L’incorruttibile

15 Aprile 2022

La vita era stata benevola con Giordano. Nato in una famiglia di contadini piemontesi, era stato subito benvoluto dalla moglie del padrone della cascina in cui abitava, vicino a Vercelli. La donna, senza figli, l’aveva preso in simpatia e l’aveva fatto studiare da ragioniere, contribuendo economicamente agli studi. Ottenuto che ebbe il diploma, la donna era riuscita, attraverso conoscenze, a trovargli un posto di lavoro a Torino. Assunto alla Fiat come impiegato, Giordano si era distinto per la serietà e la precisione con cui eseguiva gli incarichi che gli venivano assegnati e, giunto alla soglia dei cinquant’anni, allorché si decise di candidare alle elezioni politiche una persona di fiducia, allo scopo di mandare a Roma chi potesse curare gli interessi della fabbrica torinese, la scelta cadde su di lui. Si era verso la fine degli anni Sessanta e, come sempre, le cariche politiche conferivano a chi le ricopriva prestigio sociale e potere. Eletto nella lista della Democrazia Cristiana, aveva lasciato la scrivania di corso Marconi, a Torino, per affittare un monolocale a due passi dalla sede del Parlamento, dato che l’attività politica lo obbligava a restare a Roma alcuni giorni alla settimana.

Nella giovinezza le donne non l’avevano interessato: al divertimento aveva sempre anteposto il lavoro e la carriera e, qualche tempo dopo aver ottenuto il posto, aveva sposato la ragazza del paese, con la quale era fidanzato fin dai tempi della scuola. A casa ritornava il venerdì sera, avendo diritto, in quanto onorevole, a un posto gratuito di prima classe sul rapido Roma-Torino. Il lunedì mattina ripartiva per la capitale perché non voleva perdere neppure una seduta del Parlamento. Alla fine del primo anno in politica, risultò tra i cinque onorevoli che avevano presenziato al maggior numero di sedute. Per lo zelo e la serietà entrò a far parte di una sottocommissione del ministero dell’Industria. L’incarico gli diede un prestigio ancora maggiore e sulla sua scrivania aumentavano le lettere in cui gli si chiedeva una raccomandazione per far assumere il figlio o la figlia in questo o quel ministero. Siccome aveva un carattere propenso alla generosità, si dava da fare e spesso la sua telefonata si rivelava determinante. Assunzione di cui poi egli si vantava con gli amici. Era questo l’unico punto a suo sfavore: la vanità, soffocata per anni, che ora prorompeva. Tuttavia, teneva sempre a precisare che quel che faceva per gli altri veniva attuato senza alcun compenso, ma per la sua predisposizione naturale ad aiutare il prossimo. Venne rieletto anche nella legislazione successiva e negli ambienti che era solito frequentare, a Torino, era cresciuto nella considerazione di tutti. Veniva complimentato da ex compagni di scuola, amici di famiglia, colleghi di lavoro e anche da qualche recente conoscenza femminile verso cui si mostrava particolarmente disponibile, all’occorrenza, a dare una mano e, ben presto, anche qualche altro organo del corpo, che non veniva rifiutato. La morigeratezza che l’aveva contraddistinto lasciò il posto alla scoperta delle gioie del sesso. Acquistò una Fiat 124 Sport mentre fino ad allora aveva usato per i suoi spostamenti una vecchia 500, lontano com’era dalla convinzione che una bella automobile potesse favorire la conquista sentimentale. Presenziava alle feste del suo partito, accettava inviti a cene, a soggiorni in montagna e al mare e anche a battute di caccia. Sempre però trovando il modo di mettere in luce la sua incorruttibilità.

Un altro aspetto del suo carattere era la riconoscenza e, in occasione delle festività natalizie, anche per gratificare i suoi elettori importanti, essendo astemio, era solito riciclare le bottiglie di vino pregiato avute in dono. Il proprietario di una riserva di caccia che lo invitava un paio di volte all’anno a sparare a starne, lepri e fagiani, ricevette una confezione contenente una bottiglia di Barolo. Il pacco-dono riciclato, depositato in salotto insieme ad altri regali, non si sa come finì in un ripostiglio della casa di caccia, dove rimase chiuso per un paio d’anni. Un bel giorno, venne ritrovato e il padrone della riserva di caccia decise di aprirlo. All’interno della confezione, oltre alla bottiglia di Barolo del 1964, c’era una busta bianca chiusa con cura. Aperta, fecero capolino tre milioni di lire in contanti.

 

Sperangelo Bandera

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