Afghani in fuga, nuova topica del duo Galimberti-Bonaldi

21 Agosto 2021

Xe pèso el tacòn del buso dicono a Padova. Il detto vale anche a Cremona. E a Crema. Ne hanno dato conferma lampante i sindaci delle due città che dopo avere diffuso un comunicato col quale impegnavano ad accogliere i profughi afgani non solo i loro due Comuni, ma tutti quelli della provincia, oggi hanno corretto il tiro. Ma il rattoppo è peggiore del buco. Hanno lanciato un appello ai loro colleghi perché offrano ospitalità a chi fugge dai talebani. La prima nota era firmata anche dal sindaco di Caasalmaggiore che invece non ha sottoscritto quella successiva. Consapevole dell’errore commesso, Filippo Bongiovanni si è defilato, evitando di commettere un altro svarione. Invece Gianluca Galimberti e Stefania Bonaldi, divisi in tutto ma affratellati dalla smania di protagonismo e  dalla sindrome di primi della classe, rinvolgono un invito ecumenico agli amministratori del territorio. E scivolano su un’altra buccia di banana. Affrontano la questione complessa dell’accoglienza di un numero imprecisato ma sicuramente altissimo di persone come se si trattasse di offrire ospitalità a qualche sfollato, tutt’al più a qualche famiglia. Per fronteggiare questa nuova emergenza umanitaria servono un piano  e un programma di aiuti che può essere varato solo a livello internazionale e i due sindaci affrontano una questione così complessa alla stregua di un’iniziativa di volontariato. E va da sé che chi non si accoda è fascista o razzista. Alcuni credono che a certe esortazioni si debba rispondere sì a prescindere anche se mancano soldi e case per garantire una vita dignitosa a chi arriva spogliato di ogni bene. Le disponibilità economiche, la presenza sul territorio di strutture idonee e le garanzie sanitarie sono erroneamente considerati problemi secondari. Conta aprire le porte subito e a tutto il resto penserà la divina provvidenza. Una corretta informazione, il coinvolgimento e il consenso dei cittadini non sono elementi accessori ma essenziali se si vuole evitare il fallimento di un programma di ospitalità su vasta scala.

L’urgenza del momento impone decisioni rapide e immediata operatività ma l’esperienza insegna che è elevato il rischio di aprire nuove piaghe sociali affrontando in modo maldestro quelle esistenti.  Trasformare migliaia di disperati in disadattati è indegno di un Paese civile. Volontarismo e buonismo sono d’intralcio, non d’aiuto quando bisogna prepararsi ad affrontare un esodo biblico e probabilmente senza ritorno da un Paese precipitato nel baratro. Il governo, d’intesa con le prefetture e con le Regioni e in costante dialogo con i Comuni, senza inutili fughe in avanti e protagonismi, sono  i soggetti deputati ad affrontare questa urgenza.

L’Europa non deve chiudere gli occhi davanti alla barriera che la Grecia sta costruendo per fermare l’ondata di afghani, lasciando che altri Paesi, in primis l’Italia, restino in prima linea sobbarcandosi l’onere dell’ospitalità. Ognuno deve fare la sua parte nell’accoglienza, compresi gli Stati Uniti che fuggono da Kabul infrangendo il sogno di milioni di persone che aspiravano a vivere in un Paese libero, lasciando dietro di sé solo corruzione e macerie.

 

Vittoirano Zanolli

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