Fanghi tossici, coinvolto Vittorio Balestreri della Libera

27 Maggio 2021
E’ stato consigliere della Libera associazione agricoltori cremonesi Vittorio Balestreri, coinvolto nello vicenda dei fanghi tossici contenenti metalli pesanti, che sarebbero stati usati come fertilizzanti nel Nord Italia. La sua ditta, Balestreri Vittorio & C., società in accomandita semplice di Castelvisconti, è una delle aziende contoterziste coinvolte nell’indagine bresciana. Risulta indagato anche il cremonese Luigi Mille, direttore dell’Aipo, Agenzia interregionale del fiume Po: a lui i carabinieri forestali hanno contestato il reato di traffico di influenze illecite. Viene definito alla stregua di ‘un importante dirigente pubblico che, sfruttando le proprie relazioni con politici e funzionari apicali della pubblica amministrazione, si prodigava per favorire la condotta criminale dell’azienda bresciana, ottenendo in cambio incarichi di consulenza e altre regalie da parte del titolare di quest’ultima’. Mille venne indicato da autorevoli esponenti di Comunione e Liberazione come possibile candidato sindaco di Cremona nel 2014, quando fu eletto Oreste Perri. Secondo gli inquirenti, in base a quanto riferisce il Corriere della Sera, Mille avrebbe avuto un rapporto di consulenza  con Giuseppe Giustacchini, amministratore delegato della Wte, l’azienda bresciana al centro dell’inchiesta. Nell’ordinanza spuntano tra gli altri i nomi del presidente di Coldiretti Ettore Prandini, dell’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi e dell’assessore regionale allo Sviluppo Economico Guido Guidesi, ex deputato ed ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Tutte le autorità pubbliche non sono coinvolte nell’indagine. Prandini ha precisato al Corriere della Sera di non essere mai stato contatto da nessuno dei soggetti implicati.
Si stima che siano state sversate oltre 150.000 tonnellate di fanghi contaminati su oltre tremila ettari di terreni agricoli. Ad accertarlo sono stati i carabinieri forestali che hanno sgominato un giro di affari illeciti pari a 12 milioni di euro, di cui 127.000 di Balestreri.
Secondo i carabinieri, i contoterzisti venivano pagati oltre 100mila euro al mese per spargere i fanghi, stando all’accusa non lavorati a norma legge, ma che risultavano regolari nelle analisi prodotte con le autocertificazioni.
I terreni agricoli interessati si trovano in provincia di Brescia, Como, Cremona, Lodi, Mantova, Milano, Novara, Pavia, Piacenza, Varese, Vercelli e Verona. L’edizione di Brescia del Corriere della Sera ha riportato alcune intercettazioni relative a questo smaltimento abusivo di fanghi contenenti metalli pesanti. Uno dei 15 indagati avrebbe dichiarato: ‘Io ogni tanto ci penso. Chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuta sui fanghi. Sono consapevolmente un delinquente’.
Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, un’azienda ritirava i fanghi prodotti da alcuni impianti privati e pubblici di depurazione delle acque provenienti da zone industriali. Tuttavia, prima che questi fanghi venissero trasformati in fertilizzanti, venivano aggiunte sostanze inquinanti fra cui anche metalli pesanti. Questi fanghi tossici venivano poi usati nei terreni agricoli delle province indicate come fertilizzanti.
Sono stati posti sotto sequestro conti correnti, fabbricati, terreni, veicoli e mezzi agricoli. Fra le accuse, ci sono anche quelle relative al reato di molestie olfattive, discarica abusiva e traffico di influenze illecite.
Secondo quanto accertato dai carabinieri e illustrato anche dal ministero dell’Ambiente, il traffico illecito di rifiuti è stato realizzato tra il gennaio 2018 e l’agosto 2019. In questo periodo si sono concentrate le indagini svolte dai carabinieri forestali di Brescia e coordinate dal sostituto procuratore Mauro Leo Tenaglia.

Il fulcro delle attività illecite è una società bresciana operante nel settore del recupero di rifiuti con tre stabilimenti industriali nei comuni di Calcinato, Calvisano e Quinzano d’Oglio, ora sotto sequestro. Spiega il ministero che l’azienda, a fronte di ampi guadagni, ritirava i fanghi prodotti da numerosi impianti pubblici e privati di depurazione delle acque reflue urbane e industriali, da trattare mediante un procedimento che ne garantisse l’igienizzazione e la trasformazione in sostanze fertilizzanti, o almeno così doveva essere. Per massimizzare i profitti,  si legge nell’ordinanza, ‘la ditta ometteva di sottoporre i fanghi contaminati al trattamento previsto e anzi vi aggiungeva ulteriori inquinanti come l’acido solforico derivante dal recupero di batterie esauste. Per disfarsi di tali rifiuti e poter continuare il proprio ciclo produttivo fraudolento, li classificava come ‘gessi di defecazione’ e li smaltiva su terreni destinati a coltivazioni agricole, retribuendo a questo scopo sei compiacenti aziende di lavorazioni rurali conto terzi, cinque bresciane e una cremonese’.

In questo modo si riusciva anche a smaltire a basso costo una grande quantità di rifiuti. Attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali è stato scoperto che i proprietari dei fondi venivano convinti ad accettare lo spandimento dei ‘gessi di defecazione’ sui propri terreni con l’offerta a titolo gratuito di finti ammendanti, compresa la successiva aratura dei campi di cui si faceva carico la società di recupero dei rifiuti. Gli agricoltori erano invogliati ad accettare non tanto per le proprietà fertilizzanti del prodotto, ma per il risparmio sulle spese di lavorazione dei propri terreni. L’ingordigia di alcuni agricoltori è all’origine di questo traffico criminale. Per risparmiare 8 euro a pertica, il costo dei fertilizzanti, hanno avvelenato per un tempo indefinito, sicuramente diversi anni, i loro terreni.

Il quadro emerso dalle indagini appare ancor più allarmante se si considera che l’omesso trattamento di igienizzazione dei fanghi ed il loro successivo spandimento sui terreni ha potenzialmente esposto a un pericolo, oltre che l’ambiente, anche la salute pubblica. Il ministero precisa infatti che ‘sin dall’inizio della pandemia dovuta al covid 19, l’Organizzazione  mondiale della sanità ha evidenziato come il virus possa sopravvivere fino a 96 ore nei fluidi corporei e pertanto ha raccomandato che si intensificassero le attività di vigilanza sulla corretta esecuzione dei procedimenti di inertizzazione dei fanghi provenienti dagli impianti di depurazione, che invece in questo caso venivano completamente disattesi’.
Quello dello smaltimento dei fanghi di depurazione sui terreni agricoli è un problema annoso che affligge il territorio, aggravato dalla gestione illecita dei rifiuti. Tutto ciò rende ancor più necessari controlli a tappeto e sistematici.

 

4 risposte

  1. Un verminaio di criminali bastardi. Dovrebbero tutti fare la fine che gli americani hanno riservato a Madoff. E in carcere andrebbero ingozzati con i fanghi che dispensavano ai campi.

  2. Funivia di Stresa, fanghi tossici in agricoltura… Non potendo raddrizzare le coscienze, propongo di rimettere in circolazione l’antico credo che l’Inferno esiste e regolerà a modo suo i conti coi farabutti.

  3. L’ingordigia non ha limiti. Vergognosa soprattutto da persone che non avevano scusanti per la questione economica, ancora peggio perchè erano consapevoli per cultura che avrebbero danneggiato gravemente persone adulte, vecchie, bambini. Mi auguro che vengano giudicati con giusta severità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.