Smog e treni, a Cremona sempre peggio

6 Febbraio 2022

L’aria di Cremona fa schifo. I collegamenti ferroviari Mantova-Cremona-Milano e Crema-Milano sono un film horror. L’Amministrazione provinciale assomiglia a un naviglio in balia delle onde. Il futuro del territorio è trending topic da salotto. Inutili, buone per una foto e un’intervista tappetino, le proposte per il domani sono una ripetizione di concetti usurati, mantra bulimico di ovvietà ammuffite spacciate per originali. Sono la fiera delle banalità, omaggio alla vanità dei soliti noti, convinti di esprimere idee esclusive con l’illusione che i cittadini ci credano. Ma vedere le medesime facce ogni stormir di foglia e la sovraesposizione mediatica stanca. Annoia. I tuttologi altrettanto. Il presente è un viaggio al termine della notte, ma senza fine e se questo fa ricordare Celine non è un pensiero sbagliato. Siamo nel pantano fino qui. Politici e amministratori pubblici parlano, parlano, parlano. Ipotizzano e progettano sulla sabbia. Non concludono. Fanno flanella. Danno aria alla bocca. Quelli fuori dal coro che evidenziano questo quasi nulla è qualunquista. Gli eletti, seduti alla destra del Padre, al contrario, sono impegnatissimi. A vendere fumo. Se la tirano. Pensano di essere fichi. Si ricordano degli studi liceali, dell’Odissea, di Ulisse e ci informano che «l’aria è troppo dipendente dai capricci di Eolo» (Cremonaoggi, 3 gennaio). Però, che scapestrato Eolo, bad boy ante litteram. Siamo fottuti e impotenti per un birichino che i nativi digitali stentano a conoscere e confondono con un qualificato provider fornitore di servizi per internet.

Il problema vero non è Eolo, ma i veleni scaricati nell’aria. Non è il vento che li disperde. Questa verità può non piacere, ma verità rimane. O si eliminano le cause reali dell’inquinamento, oppure continueremo ad avere i polmoni intasati da polveri sottili, ultrasottili e da altri balsami che accorciano la vita. Ma niente paura, Cremona avrà un ospedale nuovo. Qualche volta i cittadini s’incazzano e protestano. È successo ieri dalle parti dell’inceneritore e a Cavatigozzi. È un segnale. Dovrebbe accadere più spesso. Ma senza l’impegno delle istituzioni, la contestazione è un grido nel deserto. In alcune circostanze politici e amministratori pubblici esagerano, si credono onnipotenti e allora sbandano in curva e la pipì finisce fuori dal vasino. Il Masterplan 3c, è il totem per la soluzione dei problemi strutturali del nostro territorio. Panacea taumaturgica proposta dagli industriali, lo studio è diventato bandiera dell’Amministrazione provinciale che ha sollecitato i sindaci ad aderire ad un’Associazione temporanea di scopo (Ats) per implementarlo. Vittore Soldo, segretario del Pd, ha sottolineato «c’è bisogno di spiegarlo ai sindaci, non basta la condivisione che c’è stata tra le segreterie politiche» (Cremonasera, 4 febbraio). Come è buono lei, ma i sindaci non sono Fantozzi. O se lo sono, quando si sentono strumentalizzati, non esitano e non temono di dire: «La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca». I sindaci non pasteggiano con bistecche di volpe e non bevono latte di lince. Non posseggono un coefficiente di intelligenza superiore alla norma, però qualcosa capiscono. Non molto. Abbastanza per domandare al segretario del Pd come mai il corso di formazione e aggiornamento da lui desiderato non sia stato predisposto prima di pressare i Comuni per invitarli a partecipare al viaggio con Ats. Saranno felici quei sindaci e consiglieri comunali che hanno già approvato l’operazione senza essere stati illuminati dal verbo delle segreterie di partito nelle quali, con buona pace di Soldo, non abbondano i premi Nobel, né i premi Pulitzer. Ma nemmeno i fenomeni in senso lato, anche se alcuni pensano di esserlo. Qualche buon giocatore non manca, ma tutti sanno che il giudizio è sempre relativo e rapportato alla categoria in cui si milita. Tra i ciechi anche gli orbi ci vedono.

Per i consigli comunali che, al contrario, non hanno ancora aderito all’Ats, la preoccupazione espressa dal segretario Pd è un buon motivo per attendere. A maggior ragione se si considera che il parere dei partiti non è vincolante per le decisioni dei Comuni. Tanto più che salire a bordo dell’Ats non è gratuito, l’acquisto del biglietto non prevede rimborso e l’accordo dei segretari è stato sottoscritto senza la delega dei sindaci. Almeno non di tutti. Soldo dovrebbe preoccuparsi di altro, invece che dell’istruzione e aggiornamento dei sindaci, che almeno per ora, non sono ancora soggetti alle disposizioni di un Comitato centrale. Il muro di Berlino è caduto. I partiti sono panna montata. La recente elezione a Roma, del presidente della Repubblica e, a Cremona, la nomina del cda di Padania Acque hanno dimostrato la mancanza di autorevolezza delle segreterie politiche. Zucchero filato. Se si vuole maramaldeggiare è sufficiente ricordare che dopo 50 giorni dall’elezione del consiglio provinciale non sono ancora state distribuite le deleghe e i lavori dell’ente procedono con la velocità del curling. È lo stesso Soldo che lo conferma. «Ci si sta avvicinando cautamente a un risultato. I partiti hanno cominciato a parlarsi dopo il primo consiglio, ma stiamo ancora cercando un incastro. La questione non si è ancora sciolta, noi stiamo cercando di trovare una quadra per vedere se c’è la possibilità di tenere insieme tutto e tutti. Come Pd rimaniamo dell’opinione che la Provincia, come ente uscito dalla riforma Delrio, sia più un ente a servizio dei Comuni che un terreno di scontro politico». (Cremonaoggi, 4 febbraio). Aspettiamo con serena rassegnazione e poche speranze.

Dalla ribelle Meglio gioventù siamo passati alla felpata Pantera Rosa. Dal «Vogliamo tutto e subito», al Vogliamo tutto cautamente. Molto cautamente. Da non muoversi. In attesa che Soldo e soci trovino il falegname per l’incastro, l’esperto per una conversazione più fluida, lo specialista per sciogliere i nodi e un collante per amalgamare il teatrino, in attesa di tutto questo, nel mese di gennaio sono stati soppressi 64 treni della tratta Mantova-Cremona-Milano (Cremonasera, 2 febbraio). La provincia di Mantova ha alzato la testa. Quella di Cremona non è pervenuta. In riva al Mincio i consiglieri provinciali di minoranza, tra i quali l’ex presidente della Provincia di Cremona, Giuseppe Torchio, hanno presentato un ordine del giorno per sollecitare un consiglio provinciale a discutere del problema con la presenza dei sindaci dei territori interessati, i rappresentanti dei pendolari, i responsabili di Trenord e l’assessore regionale alle infrastrutture di Regione Lombardia Claudia Maria Terzi.  In riva al Po, il silenzio. È il de profundis della politica di casa nostra e la spiegazione dell’ascesa di Mantova e del declino di Cremona. Non è mancato l’intervento di Marco Degli Angeli, consigliere regionale dei Cinque stelle, che ha chiesto che Trenord e l’assessore Terzi riferiscano all’interno delle commissioni consiliari competenti (vittorianozanolli.it, 2 febbraio). A ruota è arrivata anche la protesta di Matteo Piloni, consigliere regionale Pd (vittorianozanolli.it, 3 febbraio). Ottimo. Ma una rondine non fa primavera. Neanche due. Piuttosto di niente, piuttosto, ma serve qualcosa di più.

È necessario che l’intera provincia, unita, scenda in campo per l’aria e per i treni. Per un futuro diverso da quello narrato dagli opinion leader allineati e coperti, supportati dall’informazione del pensiero unico. Ci vogliono coraggio, forza, determinazione. Rabbia. Diamo l’assalto al cielo è un vecchio slogan. Non è necessario agitarlo, ma può aiutare. Cautamente, porta alla sconfitta. Cremona non è uno schifo. È bella e aristocratica, ma occorre crederci. E volerlo. Non è velleitario. È un auspicio. Un augurio. «Chi non sa stare a tempo, prego andare». Jannacci disse. Già, oltre al coraggio, ci vuole orecchio. Anche in politica.

 

Antonio Grassi

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