Scioperi contro i viaggiatori, non l’azienda.

23 Settembre 2022

Caro direttore,

purtroppo in questi giorni mi sono dovuto vergognare di essere stato ferroviere e sindacalista. Ferroviere perché gli scioperi fioccano in maniera esponenziale. Venerdì 9 settembre, giorno di sciopero, mi sono dovuto recare a Brescia e sono incappato in una agitazione sindacale, con tutti i disagi del caso. Me lo lasci dire: si tratta di scioperi non contro le aziende come dovrebbero essere bensì contro la povera gente che deve andare a lavorare. Con il costo odierno del carburante chi è costretto a  usare l’auto per recarsi al lavoro o a scuola è il vero bersaglio degli scioperi del trasporto pubblico e chi ne paga le conseguenze in termini economici. Aggiungo anche che il sindacato strategicamente per paura di avere poche adesioni…..quando fa sciopero? Ma è logico: il venerdì così la settimana si accorcia e forse il risultato finale può sembrare eclatante. Solo così il sindacato oggi può sentirsi rappresentativo. In realtà rappresenta solo coloro che vogliono allungare il fine settimana  e che forse non sanno nemmeno perché hanno scioperato.

Consideriamo anche il fatto che a rappresentare la categoria ci sono troppe sigle sindacali: quando un sindacato indice lo sciopero, tutti possono aderire. Ed è il caos. Altro elemento ancora più importante: l’azienda ha tolto manovratori e la scorta creando grossi disagi. Tempo fa, se un treno non partiva, ed era formato da due motrici, se ne tagliava una e l’altra partiva. Oggi invece i convogli hanno composizioni bloccate. Ciò significa che se il treno non parte alla mattina non parte più per tutto il giorno. Il problema è che una mattina manca il personale, un’altra mattina c’è sciopero. E se scendono due dita di neve, può capitare anche com’è successo lo scorso inverno che  sopprimano il treno per Brescia sostenendo che tra Robecco e Pontevico c’è una lieve salita. E io mi chiede come possano circolare i pullman che percorrono strade coperte da trenta centimetri di neve. I manovratori, che oggi non ci sono più, servivano quando si rendeva necessario un taglio o un’operazione. Serviva anche il personale di scorta: se mancavano un macchinista o un capotreno, ecco che c’era il sostituto. Oggi invece se uno s’ammala, il treno viene soppresso sempre a scapito di chi fruisce dei servizi pubblici. Non dimentichiamo infine che a Cremona a causa di una passerella, dico una passerella, sulla quale non si era trovato l’accordo, il personale arrivava in prossimità della stazione, ma si fermava 20-30 minuti prima di giungere a destinazione, portando al lavoro i passeggeri con mezz’ora di ritardo. Mezz’ora che veniva tolta dalla busta paga dei fruitori del servizio pubblico.

A forza di colpire i passeggeri e non l’azienda, prima o poi i ferrovieri potrebbero fare la fine di Alitalia.

 

Mario Tomasoni 

Una risposta

  1. Un altro episodio che esprime il degrado in cui stiamo affondando. Celebriamo la nostra decadenza con distacco, come se la cosa non ci riguardasse, infatti le Istituzioni latitano pensando di essere estranee a problemi come questo. Una pervicace indifferenza lascia la città in balia della decadenza.

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