Cremona, inceneritore fino al 2029: ‘Business da 0,5 mld’

11 Gennaio 2022

‘Un business pari a mezzo miliardo di euro, contro la salute dei cittadini e dell’ambiente. Ecco perché l’inceneritore di Cremona non verrà dismesso almeno fino al 2029’. ‘In Lombardia ci sono più inceneritori che rifiuti, mentre la qualità di vita dei cremonesi e di tutti i lombardi viene messa in secondo piano da un business che genera milioni di euro ogni anno. Si importano da fuori Regione 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti, che si sommano alle tonnellate di fanghi e gessi che poi finiscono nei nostri campi. Praticamente la Lombardia è stata trasformata nell’immondezzaio d’Italia. Ecco l’affaire degli inceneritori lombardi: circa 468 milioni di euro (90 euro in media per ogni tonnellata ndr)’. A spiegarlo è Marco Degli Angeli, che sottolinea come a prevalere siano le logiche della finanza anziché quelle delle politiche virtuose di salvaguardia dell’ambiente e della salute. Dati alla mano, in Lombardia ci sono 12 impianti attivi, tra cui quello di Cremona, con una capacità massima di 5,2 milioni di tonnellate. La virtù dei cittadini fa sì che, ogni anno, vengano differenziate 3,5 milioni di tonnellate sulle 5,8 prodotte ogni anno. ‘Se ci si basasse su questa ratio – sottolinea Degli Angeli – molti inceneritori, soprattutto quelli più vetusti come ad esempio quello di Cremona, potrebbero venire chiusi. Tuttavia l’economia prevale sulle buone logiche. Anche sulle buone promesse, come quella fatta dall’amministrazione Galimberti di chiudere l’inceneritore di Cremona’.

I numeri parlano chiaro: ‘Per sfamare le grandi bocche dei forni e riempire quindi i portafogli degli azionisti, la Lombardia acquista dall’Europa e dal resto dell’Italia circa il 32% della pattumiera. Insomma un ossimoro: differenziare prima per riacquistare dopo quello che si è risparmiato. Un affare, quello dei rifiuti, che si allarga se si pensa poi al settore dell’energia. Una città come Brescia, ad esempio, produce circa 110 GigaWattora. Una rendita assicurata, specie ora che gas e petrolio sono alle stelle’. Aggiunge il consigliere: ‘Tutto questo è frutto di scellerate scelte politiche dei partiti che hanno governato nei nostri territori e che hanno ceduto la sovranità del territorio cremonese, assieme a quello di tutta la Lombardia. Infatti, aver consegnato le chiavi di casa alle società quotate in borsa ha, alla fine, tolto la libertà dei Comuni di gestire il proprio destino, azzerando la possibilità di pianificare secondo logiche a favore dell’economia circolare e non dell’incenerimento. Le scelte, fatte in modo trasversale in questi anni dagli amministratori dei nostri comuni da Crema a Cremona, sono state nefaste e stanno già incidendo negativamente nella nostra quotidianità. Aver ceduto le quote di partecipazione in Lgh ad A2A ha significato cedere ogni possibilità di intervento nelle decisioni sul futuro energetico e di pianificazione ambientale e sanitaria della nostra provincia’.

Conclude Degli Angeli: ‘Ora che tutti gli asset pubblici strategici di Cremona sono stati svenduti al gigante A2A, ora che le promesse del primo cittadino sono diventate carta straccia, ecco che la città del Torrazzo assieme a tutta la provincia continuerà a rimanere, ancora per anni, vincolata alle logica dell’incenerimento, come se non bastasse già la cappa di inquinamento che ha messo Cremona in testa alla classifica delle città più inquinate d’Italia e sul podio in Europa’.

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2 risposte

  1. Se i dati e la ricostruzione sono corretti, il quadro lascia sgomenti e rende quasi umoristico che ci si mobiliti e si vada in piazza contro il vaccino regalando invece silenzio-assenso di massa a questo vergognoso scempio del territorio e della salute di chi ci vive.

    1. La massa è strumento inconsapevole di interessi che nei casi citati passano sopra la nostra testa e che danneggiano la salute. Così va il mondo. Purtroppo.

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