Russi esclusi da Wimbledon: la guerra condiziona lo sport

2 Maggio 2022

Con una nota ufficiale il torneo di Wimbledon ha annunciato l’esclusione dei giocatori russi e bielorussi dall’edizione 2022 del torneo più famoso al mondo. L’opinione pubblica si è ovviamente divisa, con una grande componente di giocatori e addetti ai lavori del mondo del tennis schieratasi contro la decisione degli organizzatori. Tra questi c’era ovviamente Novak Djokovic, sempre in prima linea su questo tipo di controversie. Con lui si sono alzate le voci di Panatta, di ATP e WTA e di un grande coach come Patrick Mouratoglou, secondo cui sport e politica non devono influenzarsi. Ora però anche gli Internazionali d’Italia di Roma potrebbero mettere in atto il bando ai giocatori russi e bielorussi, con una decisione che verrà presa nei prossimi giorni. La domanda implicita: decisione di facciata o conseguenza di guerra?

La posizione di Djokovic e la risposta da Londra

Contemporaneamente alla notizia dell’esclusione, Wimbledon ha aperto le porte anche ai giocatori non vaccinati, come lo stesso Djokovic, protagonista in gennaio della controversa vicenda Australian Open. E proprio il campione serbo si è fatto sentire in favore dei colleghi russi esclusi: “Gli atleti non c’entrano. Quando il governo interferisce con lo sport il risultato non è mai buono.”

Gli ha fatto seguito Patrick Mouratoglou, acuto guru del tennis e allenatore di Serena Williams e altri campioni, affermando che bisogna dividere sport e politica. Ad un primo sguardo la posizione sembra corretta, ma ha risposto bene il presidente dell’All England Club di Wimbledon: “Anche se dovessimo accettare iscrizioni di giocatori russi e bielorussi con dichiarazioni scritte, rischieremmo che il loro successo o la loro partecipazione a Wimbledon possano essere utilizzati a beneficio della macchina di propaganda del regime russo, cosa che non potremmo accettare”. Non dimentichiamo che al momento sono ben due i tennisti russi in top10, con Medvedev secondo e Rublev all’ottavo posto del ranking ATP.

Combattere senza armi

Essere russi o bielorussi non è certo una colpa, ma proprio questo è il dramma di essere in guerra: nessun reparto della società viene risparmiato dal coinvolgimento. Non comprendere ciò è forse figlio del fatto che il mondo occidentale e la macchina capitalista sta comunque andando avanti, per ora risparmiata da un conflitto armato sul campo che ai nostri occhi appare appunto obsoleto, retrogrado e a cui giustamente non vogliamo prepararci. Le analisi sulla decadenza dell’Occidente dello stesso Vladimir Putin negli ultimi anni guardano ad Ovest con disprezzo per un popolo che auto-demolisce i propri valori e si colpevolizza continuamente, ritrovandosi così incapace di agire. Alcuni hanno persino ricondotto a questo assunto la decisione dell’invasione ucraina.

Ma se con meritevole pacifismo vogliamo evitare la via armata, queste sono le armi indirette che abbiamo, esclusione da Wimbledon compresa.

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 Precedenti storici ci dicono che, sia nel bene che nel male, lo sport è invece anche e soprattutto politica, 

L’ATP ha parlato del rischio di creare un “pericoloso precedente” dannoso per il gioco: non è la prima volta che delle nazioni vengono escluse dai tornei sportivi a causa della guerra o che politica e sport si influenzano. É invece la prima volta che dei singoli atleti vengono bannati in base alla nazionalità.

Era il 1950, quando al Mondiale brasiliano della ricostruzione post guerra, le nazionali di Giappone e Germania vennero escluse in quanto responsabili del conflitto. Anche in quel caso gli atleti non c’entravano, eppure il precedente, giusto o sbagliato, non viene ricordato.

Il caso opposto è invece quello dei boicottaggi, e ad andarci di mezzo sono sempre stati gli atleti.

 

Marco Massera

 

 

 

 

 

Una risposta

  1. Mi rendo conto perfettamente delle ottime ragioni che sorreggono la decisione di escludere gli atleti russi dalle varie competizioni internazionali.
    Tuttavia, coinvolgere gli atleti russi al cospetto dei popoli e dei media del mondo sarebbe una formidabile arma di comunicazione. La Russia potrebbe essere costretta o a vietarne la partecipazione o ad oscurare l’informazione, ricevendo in entrambi i casi un colpo molto forte al muro di falsità alzato dalla propaganda putiniana. Escludendo lo sport o la musica o l’arte non si ottiene lo stesso risultato, né si portano gli atleti a riflettere sul loro valori simbolico. Li si taglia fuori e basta, togliendo loro la possibilità di vedere coi propri occhi, di sentire col proprio sentimento quello che tutto il mondo vede. Si provoca rabbia, e non c è niente di più inutile

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