Biogas. ‘Cremasco, pianificare coi sindaci gli impianti’

18 Febbraio 2022
Impianti biogas e biometano, Degli Angeli scrive ai sindaci del Cremasco:  ‘Necessaria  programmazione su base territoriale. Trasparenza e condivisione con cittadinanza e valutazione degli impatti cumulativi sulle nuove autorizzazioni’. Obiettivo promuovere delle campagne informazione, trasparenza e sensibilizzazione sugli impianti di biogas e di biometano, nonché promuovere la creazione di una rete territoriale utile ad un’attenta programmazione ispirata ai veri principi dell’economia circolare e della tutela dell’ambiente e della salute.  È quanto ha predisposto Marco Degli Angeli, consigliere pentastellato di Regione Lombardia, mediante una lettera indirizzata a tutti i sindaci dell’Area omogenea cresca e al presidente della Provincia di Cremona. Spiega Degli Angeli: ‘Mentre lo stato di salute dell’intera provincia di Cremona è già fortemente compromesso, la notizia emersa per mezzo stampa, inerente alla possibilità che nel Cremasco arrivino altri impianti a biometano, mi ha dato modo di pensare che la questione andrebbe attenzionata con la massima urgenza e sensibilità, anche perché è prevedibile che aumenteranno le richieste nei prossimi mesi’.
Il consigliere spiega quindi come la sua non sia una posizione pregiudiziale nei confronti di questi impianti, ‘che al contrario ritengo utili quando soddisfano i principi di economia circolare di una comunità e di un’azienda agricola appartenente al Comune ospitante, ma è un invito ad attenzionare, informare e coinvolgere cittadini e sindaci dei comuni circostanti in un dibattito e confronto allargato, nel principio di tutela ed equilibrio del nostro ambiente e di vivibilità dei territori”.
Tutto sta nel fatto che – sottolinea il consigliere pentastellato, ‘la presenza di biogasbiomasse e biometano, oltre ad incidere sull’impatto cumulativo della pressione ambientale, quando questi non rispondono ad esigenze di vera economia circolare, possono sottrarre ettari destinati alla produzione di cibo (per le vecchie autorizzazioni) , destabilizzare la viabilità ordinaria con aumento del traffico, creare disequilibrio idrico e sovraccaricare di potenziali rischi l’area che li ospita, come abbiamo potuto vedere con il grave incidente di pochi giorni fa a Castelleone’. Dati alla mano, il Cremasco, così come tutta la provincia di Cremona, risulta fortemente compromessa sotto un profilo di salute sanitario e ambientale: ‘La posizione geografica, le caratteristiche del bacino padano, le attività produttive, il traffico veicolare, la zootecnia, il riscaldamento domestico – spiega Degli Angeli – sono tutti elementi che creano un mix decisamente impattante per il territorio’.
La città di Crema (dati forniti dall’Ats Valpadana con tasso standardizzato per 1.000 abitanti), tra il 2015 e il 2019 ha registrato 2.313 ospedalizzazioni a causa di malattie all’apparato respiratorio. Il numero cresce in modo esponenziale, facendo riferimento all’intero distretto cremasco: i ricoveri salgono a 9.882. Discorso analogo va fatto per la mortalità dovuta a malattie respiratorie. Crema registra 141 decessi, mentre il distretto cremasco ne registra 534. I tumori ai polmoni sono 570 per il Comune di Crema, mentre sono 2.576 per tutto il distretto.
La provincia di Cremona detiene il record di presenza di nuovi impianti sul territorio. ‘Ecco perché servirebbe – asserisce Degli Angeli – una vera pianificazione e programmazione territoriale orientata all’economia circolare funzionale alle attività agricole e all’autoconsumo e non mirata al solo scopo di investimento finanziario per vendita del surplus energetico generato e fondato su conferimenti non autoctoni. ‘Per questo motivo – conclude – ho voluto scrivere ai sindaci del territorio: prima di tutto perché ritengo sia necessario lavorare su autorizzazioni severe nei vincoli ambientali e sanitari, nonché sull’intensificazione dei controlli. In secondo luogo perché ritengo che solo attraverso la costituzione di una rete intercomunale sarà possibile valutare le numerose richieste di nuovi impianti, comprendere gli impatti cumulativi a livello di tutto l’areale cremasco e porre quindi la salute umana e ambientale al primo posto’.

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