Cremona è in picchiata, ma la sfortuna non c’entra

12 Settembre 2021

La fortuna è cieca, la sfortuna ci vede benissimo. La fortuna aiuta gli audaci e ognuno è artefice del proprio destino. In sintesi, la fortuna non è cieca, ma miope e la sfortuna privilegia chi l’asseconda.
Il nostro territorio è sfortunato e la sfiga lo perseguita. Questa è l’apparenza.
La provincia di Cremona è fortunata. È la patria dell’Arvedi, della Coim, della Icas, i cui titolari oltre che imprenditori sono mecenati. Ha un’agricoltura all’avanguardia. È attraversata da quattro fiumi e alcuni suoi prodotti, violini in testa, sono conosciuti e invidiati in tutto il mondo.
L’audacia è semisconosciuta. La prudenza praticatissima. La politica e la pubblica amministrazione pullulano di travet privi di carisma, molto contabili e poco leader.
La furbizia impera, ma non si vedono molte volpi e aquile imperiali. «Prima o poi tutte le volpi finiscono in pellicceria» ammoniva Bettino Craxi, ma chissenefrega. Troppi si credono fenomeni e corrono sulla strada del mattatoio, convinti che sia quella della gloria.
Essere artefici del destino è concetto che non ci appartiene. Quasi sempre la sorte ci è imposta dagli altri. Brontoliamo, poi pieghiamo il capo e accettiamo.
Siamo coesi come il soffione di un dente di leone. Un refolo di vento e ci disperdiamo.
Secondo il rapporto Benessere equo e sostenibile (Bes), redatto dall’Istat e diffuso nei primi giorni di settembre, nel 2020, nel territorio cremonese, il tasso di occupazione tra le persone tra 20-64 anni è calato del 4,5% (una costante), la flessione più alta tra le province del Nord Italia. Colpa della sfiga? Può essere.
Il medesimo rapporto riferisce che a causa della pandemia in provincia di Cremona l’aspettativa di vita è scesa di 4,5 anni per gli uomini, la peggiore d’Italia. Colpa della sfiga? Se si confrontano i dati con altre realtà, dubitare non è peccato.
Per l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) Cremona è la seconda città d’Europa per inquinamento atmosferico. Colpa della sfiga? No.
Da tempo è noto che tira una brutta aria in città e non mancano interventi sul tema. Soprattutto verbali, ma le parole non abbattono le polveri sottili e le alte percentuali di incidenza delle patologie polmonari o di altro tipo.
Alessandra Cattaruzzi, presidente di Federalberghi Confcommercio Cremona, ha spiegato: «Qualcuno con coraggio prova a scommettere sul futuro e ha riaperto dopo oltre un anno senza ospiti. Si lavora, quasi esclusivamente, con la clientela business; i vacanzieri sono autentiche rarità. E fa quasi rabbia sentire certi proclami di ripresa. Suonano come una presa in giro per un comparto che ha pagato più di chiunque altro le conseguenze della pandemia. Tornare alla normalità, significa provare a confrontarsi con il 2019, non con lo scorso anno. Ma il parallelo sarebbe impietoso» (La Provincia 8 agosto 2021).
E’ incazzata con i proclami non con la sfiga.
La Fiera, un tempo splendido diamante da esibire in Italia e all’estero, è regredita a bigiotteria per mercatini di paese. la Mostra Nazionale del Bovino da latte, il Koh-i-noor del settore, sarà visibile a Montichiari. Sotto il Torrazzo sono rimaste le roboanti e altrettanto velleitarie dichiarazioni di guerra per riprendersi il gioiello, ma l’esercito non è si è mobilitato. Ai propositi di belligeranza e al grido di vacca o morte, è subentrata la riflessione. Le armi non sono state imbracciate e quelle pronte a sparare depositate. Se hanno sparato è stato per finta. Immolarsi per delle tette non vale la pena. Le miss mammella turgida non sono tornate alla casa d’origine.

Preferire il polverone alla sostanza e poi dimenticare è una caratteristica della nostra provincia. Trovare giustificazioni per le sconfitte è un must di casa nostra. L’ipocrisia circola indisturbata. Soprattutto tollerata. Non aiuta la fortuna. Forse agevola la sfiga.
Perse le vacche, un genio sconosciuto ha proposto Cremona capitale del latte. È stata suonata la grancassa per spedirlo in orbita. Il Milk Space, trasferito sulla rampa di lancio, si è impiantato ancora prima di accendere i motori del razzo. Restano le foto di un brindisi con latte. Immagine triste da far venire il latte alle ginocchia e sia concesso il gioco di parole. Idea fortunata o sfiga evitata? Ah saperlo.
Il Masterplan 3c è lo strumento per rilanciare il territorio provinciale, costato una paccata di quattrini dell’Associazione industriali e della Camera di commercio è ai box della Provincia per essere implementato e reso operativo. Redatto prima dell’avvento del covid 19, che ha cambiato gli scenari del territorio, rischia di essere superato se l’attesa si prolunga ancora per molto tempo. Sfiga? No, incapacità gestionale della Provincia.
Avevamo la partecipata Lgh. L’abbiamo venduta a milanesi e bresciani e agli investitori di borsa. L’operazione è stata presentata una vittoria del territorio.
Una fortuna per alcuni. Una sfiga per altri. Niente di tutto questo. Solo uno dei tanti fallimenti della politica. Una conferma della mediocrità dei generali che ci guidano.
Fortuna e sfortuna non c’entrano con il destino della nostra provincia. Lo spiega Stairway To Heaven dei Led Zeppelin «Ci sono due sentieri che puoi percorrere, ma a lungo andare c’è ancora tempo per cambiare quello che stai percorrendo».
Una botta di rock può aiutare. Una medicina per un territorio slow e senza nerbo.

Antoni Grassi

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

3 risposte

  1. Discorso semplicemente perfetto ed entusiasmante nel suo incedere.Queste sono le persone da invitare al TED X ….per esporre alla cittadinanza uno spaccato della propria comunità con competenza e personalità. Speriamo nel prossimo TED X…. Bravo Antonio Grassi.

  2. Abbiamo sperperato e continuiamo a sperperare un patrimonio culturale e umano di cui siamo bravissimi a parlare in salotto, e solo lì.
    E se ne parla così tanto da convincersi che in fondo stiamo già facendo tutto il possibile e che certi dettagli negativi sono solo dettagli. Usiamo e basta, non costruiamo, non sostituiamo, non facciamo.
    Come si suol dire, mangiamo il vitello in pancia alla vacca, dove vitello sta per futuro. E, da che ci siamo, mangiamo anche la vacca.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *