‘Siamo un po’ tutti spatriati’, al Paf il libro di Desiati

6 Giugno 2021

Apre le danze la VI° edizione, in presenza, del Porte Aperte Festival – PAF di Cremona, dall’11 al 13 giugno: fumetto, scrittura e musica a cura di Andrea Cisi, Mario Feraboli, Michele Ginevra, Marco Turati  e  Marina Volonté

‘Il PAF vuole creare una rete di relazioni sul territorio. Una manifestazione trova il suo senso se fa crescere un tessuto socioculturale locale, collabora con scuole, associazioni, agenzie educative, istituzioni e commercio locale’. Tra gli eventi, segnaliamo l’incontro con Mario Desiati, autore del volume ‘Spatriati’, in programma venerdì 11 giugno dalle 16 alle 17 nel cortile di Palazzo Fodri a Cremona. Conduce Alessandra Fiori

Si tratta di un romanzo pieno: pieno di storie, di luoghi geografici e luoghi del cuore, di poesia, di paesaggi, di vissuti famigliari, di pettegolezzi di provincia e di novità di respiro europeo, di dialettismi e di ricerca linguistica. 

Due ragazzi che si conoscono a scuola e crescono insieme, uniti dal loro essere ‘di traverso’ nel mondo, dalle loro visioni del mondo così diverse da quelle che il luogo in cui sono nati vorrebbe cucire loro addosso.

Persino il legame che li unisce fin dall’inizio è fuori dagli schemi: la relazione sentimentale tra la madre di Francesco e il padre di Claudia. 

Ma ad avvicinarli c’è molto di più: non si nascondono nulla, si confidano emozioni e paure, incontri e sogni, desideri, anche quelli con cui è difficile fare i conti, anche quelli che fanno sentire sbagliati, anche quelli inconfessabili persino a se stessi. È un lungo accompagnarsi nelle inesorabili tappe dell’esistenza, la loro è una crescita difficile, combattuti tra le proprie radici e le fronde alte degli alberi delle città del nord: Milano, Londra e Berlino. Sono nuovi migranti, non vanno in miniera, ma si inventano una professione, con tanto di studi alla Bocconi in tasca. Sono lo specchio di generazioni che non hanno certezze, che vagano per i quartieri delle città e bevono alcolici e sollecitazioni di ogni tipo. La ricerca della propria identità è dolorosa. Claudia presto intuisce che i confini che si scorgono da Martina Franca vanno oltrepassati, che il cielo e le luci delle feste patronali o quelle della fabbrica mastodontica in lontananza non bastano. Il rave party con Francesco li vede coricati nella terra, a quella terra appartengono, quella terra li seppellisce e li nutre allo stesso tempo. 

Francesco proverà a corrispondere alle aspettative paterne, a reprimere i suoi istinti, a fare senza Claudia, a lavorare dando fastidio alla malavita locale. Ma poi prenderà il volo, raggiungerà Claudia anche a Berlino e sarà finalmente capace di dare un volto alle sue pulsioni, di amare Claudia e desiderare Andria, di frequentare luoghi inghiottiti dalla notte e respirare il freddo delle mattine. 

Il romanzo è la tensione di questo desiderio di uscire dalla propria terra e ritornarci cresciuto, per spremere olive da alberi malati, per impedire ad ogni donna di finire nel pozzo della violenza e della dimenticanza. Claudia e i suoi vestiti da maschio proprio nel luogo in cui l’apparenza era tutto, Claudia svestita di ogni stereotipo che bacia uomini e donne e si affida a chi semplicemente la fa sentire amata, poco importa se sia un uomo o una donna, che sia Erika o sia Andria: l’importante è liberarsi dal pesante fardello della presenza materna, l’importante è che ci sia sempre Francesco ad ascoltarne il respiro.

Claudia e Francesco attraversano crescendo insieme un periodo storico, il loro stesso modo di comunicare a distanza cambia con il passare del tempo, le drammatiche vicende storiche sullo sfondo delle loro personali vicende umane, che poi sono le storie di tanti, di tutti coloro che si portando dentro il peso dei pregiudizi degli altri e del condizionamento familiare: Claudia presto ‘spatria’ lontano, Francesco resta più a lungo ‘spatriato’ in patria. Dopo Berlino tornerà in paese, recupererà trulli e olive, ma soprattutto se stesso.

Alessandra Fiori

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