dei rifiuti, anni fa bruciati a peso d’oro negli inceneritori tedeschi e ora scaricati sulla costa tunisina. Un traffico milionario indegno di un Paese civile.

L’inerzia delle autorità campane che lasciano sprovvista la regione di discariche e inceneritori per non scontentare la gente si ripercuote su tutta l’Italia, minandone la credibilità a livello internazionale. E’ inutile che De Luca magnifichi l’aeroporto di Capodichino, al cui confronto Malpensa secondo lui scompare, se non adotta da subito le misure necessarie a uscire dalla cronica emergenza ambientale. Tra l’altro questo attendismo nuoce alla marcata vocazione turistica della Campania.

Denunciati alla dogana di Sousse come rifiuti plastici, i container in realtà conterrebbero gli scarti della raccolta differenziata domestica prodotta da sedici Comuni del Cilento.  Questa vicenda avrà conseguenze penali. Intanto ha un profilo politico che non emerge con la dovuta gravità. I partiti latitano. La destra tuona contro l’arrivo dei barconi a Lampedusa e invoca misure drastiche di contenimento, tipo quelle attuate dal premier spagnolo Pedro Sanchez per rispedire in Marocco i profughi sbarcati a Ceuta. Lega e Fratelli d’Italia cavalcano politicamente il fenomeno migratorio ma chiudono gli occhi di fronte allo scandalo del traffico illegale di immondizia tra le due sponde del Mediterraneo. Né la destra né la sinistra intendono scontrarsi con l’opinione pubblica campana che non vuole discariche e inceneritori sul suo territorio. La Lega di Bossi avrebbe sfruttato il tema riproponendo l’irrisolta questione meridionale che si è aggravata con l’autonomia amministrativa concessa alle Regioni. Da quando il Carroccio si è trasformato in forza politica nazionale e fa man bassa di voti anche al Sud, questa tematica è scomparsa dal suo radar come da quello degli altri partiti. Roma non è più ladrona e il termine terrone è bandito dal lessico leghista. Non se ne parla, ma la distanza economica e sociale dal Nord aumenta anziché diminuire. Non si fa pulizia nascondendo la sporcizia sotto i tappeti.

Vittoriano Zanolli

5 risposte

  1. Condivido quasi tutto Di ciò che scrive, oggi però non ho gradito affatto IL Suo riferimento alla ‘giunta cattocomunista’. Non ho capito se I comunisti si debbano vergognare di essere cattolici o questi di essere comunisti. Per me fa fede IL Vangelo in cui si ritrovano sia i cattolici che i comunisti. Un suggerimento: ascolti meglio Papa Francesco. Per sua buona pace io definii nel 1991 al Cittanova, presente Giovanni Berlinguer, i paesi d’oltre cortina Di ferro, nazisti. E Berlinguer concordò più volte nelle sue conclusioni. Possibile che facciano ancora così paura i comunisti italiani che, con Enrico Berlinguer, Hanno fatto sperare in un mondo più equo i diseredati della Terra? Con immutata stima cordiali saluti

    1. La ringrazio della stima che ricambio. Ho riflettuto prima di definire cattocomunista la giunta che amministrò Cremona tra il 1990 e il 1995. Quel termine ha un’accezione negativa, è vero. L’ho utilizzato con intento volutamente provocatorio. Ma non era e non è mia intenzione esprimere valutazioni qualitative su quell’esecutivo e su quella esperienza politica. Cattocomunista è la parola che meglio di ogni altra definisce chi la concepì e chi ne fece parte. La invito a riflettere sui motivi per i quali cattocomunista ha assunto un significato spregiativo.

  2. È vero .con la scelta Garini Tadioli vi fu lungimiranza. Scelte che però dovranno essere negli anni misurate con la crescita della raccolta differenziata e di uno sviluppo ad economia circolare. Si può e si deve fare. A chi interessa è anche business. Grazie Vito per le tue osservazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.