Raffinazione e trasporto: carburanti più cari al mondo

13 Giugno 2022

Circola da giorni sui social la tabella pubblicata a corredo di questo articolo che evidenzia l’incomprensibile rincaro dei carburanti. Oggi, 13 giugno 2022, il barile Future Petrolio Greggio WTI è quotato 118,66. Benzina e gasolio si aggirano attorno ai 2 euro al litro e in alcuni casi li superano. Nel 2008, il greggio arrivò alla cifra astronomica di 147 dollari al barile e il prezzo medio alla pompa era di 1,380 euro per la benzina e 1,344 per il gasolio. Le accise sui due carburanti sono state  in parte eliminate dal governo (lo sconto è stato di 0,25 centesimi al litro) con un provvedimento dello scorso 22 marzo, scaduto il 2 maggio.

Il taglio è costato allo Stato circa 590 milioni in un mese e la proroga bimestrale oltre un miliardo di euro. L’esecutivo, per bocca del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, conferma la volontà di prorogare l’aiuto: «È un tema di primo piano a cui il governo sta prestando la massima attenzione insieme alle misure necessarie a calmierare i prezzi. Vogliamo assicurare la trasparenza dei prezzi al fine di evitare fenomeni speculativi». Ma in un regime di libera concorrenza il governo è parzialmente impotente. Può intervenire sulle accise ma non evitare che le compagnie facciano cartello e speculino, come sta avvenendo, con rincari superiori al 40 per cento, cioè ben oltre la spinta inflattiva impressa dalla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina.

Le ultime rilevazioni di Quotidiano Energia indicano che in modalità self la verde ha raggiunto una media di 2,219 euro al litro mentre il diesel di 2,225. Continuano quindi i rincari. In relazione a questo fenomeno, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha parlato di una «colossale truffa ai danni delle imprese e dei cittadini», facendo notare come questi aumenti siano ingiustificati. E mentre Milano Finanza denuncia «lo strano caso della benzina più cara del mondo», a Cingolani ha fatto eco il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli che ha imputato i rincari del grano a speculazioni. Infatti i prezzi dei cereali sono strettamente legati a quelli degli idrocarburi. Ma si può davvero parlare di speculazioni? Dove potrebbero annidarsi? Per capirlo bisogna sapere com’è composto il prezzo dei carburanti.

L’importo pagato al distributore di benzina può essere diviso in tre componenti: netto, accisa, e Iva. L’importo dell’accisa è indipendente dal prezzo della materia prima e costituisce una tassa che raccoglie molti piccoli sovrapprezzi che nei decenni si sono sommati tra loro quando lo Stato ha avuto bisogno di finanziare interventi rapidamente. Dal 1995 l’accisa sui carburanti è unica: è una tassa che lo Stato può impiegare per gli usi più vari. Alle accise si aggiungono l’Iva, che costituisce il 22% del prezzo finale, e il prezzo netto, ovvero il prezzo industriale ripulito delle imposte. L’Iva e l’accisa sono dunque i due elementi su cui il governo può agire per calmierare i rincari, anche alla luce del fatto che l’aumento del prezzo dei carburanti ha fatto aumentare considerevolmente l’introito dell’Iva.

La porzione di prezzo direttamente influenzata dagli andamenti del petrolio è il netto, formato dai costi legati all’estrazione del greggio, la sua raffinazione, il trasporto e la distribuzione del carburante finito. Il greggio costituisce circa il 42-53% del costo netto, ovvero il 20-25% del prezzo finale di benzina e diesel. Di conseguenza, una diminuzione del prezzo del petrolio del 29%, si traduce in una diminuzione di quello del prodotto finito di solo il 6%. La distribuzione, invece, incide per circa l’8-9% del prezzo finale. Rimane quindi un’ampia percentuale del prezzo che dipende da raffinazione e trasporto: è qui che si potrebbero nascondere le speculazioni menzionate dal ministro Cingolani che verrà sentito dalla procura della Repubblica di Roma, che ha aperto un’inchiesta sull’inspiegabile corsa al rialzo dei prezzi dei carburanti.

 

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