Smart working. Regione: no agli incentivi, M5s protesta

19 Gennaio 2022

Smart working. Degli Angeli: ‘Visione miope e retrograda del centrodestra lombardo che non accoglie la mia mozione per incentivare il ricorso al lavoro agile. Danni alla qualità di vita dei lavoratori e all’ambiente’- Una mozione a prima firma Marco Degli Angeli, consigliere pentastellato di Regione Lombardia, che si poneva il fine di non limitare, come purtroppo richiesto dal ministro Brunetta, ma bensì di incentivare il ricorso allo smart working.
‘L’obiettivo – spiega il consigliere regionale – voleva portare la Regione Lombardia ad interloquire
con il Governo centrale, incentivare il più ampio ricorso allo smart working e, al contempo,
promuovere una campagna di informazione rivolta ai cittadini lombardi. Purtroppo, con 41 voti
contrari, la mozione è stata respinta e quello che ritengo sia stato uno strumento fondamentale,
capace di migliorare la qualità di vita dei cittadini oltre che la qualità produttiva, rischia di
scemare a causa della miopia del centrodestra che ragiona per stereotipi e guarda sempre al
passato’.

Parole dure, quelle dette dal consigliere e non senza una certa vena di amarezza. Del resto, se
l’emergenza epidemiologica ha determinato un’importante rivoluzione nell’ambito lavorativo,
attraverso il ricorso al lavoro agile, il timore, adesso, è quello di fare un inutile passo indietro. E
purtroppo, precisa il consigliere del M5s Lombardia, ‘anche la classe dirigente del centrodestra lombardo è allineata con le politiche retrograde del ministro Brunetta’. Aggiunge Degli Angeli: ‘I dati parlano chiaro e non lo si può certo negare. Lo smart working, oltre ad aver contrastato l’emergenza epidemiologica, ha determinato una serie di benefici quali, in primo luogo, una maggior sostenibilità ambientale vista la diminuzione degli spostamenti e, soprattutto, ha fornito a migliaia di lavoratori un più sano equilibrio lavoro/vita privata. Numeri alla mano, la scelta di proseguire con lo smart working, per molte realtà, è motivata dai benefici riscontrati dai lavoratori e dalle aziende stesse. L’equilibrio fra lavoro e vita privata è infatti migliorato per la maggior parte dei soggetti: ossia per l’89% delle grandi imprese, per il 55% delle PMI (che in Italia sono per lo più aziende artigiane in cui la prassi del lavoro agile è più difficilmente applicabile ndr) e per l’82% delle PA.

Conclude Degli Angeli: ‘Mi spiace che questo consiglio, forse troppo abituato a guardare verso
vecchi meccanismi del passato anziché guardare avanti, non abbia compreso come lo smart
working non sia più assimilabile ad una misura emergenziale, ma sia piuttosto uno strumento di
modernizzazione che spinge verso un ripensamento radicale dei processi lavorativi. Per questo
motivo, ritengo ancora più amara la visone del consigliere Silvia Scurati (Lega) la quale, andando contro a quanto di buono il sottosegretario Alparone ha espresso nei confronti del lavoro agile, ha saputo ridurre una buona prassi all’osso tramite preconcetti, visioni vecchie e anacronistiche. Quella espressa dall’esponente leghista è la dimostrazione plastica che esiste ancora una parte politica ancorata a ideologie e schemi ormai superati e non in linea con le attuali opportunità offerte dalla tecnologia. Purtroppo questi partiti fermi al medioevo ostacolano lo sviluppo di nuovi modelli lavorativi più vicini alle esigenze del lavoratore e al contempo più performanti per la pubblica amministrazione e per il privato’.

Alcuni dati
Nel corso del 2020 e 2021, i settori più coinvolti sono stati i servizi di informazione e di
comunicazione che sono passati da un 5,0% ad un 48,8%. Seguono le attività professionali,
scientifiche e tecniche che da un 4,1% sono passate ad un 36,7%. Infine c’è il settore della fornitura, che da un 3,3% è passato a un 29,6% (dati Istat). La fine del 2021 e l’inizio del 2022, invece, sembra registrare una regressione: con l’avanzamento della campagna vaccinale, infatti, è progressivamente diminuito il numero degli smart worker che sono passati dai 5,37 milioni del primo trimestre dell’anno ai 4,07 milioni nel terzo trimestre.

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