Ticengo, addio al sindaco Agarossi, medico e sportivo

9 Luglio 2022
  • Se ne è andato in punta di piedi Mauro Agarossi, sindaco di Ticengo, medico, allenatore di pallacanestro, membro del club degli otto Comuni cremaschi recedenti da Scrp. È morto in un giorno torrido d’estate. Era nato a Gussola, aveva 74 anni, era ammalato da tempo, ma della sua disgrazia non  parlava, oppure minimizzava. Parlava piano e nei modi ricordava il tenente Colombo. Sornione, aveva la risposta pronta. Mi piace ricordarlo al telefono. Lo chiamavo per informarlo degli sviluppi della vicenda partecipate. Lui ascoltava quasi sempre senza commentare e poi incominciava a parlare d’altro. Di sport, di medicina, di politica. Era bravissimo a barcamenarsi, a smussare gli angoli. Lo definivo vecchio democristiano e lui rispondeva: «Grande scuola. Oggi farebbe comodo». La telefonata si concludeva con un ping pong di battute. Era simpatico ed era impossibile non essergli amico. Anche quando ha passato un periodo non felice della vita amministrativa non ha mai perso la calma. Era rassegnato e non provava rancore verso chi gli aveva procurato dolore. Finita la vicenda in modo positivo per lui , l’ha archiviata senza propositi di rivincita, tanto meno di vendetta. Era buono e generoso. Credeva nei giovani e faceva gruppo. Entrato nel club dei recedenti in sostituzione del suo predecessore, subito si era integrato. Poi la malattia non gli ha permesso di partecipare alle riunioni, ma non ha mai smesso di seguire gli sviluppi. La malattia non gli ha permesso di partecipare all’atto conclusivo della storia, ma sono
    sicuro che non ne ha fatto una tragedia.

Credeva nei giovani e nello sport. La professione di medico era per lui una missione, svolta come chirurgo, prima l’ospedale di Soresina poi in quello Crema. Se ne va un uomo d’altri tempi. Un galantuomo. Lascia la moglie e quattro figli. Allenerà la squadra di basket. degli angeli.

Un saluto. I dissidenti non ti dimenticheranno.

 

Antonio Grassi

Una risposta

  1. Ci siamo seduti a un tavolo nelle campagne soresinesi un po’ prima della pandemia. Non aveva perso il suo spirito, la battuta intelligente e la sua flemma. Abbiamo lavorato insieme per alcuni anni a Soresina. Da lui ho imparato tante cose e non solo legate alla nostra professione. Mi ha insegnato a responsabilizzarmi e ad essere più determinato, anche nella vita. Un grande maestro, umile e generoso.

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