Provincia di Cremona, nessun battito. E i partiti alla finestra

31 Ottobre 2021

Stefania Bonaldi, sindaco di Crema, spiega: «I partiti hanno un ruolo importante e delicato, sono facilitatori dei percorsi di avvicinamento alla cosa pubblica e al servizio alla comunità». Per riuscirci «contano molto la capacità di leggere la realtà e il saper cogliere il battito della propria comunità». (Cremaonline, 28 ottobre) Gazzosina alla menta al suo esordio politico amministrativo, poi sindaca tequila bum bum, Stefania per i sostenitori, Stefy per qualche collega, non ha perso la carica ideale degli inizi. È un’illusa o – con un termine alla moda e abusato – è una visionaria, giudizio appagante che si scontra con lo spietato pragmatismo della politica attuale. Infarciti di scartine e ballerine di terza fila, burattini, yes men, i partiti, a differenza dell’auspicio della sindaca, sono più interessati alla propria squadra che al servizio della comunità di appartenenza. Stefania Bonaldi ha provato a invertire la rotta, ma la Repubblica del Tortello è rimasta tale. L’Area omogenea è spaccata, zombi che vaga senza meta. L’integrazione con il resto della provincia è ferma nel libro delle intenzioni con Cremonese, Cremasco e Casalasco in fila indiana, ognuno per sé e dio per tutti. Qui, Quo, Qua. Manca zio Paperino. O, forse, ce ne sono troppi. Lontane dai cittadini, avulse dal territorio, aliene, le segreterie dei partiti inneggiano all’unità. Nei fatti perseguono la divisione. Affini al manzoniano azzeccagarbugli, distanti dal tarantiniano signor Wolf, non risolvono i problemi. Li aggravano. I partiti sono analfabeti e sordi. Non leggono la realtà. Guardano film da loro stessi girati. Onanisti, se la suonano e se la cantano. Non colgono il battito, ma neppure l’urlo delle proteste. Della rabbia. Del disagio. Complicano, invece di agevolare. Allontanano. Logorroici e inconcludenti, sono fiumi di parole e aridi di fatti. Minestra riscaldata. Aria fritta. Al servizio di se stessi, preoccupati della loro sopravvivenza, si riempiono la bocca del bene comune, ma lo archiviano tra gli accessori. La vulgata dice che i partiti servono alla democrazia. Il segretario del Pd provinciale propone per la loro sussistenza un finanziamento pubblico. Cercano consenso e raccolgono indifferenza e ostilità. Chiamano all’adunata e trovano la diserzione. I cittadini pretendono di voltare pagina. Di tornare facilitatori, per usare l’espressione della Bonaldi. È il nodo gordiano da sciogliere. Come? Ah, saperlo.

In solaio è conservato uno slogan dei tempi andati: «Contro i sensi vietati, le strade del possibile». Potrebbe essere la soluzione. Un corso di alfabetizzazione per imparare a leggere, uno stetoscopio per auscultare il battito, un apparecchio Amplifon per vincere la sordità potrebbero servire. Un cambiamento di uomini e mentalità sarebbe il sistema più incisivo per raggiungere l’obiettivo. Tanto rivoluzionario che fare passare un cammello attraverso la cruna di un ago è più semplice. Per restare nel locale, è più facile convincere i cremaschi della disponibilità dei cremonesi a non fotterli, che incidere sullo status quo dei partiti. More solito, si vagheggia una rivoluzione incruenta e si dimentica che non è un pranzo di gala.

Nell’attesa del rinnovamento della politica anche questa settimana i cahiers de doléances di casa nostra non si sono fatti mancare nulla. I pendolari hanno continuato a subire la violenza di ritardi inaccettabili. L’autostrada Cremona-Mantova ha regalato l’ennesima polemica tra Pd e Cinque Stelle. Protagonisti il deputato Luciano Pizzetti e il consigliere regionale Marco Degli Angeli, unici politici del territorio degni di questa categoria. Cremona si è confermata maglia nera per la qualità dell’aria in Lombardia. Il settimanale Espresso ha pubblicato un’inchiesta impietosa sull’inquinamento con un titolo «Cremona, polveri sottili sotto il tappeto» appropriato per un film dell’orrore. La sanità persiste a fare acqua e a creare malumori. Un avvocato si è lamentato in maniera educata e rispettosa per il trattamento ricevuto dall’ospedale del capoluogo. L’ente gli ha risposto con una lettera asettica e burocratica, formalmente ineccepibile che, invece di smorzare la querelle, l’ha resa incandescente. (Cremonasera, 28 ottobre)

I sindacati hanno protestato all’ingresso del medesimo ospedale contro gli smantellamenti e le chiusure progressive dei servizi, gli appalti esterni. «La salute non si appalta perché bene comune» hanno sottolineato. A seguire la richiesta di «valorizzare le competenze e le professionalità esistenti, riconoscendo il lavoro dei professionisti e degli operatori, di rinnovare la pubblica amministrazione attraverso risorse, occupazione, sicurezza e contrattazione ed una maggiore integrazione tra ospedale e territorio». (Cremonasera, 30 ottobre) Da anni la politica ha trasformato la salute in una merce e il malato in una macchina da aggiustare con un listino prezzi, assente il costo del fattore umano. Il risultato non è brillante. Cremona non fa eccezione. La prospettiva di costruire un ospedale nuovo con il corollario di appalti e di consulenze che porta con sé è stata sufficiente per dimenticare le promesse gridate durante l’emergenza covid. Dopo il virus, l’amnesia.

Poi c’è il capitolo Lgh-A2A.Un vaso di Pandora. All’improvviso si è scoperto che l’operazione, osannata da sinistra e destra, centro compreso, lo straniero accolto con canti, ukulele e collane di fiori e con la prospettiva di ricadute pubblicitarie eccezionali, sedativo per notizie scomode, presenta delle criticità. Sulla fusione, inaspettato, è arrivato da Lodi un siluro a testata nucleare, ma i partiti non hanno mosso ciglio. Neppure un respiro. Timorosi. E intanto a Crema, Consorzio.it insiste a chiedere ai soci-sindaci di approvare un intervento che è già al centro di una diffida inviata alla società da un legale. Allegria, avrebbe detto Mike Bongiorno. Dispiace per la Bonaldi. Come per i biscotti Colussi, tempi duri per i troppo buoni. Durissimi per quelli che cercano di cogliere il battito.

 

Antonio Grassi

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