Lgh-A2a, troppi falli da rigore, l’arbitro presenta il conto

21 Novembre 2021

Un approccio manicheo sulla vicenda A2a-Lgh, esplosa la settimana scorsa in seguito all’intervento della Procura generale della Conte dei Conti, non porta da nessuna parte. Porre la questione in termini intransigenti di accusa e difesa, di vincitori e vinti, di lungimiranti e miopi esaspera le tensioni e rafforza le rigidità. Più utile sarebbe favorire il confronto dialettico e costruttivo, che includa anche l’ammissione dei propri errori e
l’impegno per rimediarli. Qui si conclude il pistolotto a buon mercato da persona per bene, educata e rispettosa. Non è uno dei migliori incipit per un editoriale, ma un inchino e un omaggio al politicamente corretto che impone di infilzare l’avversario con espressione sorridente, anziché truce. E adesso la realtà. È meno cortese e molto sfacciata, ma più importante della forma e dell’apparenza.

Se si affronta la vicenda A2a–Lgh nei termini di una partita di calcio, i primi e indiscussi vincitori sono gli studi legali e le società di consulenza ingaggiate dalle squadre in campo. Top di gamma, pagati a peso d’oro – taglia non inferiore alla 56 – con soldi pubblici, i superesperti hanno supportato i giocatori con argomenti tanto persuasivi da indurli a vanificare sia il parere dell’arbitro, sia le due decisioni della Var, favorevoli al direttore di gara. Nella partita d’andata, quella della cessione del 51 per cento di Lgh ad A2a, l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), sollecitata dai 5 stelle, fischia un fallo da cartellino giallo o forse rosso. Delibera che la partecipazione alla vendita del 51% di Lgh doveva essere concessa anche ad altre squadre e non essere un’esclusiva di A2a. L’arbitro preferisce una competizione vera invece che un’amichevole ossequiosa e accondiscendente, anche se corretta. Era il 21 febbraio 2018.

Il tempo di consultare i prìncipi del diritto amministrativo e vengono  presentati due ricorsi al Tar contro tale delibera. Entrambi vengono respinti. L’arbitro ha ragione. Nessuno si preoccupa e si continua come se nulla fosse accaduto in attesa di giocare la partita decisiva, quella della cessione del restante 49 per cento di Lgh ad A2a e addivenire alla agognata fusione. Era prevista una cavalcata delle valchirie, ma qualcosa è cambiato. Sempre di cavalcata si tratta, ma senza la musica di Wagner e la corsa non è ancora conclusa.

La prima avvisaglia di un possibile sbocco ai tempi supplementari è firmata da quattro consiglieri comunali di Cremona (Carlo Malvezzi, Federico Fasani, Saverio Simi di Forza Italia e da Maria Vittoria Ceraso, di Viva Cremona).  Il 15 maggio scorso, alle 10.45, protocollano (34977). con una lettera indirizzata al sindaco, al presidente del consiglio comunale e al segretario comunale di Cremona propongono che prima del calcio d’inizio della partita della vita venga chiesto un parere preventivo all’Anac. Il 31 maggio ricevono (protocollo 37330) un niet molto sovietico, assai simile a quelli pronunciati durante gli anni della guerra fredda. Gli anni del checkpoint Charlie e dei romanzi di John Le Carré. ‘Il Comune, quale stazione appaltante – si legge nel documento – non intende inviare richiesta di parere preventivo all’Anac rispetto alla proposta deliberativa all’ordine del giorno della prossima seduta consiliare quale ‘atto consequenziale rispetto alla precedente operazione di partnership’ approvata con delibera di consiglio comunale numero 77/2015, esecutiva ai sensi di legge». Pare di capire che nella delibera 77/2015 siano incise le tavole della legge immutabili e intrasgredibili. Barra dritta e avanti tutta. Passi lunghi e ben distesi e via andare.

Aperta parentesi. Non è una novità che un’amministrazione di centro sinistra di Cremona sia un Caterpillar. Era successo nel giugno del 1994. Con una delibera il consiglio comunale tradisce il risultato del referendum consultivo che aveva bocciato l’ubicazione dell’inceneritore in località San Rocco. Non era stato un sondaggio, ma una consultazione organizzata dal Comune, durata l’intera giornata del 18 giugno, costata 173 milioni 634mila lire e con un’affluenza di 35.828 cittadini, dei quali 20.338 (58,01 %) votarono contro l’insediamento (‘Forte Apache e dintorni’, Grafica Gm, 1998). L’inceneritore fu costruito ed ora è di proprietà di A2a. Chiusa parentesi.

La prova muscolare dell’Amministrazione comunale azzera le velleità dei quattro consiglieri di ottenere maggiori rassicurazioni sulla procedura per la cessione del 49 per cento. Non ferma il parere di un consulente fuori dal coro, chiesto dall’Astem di Lodi, azionista di Lgh e reso pubblico una ventina di giorni fa.  A grandi linee, l’esperto si schiera con l’arbitro. Manda di traverso pranzo e cena a molti e pare che qualcuno sia ricorso alla manovra di Heimlich per non soffocare. Probabilmente è una leggenda metropolitana, ma forse è successo.

L’avanti tutta del Comune di Cremona non blocca l’invasione di campo della Corte dei Conti che chiede al capoluogo provinciale e alla capitale della Repubblica del Tortello la documentazione sulla vicenda. È cronaca di questi giorni. Stefania Bonaldi, sindaco di Crema, si affretta a precisare che «non è stata fatta alcuna richiesta di documenti al nostro Comune a differenza di altri Comuni soci di Cremona, Lodi, Pavia» (La Provincia, 19 novembre). La sottolineatura è pleonastica. Cambia poco. Se non è zuppa è pan bagnato. La Guardia di finanza, delegata dalla Corte dei Conti di raccogliere il materiale per la verifica che le compete, si è rivolta a Cremasca servizi, società a socio unico con capitale interamente posseduto dal Comune di Crema, che detiene le seguenti partecipazioni: Scrp spa, 25,68% e Scs srl, 35%. A sua volta Scs possiede, congiuntamente a Scrp, una partecipazione del 4,63 % (quella rimasta dopo la vendita del 51% ad a2a) in Lgh. Non è semplice e spiega la difficolta dei sindaci soci di Scrp, ma di chiunque altro non addetto ai lavori, di comprendere lo stato dell’arte. E per le partecipate e la partecipazione non è un buon metodo.

Ancora una parentesi. Il 2 marzo 2016, nella sala Ricevimenti del Comune di Crema si tiene l’assemblea dei soci di Scrp. Il presidente spiega che i 125 milioni di euro iniziali concordati per la cessione del 51 per cento di Lgh sono scesi a 113, parte dei quali pagati in funzione dell’effettiva realizzazione di alcuni progetti di sviluppo in corso. (La Provincia, 8 marzo 2016). Nella delibera dell’Anac viene precisato che con «atto a rogito del notaio Edmondo Todeschini di Milano Rep. 21208 Racc. 8662 del 4 agosto 2016, i soci di Lgh hanno venduto ad a2a (ciascuno in percentuale rispetto alla propria partecipazione) la piena proprietà di n. 96.642.000 azioni, pari al 51% del capitale di Lgh, per un prezzo complessivo di 98.894.195,21 euro corrisposto in parte in denaro, in parte in azioni proprie di A2a S.p.A». Da 125 milioni a 98 e rotti ce ne sono 27 che ballano, poco meno del 22 cento. Non coriandoli. Chiusa parentesi.

L’altro vincitore indiscusso è A2a. Ha imposto la sua legge, che ricorda quella del più forte. Gli sconfitti sono molti e meritano un pezzo dedicato a loro. Poi ci sono i pavidi e i poco informati dei fatti. Non mancano i creduloni e le anime candide. Poi i giocatori di poker e quelli con i piedi in molte scarpe. Non sono tanti, ma abbastanza per incidere. Poi gli indiani. Eccezionali, a capire da che parte tira il vento, scelgono sempre la sedia giusta. Poi l’esigua minoranza che ha camminato e cammina in direzione ostinata e contraria. Inascoltata, spesso ha intravisto la rotta corretta, percorsa da sola. Poi c’è il territorio, il più citato, il più esaltato, il più di tutto. Già il più perdente tra i perdenti. E’ dispiacere e amarezza. E non è un omaggio al politicamente corretto.

Antonio Grassi

Una risposta

  1. Spero di non offendere quando dico che il nostro Signor Sindaco tutte le volte che viene fotografato o lo vediamo interprete di una intervista ride. Ora lo vorrei vedere intervistato o fotografato per una sua disamina di questi fatti se ancora ride per capire se il sorriso è sereno o nervoso.

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