Le apparizioni di Chiara Ferragni a Cremona e la stampa locale in adorazione

11 Luglio 2022
Do voce a un pensiero che fluttua in città, seppur confinato nei sussurri tra amici: ‘Chi se ne frega di Chiara Ferragni e dei suoi ritorni periodici a Cremona’. E’ uso, nei media locali, consumare fiumi di inchiostro per narrare le camminate della blogger tra le vie del centro; con figliolanza al seguito. Ogni pezzo, ogni didascalia, ogni sommario o titolo che la riguardi, gronda adorazione. Smanceria. Riverenza. Ammirazione sconfinante, non di rado, in quella malcelata invidia provinciale per chi ce l’ha fatta. Anche i media meno conformisti della piazza locale cedono ai lustrini della Chiara nazionale con sesquipedale afflato. Un po’ perché sperano in qualche lettore in più, e poi per non discostarsi troppo dal coro popolare. Non c’è riga, o quasi, in cui, accanto al nome dell’imprenditrice digitale, non appaia l’aggettivo possessivo ‘nostra’ a rimarcare quel senso di appartenenza che la città vorrebbe imprimere, a fuoco, sulle carni di Chiara. Marchio da sventolare come bandiera durante qualche attacco campanilistico, utile a risollevare il morale della truppa. Lei la Ferragnez risponde carina e gentile, ma nulla di più. Il suo essere cremonese è solo un dato anagrafico, non sentimentale. È spesso una mera incombenza con la famiglia d’origine, nient’altro. Non è una critica, ci mancherebbe. Liberissima di considerare la città dove è nata alla stregua di qualsiasi altro posto in cui fluttua tra un post e l’altro. Ne ha tutto il diritto. Se qualcuno vuole la controprova di questo, controlli se mai si sia fatta una foto nei due musei della città (ad esempio in quello del violino) per dare una mano al turismo della ‘sua’ città.
Va beh pazienza ; è noto come ogni suo click valga un fiume di denaro e di certo non può sprecare tempo e soldi con istituzioni che non navigano nell’oro. E’ giusto così: business is business. Ma allora non ci si ammorbi con colate di inutile melassa. Chiara torni in città quando vuole. Noi liberi di non essere ammorbarti da cronache penose. E di usare al meglio l’aggettivo possessivo.
Ghino di Tacco

6 risposte

  1. Il concetto espresso dal commento qui condiviso si potrebbe ricondurre e condensare in un unico termine: provincialismo. Il che andrebbe a illuminare quell’onnipresente fil rouge che cuce e salda fra loro i media locali (il 99% di essi quantomeno), restituendone al tempo stesso il “valore”, l’utilità e la misura culturale.

  2. Riflessione felice e totalmente condivisibile. Benché non sprovveduta, fino a qualche mese fa felicemente ignoravo che la signora fosse cremonese. Non ignoravo invece, ma subivo con somma irritazione, le sue incursioni pubblicitarie nella mia mail …borsette, cinture, shampoo e così via. Se ci sforzassimo tutti d’essere un tantino più coriacei -e meno cortigiani- la parola ‘influencer’ manco esisterebbe. E invece …
    .

  3. Mah …
    Ammesso di non aver frainteso il tenore dell’articolo, credo, e lo dico sommessamente, di non essere totalmente d’accordo con voi. Sono la persona meno gossipara del mondo e non conosco personalmente la sig.ra Ferragni, ne’ suo marito (circostanze che mi pare di non poca importanza). Non mi paiono particolarmente simpatici ed oltretutto sono politicamente distanti anni luce dalle mie opinioni, ma se non ricordo male durante il COVID hanno raccolto, gratuitamente e senza essere richiesti, una ingente quantità di denaro (o hanno fatto una importante donazione?) per l’ospedale di Cremona. Credo che come dice ghino la comunità cremonese dovrebbe abbandonare la sua abituale invidia, talvolta “cattiva”, per i suoi (numerosi) figli famosi e che hanno avuto successo al di fuori dalle mura domestiche. Nel suo esclusivo interesse dovrebbe invece inventarsi modi per coinvolgerli, non trattandosi sempre e solo di questione di soldi. Mi astengo, non avendone competenza alcuna, da qualsiasi considerazione sulla stampa locale. Prendo atto di quello che dite, tenendolo in debita nota, essendo quasi tutti voi voci importanti e stimate del settore.

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