Scuola. Educazione fisica e musica materie-Cenerentola

11 Gennaio 2022

I risultati sportivi ottenuti l’estate scorsa alle olimpiadi e nelle varie manifestazioni sportive ai massimi livelli  dagli atleti e dalle squadre italiani non hanno modificato una mentalità e scalfito preconcetti storicamente radicati. Come previsto, l’attività sportiva a scuola era e resta cenerentola tra le materie, al pari della musica. Non è un caso che in questi giorni di recrudescenza dei contagi, mentre si discute di didattica a distanza e di limiti della presenza in classe di alunni e studenti, le due discipline siano finite sul banco degli imputati. Se c’è da tagliare, da ridimensionare, si parte da lì. L’uscita infelice del commissario Guido Bertolaso, a proposito della problematica riapertura delle scuole dopo le vacanze natalizie per l’emergenza covid, lo dimostra: ha suggerito di eliminare temporaneamente le ore di lezione di educazione fisica, giudicate non fondamentali e costituendo un rischio che non vale la pena correre.  Entusiasmo alle stelle, apprezzamento e parole di elogio dai massimi rappresentanti istituzionali, riconoscimenti da parte del presidente Mattarella e del premier Draghi, premiazioni a Roma e in ogni angolo dello Stivale, azzurri sugli scudi, ma terminate le celebrazioni si ritorna al punto di partenza, cioè al pregiudizio culturale verso l’educazione fisica.  La materia ha cambiato nome: prima si chiamava ginnastica e il prof ora insegna scienze motorie. Cambia la forma non la sostanza.

Sorprendono i successi olimpici e iridati perché l’educazione fisica scolastica che dovrebbe costituire il trampolino di lancio a disposizione di tutti i giovanissimi e l’attività sportiva in genere non godono della necessaria considerazione tra i non addetti ai lavori a differenza degli altri Paesi europei, per non parlare del mondo anglosassone. Se non in pochi casi, le vittorie e i piazzamenti conquistati dai nostri campioni sono frutto di sacrifici personali e familiari. Con due sole ore di insegnamento settimanali, introdotte nel 1932 dal regime fascista, e con la scarsa considerazione generale dell’educazione fisica come materia scolastica, come può questa disciplina raggiungere i due scopi principali che sono la formazione psico-motoria di ogni ragazzo e la scoperta e lo sviluppo dei talenti sportivi?

Lo sport continua ad essere visto principalmente come prestazione e nell’immaginario collettivo i risultati non tengono conto  della componente umana e caratteriale, due aspetti centrali in ambito scolastico. Anche l’educazione fisica, in quest’ottica, resta puro esercizio motorio, non certo un’attività che concorre in modo basilare alla formazione globale della persona nell’età evolutiva per le implicazioni multidisciplinari e interdisciplinari che essa comporta. E’ considerata solo antidoto alla sedentarietà, come se attraverso il movimento tutto l’individuo non dovesse essere coinvolto e lo sport non rappresentasse per ognuno la concreta possibilità di crescere nella conoscenza di sè. L’educazione fisica è un mezzo fondamentale per sviluppare la capacità di collegamento  e di scelta, di percezione delle situazioni, di interazione, di collaborazione, di rispetto di se stessi, degli altri e delle regole. In una parola del vivere civile.

La  pantomima dell’introduzione dell’educazione fisica nella scuola primaria rasenta il ridicolo. Da quanto tempo si finge di discutere dell’inserimento della materia con insegnante laureato alle elementari? L’ultima proposta riguarda le classi dell’ultimo anno. E perché  non in prima, quando si possono gettare basi utili per tutta la vita? Ma chi ci crede davvero? Il ministro Bianchi o i vari responsabili dell’istruzione che l’hanno preceduto? Valentina Vezzali? I politici in generale? 

Oggi che il contagio galoppa e le famiglie non sono ancora riuscite a proteggere i loro figli tramite il vaccino, sembra che la riapertura delle scuole sia inderogabile, ma senza l’educazione fisica. E la musica.  Stesso trattamento, da figli di un dio minore. Attraverso la musica si sviluppano la sensibilità, la fantasia, la capacità espressiva non verbale, la comprensione delle emozioni, l’attitudine all’ascolto. Ci sono innegabili agganci con le materie ritenute fondamentali: lettere, matematica, storia. E non solo. Facendo musica l’allievo è messo in condizione di confrontarsi con se stesso di fronte agli altri. Acquisisce sicurezza.  Ma in realtà si pensa che sia l’ora di lezione in cui ‘si suona il piffero’. Umberto Eco disse in una delle sue ultime interviste che in Italia è un’arte bistrattata. Precisò che è meno praticata e valutata a livello scolastico della maggior parte dei Paesi europei e degli Stati Uniti. Tutto ciò è conseguenza della scarsissima valutazione politica del sistema scolastico italiano che riceve briciole dallo Stato ed è penalizzato in ogni ordine e grado. 

 

Vittoriano Zanolli

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4 risposte

  1. Praticamente é, purtroppo, la verità.
    In parte è anche colpa degli insegnanti di Ed. Fisica che non sanno e non hanno saputo farsi valere…
    Sarà molto difficile far cambiar idea alla gente.

  2. Grazie Vittoriano. Analisi perfetta. La disciplina scolastica Scienze Motorie (ex Educazione Fisica) realizza appieno l’educazione integrale della Persona proprio per le situazioni che coinvolgono il soggetto non solo sul piano motorio, ma anche su quelli cognitivo ed emotivo. Quindi disciplina FONDAMENTALE … ma approfondire questi concetti sarebbe troppo lungo in questa sede

  3. Grazie Vittoriano 💪👍👏
    Concordo totalmente con l’analisi che hai fatto. Nel nostro Paese non si è fatto nulla per “educare” politici e burocrati sul valore educativo totalizzante della disciplina scolastica Scienze Motorie.

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