Sul nuovo ospedale il silenzio dei rappresentanti locali

25 Aprile 2022

Di fronte alle dichiarazioni a proposito della scelta tecnica ed organizzativa di revisione dell’attività di Area Donna, decisione necessaria per quanto impopolare,  verrebbe da chiedere ai rappresentanti del territorio se hanno ben compreso i reali problemi della sanità cremonese e, nel caso, come intendano muoversi  al riguardo. Non è Area Donna, bensì l’erigendo nuovo ospedale il perno sul quale si gioca l’organizzazione sanitaria del prossimo futuro ed è su questo argomento che invece il silenzio regna sovrano. Un silenzio un po’ sospetto, se è vero che anche i nostri rappresentanti, davanti alla costruzione di un nuovo edifico che li riguardi direttamente, chiederebbero come prima cosa un progetto, una piantina della casa o dell’appartamento per valutare se possa soddisfare le proprie esigenze.  E’ ragionevole pensare che anche un industriale, in procinto di costruire nuovi capannoni, commissioni un progetto in funzione della sua destinazione d’uso, della tipologia di lavorazione prevista, della previsione dell’attività, di quali e quanti macchinari gli serviranno, della loro collocazione, di una analisi di mercato e dell’intero  processo produttivo. Non si è mai visto nessuno che, con soldi propri, decida di costruire qualcosa senza sapere cosa ci metterà dentro. D’altra parte, se pensiamo che i soldi dei cittadini siano quattrini di nessuno e che nessuno ne chiederà mai il conto, forse non serve ricordare  che costruire un ospedale significa anche e soprattutto conoscerne la funzione, sapere come inserirlo in un progetto di sanità pubblica, prevedere il modello assistenziale, progettare l’unità con il territorio, ma soprattutto sapere a cosa dovrà servire. Secondo la definizione tradizionale, anche una RSA (la vecchia ”casa di riposo”) è un ospedale, anche una piccola clinica è un ospedale, anche quello di Sospiro è un ospedale.

Progettare e costruire un ospedale senza averne chiarito i compiti ed il contesto nel quale dovrà funzionare  appare sin dall’inizio un grave azzardo. Non è la stessa cosa un ospedale sede di DEA (Dipartimento di emergenza e accettazione, il vecchio ‘pronto soccorso’) di secondo livello rispetto ad una casa di riposo. Al momento nessuno conosce gli imperscrutabili pensieri dell’assessorato lombardo alla sanità, neppure gli addetti ai lavori e forse nemmeno i vertici regionali sono in grado di afferrare la complessità del loro pensiero. In parole poverissime: è vero che verrà potenziata la struttura di Mantova? In questo caso Cremona verrà certamente declassata e allora avrà bisogno solamente di un ospedalino di campagna con i servizi essenziali e quindi il progetto del nuovo ospedale potrebbe ispirarsi a Cremona Solidale, con la quale entrerà certamente in competizione. Se invece il DEA di II livello venisse attribuito a Cremona, allora il progetto dovrà tener conto di sale operatorie all’avanguardia, tipologie di ricovero, attenta analisi dei flussi, servizi di supporto adeguati, modelli assistenziali rivisti e con essi tutta l’organizzazione. La stessa differenza che c’è tra utilizzare l’area Tamoil come zona adibita a parcheggio libero oppure edificare una replica del Bosco Verticale da parte dell’architetto Boeri. E se qualcuno dovesse obiettare che in fondo anche un grattacielo è dotato di parcheggio, bisognerebbe seriamente prendere in considerazione un TSO (trattamento sanitario obbligatorio).

Quindi, se è vero che la villa di Arcore e la villetta a schiera di Bonemerse rientrano ambedue nella definizione di “villa”, è ragionevole pensare che sin dall’inizio il progetto edilizio sia stato redatto in conformità delle esigenze di differenti tipologie di utilizzatore finale.  A questo punto i rappresentanti della popolazione cremonese, in particolare gli amministratori pubblici, dovrebbero pretendere, non chiedere umilmente, di conoscere le reali intenzioni della Regione sul progetto della riorganizzazione complessiva della sanità pubblica e soprattutto sulle competenze e sulle funzioni del nuovo ospedale. Ricordando sempre che, purtroppo, la struttura, le funzioni e l’efficienza di un ospedale possono significare la differenza tra cavarsela oppure esalare l’ultimo respiro. E se è vero che toccare ferro aiuta, aiuterebbe ancora di più un ospedale con i servizi garantiti da un DEA di secondo livello.

 

Pietro Cavalli

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4 risposte

  1. Il vero problema è oggi. Per far stare in una futura, ipotetica, ancora da fare un bando struttura costruita nel giardino dell’ospedale attuale, che se andrà bene, conterrà 400/500 posti letto, stiamo vedendo da anni oramai il dimezzamento e diverse chiusure di reparti. AreaDonna è la punta di un iceberg, ma le donne, specialmente se unite dalla sofferenza di una malattia che terrorizza come il tumore, hanno saputo unirsi, mettendo da parte ideologie, etnie o bandiere. Non so cosa accadrà tra 8/10 anni, ma il tempo non è dalla nostra parte: il diritto alla cura lo pretendiamo adesso esattamente come era prima del Covid
    Tutti i politici dovrebbero capirlo ed aiutarci, invece di “sparare sulla Croce Rossa”!

  2. Ma chi ha partorito l’idea di un nuovo ospedale era consapevole di quello che stava dicendo? È vecchio? Allora spostiamoci a Brescia in strutture ancor più vecchie o a Mantova comodissima da raggiungere! Teniamo a Cremona moltissime ambulanze per raggiungere luoghi lontani e taxi gratis per andare dai ricoverati!

  3. Leggo l’articolo del dott. Cavalli che condivido pienamente e che mi lascia indignato nei confronti della amministrazione ospedaliera , dei nostri rappresentanti politici, di quelli regionali e perfino dei loro portaborse e galoppini vari, tutti pronti ,in piena consapevolezza, a sperperare centinaia di milioni di soldi pubblici di un Paese che avrebbe tanto bisogno di ridurre le spese, specialmente quelle inutili.
    Un atteggiamento arrogante, di personaggi che non vogliono bene al Territorio che amministrano e che non hanno nessuna considerazione e rispetto per i Cittadini che li hanno eletti.

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