Vita incredibile di Laplace, astronomo e matematico

3 Novembre 2021

Nato in un piccolo paese della Normandia nel 1749 morì a Parigi alletà di 78 anni.  ‘Luomo più insolente e malevolo che conosco’ così lo definì il suo collega Lalande. Il conte e marchese Pierre-Simon de Laplace fu in effetti uomo difficile e irriconoscente verso i contributi di altri matematici e non risulta che nel terribile tempo del terrore e della rivoluzione francese del 1789, abbia mai aiutato altri scienziati e vedremo che più di uno ci lasciò la testa. Una sola eccezione, lastronomo Bailly ospitato per qualche giorno a Melun, paese a circa 50 chilometri da Parigi, dove Laplace si rifugiava quando voleva lavorare in tranquillità o per tenersi lontano dalle fauci voraci del Terrore, stranamente assetato del sangue della scienza, ritenuta colpevole di connivenza con i reali.  Per quanto riguarda Bailly forse fu solo la bella e giovane moglie di Laplace, probabilmente innamorata dellastronomo, che ospitandolo tentò invano di salvargli la testa. Bailly, scovato, fu riportato a Parigi e ghigliottinato

Laplace, oltre che primario scienziato, chiamato il Newton francese, ebbe una straordinaria abilità e la capacità politica di saltare sempre sul carro del vincitore nel momento giusto e appunto per questa sua peculiarità la ghigliottina non gli calò sul collo. Napoleone lo fece conte e i Borboni tornati sul trono gli alzarono il titolo a marchese. Potrà sembrare paradossale che alcuni tra i più grandi scienziati della Francia, praticamente del mondo, nel tempo del Terrore ci lasciarono la testa: Lavoisier, Condorcet matematico e Bailly, tutti e tre uccisi nel 1794Il più famoso dei tre, Lavoisier, era uno dei padri della chimica. Di lui così disse alla sua morte il grande matematico italofrancese Lagrange: ‘Ebastato un istante per far rotolare la sua testa a terra e forse passeranno centinaia di anni prima di conoscere una mente simile alla sua’. Malignamente il medico Marat, capo del Terrore con l’avvocato Robespierre, disse che la fama di Lavoisier e dello stesso Laplace era stata ben ampliata con il contributo delle due rispettive belle e ben più giovani mogli dei due scienziati. Malignità che non portò bene a Marat, assassinato nel bagno dalla rivoluzionaria Charlotte Corday il 13 luglio 1793 e a sua volta ghigliottinata quattro giorni dopo, forse per ordine dellamico Robespierre a sua volta ghigliottinato un anno dopo. 

Sempre nel ‘93 era toccato al re Luigi XVI e a sua moglie Maria Antonietta passare sotto la lama. Per il Re a nulla valse la storica e accorata difesa di un giovane avvocato, Raymond De Seze, che a sua volta rischiò la vita per eccessiva immedesimazione nella figura del sovrano. Della Regina non si conosce alcuna difesa

Oltre agli scienziati nominati, praticamente tutto lalto sapere francese ruotava attorno allastro Laplace che, ben visto da qualunque potere, si guardava bene dallaiutare qualcuno dei suoi colleghi: Fourier, Lalande, Legendre, Lagrange, tutti matematici di grande rilievo e innovazione e se vogliamo anche il suo vero maestro e protettore, il grande d’Alembert, creatore con Diderot dell’Enciclopedia francese, che all’appena ventenne Laplace assegnò la cattedra di matematica nella Scuola Militare di Parigi

Laplace era destinato a farsi prete ma grazie al suo mentore prestigioso dAlembert, invertì il corso della sua vita dedicandosi anima e corpo allo studio dell’astronomia e dellanalisi matematica. Il nostro segue tutta lascesa di Napoleone e nel 1794 è l’esaminatore dei cadetti della scuola d’artiglieria, tra i quali compare il futuro devastatore dellEuropa che risultò quarantaduesimo classificato su 58 forse con laiuto e la comprensione di Laplace che aveva già capito la potenzialità del futuro Imperatore. Ma la grande fama di Laplace parte quando quasi ridicolizza le fosche previsioni di Newton sulla disintegrazione del sistema solare sulla base del fatto che i pianeti, non percorrendo mai con precisione la stessa orbita attorno al Sole, specialmente i due maggiori e più pericolosi, Giove e Saturno, avrebbero finito per distruggere tutto il complesso, ovviamente anche il nostro pianeta. Secondo Newton solo Dio, il grande orologiaio, poteva aver tenuto tutto in equilibrio sino a quel momento ma la catastrofe poteva avvenire da un momento all’altro. Laplace proprio attraverso l‘analisi matematica, ben più profonda e precisa di quella sostanzialmente geometrica di Newton, dimostrò che non c’era bisogno di scomodare Dio per far funzionare bene il meccanismo del sistema solare, ma la gravitazione universale spiegava tutto e le irregolarità delle orbite si compensavano nei secoli, Luna compresa, in 900 anni, più o meno. Quindi l’umanità poteva stare tranquilla,  Laplace spiegò tutto ciò nelle sue due opere fondamentali: 1794, ‘L’esposizione del sistema del mondo’ e tre anni dopo  il ‘Trattato della meccanica celeste’ in cinque volumi, In quest’ultima opera Laplace espone la famosa teoria dell’origine e della formazione del sistema solare, più nota come l’ipotesi nebulare di Kant-Laplace. La nebulosa gassosa primitiva si contrae sino a condensarsi nel Sole e la rapida rotazione della medesima raffreddandosi lascia sfuggire all’esterno il materiale che darà origine a pianeti, satelliti e asteroidi, non le comete che stanno ben oltre il sistema solare. Kant formulò la teoria cinquant’anni prima di Laplace che ignorava l‘idea del filosofo. Entrambi arrivarono alla stessa conclusione, ovviamente Laplace con il rigore e il formalismo matematico. 

Torniamo a Napoleone che ha un’ammirazione sconfinata della genialità del conte da lui stesso nominato e omaggiato ad ogni occasione. Da imperatore, lo nomina ministro degli Interni con l’incarico di avviare la rivoluzione del nuovo ordine dei Pesi e Misure e cioè il moderno Sistema Metrico Decimale. A quel tempo in tutta Europa esisteva un’enorme confusione con valori diversi praticamente da città a città, solo in Francia erano circa 200. 

 L’ultima grande opera matematica di Laplace riguardò la fondamentale ‘teoria analitica della probabilità’ della quale non c’è branca della scienza attuale che possa fare a meno.

L’intuizione che ha dato gloria eterna a  Laplace sono stati i Buchi Neri: una massa 250 volte il Sole non avrebbe lasciato sfuggire nemmeno la luce, resta legata non solo all’astronomia ma soprattutto alla matematica. La regola, lo sviluppo, l’equazione, la trasformata, l’operatore Laplaciano sono solo alcune delle semplificazioni relative alle equazioni differenziali. Semplificazioni eccessive criticate all’inizio del ’900 da un altro grande matematico francese, Poincaré. Semplificazioni risultate di estrema utilità in tutta la meccanica coinvolta nella seconda guerra mondiale. 

 

Pietro De Franchi

Gruppo Astrofili Cremonesi

 

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