Senza ‘casa’ 160 gatti e il Comune prende (perde) tempo

3 Giugno 2021

Si aggrava di giorno in giorno la situazione al gattile di Cremona. Nei giorni scorsi l’Associazione protezione animali di Cremona ha ricevuto la lettera di sfratto che intima l’abbandono del ricovero situato in via Bissolati entro sette giorni dal ricevimento della missiva. Il Comune è in difetto perché  da tempo è al corrente della situazione e sinora è stato latitante, pur essendo tenuto a intervenire.  Ha solo individuato un campo prospiciente via Brescia, nei pressi di Cremona Solidale, dietro il campo Rom, tra due tangenziali, l’una sopra il potenziale rifugio, l’altra sotto. Per attrezzare questo campo con casette e ricoveri, servono parecchie miglia di euro che l’Apac non possiede dato che è formata da volontarie che si autofinanziano. I 160 gatti ospitati nel rifugio esistente sono a norma di legge di proprietà del sindaco che dovrebbe trovare una zona sicura nella quale ospitarli e non un campo situato nei pressi di strade molto trafficate che i gatti possono facilmente invadere, provocando incidenti anche gravi e col rischio di essere investiti.

L’Apac ha già contattato Leidaa, Lega italiana difesa animali e ambiente, di Vittoria Brambilla che ha rassicurato le volontarie: il Comune non può collocare i gatti in un campo aperto. L’Apac si ripromette di sensibilizzare su questo problema Striscia la notizia, Le Iene e tutti coloro che possono aiutarla in questa battaglia di civiltà. Se non riuscirà a smuovere le acque, non esclude una clamorosa azione dimostrativa: liberare 160 gatti in corso Campi. In alternativa un sit in davanti al Comune per attirare l’attenzione della stampa nazionale. Tra l’altro quando la Fondazione Stauffer ha acquistato l’immobile di via Bissolati, i gatti erano già lì. Abitano in quello stabile da anni. Perciò le volontarie si aspettano un aiuto anche dal nuovo proprietario. 

Su questo tema interviene Marcello Ventura, consigliere comunale di Fratelli d’Italia di Cremona. ‘Tempo fa la colonia felina che stazionava con la propria casetta in largo Marinai d’Italia è stata letteralmente spazzata via dall’impresa che effettuava i lavori di sistemazione della sponda del fiume Po. Questo senza il minimo interessamento ed intervento del sindaco e  dell’assessore che hanno dimostrato l’enorme sensibilità che li contraddistingue  – scrive Ventura -.  Sensibilità che si conferma adesso per il rifugio felino di via Bissolati. Premesso che la lettera di sfratto inviata dalla Fondazione Stauffer andava indirizzata al sindaco come responsabile e alla Amministrazione comunale e non all’Apac, mi chiedo quali siano le intenzioni dell’Amministrazione. L’Apac senza una sede è terribilmente in difficoltà e credo vada aiutata a trovarne una per quanto fatto fino adesso. Anche perché si sa da tempo che su quell’area sono programmati lavori. I volontari e il Comune  hanno 7 giorni per sgomberare senza aver fatto niente nei mesi passati. Questa è la lungimiranza e la programmazione dell’assessore e del sindaco che ha lo specifico compito di provvedere al mantenimento degli animali randagi. Ogni Comune dovrebbe avere una convenzione con un gattile. Responsabilità totalmente disattesa. Cambiare destinazione ai gatti in sette giorni è praticamente impossibile e questo episodio denota, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, il non governo dell’Amministrazione’.

‘Ma la cosa che fa venire i brividi – prosegue Ventura – sono le parole dell’assessore: ‘Stiamo cercando di capire come fare ad accelerare i procedimenti tecnici e di conseguenza anche le tempistiche’. Tradotto: non so come fare non avendo pianificato niente. Ci troviamo di fronte ad uno scarica barile tra Comune e Fondazione Stauffer, ma la responsabilità delle colonie è del sindaco. Ecco quindi la genialata: sistemare il  gattile in via Brescia sotto un viadotto vicino alla tangenziale. Questa è un’altra dimostrazione di assenza di logica e sensibilità per una serie di motivi:

  • La posizione è scomodissima per i volontari che si recano ad accudire i gatti giornalmente magari in bicicletta.
  • I soldi stanziati (40.000 euro) servono solo per la recinzione che può essere oggetto di vandalismi continui piuttosto che di eventi atmosferici che possono danneggiarla. Mancherebbe comunque la parte relativa al ricovero.
  • La tangenziale vicina costituisce un molteplice problema per i gatti: il rumore non garantisce il benessere animale, la pericolosità e la possibilità di fuga verso tangenziale e via Brescia fa presagire una strage di gatti stessi.
  • L’Ats non mi risulta abbia già dato il suo benestare. Ma l’avranno chiesto? Dubito fortemente.

Ricordo che secondo gli articoli 22-23 del regolamento comunale per il benessere animale il Comune sostiene le colonie, ergo la responsabilità è del sindaco sia per la gestione che per la protezione. In ogni caso tutti i regolamenti prevedono esplicitamente il divieto a chiunque di rimuovere il gatto dal suo habitat naturale se non per la sterilizzazione e per motivi sanitari. Pertanto chiunque asporta animali o rimuove colonie commette il reato di furto aggravato nonché di maltrattamento ai sensi dell’ articolo 544-ter del codice penale. Ne deriva che le colonie feline sono tutelate in qualunque luogo urbano e non, edificato e non, anche privato’.

In Lombardia, ricorda Ventura, vige un regolamento regionale che all’articolo 11 sancisce come le colonie feline presenti sul territorio debbano essere opportunamente registrate in anagrafe e localizzate in corrispondenza del punto principale di offerta del cibo, definito come punto di alimentazione o in corrispondenza del punto in cui stazionano abitualmente i gatti, al fine di permettere agli stessi di aggregarsi ed essere sottoposti alle cure di cui necessitano.

‘Tutto ciò non si è verificato con la colonia di largo Marinai d’Italia – sottolinea Ventura – spazzata via in un attimo senza che sindaco ed assessore intervenissero, rischiando denunce. Sorveglierò quello che succederà per capire il nuovo livello di sensibilità e mi comporterò nel modo più opportuno. Ma un altro sito, più comodo, logico e sicuro a Cremona c’è: il canile che è o verrà dismesso. Bisogna capire facendo due conti se costa meno adeguarlo, bandendo una gara di affidamento e parlando con gli zoofili che hanno disponibilità e sono già sul posto. La soluzione, se si vuole, la si trova, ma se non si vuole e soprattutto non si pianificano le cose nei tempi opportuni perché non ci si adopera (meno si fa e meno si sbaglia è il loro motto), ci si trova in queste condizioni a rischio anche di denunce. Mi chiedo anche cosa ne pensa la dottoressa Mori, che ha ricevuto un incarico professionale retribuito (stavolta giustamente) dal Comune di Cremona come ambulatorio veterinario quale garante per il benessere degli animali. Incarico dato con varie motivazioni fra cui una specifica al punto 3 della delibera che recita: ‘Il benessere animale, in particolare quello degli animali da affezione quali cani, gatti, è oggetto di rinnovata attenzione da parte dell’Amministrazione comunale’.

Vittoriano Zanolli

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