Reclusa causa covid, mi ha salvato la scrittura

5 Febbraio 2022

‘Ma sei una poetessa? Non sapevo, non avrei immaginato…’. Ebbene sì. Consapevole del rischio di suscitare battute di ilarità, mi diletto in quest’arte che, in tempi grezzi come sono i nostri, nei quali spesso la letteratura è materiale di consumo, nutre lo spirito, ma non garantisce un reddito.

Scrivevo versi – che non ho mai divulgato – al liceo e ai tempi dell’università, ma poi ho smesso. Il lavoro ha ucciso quel mio istintivo e lirico bisogno di esprimermi. Rapita dalla prosa, ho abbandonato la poesia. Scrivere articoli giornalistici ha assorbito per quasi tre decenni ogni mia energia creativa. Fino all’avvento della pandemia.

Mister covid-19 ha premuto un interruttore e si è riaccesa la luce. L’isolamento, l’angoscia, la morte di non pochi amici e conoscenti e l’immobilità hanno fatto rinascere quel mio remoto e dimenticato talento. Che ha trovato sfogo nella Rete. Sul cui palcoscenico ho condiviso sensazioni, pensieri, emozioni, speranze, timori, il bisogno di riscontro.

Sono stati giorni duri, quei 70 del primo sconvolgente lockdown.

Per quanto la rimozione dei ricordi sgradevoli sia un processo naturale di difesa, credo che molti di voi abbiano memoria di come, durante i primi due mesi del confinamento da covid-19, tra marzo e maggio 2020, fosse quasi impossibile trovare del lievito sui banchi dei supermercati e nelle gastronomie. L’homo technologicus aveva riscoperto il sacro rito della panificazione.

Impossibile non ricordare anche come l’homo immobilis, quello che suole vivere in simbiosi col divano, culo ormai quadro (perché l’adattamento, anche fisico, è parte integrante dell’evoluzione della specie), improvvisamente fosse diventato un podista provetto.

Pur di sfuggire alla reclusione forzata, anche chi non aveva mai desiderato un cane, improvvisamente si faceva prestare ‘l’impegnativo’ quadrupede pur di uscire di casa con la scusa di portare l’ignaro Fido ad espletare ripetutamente le sue funzioni fisiologiche di cane, a sua insaputa, affetto da dissenteria cronica.

Pure io, in quei giorni di isolamento, ho tentato la strada della panificazione, con il lievito madre donatomi, come fosse sacro incenso, da un vicino di casa ormai dipendente dalla farina (introvabile). Ma, resami conto che crescere un figlio problematico sarebbe stato più facile che accudire quel blob bianco e tracotante che cresceva nel mio frigorifero, ho desistito. E, pur amando intensamente i cani, non ho tradito la mia passione per i gatti, che mi hanno fatto grande compagnia nei mesi del lockdown più severo. Ho però camminato, quando possibile, ma era già mia abitudine farlo anche prima del lockdown.

Ho snobbato, lo confesso, la moda del dipingere arcobaleni beneauguranti, come ho evitato di improvvisare concerti sul balcone. Avrei dovuto esibirmi? Magari per rendere onore alla Cinquetti, alla quale debbo il mio nome di battesimo. Non ho l’età, né l’intonazione. Meglio lasciar perdere.

Che cosa restava ad una giornalista non più in attività? La scrittura.

L’incontro con le fotografie di Mino Boiocchi ha chiuso il cerchio. Io e Mino ci conosciamo dai tempi in cui lavoravamo a Mondo Padano sotto la direzione di Antonio Leoni. Siamo amici. Per cui la collaborazione, da subito, non ha trovato ostacoli. Anzi. Il fatto che Mino, con la sua macchina fotografica, e Matteo Sessa col suo portentoso drone, stessero in quei giorni per me di reclusione forzata, documentando la città deserta, ha regalato alle mie parole la simbiosi con scatti magnifici, puntuali e pertinenti. Un matrimonio perfetto tra parole nate quasi in sincrono con le immagini.

Da qui la fatale e ineludibile  decisione di dedicare a Cremona, ritratta e raccontata durante il primo lockdown, quello vero, il calendario benefico 2021 ‘Il respiro della città sospesa’ edito da Fantigrafica e di completare successivamente questa cronaca emozionale di un tempo straordinario con il volume  ‘Come i Leoni del Duomo’, sempre edito da Fantigrafica, presentato sabato 29 gennaio nella consueta cornice del Teatro Ponchielli, davanti ad un pubblico finalmente in carne ed ossa seppur mascherato.

‘Come i leoni del Duomo: perché questo titolo? Lo spiega la poesia che apre il volume. I cremonesi sono stati costretti ad essere ‘composti e distanti’, proprio come i grandi felini stilofori del Duomo, protettori e guardiani della Cattedrale e, per estensione, anche della piazza, simbolo per eccellenza della città e della sua vitalità, luogo fisico ma anche dell’anima. Obbedienti alle disposizioni di legge, distanziati, confinati nelle proprie case, i cittadini hanno contribuito alla battaglia contro il virus proprio come i leoni sono, da secoli, di guardia contro il Male.

Vi invito a sfogliare quest’opera dalla grafica notevole: 264 pagine (formato 20×20), oltre 200 fotografie, una quarantina di testi (quattro in rima, per sdrammatizzare) che testimoniano una Cremona inedita, diversa, surreale. Una chicca: la pagina panoramica in 3 ante che ritrae dal drone lo skyline di Cremona all’alba, immersa nella foschia. Ulteriore cameo: il centro cittadino ritratto nel giorno della Pasqua 2020 dal fotografo Oscar Pegorini.

Vorrei tranquillizzare chi mi conosce di persona. Ho scritto versi ‘struggenti’, ma non ho mai perso il mio spiccato senso dell’umorismo. Che è il sale della vita e mi ha sorretto nei momenti più difficili.

——-

E’ possibile acquistare il volume presso Fantigrafica, in via delle Industrie 38, a Cremona. Un doveroso ringraziamento ai tre fratelli Fanti, che hanno creduto in questa pubblicazione. Il loro impegno editoriale a servizio della città è da 25 anni sotto gli occhi di tutti. I calendari benefici insegnano.

 

Gigliola Reboani

Una risposta

  1. Gigliola carissima, mi ha impressionato il tuo “ NON MOLLARE MAI, NEANCHE ALLE PRESE COL COVID” .
    Ti conosco da un bel po e sei sempre stata una guerriera, ma ora ti posso mettere nella schiera dei COMANDANTI !!!
    HASTA SIEMPRE COMANDANTE !!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.