Cauzzi. Pizzetti scarica il sindaco e pensa alle elezioni

16 Gennaio 2022

Nei giorni scorsi Angela Cauzzi, ex sovrintendente del teatro Ponchielli, è stata prosciolta dall’accusa di abuso d’ufficio nell’assegnazione di alcuni lavori. Accusa che le era costata l’addio all’incarico senza l’onore delle armi. Una storia più ignobile che triste, iniziata con la protagonista coperta da badilate di letame ancora prima di entrare in tribunale e conclusasi con la decisione di un magistrato che le ha restituito la dignità scippata. Il proscioglimento ha trasformato la sovrintendente in un martire e i proprietari dei badili in aguzzini. Sotto la ghigliottina andranno le teste di giacobini amanti di condanne e processi sommari. Ma non c’è da esultare. Meglio riflettere e non ripetere l’errore. I martiri godono di gloria postuma, ma il patibolo non è mai un’esperienza da augurare ad alcuno. Rompere il vaso e poi rimettere insieme i cocci non restituisce l’originale. Sentimenti ed emozioni non s’aggiustano. Gli sfregi nell’anima non si rimarginano. Dopo il proscioglimento, la città è stata investita dalla smania di riparare il torto. Un effluvio di parole di stima per l’ex sovrintendente e di plauso alla decisione del magistrato ha inondato gli organi di informazione, ma sarebbe stato più apprezzabile evitare il calvario alla Cauzzi. I Saint Just e i Robespierre da strapazzo, responsabili delle accuse e della giubilazione della sovrintendente, sono stati messi sulla graticola della gogna mediatica, che è molto fumo e poco arrosto se rimane fine a se stessa.

Forza Italia e Viva Cremona hanno chiesto al sindaco Gianluca Galimberti di assegnare una benemerenza all’ex sovrintendente. (Cremonasera, 14 gennaio) Marcello Ventura e Beppe Arena, consiglieri comunali di Fratelli d’Italia, hanno tirato il sasso senza nascondere la mano: «Cambio al vertice del teatro, storia triste e squallida con pesanti responsabilità del sindaco». (Cremonasera, 14 gennaio) Articolo uno non ha dimenticato: «Già a suo tempo avevamo criticato il metodo con cui si era arrivati alla risoluzione del rapporto di lavoro con Angela Cauzzi». (Cremonasera, 15 gennaio).

Luciano Pizzetti, deputato Pd, dottor Jekyll e mister Hyde, Richelieu e moschettiere, yin e yang della politica cremonese, non ha aspettato un minuto. Entrato a gamba tesa, l’ha toccata piano. Non ha badato a spese. Ha randellato senza risparmio giustizialisti e pasdaran della legge tanto al pezzo. Il Luciano furioso, merita qualche riga di approfondimento, anche se, alle scuole di giornalismo insegnano che non è opportuno allontanarsi dal tema principale. Abbandonata la porpora cardinalizia e indossata l’armatura di Mazinga, Pizzetti ha sparato raggi fotonici e pugni atomici. «Angela Cauzzi è stata fucilata in modo inconcepibile. Solo schifezze ai suoi danni». (Cremonasera, 13 gennaio) Se un politico scafato e fine tessitore, interpreta il sergente Gunny o il Walker Texas ranger, allora non è un cattivo pensiero ritenere che la performance sia funzionale ad un disegno preciso. Il dottor Jekyll e mister Hyde non è un paraculo, né un frequentatore dei tavoli da poker. Più attendista che anticipatore, non è un cacadubbi, piuttosto uno sgaggio. Uno che conosce come gira il mondo nelle segreterie di partito e nelle istituzioni publiche. Meticoloso e calcolatore, se le circostanze lo richiedono e il gioco vale la candela, Pizzetti non esita a prendersi dei rischi. È un politico certificato. In passato, ha difeso l’amministrazione comunale per il tradimento del referendum sull’inceneritore. Oggi, è un sostenitore del nuovo ospedale. Non ha tentennamenti sulla necessità di costruire l’autostrada Cremona-Mantova. Applaude alla fusione A2a-Lgh. Ha contraddetto Galimberti sui conti di Aem. Non sono giuggiole, ma pugni nello stomaco. Ci vogliono attributi e cervello per fare tutto
questo. Soprattutto serve coraggio. Sulla vicenda Cauzzi non ha usato mezze misure. «È stata una pagina negativa per la città e il punto è che questo atto (il proscioglimento, ndr) rende evidente come la successione
poteva avvenire sull’onda dell’applauso anziché sull’onda di schifezze ai danni di Angela». (Cremonasera, 13 gennaio) Non è una carezza per il sindaco che rappresenta la città. Per estensione della proprietà transitiva, è uno schiaffo per il Pd che è stato determinante per l’elezione di Galimberti.

Se Richelieu pesa sempre le parole con il bilancino e se Mazinga interviene solo quando le maniere forti producono un vantaggio con minimi effetti collaterali, viene da chiedersi quale sia, oltre il palese e sincero sostegno alla Cauzzi, l’obiettivo inespresso dell’esternazione di Pizzetti. Qui si entra nella dietrologia e nella fantapolitica. Una delle ipotesi potrebbe essere la seguente. Richelieu, stanco del ruolo di cardinale, punta a diventare re di Cremona alle elezioni del 2024.  Sa che una candidatura non s’improvvisa. Ha capito che il primo passo è la creazione di uno iato con l’attuale amministrazione, lontana dall’essere un esempio per chi studia da sindaco. Le dichiarazioni su Aem e Cauzzi vanno in questa direzione. Ha chiaro che per sedersi sul trono sono imprescindibili le alleanze con riformisti in senso lato e calendiani, concetto da lui ribadito in un’intervista. «Guardo con interesse all’esperienza di Calenda a Roma. Se questo esperimento attecchisce, può essere un punto di partenza importante per le alleanze del Pd». (Cremonasera, 6 ottobre 2021). È consapevole che senza l’appoggio di industriali e di almeno una parte della borghesia conservatrice pseudo illuminata, che è nebbia ma è oggetto delle brame piddine, non si vince. Il sostegno all’autostrada Cremona-Mantova e al nuovo ospedale potrebbe trovare origine in questa nicchia. L’incognita è il Pd. Su Aem e Cauzzi il partito non è pervenuto e, comunque, il poco che ha detto non ha lasciato il segno. Pizzetti potrebbe valutare di presentarsi con una lista propria e costringere i compagni a scendere a patti con lui. Qui finisce la fantasia, con l’avvertimento che spesso la realtà la supera e si chiude anche la divagazione per ritornare alla Cauzzi.

La vicenda è paradigmatica dello scadimento della politica. Prima mette al rogo una professionista di qualità che, con il suo lavoro, per decenni ha dato lustro al Ponchielli e poi la riabilita. Si straccia le vesti per l’abbaglio preso e con quattro roboanti dichiarazioni s’illude di ripulirsi della cacca calpestata senza pagare pegno. Nel frattempo in città e in provincia giungono notizie che catalogano il nostro territorio un
incrocio tra una camera a gas e una cloaca, ma nessuno tra politici e amministratori pubblici urla un convinto e incazzato basta! Nessuno picchia i pugni sul tavolo con l’impegno di intervenire in maniera decisa.
Leoni e ruggiti per la Cauzzi. Pecore e belati per l’ambiente. La nostra provincia è al primo posto in Italia per morti premature da pm 2,5, Cremona al secondo tra le città europee per inquinamento da polveri sottili. Il canale navigabile è utilizzato per scarico di veleni. Dalle parti della Tamoil, i terreni non godono di eccellente
salute. Per non farci mancare nulla, brilliamo per l’alto consumo di suolo. «Potrebbe andare peggio…Potrebbe piovere» sentenzia Igor in Frankenstein Junior , ma il cinema non è realtà. I nostri politici non lo sanno e la vicenda Cauzzi non ha insegnato nulla. Tutto va bene madama la marchesa.

 

Antonio Grassi

4 risposte

  1. Tuoni e fulmini nella mortifera palude cremonese, quindi aspettiamoci sedie elettriche in un contesto tuttavia profondamente triste e ben difficile da rianimare.

  2. I politici sono pronti a ricusarsi a vicenda quando fiutano una penalizzazione elettorale, ma sappiamo benissimo che il “metodo” usato con Angela Cauzzi è diffuso e trasversale. Poi c’è l’inquinamento, i treni, i fanghi nel terreno, il consumo del suolo … sempre la solita storia da tempo immemore. Auguri Cremona, auguroni.

  3. Bravo Grassi !!! Il metodo usato dal PD con la Cauzzi per motivi di bottega “interna” è lo stesso utilizzato contro Ignazio Marino a Roma: la solita fiera delle spregevolezze , uno dei vizi più squallidi ereditati dalla DC e Pizzetti ormai da tempo studia da piccolo Andreotti. Moriremo democristiani! esclamò anni fa uno sconsolato Pintor. Purtroppo aveva ragione.

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