Teatro Ponchielli di Cremona, prosciolta Angela Cauzzi

13 Gennaio 2022
Il proscioglimento  di Angela Cauzzi, indagata  per abuso d’ufficio, lava il torrente di fango piombatole addosso col suo allontanamento forzato dal Teatro Ponchielli di Cremona. Il giudice dell’udienza preliminare Elisa Mombelli ha cancellato, perché il fatto non sussiste, l’accusa di avere violat0 le norme sui contratti pubblici di fornitura per un importo superiore a 40.000 euro senza gare d’appalto. Tra il 2016 e il 2020, Cauzzi aveva affidato incarichi complessivi per oltre 234mila euro alla ditta ‘Proservice’ del fratello per prestazione foniche e per quasi 185mila alla ‘Testa consulenti e creativi’ per lavori di progettazione grafica per conto della Fondazione Teatro Ponchielli.
Angela Cauzzi è stata per un trentennio soprintendente del maggiore teatro cittadino, dopo avere lavorato, tra gli teatri, al Regio di Parma. Ha goduto della massima stima dei sindaci di Cremona che si sono succeduti in questo lungo arco temporale finché il consiglio d’amministrazione della Fondazione che gestisce il Ponchielli non ha pensato a un avvicendamento al vertice data l’età pensionabile della responsabile. Avvicendamento che non è avvenuto in modo naturale con Andrea Cigni al quale è stato affidato l’incarico che tuttora svolge. Angela Cauzzi, che ha legato il nome, la vita e la sorte personale al Ponchielli e che fino alla sua estromissione era considerata insostituibile, di punto in bianco è diventata il parafulmine di tutti i mali del teatro, dal bilancio che non quadra per il taglio dei finanziamenti comunali, alle scelte tecniche ed economiche mai prima d’allora messe in discussione. Sino alla denuncia sporta contro di lei per abuso d’ufficio.
Isabella Cantalupo, legale difensore della Cauzzi, è riuscita a dimostrarne l’innocenza e il fatto che l’allora sovrintendente non abbia ricavato alcun vantaggio illecito. Tutte le procedure si sono svolte in modo corretto, ha stabilito il gup nel respingere la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm Chiara Treballi, perché i singoli contratti erano inferiori a 40.000 euro. Riconosciute la buona fede dell’imputata e l’assenza di dolo, il gup ha prosciolto l’imputata che si è detta ‘soddisfatta e sollevata del peso che le è stato tolto’.
Vittoriano Zanolli

 

 

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