‘Via Aldo Protti’. Mano ignota: criminale di guerra

31 Agosto 2021

Il 10 agosto scorso ricorreva il ventiseiesimo anniversario della scomparsa a 75 anni di Aldo Protti, cantante lirico cremonese che ha dato lustro mondiale alla sua città. Secondo i più autorevoli critici e a detta dei più severi melomani, è stato il miglior baritono che abbia calcato le scene mondiali nei panni di Rigoletto interpretato quattrocentoventicinque volte. Il 5 agosto 2010 la giunta comunale presieduta dal sindaco Oreste Perri gli intitolò una via cittadina, la traversa di via dei Mille dove l’artista abitava, nel quartiere di San Bassano che gli diede i natali. Sotto la dicitura ‘Via Aldo Protti baritono 1920-1995’ una mano ignota ha di recente aggiunto la scritta ‘criminale di guerra’ come testimoniano le fotografie scattate da Mino Boiocchi.  Protti non rinnegò mai la militanza fascista ma fu scagionato dall’accusa di essere un rastrellatore nella  guerra civile che insanguinò l’Italia dopo l’armistizio firmato dal generale Badoglio l’8 settembre 1943. La decisione  di intitolare una via a un ex repubblichino ancorché artista impareggiabile fu preceduta, accompagnata e seguita da roventi polemiche. Non essendo state trovate prove definitive  e previo parere unanime della commissione toponomastica cremonese, l’esecutivo municipale procedette.

Il 10 agosto 2010, l’allora presidente provinciale dell’Associazione partigiani d’Italia, Enrico Fogliazza, scrisse che ‘il 5 agosto 2010 sarà ricordato, nella storia della città di Cremona, come un giorno triste del quale provare profonda vergogna’. ‘La giunta comunale – aggiunse l’ex partigiano Kiro – ha, infatti, ufficializzato la dedica di una via cittadina ad Aldo Protti. Hanno vinto l’ipocrisia, la superficialità e la falsità. È una pagina nera che, senza alcun pudore, prende a schiaffi la memoria di coloro che sono caduti per la libertà di tutti. Purtroppo, a supporto di tale ingiusta decisione da anni perseguita dalla destra cremonese, c’é l’assenso anche di due consiglieri comunali del Pd sui quali, per limitarsi a darne una valutazione benevola, si può dire che sono caduti in un clamoroso tranello, mossi da superficialità e da inesperienza. E che comunque, in questa scelta, non rappresentano affatto la storia, la tradizione, le radici di questo grande partito. Il cremonese Aldo Protti, famosissimo baritono riconosciuto sul piano internazionale, aveva già avuto, dalla propria città, un meritato ed adeguato riconoscimento: una targa ricordo esposta al teatro Ponchielli. Fu una decisione giusta e condivisa, assunta a suo tempo da un’Amministrazione comunale governata dalle forze del centrosinistra. La dedica di una via – pur ipocritamente nascosta dietro la celebrazione dell’artista – mira a cancellare le gravissime responsabilità del giovane cittadino Aldo Protti, fascista fanatico, sergente inquadrato nella Compagnia Ordine Pubblico della GNR, incontestabilmente presente – dal luglio 1944 all’aprile 1945 – per 10 lunghi e tragici mesi in val di Susa, come attivo partecipante ad una quarantina di rastrellamenti in valle alla caccia di partigiani con l’evidente incarico, ordinato direttamente da Farinacci, di lavare l’onta della presenza, tra le fila della resistenza piemontese, di oltre 130 partigiani cremonesi. In un momento della storia patria nel quale l’immagine prevale sulla sostanza e nel quale l’ipocrisia prevale sulla sincerità, i sepolcri imbiancati hanno di nuovo segnato un punto a proprio favore. Strumentalizzando ipocritamente la fama dell’artista lirico puntano sottobanco a cancellare le gravissime responsabilità che pesano in particolare sul fascismo cremonese, sui suoi squadristi e su Roberto Farinacci in prima persona. L’Italia e Cremona hanno invece bisogno di riscoprire le proprie radici, la propria storia. Di conoscerle e di rispettarle. L’ignominia ricadrà su coloro che hanno assunto questa inaccettabile decisione. Ancora una volta piangiamo i giovani cremonesi combattenti in Val di Susa Deo Tonani, Pucci Rapuzzi, Barbarossa Novasconi, Leo Panni, Nando Righetti, Franco Scala, Gianpaolo Conca, Sauro Faleschini, Edoardo Boccalini, Alfredo Zaniboni, Aldo Codazzi, Tuffo Bozzetti e Balota Parizzi che caddero per la conquista della pace e della democrazia. Martiri che dettero la vita anche per la libertà di tutti, anche di coloro che ebbero la ventura – per scelta consapevole, per caso o per necessità – di combattere armi in pugno a sostegno della tirannide nazifascista. I cremonesi che – passando per la storica via Lungastretta, d’ora in avanti leggeranno la targa che ricorda Aldo Protti – dedichino un pensiero reverente a chi seppe morire per la libertà e si vergognino degli amministratori pubblici che oggi hanno deciso – con esecrabile ipocrisia – di assumersi questa grave ed inescusabile responsabilità’. Protti è poi volontario sotto la Repubblica Sociale Italiana nella Guardia Nazionale Repubblicana. Nel secondo dopoguerra Protti si iscrisse al Movimento Sociale Italiano diventandone poi dirigente in ambito cremonese; tra il 1980 e il 1982 è stato consigliere provinciale.

La carriera artistica di Protti inizia durante la seconda guerra mondiale con la partecipazione alla trasmissione radiofonica ‘L’ora del soldato’ che l’Eiar dedicava alle forze armate.  Terminato il conflitto, frequenta il Conservatorio di Parma e nel 1948 vince il concorso nazionale di canto indetto a Bologna dall’Enal. Il debutto avviene il 9 ottobre 1948 al Teatro Pergolesi di Jesi. dove interpreta come protagonista ‘Il Barbiere di Siviglia’. Nell’aprile del 1950 debutta al Teatro alla Scala di Milano nell’Aida, iniziando una carriera internazionale che lo porterà nei più importanti teatri del mondo. Oltre alla frequente presenza alla Scala per tutti gli anni 50, particolarmente fortunata è la collaborazione con Herbert von Karajan alla Staatsoner di Vienna dove è costantemente presente dal 1957 al 73 in circa 380 recite. Appare anche a Chicago e in Sudamerica. Nel 1961 partecipa alla seconda tournée lirica di artisti italiani in Giappone di cui rimangono le registrazioni video di Rigoletto, Aida, Andrea Chenier e Pagliacci. Importante è anche la collaborazione con la Rai. Nel 1985 approda al Metropolitan di New York con Rigoletto col quale fa un tour di grande successo negli Stati Uniti. L’addio alle scene avviene nel 1989 con una recita di Nabucco a Roncole Verdi davanti alla casa natale del maestro nell’ambito del Verdianeum Festival che aveva contribuito a organizzare. Continua a cantare e insegnare fino all’ultima apparizione in pubblico nel 1995, quando riceve il premio Caruso a Lastra a Signa. Protti interpretò i personaggi di una cinquantina di opere. 

 

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3 risposte

  1. Al Protti baritono , indiscutibile, era sufficiente la targa al Teatro Ponchhielli. Al Protti fascista,repubblichino ecc. bastava l’oblio .Diversamente perche’ non intitolare non Una oscura traversa, ma IL Corso principle a Benito Mussolini, grande statista oltre che grande criminale? E’ questione Di tempo, ma vedremo anche questa scempiaggine

  2. Argomento molto spinoso anche perché in Italia continua a sussistere una faziosità ideologica che viene alimentata spesso anche in mancanza di prove certe. Mi sembra che questa vicenda rispecchi questa situazione, per cui sarebbe ormai utile ritornare a giudicare la storia solo dai fatti realmente accertati e al contempo riconoscere l’oggettivo valore delle persone.

  3. Argomento molto spinoso anche perché in Italia continua a sussistere una faziosità ideologica che viene alimentata spesso anche in mancanza di prove certe. Mi sembra che questa vicenda rispecchi questa situazione, per cui sarebbe ormai utile ritornare a giudicare la storia solo dai fatti realmente accertati e al contempo riconoscere l’oggettivo valore delle persone.
    Paola Moglia

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