Ddl Zan, pochezza dei politici e la sfrontatezza dei Ferragnez

8 Luglio 2021

Caro Direttore, avevo tante cose serie di cui discutere circa le innumerevoli incertezze e i sorprendenti disorientamenti in cui si sta dibattendo la nostra amministrazione pubblica locale, tanto che pare stia facendo una puntigliosa campagna elettorale a favore dell’opposizione. Ma ci sarà tempo anche per questo.

Oggi invece sono stato folgorato dalla sfrontatezza dei Ferragnez e dalla pochezza dei politici che danno loro ascolto: sul ddl Zan andrebbero per serietà ignorati del tutto. Se alla signora Ferragni non difetta la genialità imprenditoriale nell’ambito del marketing della moda (un vero fenomeno, le va riconosciuto) la medesima non può pretendere di intervenire anche su dibattiti legislativi dimostrando nel merito un’ assoluta ignoranza dei termini e incongruenza nelle argomentazioni per far presa sui ‘followers’ più ignoranti che la seguono pedissequamente. Forse la signora Ferragni dall’alto della sua maggiore preparazione intende tamponare le topiche banalmente demagogiche al limite del ridicolo del marito il cui spessore culturale è ben descritto dai contenuti esposti.

Ma è possibile che oggi in Italia si dia visibilità così ampia non solo ai Ferragnez ma anche ai pareri di nani e ballerine invitati impropriamente ai tavoli di presunti addetti ai lavori, sedicenti politologi sociologi virologi di ambo i sessi (omo o etero non fa differenza)?

Come già ho avuto modo di dire il ddl Zan è un obbrobrio illiberale, un inutile pastrocchio che riesce solo a confondere le idee e a creare litigiosità politica come se ce ne fosse bisogno. E poi perché mettere insieme i diritti degli omosessuali, sulla cui tutela a livelli sempre più severi non può esserci disaccordo, con i diritti delle donne, i transgender, le adozioni ed altro ancora, insomma argomenti che andrebbero trattati singolarmente, con attenzione e competenza e non con un minestrone accompagnato da strombazzamenti demagogici?

Ahi serva Italia di dolore ostello/ nave senza nocchiero in gran tempesta/ non donna di province ma bordello.

Gianni Carotti

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