Cremona anni ’70, Meazzi e la sua ‘Cordigliera’. Per riflettere

12 Novembre 2021

Reaparecida…
Sfogli un libro e riaffiora un’altra te. Le aspirazioni più elevate, gli ideali più nobili sono utopie. Come la felicità, nel migliore dei casi, sono raggiungibili in brevi momenti. Attimi di consapevole gloria personale. Roba per giovani di belle speranze. La vita poi, quasi sempre, ridimensiona ogni aspettativa. E così ti ritrovi un giorno, qualche decennio dopo, a chiederti dove è finita quella parte di te che credeva fortemente ai miti, agli eroi, agli Dei. Non quelli dell’antica Grecia, che pure hai studiato, subendone il fascino, sui libri di scuola, ma quelli del passato più recente, che ora ti sembrano lontani, così distanti da quello che sei diventata. Non più una giovane sognatrice, ma un’adulta che deve fare i conti col presente, una futura vecchia signora che dovrà molto alla sua prudenza per continuare a sopravvivere, magari in una amena località di mare. Ed ecco che non è più l’idea romantica di rivoluzione ad intrigarti, ma la conservazione di quello che hai conquistato con sudore e fatica, facendoti largo in un mondo che non ti ha mai regalato niente. Con una punta di amarezza e non poca nostalgia ti resta però il ricordo, la memoria di tanta ingenuità. E provi tenerezza per l’adolescente che eri, diversa dai coetanei perché fuori tempo massimo. Per ragioni anagrafiche eri già in ritardo allora, e questo anacronismo, che ha prolungato la tua giovinezza di qualche anno, te lo sei trascinato dietro come un fardello a volte molto pesante a volte per niente, nell’alternanza tra il sentirti incompresa perché un po’ eccentrica o troppo sola perché originale.

Begli anni. Che sono finiti, ma non del tutto estinti. Perché ciascuno di noi è una casa di mattoni che ha subìto non poche ristrutturazioni, ma lo scheletro di cemento è lo stesso. Robusto e ben nascosto resiste, emerge dalle crepe dei muri per ricordarti che puoi stabilizzare l’intonaco, cambiare colore alle pareti, ma sotto sotto tu ci sei ancora.

A questi pensieri mi ha condotto il libro di Achille Meazzi ‘La Cordigliera bagnata dal Po – L’avventura umana e musicale di un gruppo di giovani visionari della Cremona di metà anni Settanta a oggi’. La reunion, dopo quarantacinque anni dalla fondazione, dell’ensemble Cordigliera e il relativo concerto, sabato 13 novembre, alle 21 in San Vitale, saranno l’occasione per presentare anche il volume. Pagine che mi hanno fatto ricordare giornate quasi interamente trascorse ad ascoltare i canti dei popoli andini, mentre i miei compagni di classe ascoltavano i Queen, i Kiss o Bob Marley. Ero addirittura arrivata a pensare di essere stata, in una vita precedente, una donna quechua. In effetti andavo a scuola con le trecce. Oggi mi viene da ridere e sorridere. Ho comprato decine di dischi, letto libri, scoperto poeti che non rientrano nei programmi scolastici del nostro Paese, da Pablo Neruda a Octavio Paz, appreso la storia di un Continente lontano, la sofferenza di popoli schiacciati dal colonialismo, ho persino imparato la lingua spagnola…

Qualche anno dopo: la svolta. Il seme dell’esistenzialismo era latente. Naturale l’evoluzione dark. Accantonati gli Inti-Illimani e i Quilapayùn, avrei profondamente amato i Cure. Quello che però mi ha sempre contraddistinto è la voglia di sapere, conoscere, approfondire. Ogni mia passione, dalla Nueva Cancion Chilena alla New Wave, richiedeva studio. Io mi documentavo e sposavo una filosofia di vita, un pensiero. Quelli più vicini al mio spirito del momento. Oltre all’estetica, al di là del fenomeno, cercavo le affinità, il senso. Mi applicavo per scavare in profondità. Mai accontentarsi di quello che galleggia in superficie! Ci si può omologare, è naturale cercare di fare gruppo perché siamo animali sociali, ma non possono né devono bastare un ciuffo, un particolare paio di scarpe, un piercing, la canzonetta…

Mi chiedo se oggi sia ancora così per chi ascolta il trap. Oggi, che riscopro la meravigliosa dolcezza del brano ‘Anch’io ti ricorderò’ di Sergio Endrigo, dedicato a Che Guevara, la splendida Milva che canta ‘Don’t cry for me Argentina’, la carica emotiva di ‘Te recuerdo Amanda’ cantata da Victor Jara, ‘Gracias a la vida’ di Violeta Parra cantata da Joan Baez o Gabriella Ferri

 

Gigliola Reboani

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