Mortalità da covid, soluzione per l’Italia: i riti vudù

29 Novembre 2021

E’ molto difficile interpretare i numerosi indicatori relativi alle conseguenze della pandemia da virus sarscov2, tuttavia quello che definisce la mortalità sembra essere meno esposto a legittime ed illegittime interpretazioni, visto che si riferisce al numero dei morti in rapporto al numero di casi  (https://coronavirus.jhu.edu/data/mortality). Ovviamente anche la mortalità per covid definisce un dato che deve essere ulteriormente analizzato, visto che i numeri sono probabilmente raccolti in modo differente nei differenti Paesi, perché tale indice dipende dal numero di individui sottoposti a tampone (più tamponi vengono effettuati, più si abbassa l’indice di mortalità); perché le popolazioni anziane presentano indubbiamente una mortalità più elevata;  perché la vaccinazione influenza sensibilmente l’andamento della malattia; perché differenti sono le organizzazione sanitarie nei vari contesti; perché infine altri fattori, non identificati, possono giocare un ruolo non secondario. Tentiamo quindi un’analisi di questi dati al netto delle campagne vaccinali e della quarta/quinta/sesta/prossima ondata, considerando il periodo che va da marzo 2020 a novembre 2021 (https://ourworldindata.org/mortality-risk-covid). Il futuro non ci appartiene e quindi non siamo in grado di prevedere gli ulteriori sviluppi della pandemia, pur se è ipotizzabile che la vaccinazione serva a ridurne la mortalità.

Certamente ha molto poco senso comparare i dati relativi alla mortalità per covid19 tra Paesi troppo differenti (nello Yemen viene riportata una mortalità per covid19 del 19,2% mentre in Islanda tale valore si attesta sullo 0,3%), tuttavia nessuno osa mettere in dubbio il primato italiano nel contesto europeo, con un indice di mortalità pari al 2,8%. Almeno durante la prima ondata della pandemia  molti sono stati gli interrogativi sul perché la mortalità in Italia fosse assai più elevata rispetto a tutti gli altri Paesi europei, purtroppo senza alcuna risposta soddisfacente. Certamente il fatto che la pandemia abbia colpito per primo il nostro Paese ha avuto pesanti conseguenze, così come l’iniziale impreparazione dell’organizzazione sanitaria, i tagli alla sanità degli anni precedenti, un sistema assistenziale lasciato solo e allo sbaraglio, i conflitti tra Stato e Regioni, la incompetenza di molti assessorati….  Qualcuno invece ha sostenuto, ed è questa l’ipotesi più accreditata, che l’elevata mortalità dipendesse dal fatto che in Italia la popolazione è molto avanti con gli anni e, si sa, il covid picchia duro sugli anziani.

In realtà i paesi al mondo con l’età mediana più elevata sono il Principato di Monaco (mortalità per covid 1,1%), Giappone (mortalità 1,1%), Germania (mortalità 2,1%) (https://www.statista.com/statistics/264727/median-age-of-the-population-in-selected-countries/). L’Italia si pone solo al quinto posto mondiale di questa classifica, tuttavia con una mortalità per covid19  doppia rispetto ad Austria e Svezia, tripla rispetto all’Olanda, almeno una volta e mezzo rispetto a Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, USA) e a pari livello della Russia e del tanto vituperato Brasile. A questo proposito pare strano che Paesi così differenti possano convergere su importanti obiettivi: da un lato chiesa ortodossa, freddo siberiano, lupi della steppa ed eliminazione dei dissidenti; dall’altro caldo torrido, armadilli, macumba ed eliminazione dei dissidenti. Ancora più strano che in Italia apparentemente non esistano dissidenti da eliminare. Interessante anche notare che la mortalità italiana per covid è identica a quella di Haiti, che però, a differenza dell’Italia, ha una popolazione giovanissima. Il che potrebbe indurre qualche buontempone ad ipotizzare che il ricorso a pratiche voodoo sia in qualche misura competitivo rispetto alla gestione di alcune sanità regionali. A rendere questa ipotesi suggestiva, va ricordato che anche altri Paesi a religione voodoo possono vantare risultati lusinghieri in termini di mortalità per covid. Primo fra tutti il Benin nella cui capitale Ouidah sorge il famoso Tempio dei Pitoni, rettili direttamente coinvolti nelle pratiche liturgiche,  e dove, nonostante l’affollamento di fedeli e bamboline vudù, la mortalità per covid si è stabilizzata attorno allo 0,7%. Quattro volte meno che nel nostro Paese, che di pitoni ne ha pochini e si deve accontentare delle vipere.

 (prima parte – continua)

 

Octopus

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