Cremonafiere il giorno dopo. Trionfalismo fuori luogo

30 Novembre 2021

 

Il tentativo di svuotare Cremonafiere, privandola della Mostra internazionale del bovino da latte è fallito. Ciò non significa che gli amministratori pro tempore possano dormire sonni tranquilli. Al contrario. Facciamo un passo indietro e andiamo a Montichiari dove il mese scorso l’Anafij, associazione degli allevatori di razza frisona e jersey, ha trasferito la rassegna che da 75 anni si svolgeva a Cremona, prima al Foro Boario, poi a Ca’ de’ Somenzi. Il trasloco della storica rassegna zootecnica al Centro fiera del Garda è stato il colpo al cuore, che poteva rivelarsi letale, portato alla Libera, che controlla Cremonafiere, da  Coldiretti che di fatto gestisce Anafij. Sfilare dal calendario delle manifestazioni cremonesi il pezzo più pregiato, autentica architrave che sorregge economicamente l’intera impalcatura fieristica è stato un vero e proprio atto di guerra  che non ha avuto l’effetto sperato. L’operazione è fallita essenzialmente per due motivi. E’ impossibile cancellare la storia con un colpo di spugna, illudendosi che gli allevatori avrebbero abbandonato dall’oggi al domani una manifestazione conosciuta e apprezzata nel mondo. Il progetto di Coldiretti almeno adesso ha fatto cilecca anche perché l’alternativa offerta ai soci di Anafij era poco allettante. La mostra di Montichiari si è rivelata di gran lunga inferiore alle aspettative alimentate dalla grancassa mediatica pilotata da Coldiretti. Ci si aspettava che gli spazi espositivi, l’organizzazione e l’accoglienza fossero competitivi con quelli offerti da Cremonafiere, invece tra i due poli non c’è stata concorrenza. La delusione degli allevatori era palpabile e impietoso il confronto con tutto ciò che ha sempre offerto e continua a offrire Cà de’ Somenzi. L’unico punto a favore dei bresciani è stata la massiccia presenza dell’indotto, cioè delle aziende al servizio dell’agricoltura e della zootecnia: macchine, mangimistica e tutto ciò che serve per lo svolgimento dell’attività nel settore primario. A Cremona, al contrario, gli espositori hanno potuto continuare ad apprezzare un’accoglienza impeccabile e servizi eccellenti. I visitatori non sono mancati, i ristoranti erano esauriti anche se le auto parcheggiate lungo la tangenziale sono un ricordo lontano.

Ma il confronto vincente con la vicina e concorrente Montichiari non giustifica il tono roboante dei comunicati diffusi dall’ufficio stampa e rilanciati acriticamente e indistintamente da tutti i media locali. Cantare vittoria quando non s’è vinto nulla tonifica il morale ma non modifica la realtà che si impone in tutta la sua impietosa crudezza appena si spengono i riflettori.  Primo tra tutti il sindaco Gianluca Galimberti, che rappresenta il Comune di Cremona, socio fondatore di Cremonafiere, deve scendere dalla nuvoletta, confrontarsi con lo stato dell’arte smettendo di  edulcorare uno stato di cose semplicemente preoccupante. Vediamo perché.

E’ impari il confronto tra la mostra internazionale che si appena chiusa e le edizioni dei tempi d’oro, quelle degli anni 2013 e 2014, quando il Consorzio Agrario era ancora saldamente in mano alla Libera e l’Associazione provinciale allevatori non era stata commissariata. Il rapporto è di uno a cinque. Altri tempi dirà qualcuno. E’ vero: la parola pandemia era estranea al lessico comune e il mondo fieristico si trovava in piena espansione mentre oggi vive una crisi epocale. Ma il trionfalismo è fuori luogo. Cremonafiere è ancora viva, ma non vegeta. Nel 2019, per non risalire troppo indietro nel tempo e quando Fiere Zootecniche aveva già imboccato la fase calante, erano occupati i padiglioni 1, 2 e 3 e le stalle ospitavano le vacche che sfilavano nel palasport.  La recente edizione si è svolta nei padiglioni 1 e 2 che ha accolto anche i bovini oltre a un certo numero di stand; stalle vuote e padiglioni 3 e 4 inutilizzati. La  recente manifestazione ha coperto complessivamente circa 5.000 metri quadrati, un quinto rispetto ai tempi d’oro e circa un terzo al confronto con le edizioni più recenti realizzate in presenza. Erano 470 vacche iscritte, molte meno quelle presenti, anche a causa di emergenze sanitarie quale la blue tongue che ne hanno impedito il trasferimento. Le altre razze bovine ammesse quest’anno a Cremona hanno qualificato la manifestazione ma il numero complessivo di capi era equivalente a quello che si è visto a Montichiari. Lasciano il tempo che trovano iniziative estemporanee quali l’esposizione dei trattori d’epoca, più adatta a una mostra scambio che a una rassegna tecnica. Ridotta la presenza dell’indotto professionale mentre Il Consorzio Agrario, che in passato aveva boicottato la Mostra, ha piantato una bandierina col suo piccolo stand. Un segnale di distensione? Hanno brillato invece per la loro assenza le categorie economiche, sempre pronte a parole a difendere la Fiera ma che non hanno mosso un dito dopo l’annuncio del trasloco di Anafij con la sua mostra a Montichiari.

Il quadro è preoccupante e una situazione così pesante non si spiega solo con l’emergenza sanitaria tuttora incombente. L’ultimo Bontà è stato la bruttissima copia anche delle versioni più recenti che non reggevano il confronto con le prime edizioni. Avanti di questo passo quel salone è destinato a scomparire. In vista di un futuro tutto in salita, allarma la prospettiva di dovere percorrere da soli un sentiero impervio. Sul piano societario nessun segnale. Tramontata l’ipotesi di fusione con le fiere di Rimini e Vicenza, tutto si è fermato. Ma i concorrenti si muovono. A Rimini e Vicenza si aggrega Bologna sospinta dal  presidente della Regione Emilia Stefano Bonaccini che ha già finanziato il progetto. Parma tratta con Milano e già si sente il profumo dei fiori d’arancio. L’accordo di integrazione societaria è sull’alimentare con la parte internazionale di Cibus che ogni due anni sarà allestita a Milano mentre quella locale resterà a Parma a cadenza biennale.

E Cremona? Appare di anno in anno sempre più come una vecchia stazione in disuso della linea Fidenza-Cremona. Una stazione dove i treni non si fermano più ma che un tempo era almeno curata e conservava un fascino storico.  Oggi invece prevalgono sciatteria e rassegnazione.

 

Vittoriano Zanolli

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