Sull’ospedale di Cremona aleggia il commissariamento

3 Aprile 2022

 

Le iniziative pubbliche intraprese dal comitato a difesa dell’Area Donna creano difficoltà alla direzione generale dell’ospedale di Cremona. Ne è prova la lettera firmata da 25 medici che si occupano di diagnosi e cura del tumore alla mammella e che operano nelle unità operative di Anatomia patologica, Chirurgia generale, Multidisciplinare di patologia mammaria e ricerca traslazionale, Oncologia, Radiologia, Radioterapia. Ecco il testo.

Area Donna, 25 medici difendono l’Asst di Cremona

Giova ricordare che i medici ospedalieri rilasciano interviste e firmano interventi riguardanti la struttura in cui lavorano previa autorizzazione della direzione dell’Asst, che dunque ha approvato lo scritto in questione. Sarebbe singolare e farebbe scalpore il contrario, vale a dire una nota critica dei medici all’operato della direzione. Questa presa di posizione collettiva a difesa della ‘ristrutturazione’ in corso nell’Area Donna appare dopo l’ultimo, tumultuoso incontro in Sala Quadri del Comune in cui per la prima volta è stata messa pubblicamente sotto accusa la conduzione dell’ospedale. Un’iniziativa promossa sulla scorta della manifestazione dell’8 marzo, del successivo incontro in Comune, delle centinaia di lettere di protesta inviate all’assessore regionale alla Sanità Letizia Moratti, dell’interrogazione del deputato grillino Danilo Toninelli e della presa di posizione a favore di Area Donna del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. Un insieme di azioni di disturbo che avrebbero destato l’attenzione e allarmato anche il politico più distratto, di certo non quelli regionali, dei quali si può dire di tutto, non che non siano scafati.  Il disappunto per il clamore suscitato dalla protesta del comitato è rimbalzato da Cremona a Milano, col conseguente invito a riportare la calma sulla piazza. Tanto più che una cittadinanza ostile potrebbe intralciare il progetto del nuovo ospedale. E intanto nei corridoi della palazzina direzionale si è materializzato lo spauracchio del commissariamento, una parola che ha iniziato a circolare con insistenza crescente. Urgeva correre ai ripari e la lettera firmata dei medici va in quella direzione, peraltro senza pronunciarsi sulle critiche e sui timori espressi dalle utenti. ‘Nel nostro ruolo di Dirigenti medici, ribadiamo con forza quanto già più volte asserito – si legge nella nota -. Nulla è cambiato a livello clinico e l’erogazione delle prestazioni continua ad assicurare la corretta assistenza nel giusto momento’. Peccato che non si spieghi perché le visite vengano fissate a un anno distanza, perché sia in atto un esodo verso altre strutture di medici e pazienti e che cosa si stia facendo per migliorare l’assistenza, che sono gli aspetti che più interessano i malati.

La campagna mediatica in atto, pilotata da politici di spicco, e finalizzata ad aprire canali di  comunicazione tra ospedale e cittadinanza farà buchi nell’acqua se basata enunciazioni e impegni generici e difese d’ufficio di decisioni sgradite all’utenza. Occorre ben altro per ripristinare il  clima di fiducia che si sta sgretolando. ‘Servono fatti non parole’ recitava un famoso ritornello pubblicitario. C’è bisogno di chiarezza altrimenti l’ondata del malcontento investirà l’ottava meraviglia del mondo, ovvero il costruendo ospedalino che Pietro Cavalli, già primario ospedaliero,  tema che sarà il contentino ai cremonesi a fronte del regalo ai mantovani: il Dipartimento di emergenza e accettazione di 2° livello che proietterà il ‘Poma’ nella serie A della sanità regionale.

I cremonesi resteranno figli di un dio minore finché i loro interessi saranno rappresentati da politici che inseguono ponti e autostrade inutili e ospedali avveniristici dei quali si ignora il contenuto. Le responsabilità di questo stato di cose si estendono dai parlamentari e consiglieri regionali ai sindaci, segnatamente quello di Cremona, massima autorità e responsabile della salute pubblica. Il ruolo da protagonista che compete a Gianluca Galimberti potrebbe alienargli simpatie e appoggio di chi è in grado di garantirgli un futuro politico quando terminerà il suo secondo mandato. In compenso gli procurerebbe consenso popolare, il che non guasta mai, soprattutto in prospettiva.

 

 

Vittoriano Zanolli

 

 

 

5 risposte

  1. Sono d’accordo con Vittoriano: il favore popolare e non l’appoggio di altri politici, rappresenta la vera qualità del lavoro dell’uomo pubblico, ma la qualità paga sempre dopo e la pazienza scarseggia …

  2. Salve…Sono Cristina Marenzi del primo comitato RIVOGLIAMO AREA DONNA e le scrivo per informarla che nel suo ultimo articolo dove cita la comparsa ,all’interno delle vicende di cui scrive, del parlamentare Toninelli e del senatore Sileri, manca un importante nome, quello di Sandra Zampa (membro del ministero della Salute, consigliera del ministro Speranza e firmataria della legge sulla medicina di genere). Era il 7 marzo, vigilia del primo presidio davanti all’Ospedale quando da lei sono stata contattata telefonicamente poiché voleva essere messa al corrente di ciò che stava accadendo a Cremona e da allora il nostro rapporto non si è mai interrotto ed è suo, il comunicato che mi ha pregato di leggere al microfono in Sala Quadri durante il primo incontro dove si rivolgeva alla DIRIGENZA dell’Ospedale e a Letizia Moratti. Proprio pochi giorni fa mi ha comunicato che sta preparando una lettera a Moratti con le firme di tutti i politici lombardi. Mi sembrava doveroso informarla di tutto questo e sperare,p er correttezza di trovare il nome di Sandra Zampa nel suo prossimo articolo e magari di come è ed è stata vicina alla nostra causa fin dall’inizio. Grazie e buon lavoro.

    1. La ringrazio della segnalazione. Sarà mia cura ricordare anche Sandra Zampa e ciò che sta facendo nel mio prossimo articolo.

  3. Sono solidale con quanto espresso dai medici che hanno rimarcato la funzionalità e efficienza di Area Donna. Non vi è ragione di smantellare un ospedale esistente per costruire una struttura nuova. L’ottimizzazione del denaro dovrebbe prevedere l’utilizzo per ristrutturare la struttura esistente. Il denaro restante servirebbe a potenziare e ampliare i servizi che già ci sono e ripristinare i settori smantellati

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