Consorzio agrario. Voltini condannato, la Libera astenuta

14 Novembre 2021

Con quale autorevolezza il presidente di una cooperativa condannato in primo grado per estorsione aggravata può continuare a svolgere il suo ruolo attendendo che la sentenza d’appello eventualmente lo scagioni? E’ una domanda che dovrebbero porsi i soci del Consorzio Agrario di Cremona dopo che il tribunale di Cremona ha inflitto quattro anni e sei mesi di reclusione al presidente Paolo Voltini; la procura aveva chiesto una pena di 3 anni e 8 mesi. Ed è la domanda che dovevano porsi prima di ogni altro i componenti del consiglio d’amministrazione che all’indomani della sentenza hanno rinnovato ‘massima fiducia’ a Voltini. Scontato l’appoggio incondizionato della maggioranza del cda, espressa dalla Coldiretti, non lo era affatto quello dei quattro consiglieri di minoranza indicati dalla Libera associazione agricoltori cremonesi, che si sono astenuti. Un’astensione decisa autonomamente dal gruppo ‘liberiano’ nel Consorzio agrario o indicata dalla centrale operativa della Libera?  Voluta, com’è plausibile, dallo stesso presidente Riccardo Crotti che vanta un lungo trascorso e ruoli di responsabilità in Coldiretti, passato poi armi e bagagli all’avversario storico che l’ha premiato inizialmente con la presidenza dell’Associazione provinciale allevatori (commissariata dalla stessa Coldiretti) e nel 2019 con la presidenza della Libera?La conferma della fiducia a Voltini da parte dei consiglieri della Coldiretti è nell’ordine naturale delle cose. Non lo è l’astensione dei loro colleghi di minoranza che restano in mezzo al guado. Non hanno preso posizione benché la magistratura avesse servito loro su un piatto d’argento l’occasione di sfiduciare il presidente. Perché la Libera rinuncia  a prendersi una rivincita sulla Coldiretti che negli ultimi anni ha eroso il suo monopolio in campo agricolo e politico?  Sarebbe stato semplice e per nulla strumentale cavalcare una vicenda giudiziaria che vede soccombere sia pure in primo grado una figura di punta della Coldiretti, Paolo Voltini, che è anche presidente di Coldiretti Lombardia e del Consorzio Casalasco del Pomodoro. L’atteggiamento pilatesco della Libera alimenta illazioni sui rapporti reali con Coldiretti che, lo ricordiamo, lo scorso marzo ha trasferito al Centro Fiera di Montichiari la prestigiosa Mostra del bovino da latte, storicamente allestita a CremonaFiere che è controllata dalla Libera. In base alla sentenza pronunciata lo scorso 5 novembre, Paolo Voltini avrebbe estorto le dimissioni di due dipendenti del Consorzio Agrario, Paolo Ferrari ed Ersilio Colombo, formalizzate in due diverse circostanze tra giugno e luglio 2015. Colombo e Ferrari, sgraditi a Voltini, sarebbero stati costretti illegittimamente a firmare le proprie dimissioni. E’ stato condannato a 3 anni e 4 mesi anche l’altro imputato, Tullo Soregaroli, collaboratore di Voltini, che doveva rispondere in concorso col presidente delle dimissioni forzose del solo Colombo. Sarebbero stati violati i diritti relativi all’interruzione del rapporto di lavoro perché non sono state pagate le indennità spettanti ai due. Colombo aveva chiesto un risarcimento di 350.000 euro, Ferrari di un milione e 127 mila euro; il giudice ha disposto provvisionali di 20mila euro a ciascuno. Nei confronti di Voltini è stata disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni e la sospensione da tutte le cariche per la durata di quattro anni e mezzo. La pena accessoria scatterà in caso di sentenza definitiva. La nota diffusa dallo stesso Consorzio parla di una ‘fiducia che non è mai venuta meno nel presidente e nell’opera di risanamento che sta portando avanti’. ‘In attesa di leggere le motivazioni – recita il comunicato – il  cda ritiene incoerente la sentenza con quanto emerso nel processo e confida che in appello potrà essere ristabilita la verità dei fatti’. Il cda del Consorzio Agrario contesta l’operato della magistratura e le conclusioni alle quali è pervenuto il giudice. Ritiene non solo che non sia stata fatta giustizia, ma che la condanna sia incongruente con i fatti emersi durante la fase processuale. La pensa così anche la Libera associazione agricoltori con l’astensione dei suoi consiglieri?E’ utile ricordare come si comportò il vertice della Libera nel 1993  in occasione dell’arresto del suo direttore per una vicenda personale legata alle quote latte. Senza attendere l’esito del processo, Giampiero Mazzini fu immediatamente sollevato dall’incarico e costretto al pensionamento.                              Altri tempi, altra gente. Altro stile

 

Vittoriano Zanolli

3 risposte

  1. Molto chiaro ed istruttivo. Come dovrebbe essere sempre l’apporto della stampa verso la gente comune per una conoscenza dei fatti che quasi sempre ignora.

  2. Altri tempi. Non è però un problema politico: forse si è consolidato in trent’anni un nuovo codice etico. O forse sbaglio, non è nuovo: questo comportamento, oggi diffuso, emerge e si applica tanto più quanto si indebolisce la coscienza dei valori sociali e civili.In altre parole in misura inversa al livello della democrazia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.