Fiori e donne, dall’antichità a oggi legame indissolubile

27 Dicembre 2021

Perché oggi si mandano fiori alle donne? E perché si portano sulle tombe? Si tratta di abitudini estetiche e spirituali che derivano da esigenze pratiche. Nel periodo precerealizio i fiori entravano nell’alimentazione umana. Nell’antichità la malva era sulle mense più povere dei contadini come verdura cotta Esiodo (Opere e i Giorni). Teofrasto (Storia delle piante) classifica tra i bulbi mangerecci gli asfodeli. Plinio (Historia Naturalis) ci dice che gli asfodeli vanno cucinati nella cenere calda conditi con sale e olio. Pitagora ne era ghiotto. Della viola come cibo abbiamo testimonianze in Teofrasto (Storia delle piante), il quale ne elenca due tipi: quella bianca profumata  e quella gialla. Il giacinto conobbe un momento in cui fece parte dei cibi e nel mondo antico rientrava tra le piante di natura afrodisiaca: era il fiore sacro ad Afrodite e a Eros. Plinio dice che il mirto compare sulle mense insieme a fichi,, cachi, ceci, fave e ghiande e che, tra i fiori che si mangiavano, c’erano orchidee, ninfee, anemoni.

Esaminando alcuni miti  emerge che mentre la cacciagione era occupazione degli uomini, la raccolta di fiori  era prerogativa delle donne. Nei miti antichi, infatti, quando si parla di donne sullo sfondo compaiono sempre dei fiori. Nel Rapimento di Europa, la donna è presentata intenta a cogliere un fiore purpureo, mentre le sue ancelle colgono croco, gigli, giacinti e viole. Rapimento di Creusa: mentre sta raccogliendo dei fiori è afferrata da Apollo (Euripide). Elena è rapita da Ermete mentre raccoglie boccioli di rosa. Persefona è afferrata da Plutone mentre coglie  in un prato crochi, gigli, narcisi e viole. Spesso le piante di fiori venivano associate alla divinità, presentata inghirlandata di fiori, come dice il coro dell’Edipo a Colono. Ciò indicava la consapevolezza che nei fiori fossero insite forze misteriose e divine, di cui ci si poteva appropriare mangiando i fiori stessi, oppure, quando i fiori vennero sostituiti nell’alimentazione umana dai cereali, annusandone il profumo. Quando si affermò l’alimentazione cerealicola gradatamente diminuì l’importanza dei fiori, che vennero ridotti alla sola funzione di compiacimento estetico. Quanto al legame tra la donna e i fiori, oltre che dai miti classici, bisogna ricordare che nelle isole Marchesi è diffusa la credenza che i fiori primaverili simboleggino le belle donne di un tempo.

I fiori divennero il simbolo di quella che doveva essere la vita nell’oltretomba (quando nell’Odissea viene descritta la piana dell’Eliso dove dimorano i beati, essa ha il carattere specifico di un prato mediterraneo), concezione che si è mantenuta fino ai nostri giorni, Sulle tombe dei morti, infatti, si usa portare i fiori. Affermandosi i cereali, le specie floreali vennero meno nella loro utilità nutritiva e, come detto, si fece strada un interesse di ordine estetico. Resta un grande legame affettivo come riconoscimento dell’uomo quando i fiori avevano utilità nell’alimentazione e, proprio perché si mangiavano,  venivano collocati nella tomba come cibo per il viaggio finale del defunto.

 

Sperangelo Bandera

 

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