Medicina generale, il futuro dei medici è in cooperativa

26 Novembre 2021

Medicina territoriale, case della comunità e cooperative di medici di medicina generale: cosa cambia e cosa c’è di nuovo. Se ne è parlato oggi in occasione della presentazione dello studio PNRR, COOPERATIVE MEDICI DI MEDICINA GENERALE E ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE. FOTOGRAFIA LOMBARDA E DELLE SINGOLE PROVINCE promosso dal Centro sull’economia e il management nella sanità e nel sociale della LIUC Business School in collaborazione con diverse cooperative di medici di medicina generale delle province lombarde. Le linee di sviluppo dell’assistenza territoriale nel prossimo futuro sono sostanzialmente tracciate tramite gli indirizzi dell’azione 6 descritti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il PNRR ha indirizzato per la salute 222,1 miliardi di euro dei quali 18,5 miliardi di euro per la salute e 7 miliardi di euro per le case della comunità e ospedali di comunità (e la telemedicina). Queste due importanti risposte ai bisogni assistenziali di una popolazione sempre più anziana necessitano di un medico di medicina generale attivo tra i servizi che verranno inseriti nella casa della comunità (una ogni 15-25.000 abitanti). I servizi inseriti nella casa della comunità rappresenteranno un punto unico di accesso al servizio sanitario (attraverso l’indirizzamento verso il livello appropriato di servizio secondo il bisogno, anche sociosanitario), all’infermiere di comunità/famiglia, all’assistenza domiciliare, alle visite specialistiche per le malattie prevalenti nella popolazione (cardiologia e diabetologia ad esempio), allo screening, al punto prelievo etc.

Lo studio presentato parte dal dato fisso dei fondi del PNRR e dell’implementazione delle 115 Case di comunità che è stata approvata dalla Regione Lombardia con la delibera XI / 5373 del 11/10/2021.

Le Case della comunità (CdC) fungeranno da sede del Centro di Riferimento Territoriale e da punto di aggregazione di tutti i servizi territoriali dell’area di riferimento; quindi, salvo contesti particolari, non dovranno più esistere nella regione punti di erogazione di servizi territoriali al di fuori di queste nuove strutture. L’assetto dei servizi di assistenza territoriale futuri è ricondotto dunque a modelli organizzativi ad approccio integrato e multi professionale, in cui spiccano le Case della Comunità che, infatti, rappresentano attualmente un ‘contenitore’ – sebbene ancora privo di un delineamento del ‘contenuto’: le figure professionali di raccordo come l’infermiere di famiglia e comunità, così come i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta necessitano di uno strumento adatto alla governance di queste nuove strutture. La presenza dei medici di medicina generale nella casa di comunità, quindi, anche se a tempo parziale garantirà l’erogazione di nuovi servizi con una presa in carico globale: la casa di comunità sarà il luogo fisico in cui entreranno i medici di medicina generale – anche se non è possibile ancora sapere in quali termini. Questa trasformazione avviene in uno scenario in cui i medici di medicina generale in Lombardia sono passati da 6.441 (dato 2016, ministero della Salute) a 6.143 (2019, Polis) a 5.900 circa oggi (dato stimato sulla base delle carenze comunicate sugli ambiti territoriali). La forbice tra pensionamenti e nuove assunzioni cha già obbligato alcuni medici di medicina generale a raggiungere anche 1.800/1.900 assistiti a fronte di un massimale previsto di 1.500. Tra tutte le aree Milano è quella dove sono presenti maggiori carenze.

A fronte di questo scenario complesso lo studio presentato oggi propone di dare al medico ‘l’appoggio’ delle cooperative per l’erogazione dei servizi di prevenzione per l’ambito socio – familiareUna possibile e sicuramente fattibile soluzione è fornita dalle attuali cooperative di medici di medicina generale (attualmente circa 25 in Lombardia) che, oltre a possedere una importante conoscenza diretta degli assistiti e del loro territorio, già gestiscono al loro interno professionisti sanitari e servizi. 

La cooperativa, infatti, rappresenta lo snodo che mancava, in quanto è attivabile in tempi brevi, al contrario di quanto avviene nella gestione diretta che ha problemi di reclutamento, figure professionali mancanti, coordinamento e risorse materiali a disposizione. Inoltre, garantisce omogeneità di comportamento tra aree e tra professionisti, esiste già, ed è un livello intermedio di governance utile per le ATS.

L’incontro ha poi presentato sia una fotografia del dato complessivo regionale di case della comunità (115), degli ospedali di comunità (53) e delle cooperative di medici di medicina generale (11), sia del dato provinciale, attraverso un dialogo tra i ricercatori e docenti dell’università e i rappresentanti delle cooperative di tutta la regione.

Cosa potrebbero e dovrebbero fare quindi le case di comunità, in collaborazione con le cooperative di medici di medicina generale? Le proposte dello studio.

Lo studio ha individuato quattro categorie di esigenze della popolazione assistita dai medici di medicina generale – a cui le case di comunità potrebbero rispondere: le esigenze degli affetti da patologie croniche. Le attività per questa categoria vanno dalla presa in carico e gestione del paziente attraverso il piano di cura, all’erogazione di interventi personalizzati ed infine alla valutazione della qualità delle cure erogate. Interessano una popolazione in crescita non solo in termini numerici assoluti, ma anche in termini di numero di patologie che possono colpire un singolo individuo, soprattutto a causa dell’invecchiamento della popolazione.

Potrebbero rispondere ai bisogni per eventi acuti, ovvero quando l’assistito necessita di una visita in ambulatorio, oppure di una visita a casa o semplicemente un contatto telefonico. Queste attività assorbono oggi oltre l’80% del tempo di lavoro complessivo del medico su base annua. Le modalità e l’ampiezza degli accessi (ambulatoriali o a domicilio) sono fondamentali anche al fine di evitare il sovraccarico del pronto soccorso. L’allargamento di questi spazi di accesso, ancora meglio la sua suddivisione tra professioni per gravità della condizione è indispensabile per una adeguata assistenza. La cooperativa può giocare un ruolo essenziale anche in questo campo.

Un’altra fondamentale ruolo potrebbero svolgerlo nella prevenzione, oggi eseguita saltuariamente, con una adeguata educazione della popolazione. Tra gli obiettivi di salute, la prevenzione rappresenta l’intervento maggiormente efficace a parità di costi, ed è correlato ai migliori risultati.

La collaborazione tra case di comunità e cooperative di medici di medicina generale potrebbe, infine, assicurare una maggiore attenzione ai soggetti fragili con bisogni sociosanitari – che rappresentano il 30% della popolazione. Oltre alle condizioni cliniche e dei bisogni assistenziali o di prevenzione, è necessaria l’analisi dei bisogni sociali, sia di tipo sociosanitario che di tipo socioassistenziale, in cui va compreso il benessere psichico. Il supporto consulenziale su come muoversi nella giungla di servizi e del volontariato a disposizione è e sarà essenziale per la famiglia onde evitare costi per la stessa con rischi di inadeguatezza dei servizi.

Il mondo moderno ha bisogno di un servizio di assistenza attivo del medico di medicina generale che usi anche i nuovi strumenti di comunicazione e che sia contattabile dalle 8 alle 20 – dichiara il professor Davide Croce della LIUC  – e le cooperative di medici di medicina generale sono parte integrante di questo servizio che il medico può erogare nella nuova struttura e nell’ambulatorio che oggi utilizza’. ‘Dobbiamo progettare la casa della comunità come luogo di assistenza e i medici di medicina generale sono pronti a questa sfida – aggiunge Croce -. Le cooperative gestori sono l’organizzazione corretta per poter attivare in breve tempo questa nuova modalità in sinergia con l’infermiere di famiglia. Con sempre meno  medici di medicina generale all’opera occorre supportare il medico di famiglia al suo compito primario sempre più complicato dall’avanzare dell’età media degli assistiti, e le cooperative in Lombardia hanno dimostrato anche con le vaccinazioni di essere il supporto indispensabile.’

La presa in carico dell’ assistito ha sempre sofferto della mancata integrazione tra i professionisti sanitari e non, nelle case della comunità tutto ciò dovrebbe risolversi – aggiunge Gabriella Levato, già segretario regionale Federazione medici di medicina generale Lombardia -. La rete territoriale deve avvalersi di professionisti integrati ed il vero cambiamento si realizzerà attraverso la revisione dei processi di presa in carico: questa è la vera sfida. Le cooperative dei medici di medicina generale sono lo strumento più adatto per la organizzazione e la gestione della rete territoriale in una logica di hub e spokes. Il medico inserito in questo sistema di relazione fa parte e conduce il percorso dell’assistito, paziente cittadino, nell’interesse della salute, nel campo della prevenzione, della cronicità ma anche nella risposta ai problemi acuti’.

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