Deposito rifiuti ferrosi a Cava. ‘E le barriere anti rumore?’

22 Luglio 2022

“Avrebbe dovuto essere un deposito temporaneo di rottami (non rifiuti), quello in via Acquaviva nel quartiere cremonese di Cavatigozzi. A distanza di due anni è ancora perfettamente in funzione, mentre i disagi ai cittadini,  tra rumori molesti e polveri ferrose, nel silenzio assenso del Comune non sono mai cessati. Qual è lo stato dell’arte inerente alla richiesta di autorizzazione per la realizzazione delle barriere anti rumore, e quali sono le azioni che gli enti preposti intendono mettere in campo per il contenimento delle polveri?

Non usa mezzi termini il consigliere pentastellato di Regione Lombardia Marco Degli Angeli, che in occasione dell’anniversario dell’apertura del deposito (era il 23 luglio del 2020 ndr) ricorda le numerose interrogazioni rivolte al Comune, alla Provincia nonché a Regione Lombardia.

Tutto è rimasto invariato, a partire da una auto dichiarazione di Arvedi, che in data 29/6/2020 dichiarava la necessità di utilizzare l’area in questione, data in concessione dalla Provincia di Cremona. “Da qui – precisa Degli Angeli – è iniziato un iter che sembra non voglia finire mai. L’utilizzo dell’area, infatti, sarebbe dovuto cessare il 31/12/2020, ma all’alba di agosto 2022 la situazione è rimasta invariata e anzi è stata prevista la costruzione di un capannone per lo stoccaggio di rottame End of Waste: sarebbe interessante che il Comune o la Provincia, la quale aveva tra l’altro dichiarato che il rilascio dell’autorizzazione non era di sua competenza, chiariscano cosa si intenda per temporaneità, ma soprattutto – visto che il deposito si trova a soli 100 metri dalle abitazioni e i frastuoni prodotti dallo stoccaggio sono divenuti ormai non sopportabili – chiariscano a che punto sia la barriera antirumore nonché le ampie fasce alberate previste per la mitigazione. Al netto degli interessi aziendali e della documentazione al vaglio degli enti, la popolazione – conclude Degli Angeli – merita risposte certe e interventi rapidi per la tutela del proprio benessere. Non è accettabile che a distanza di due anni, i residenti dell’area siano sottoposti a continui stress. Che il Comune intervenga in modo concreto, anziché pensare alla sola illuminazione del Torrazzo”.

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