Pazza idea, Cabini alle primarie del Pd di Crema

3 Agosto 2021

La storia è maestra di vita. Lo è dai tempi di Cicerone, ma ora come allora ha cattivi discepoli. Pessimi, nel caso dei dirigenti del Partito democratico cremasco che hanno mostrato una sconcertante pervicacia nel ripetere errori commessi dai loro compagni cremonesi. La vicenda è nota. A Crema il prossimo anno si vota e centrodestra e centrosinistra sono a caccia di un candidato sindaco. I due schieramenti blandiscono da tempo l’imprenditore Umberto Cabini. Una delegazione dem composta tra gli altri da Renato Strada e Agostino Alloni – figure storiche, altri dicono giurassiche. della sinistra oltre il Serio – incontra l’uomo più corteggiato del momento. Il colloquio era riservato ma qualcuno informa la stampa e l’abboccamento diventa di dominio pubblico. Primo, imperdonabile errore dei democratici: Antonio Geraci e Manuela Piloni, rispettivamente segretario circondariale cremasco e segretario del circolo di Crema, diramano una nota piccata e saccente nella quale non si limitano a dare una lezione di buona politica a tutti gli sprovveduti che non si occupano ‘di movimenti d’opinione e di interesse attorno a un progetto di città e alla costruzione di un terreno sul quale costruire il futuro di Crema’. Volano alto, troppo alto per chi sbarca il lunario e desidera solo sapere se Umberto Cabini corre e con chi alle prossime amministrative. Raggiungono vette siderali. ma stramazzano al suolo quando mettono nero su bianco che Cabini non è ‘il’ candidato, ma uno dei 5-6 possibili candidati’.   A quel punto chiunque indicherebbe gentilmente la porta agli ospiti. Il diretto interessato, gentiluomo vecchio stampo, abbozza ed evita le polemiche, al contrario di  Alloni che invece lo attacca e lo aizza contro il sindaco di Casale Cremasco ed editorialista Antonio Grassi, reo di avere commentato in modo salace l’accaduto. L’ex consigliere regionale, ex sindaco, ex segretario cremasco del partito, insomma l’ex asso pigliatutto della piazza imputa a Grassi, anziché rendergliene merito, di governare il suo Comune con una maggioranza bulgara ‘che mette insieme comunisti, leghisti, Pd e forzitalioti’.  Un Draghi in sedicesimo per tutti. Un uomo per tutte le stagioni per Alloni. Tant’è.

Ma arriviamo al punto cruciale. E’ frutto di superficialità e sbadataggine l’inserimento di Cabini in una rosa comprendente altri 5-6 nomi? Macché.  I piddini, sguardo lungo e sempre un passo avanti, pensavano già alle primarie. Immaginavano il titolare della Icas in lizza con vari signor Rossi. Per la serie: come bruciare un candidato vincente. E’ il terzo errore, imperdonabile perché bastava ricordare un precedente analogo per evitarlo.

Corre l’anno 2009 e a Cremona si vota. L’asso nella manica del Pd è il giudice Pierpaolo Beluzzi, che accetta di candidarsi. Gian Carlo Corada vuole ripresentarsi anche perché riceve in offerta come buonuscita non un seggio in parlamento, ma la presidenza del consiglio comunale, mortificante per chi è stato sindaco del capoluogo eletto al primo turno e presidente della Provincia per tre mandati consecutivi. Nel Pd si alza il fuoco di sbarramento dei colonnelli che pretendono le primarie.  Beluzzi abbandona il campo di battaglia. Costringere Cabini a passare dalle forche caudine delle primarie? Pazza idea cantava Patty Pravo. Ma la fallimentare trattativa cremonese col candidato fuori quota non si replicherà il prossimo anno perché i compagni cremaschi hanno improvvidamente fatto saltare il banco con la loro uscita pubblica, seguita dagli attacchi di Alloni che ai silenzi di Cabini ha reagito in modo scomposto.

E’ una fortuna per l’ex presidente degli Industriali che ha rischiato di finire nel tritacarne che ha stroncato sul nascere la carriera politica di Beluzzi. La dea bendata gli ha evitato confronti imbarazzanti con i suoi sfidanti alle primarie e anche di cercare di convincere amici imprenditori e comunisti in attività e in quiescenza a dargli il voto.

 

Vittoriano Zanolli

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