Razzismo e progressismo. Chi impone un gay pride a una maggioranza etero è razzista?

10 Giugno 2022

Che cosa significa razzismo? Razzismo è un termine odioso, che si usa malvolentieri perché potrebbe generare equivoci e perché nessuno vuole correre il rischio di essere tacciato come tale: razzista. Anche i politici non amano parlare di razzismo. Il pericolo è di essere inseriti nel ghetto dei reazionari: quelli che non si sono accorti che il vento è cambiato, che la politica vincente, oggi, è di chi si schiera col progressismo. Cosa che col progresso non ha nulla a che vedere, né con quello tecnologico, né con quello sociale, tanto meno con quello culturale. Anzi. Se sei progressista le tue scelte devono essere obbligate e il colore della tua bandiera deve essere quello: e bada di non sbagliare colore. Se sei progressista sei “avanti”, il tuo impegno politico (e partitico) denota la tua intelligenza, il tuo stile, la tua ampiezza di vedute. Se sei progressista non puoi essere razzista, almeno secondo l’odierna, volgare accezione del termine.

In una lettera che il direttore di questo blog mi aveva recentemente pubblicato, fra le altre cose sostenevo che lepiccole comunità ad impronta conservatrice hanno la tendenza a custodire gelosamente il proprio patrimonio di tradizioni con il risultato di procreare una cultura a stampo razzista discriminatoria rispetto a ciò che non rispecchia la propria identità. Mi sarei aspettato una qualsiasi reazione, poi ho capito che quando si parla di razzismo è meglio non impelagarsi in questioni che magari col razzismo non hanno nulla a che vedere. Perché quando si parla di razzismo è facile fare subito riferimento agli immigrati (irregolari) che, se non delinquono, vengono da noi a chiedere un lavoro. Perché razzismo e discriminazione (che è motivo di “danno per individui e categorie”, come puntualizza il vocabolario) vanno a braccetto e non conservano valori positivi. Mi sono allora domandato: quali sono i valori – le cose buone – che la nostra comunità, la nostra città fortemente conservatrice, vuole risparmiare dal massacro del consumismo, dalla omologazione di pasoliniana memoria, da tutte quelle cose che non vorremmo vedere e vivere nella nostra tranquilla quotidianità? Pensavo, ragionando in questo modo, che non avrei mai visto crescere in modo quotidianamente esponenziale il degrado, la maleducazione, la mancanza di rispetto per l’ambiente e per il prossimo, nella nostra città. Invece, il “progressismo” del nostro governo cittadino ha confuso le “cose buone” con gli interessi personali. Avevo creduto, insomma, che la difesa dei valori che appartengono alle tradizioni secolari del nostro territorio trovasse spazio nel “progressismo” dei nostri governanti locali. Sbagliavo. Il progressismo è un’altra cosa e il razzismo – mi devo ricredere – non trova domicilio solo nelle comunità conservatrici. Il razzismo crea discriminazione, è contrario a tutto ciò che considera diverso dal proprio modo di intendere. Il razzismo è illiberale, ha una visione molto ristretta di quelli che sono i principi di tolleranza e libertà. Il razzismo non ascolta, non è capace di dialogo.

In un bell’editoriale di Ada Ferrari pubblicato su questo blog, si parla del tramonto della cultura occidentale, quella che ha creato la libertà personale e ha dato al pensiero un respiro democratico.  L’editoriale si presta a discutere sulle minoranze sessuali che il modello “progressista” cerca in tutti i modi di valorizzare a discapito di una popolazione (credo percentualmente maggiore) eterosessuale. Lo stesso blog ha ospitato commenti sul gay pride cremonese patrocinato dalla nostra amministrazione comunale. Non sono interessato ai diversi orientamenti sessuali, ognuno è libero di gestire la propria persona nel modo che crede più opportuno fintanto che non viene a limitare la libertà altrui. Ma l’imposizione di una manifestazione culturalmente di nicchia nulla a che vedere col progressismo. E se quel giorno qualche cittadino si è sentito discriminato, mi domando ancora: dove sta il razzismo?

Chi ha trasformato in regime oppressivo e assolutista il governo della città facendo passare per “politiche” alcune scelte importanti che incidono sull’ambiente e sulla salute del territorio in cui viviamo, creando profonde difformità tollerate dalla nostra ignavia, non può essere chiamato progressista. Chi è, allora, razzista? Una classe politica dirigente ci sta portando consapevolmente alla rovina. Chi gioca a privilegiare interessi personali e gioca a fare il “progressista” sulla pelle degli altri merita di essere chiamato razzista. Il diverso colore dei nostri ideali giovanili oggi ha una cromatica sbiadita e omologata. C’è confusione. Come c’è confusione nel segno + che segue il noto acronimo che descrive le minoranze sessuali. La stessa confusione che regna in chi confonde progressismo e razzismo. La stessa, dove abita l’ignoranza.

 

Fernando Cirillo

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