Città poco illuminate, le strade un percorso di guerra

1 Febbraio 2022

L’insufficiente illuminazione pubblica cittadina, associata all’impiego di scarponcini e stivaletti invernali, può determinare conseguenze drammatiche per l’intera popolazione cremonese. In particolare le suole tipo vibram o carrarmato, pur isolando le estremità in modo più che soddisfacente, costituiscono il vero punto debole di queste calzature. L’impiego degli scarponcini va benissimo in montagna, tra camosci e stambecchi, vin brulé e canederli: anche in città quando piove governo ladro, quando la neve imbianca le strade, quando il freddo si fa sentire. Meno bene invece nelle ore serali e notturne, quando la combinazione tra una  illuminazione latitante  ed il disegno delle suole invernali espone il passante al destino ineluttabile di un accumulo di materiale organico di origine canina  tra gli interstizi del vibram.

E’ ormai esperienza diffusa che il disegno delle suole costituisce un’attrazione fatale per i bisognini dei nostri amici a quattro zampe, spesso accusati di lordare strade, prati e marciapiedi. A quel punto, una volta instaurato, il legame tra la suola e la deiezione canina diventa del tutto indissolubile. A nulla serve strisciare la scarpa sull’asfalto se non a rendere sempre più tenace l’adesione, del tutto inutile strofinare la suola su terreno erboso mentre l’immersione dell’intera calzatura in un pozzanghera non fa che peggiorare la situazione. I manuali, le chat e i tutorial insegnano che solamente  l’uso attento ed intelligente del bastoncino per ghiacciolo è in grado di rimuovere il temibile prodotto, senza tuttavia considerare che gli scarponcini si utilizzano d’inverno, mentre il ghiacciolo  di solito è disponibile nei mesi estivi, allorquando si preferisce impiegare un’altra tipologia di calzatura. Sandali, infradito, scarp de tenis, ciabatte, piedi nudi  presentano infatti problematiche specifiche e necessitano di soluzioni assai differenti.

Il problema è comunque serio, visto che la produzione del materiale organico di origine animale va di pari passo con l’incremento del PIL. Se infatti il prodotto interno lordo annuale di un chihuaua è di circa 13 chilogrammi, un sanbernardo può arrivare tranquillamente alla mezza tonnellata. Anche il bassotto non se la cava male, vista la produzione di almeno centocinquanta chili del medesimo prodotto. Difficile trovare una soluzione al problema, visto che da una lato chi indossa scarponcini con la suola scolpita sostiene che si tratti di un diritto garantito dalla Costituzione, mentre dall’altro lato l’amore per i cani può diventare così travolgente ed esclusivo da far dimenticare tutto il resto, compresi paletta e sacchetto.  Certo la situazione potrebbe migliorare se l’illuminazione pubblica fosse spenta di giorno e funzionasse di sera…

 

Octopus

2 risposte

  1. ….però si continua a parlare di “Cremona città’ del futuro” Cultura come imprescindibile prospettiva per il futuro della nostra città…… . Allora illuminiamola correttamente “la nostra”in modo che le vie agognate per il suo sviluppo anche culturale siano ben viste da chi le deve intraprendere in modo concreto…..evitando nel contempo conflitti fra il “Vibram” e gli omaggini canini così ben descritti ironicamente da Octopus.

  2. Basterebbe utilizzare gli appositi sacchetti per la raccolta delle deiezioni canine. Oltre ad essere un atto di educazione e di civiltà oltre che vantaggioso per la salute pubblica, la cosa eviterebbe i problemi alle suole Vibram citati dal bravo Octopus. Quanto a ciò, fa pendant con quanto già testimoniato da Zanolli sul degrado della città. Ma dico, ci vuole tanto a raccogliere la pupù dei nostri cagnoloni?
    Bravo Octopus, continua così

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