Legambiente, ‘Animali in Città’: Mantova e Milano virtuose

18 Gennaio 2022

Come vivono gli animali d’affezione nella nostra regione? Nel giorno di sant’Antonio Abbate, protettore degli animali domestici, Legambiente pubblica il X rapporto nazionale Animali in Città, indagine che valuta le performance che amministrazioni comunali e Aziende sanitarie dichiarano di offrire per la migliore convivenza in contesti urbani con animali padronali e selvatici. Cani e gatti sono ancora oggi le due specie che dominano tra gli animali domestici: in Lombardia risultano registrati 1.768.444 cani, vale a dire 1 cane ogni 5,6 cittadini, mentre 280.256 sono i gatti, 1 ogni 35,6 cittadini. Ma la realtà del randagismo e delle colonie feline non controllate amplia notevolmente questi dati. L’anagrafe degli animali d’affezione è, di fatto, normativamente obbligatoria per i cani e per tutti i gatti nati a partire dal 2021, mentre non lo è per i furetti. Tutto il variegato mondo animale, ricchissimo in termini quantitativi e qualitativi, che abita le case degli italiani rimane, colpevolmente e criticamente, avvolto nelle nebbie. L’assenza di un’anagrafe unica nazionale obbligatoria, ancor più in presenza delle innovazioni tecnologiche attuali, aperta a tutte le specie animali che possono, lecitamente, essere presenti nelle case degli italiani come animali d’affezione o compagnia, risulta incomprensibile e colpevole. Inoltre, è fonte primaria di maggiori difficoltà nel prevedere, organizzare e correttamente fornire tanto i necessari servizi ai cittadini, quanto nel poter pianificare, programmare e realizzare gli utili controlli, anche in ambito sanitario, per prevenire criticità, migliorare e rendere sicura la convivenza con gli amati ‘pet’.

«Il livello di conoscenza della biodiversità animale che abita sempre più spesso i territori urbanizzati è ancora troppo scarso – sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. Eppure sarebbe molto importante monitorare tutto il variegato mondo animale, ricchissimo in termini quantitativi e qualitativi, che abita le case della nostra regione, sia in quanto valore naturale da promuovere sia per le nuove esigenze, sanitarie e di sicurezza che la convivenza tra uomini e animali comporta».

La gran parte degli attuali costi delle amministrazioni comunali destinata agli animali d’affezione è assorbita dalla gestione dei cani presso i canili sanitari, strutture indispensabili nel modello attuale, ma purtroppo carenti rispetto ai bisogni reali dei territori. Molto spesso canili e gattili rifugio, ma anche oasi e colonie feline e centri di addestramento per cani sono realtà che sopravvivono grazie all’impegno di privati, associazioni e gruppi di cittadini, che fanno del volontariato e della passione per gli amici a quattro zampe una vera vocazione. Lo dimostrano due esperienze positive sul territorio lombardo, il circolo Legambiente Mondo Gatto di Milano che conta 50 volontari e si prende cura di circa 140 gatti grazie al supporto di donazioni e si occupa per conto del Comune di Milano, della gestione del gattile municipale e il Canile-Gattile Sanitario/Rifugio Comprensoriale di Valle Camonica a Lozio diretto dal Consorzio Forestale Pizzo Camino in collaborazione con i volontari del circolo Valle Camonica di Legambiente.

«Ci auguriamo che sempre più Amministrazioni locali prendano atto della difficoltà legate alla condizione degli animali nelle città, con interventi mirati e con stanziamenti adeguati, facendosi carico di situazioni che, ancora oggi, spesso sono affidate alla libera iniziativa delle associazioni di volontariato – dichiara Mavj Davanzo di Legambiente Mondo Gatto -. È oggi quanto mai necessario il potenziamento e la formazione non solo degli agenti di polizia dedicata agli interventi di protezione verso gli animali, ma anche delle guardie volontarie che intervengono nelle segnalazioni che coinvolgono animali come combattimenti, maltrattamenti, accattonaggio con animali, animal hoarding ecc. Sono ancora troppo esili le forze di polizia messe in campo dalle Amministrazioni per gli interventi, soprattutto nelle città più grandi, e ancora troppo lungo il tempo di attesa in caso di necessità su segnalazione dei cittadini».

Sono poche, infatti, le Amministrazioni comunali che rispondendo ai questionari di Legambiente dichiarano di monitorare le colonie feline presenti nel proprio territorio. Tra i Comuni più ‘gattofili’ figura Pero (Milano) con 1 gatto ogni 8 cittadini e tra le città con il maggior numero di colonie feline controllate il rapporto annovera Milano con 1.320 colonie per 20.000 gatti e 1.320 gattare/i (1 gattaro ogni 15,1 gatti). Per quanto riguarda, invece, tra i cani i Comuni più attenti al loro benessere in città figurano i lombardi Cesano Boscone (Milano) dove è stata realizzata un’area cani ogni 1.316 residenti e Milano che per offrire un’area cani ogni 3.411 cittadini, per un totale di 403. Le performance peggiori si registrano in tre Comuni lombardi che dichiarano di spendere meno a livello nazionale per servizi dedicati agli animali d’affezione: Nerviano (Milano) 0,053 euro per cittadino, Ronco Briantino (Monza Brianza) 0,059 e Terno d’Isola (Bergamo) 0,059 e Mandello del Lario (Lecco) 0,067 contro una spesa media di 2,4 euro per cittadino.

Nell’ambito della presentazione del rapporto, Legambiente riconosce il premio nazionale ‘Animali in Città’ alle esperienze dei Comuni e delle Aziende sanitarie che hanno realizzato le performance migliori. Il premio sarà consegnato in primavera. Nella classifica italiana si trovano le lombarde: Mantova, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 36 indicatori considerati, tra tutti i medi Comuni tra 15 e 100mila abitanti che hanno fornito i dati e Milano, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 36 indicatori considerati, tra tutte le metropoli oltre 500mila abitanti che hanno fornito i dati. Dall’analisi dei dati ricevuti dalle Aziende sanitarie i premiati del X rapporto nazionale sono: ATS Brescia e ATS della Montagna (Sondrio, Valtellina, Valcamonica), in quanto primo e secondo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 25 indicatori considerati, tra tutte le 50 Aziende sanitarie che hanno fornito dati.

 

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