Profughi afghani, un invito al sindaco Galimberti

24 Agosto 2021

Sono rimasto di stucco quando, subito all’indomani del ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan, il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, sospinto da un entusiasmo irrefrenabile, ha esclamato, vibrante di pathos samaritano e rivolto ai potenziali profughi afghani che non potevano sentirlo : ‘Vi ospiteremo a casa nostra!’ Per cortesia Galimberti, precisi di fronte alla cittadinanza esterrefatta, in pratica a casa di chi? Non certo nelle proprietà private, spero. Ma
nemmeno delle proprietà comunali credo possa disporre ad libitum visto che non ne è il proprietario ma solo l’amministratore e manutentore pro tempore. Non è certo lecito imporre la beneficenza: la si può auspicare, sollecitare garbatamente ma imporre mai. Ma Lei
signor sindaco, mal dissimula da sempre la sua vocazione ad essere supremo autocrate, ‘ipse dixit’, voglio posso e comando, senza tener conto del parere dei cittadini.  Lei così cattolico dovrebbe aver ben presente S.Martino che diede al povero metà del proprio mantello e non la metà di quello di un passante ignaro e sconosciuto.

Ma il mio stupore ha raggiunto il diapason quando ho letto che con la partecipazione del sindaco di Crema signora Stefania Bonaldi al grido di ‘Accogliamoli tutti subito, non c’è tempo da perdere’ ha cercato di coinvolgere i sindaci della provincia ed in particolare quello di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni che,  persona prudente, ha preso tempo e si è defilato. E allora non ho più resistito dall’intervenire sperando che la mia modestissima opinione possa essere condivisa da altri.

Galimberti non prometta ciò che non è suo, lasci che i cittadini da lei sensibilizzati e non forzati decidano secondo la propria coscienza e disponibilità e non per mezzo di un’imposizione non esente da propaganda. Piuttosto, la prossima volta che va dal vescovo Antonio Napolioni gli proponga di aprire il palazzo vescovile e tutti gli edifici di proprietà della diocesi all’accoglienza dei profughi e se dirà che mancano i mezzi gli ricordi le 72.000 pertiche di proprietà, nonché tutti gli ori e preziosi che come aveva fatto notare papa Luciani – che aveva scelto di portare un anello di poche lire – servono di più ai poveri che non alle statue dei santi e
alla vanità degli alti prelati. In tutto ciò non mancherà l’appoggio
generoso della disinteressata e caritatevole ‘Compagnia delle Indie’
come l’aveva gentilmente definita un amico parlamentare.

 

Giovanni Carotti

 

 

Una risposta

  1. Che sgradevole intervento, caro Gianni. Soprattutto per il taglio del tutto opposto a concetti di fratellanza e solidarismo che, invece, si stanno facendo sempre più necessari se si vorranno limitare guerre fratricide a livello planetario. Se per le migrazioni per motivi politici esiste dal 1954 un Trattato di Ginevra che dovrebbe obbligare l’accoglimento dei profughi, per quelle ambientali non esiste alcun accordo internazionale e in questo problema i numeri sono inquietanti (32 milioni già nel 2013 e 250 milioni previsti fra 30 anni). Caro Gianni, credimi, il “ricco” occidente non potrà sottrarsi a una emergenza di queste dimensioni, occorrerebbe un urgente cambio di paradigmi, anche perché storicamente è, più o meno, corresponsabile in entrambe le tragedie.

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