Ospedale. La sanità non è un derby tra Cremona e Mantova. E’ il diritto alla salute

22 Maggio 2022

Il Donbass di Cremona si chiama Dipartimento di Emergenza e Accettazione (Dea) di secondo livello. Il servizio è conteso da Mantova e già sono iniziate le manovre per rivendicarlo. Non siamo ancora all’esibizione di muscoli. Ma alle punture di spillo, alle mezze frasi. Ai messaggi in codice. Situazione inaccettabile e pericolosa, conseguenza di una politica becera, priva di ogni disponibilità all’ascolto delle voci fuori dal coro, non necessariamente critiche. Una politica più tesa al facile consenso, eterodiretta dall’economia e dagli interessi di bottega. È il risultato della perdita dell’agire politico, della scomparsa dell’agorà, sostituito dalle piazze virtuali totalizzanti e pervasive. È la politica perduta di Hannah Arendt. Più banalmente, è l’azione miope e autodistruttiva di una classe politica molto, troppo, interessata alla propria sopravvivenza e poco, quasi nulla, al bene comune.

È la fine di aprile del 2020 quando Massimiliano Salini, parlamentare Europeo e noto extraterrestre, allora commissario lombardo di Forza Italia, propone (Cremona oggi, 28 aprile 2020) la costruzione di un nuovo ospedale da 700 posti, 450 milioni di euro di spesa da scucire al Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Milano sposa l’idea. Il 26 luglio 2021 la giunta regionale delibera un protocollo d’intesa per la realizzazione dell’opera. Il 28 luglio la giunta comunale di Cremona lo sottoscrive. Il 10 dicembre Letizia Moratti, vicepresidente regionale e assessore al Welfare, viene in città per una visita pastorale. Nell’aula magna del vecchio ospedale anticipa di tre giorni l’arrivo di Santa Lucia. Annuncia: Cremona avrà l’ottava meraviglia del mondo. Cin, cin. «Con l’obiettivo – precisa – di farlo (il nuovo ospedale ndr) diventare un Dea di secondo livello» (Cremonasera, 10 dicembre), scintilla che provocherà il Donbass Padano. Il 15 dicembre, il presidente della Regione, Attilio Fontana, la vice Moratti, il presidente della Provincia Mirko Signoroni, il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, il direttore generale dell’Asst Giuseppe Rossi e quello di Ats Valpadana Salvatore Mannino firmano il protocollo d’intesa. Investimento previsto 330 milioni di euro da intercettare dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Il 1° febbraio 2022 lancio stellare. La vicepresidente Moratti in collegamento video con Dubai annuncia la svolta copernicana al convegno Hospital of the future. How to re-think architectures for health. Roba extralusso, qualità superiore, degna della capitale mondiale del latte e dei rondoni e sede dei prossimi dibatti internazionali su Genomic prediction for resistance to bullshit and Effects of the proliferation of the padulo birds.

Il 7 aprile si riunisce per la prima volta il Tavolo per il coordinamento. Tavolo che si era costituito nei giorni precedenti. Il 16 maggio la giunta regionale delibera lo stanziamento di 280 milioni di euro per l’opera. Ne mancano 50. Arriveranno. Calma e gesso. Il 18 maggio la Moratti fa pipì fuori dal vasino. «In visita a Mantova dichiara al Tg Lombardia: il Poma sarà un Dea di secondo livello» (vittorianozanolli.it, 18 maggio). Ma tra Cremona e Mantova due Dea di secondo livello non ci stanno (Pietro Cavalli, vittorianozanolli.it, 19 maggio). Ne resterà soltanto uno. Come in Highlander. La cacca è calpestata e in contatto con la scintilla del 10 dicembre prende fuoco. Il Donbass Padano è realtà e nessuno lo può negare. Cremona si preoccupa. Da subito, dalla proposta di Salini, l’informazione di regime suona la grancassa a sostegno del progetto. Acritica e scendiletto, è più ossequiosa di Lombardia Notizie, house organ della Regione. L’ottava meraviglia del mondo è il santo Graal. Dona vita eterna e conoscenza. Soprattutto porta appalti. I templari della tastiera, con indomito coraggio, lo difendono.

La maggior parte dei partiti si accoda alla sanità del futuro. S’inchina, applaude, slinguazza con la Regione. I piloti volano rasenti a terra. I nocchieri evitano il mare aperto. Navigano lungo la costa attenti a evitare secche e scogli. La politica non è migliore dei suoi figli e accondiscende. Poi ci sono le eccezioni. Luciano Pizzetti, parlamentare Pd, tipo sveglio e l’occhio che vede lontano, due settimane prima dello sfondone della Moratti in terra virgiliana, aveva lumato il pericolo e lanciato l’allarme. Il 5 maggio, in versione Zelensky del Po, ma meno militaresco del presidente ucraino e più funzionario del Pci togliattiano, aveva invitato la provincia all’unità. Non una chiamata alle armi. Un’allerta giallo, defcon 3. «Mantova – aveva spiegato – è una provincia più grande e ha una sola Asst. Cremona è più piccola e di Asst ne conta due, dunque viaggia in salita dal punto di vista competitivo. Gli storici punti di debolezza del territorio prima o poi presentano il conto. Come ovviare? Con unità». (La Provincia). Messaggio chiaro nel complesso. Ambiguo per un dettaglio. Se le due Asst sono una a Cremona e l’altra a Crema, la zavorra sta nella Repubblica del Tortello, dettaglio non trascurabile. Pizzetti è un farmacista del linguaggio. Neppure una virgola lasciata al caso. A Crema è marchiato per il cremonese che ha brigato per la chiusura del tribunale cittadino. O precisa chiaro e forte il passaggio sulle due Asst. O l’unità provinciale resterà un sogno di mezza estate e il nazionalismo cremasco tornerà sulle barricate, con le declinazioni annesse. Dall’unione con Lodi, piuttosto che con Treviglio, o con entrambe. L’Area omogenea ritroverà la compattezza perduta e Pizzetti avrà compiuto un miracolo.

Mentre si guarda al domani, all’ottava meraviglia del mondo supertecnologica, pronta a curare i cyborg, si dimentica l’oggi. Si scordano le persone, le emozioni, i sentimenti. L’umanità dei pazienti. Si legge Philip K. Dick. Si fantastica su cliniche per replicanti. Si rimuove la cronaca della sanità quotidiana. Quella della mancanza di medici di base, degli eccessivi tempi di attesa per esami clinici e visite specialistiche. La sanità della burocrazia. Della discrezionalità eccessiva di qualche funzionario, rigido e ottuso, della categoria quand la merda la monta in scagn o che la spuzza o che la fa dagn. La sanità dei questuanti, che elemosina le risorse, ma paga 80mila e 300 euro per la revoca dei lavori di costruzione del Cancer Center.

La sanità non è un Donbass Padano. Non è una competizione. Non è un derby tra Cremona e Mantova. La sanità è il diritto alla salute. Non vince il migliore. Non perde il peggiore. O vincono tutti. O perdono tutti. La politica ha già perso. Il Donbass Padano la inchioda.

 

Antonio Grassi

2 risposte

  1. Mi chiedo il perché,in questa situazione devastante,non ci sia un intervento deciso delle autorità competenti. Siamo al solito discorso, quanto ci guadagnano a stare imboscati? O meglio hanno già guadagnato e devono tacere?

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