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	<title>Antonio Grassi, Autore presso Vittoriano Zanolli</title>
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	<title>Antonio Grassi, Autore presso Vittoriano Zanolli</title>
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		<title>La spesa sociale affossa i bilanci dei Comuni, urge passare dai tavoli (inutili) ai fatti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 08:10:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Otto capoluoghi di provincia hanno inviato un appello a Regione Lombardia, Governo e Anci per una programmazione pluriennale e strutturale delle politiche sociali. Per il Comune di Cremona ha firmato l’assessora di riferimento, Marina Della Giovanna. Con lei hanno sottoscritto il documento i suoi colleghi di Bergamo, Brescia, Lodi, Milano, Monza, Pavia e Varese. Otto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Otto capoluoghi di provincia hanno inviato un appello a Regione Lombardia, Governo e Anci per una programmazione pluriennale e strutturale delle politiche sociali. Per il Comune di Cremona ha firmato l’assessora di riferimento,<strong> Marina Della Giovanna</strong>. Con lei hanno sottoscritto il documento i suoi colleghi di Bergamo, Brescia, Lodi, Milano, Monza, Pavia e Varese.</p>
<p>Otto comuni, tutti governati dal centrosinistra. Il tempo di un battito d’ali ed ecco, puntuale, la solidarietà e la proposta di <strong>Matteo Piloni</strong>, consigliere regionale Pd. Tempestivo, chiede di aprire «in tempi rapidissimi un tavolo istituzionale tra Governo, Regione, Anci, Comuni e Ambiti territoriali». Coerente con il consolidato copione piloniano, il comunicato esalta l’efficienza e la solerzia dell’ufficio stampa del consigliere. Una macchina da guerra sempre attenta e mai fuori tempo, con uno staff tra i migliori sulla piazza. In un’epoca in cui lo storytelling è determinante per conquistare e mantenere il consenso dei cittadini-elettori, essere visibili è un dettaglio tutt’altro che trascurabile. E, in termini di comunicazione, proporre un tavolo di lavoro è politicamente un affare. Rende molto e costa poco.</p>
<p>«Costituiamo un tavolo di lavoro» è la formula magica che permette di accedere alla caverna con il tesoro di Alì Babà. Semplice, apparentemente democratico, il tavolo dei miracoli garantisce un ampio consenso bipartisan. Che poi i falegnami della politica lo costruiscano o meno, che sia rotondo, o quadrato o vattelapesca, che duri tre mesi o tre anni, poco importa. Che sia la terapia migliore per garantire il welfare del territorio e la tranquillità ai sindaci, è opinabile. Il valore aggiunto per il proponente resta la dichiarazione d’intenti.</p>
<p>A ruota è intervenuto <strong>Enzo Galbiati</strong>, Pd, sindaco di Spino d’Adda. Tranchant, non ha dubbi: «La spesa per il sociale sta diventando insostenibile» (La Provincia, 2 ottobre). Sacrosanta verità che un qualsiasi primo cittadino, soprattutto di un piccolo Comune, può confermare. Bilanci in mano, tutti i sindaci della provincia possono certificare che negli ultimi anni le spese per i servizi sociali sono aumentate in maniera consistente. Soprattutto preoccupante.</p>
<p>Non si può negare il merito agli otto assessori del centrosinistra, a Piloni e a Galbiati di avere riportato all’attenzione del dibattito politico-amministrativo un problema che si trascina da anni. Piaga incancrenita e preoccupante per le casse comunali, evocata ogniqualvolta si discute delle difficoltà finanziarie dei Comuni, ma mai risolta. Sempre affrontata con un canestro di parole, mai con feroce determinazione. Mai cicatrizzata.</p>
<p>Dal 2019 al 2023, per la sola assistenza ai minori il Comune di Crema ha subito un incremento di spese del 132 per cento. Il Servizio di Assistenza per l’Autonomia Personale (SAAP) finalizzato a favorire l’inclusione scolastica e sociale degli alunni con disabilità, è passato da una spesa di 813.991 a 1.911.830 euro. È cresciuto del 134,9 per cento. Per approfondire il tema chiedere all’assessora al bilancio <strong>Cinzia Fontana.</strong></p>
<p>Per i patiti di numeri e di statistiche, un report della Cgil indica che nel 2022 la Provincia di Cremona, con 210 euro pro capite, si collocava al quindicesimo posto nella classifica delle spese per servizi sociali, comprendenti quelle dei Comuni e delle aziende socio- sanitarie. Un dato che testimonia l’impegno del nostro territorio per il settore. Siamo distanti dai 607 euro della provincia di Bolzano, prima in classifica. Ma è anche vero che siamo posizionati decisamente meglio rispetto ai 18 euro della provincia di Vibo Valentia, ultima in classifica. (www.cgil.it/ufficio-stampa/welfare-cgil-poche-risorse-per-spesa-sociale-Comuni). Il confronto è una mera indicazione, comunque consolante. Per capirci, un Comune di 10 mila abitanti dell’hinterland milanese ha emergenze ed esigenze sociali assai diverse da una comunità di mille abitanti nella campagna cremonese, precisazione che limita la possibilità di confronto di queste statistiche. Non modifica però i termini della questione: l’allarme per il welfare territoriale è reale e senza confini. Esiste da noi, ma anche nelle province limitrofe. È a un passo, forse meno, dal punto di rottura.</p>
<p>Al decadimento del welfare territoriale, oltre alla carenza di fondi, contribuisce il modello organizzativo. La crisi non è solo finanziaria, ma anche sistemica. Una combinazione devastante, che impone interventi celeri. E celeri significa immediati. Il sistema è al collasso, gravato dalle accresciute responsabilità dei Comuni non tutelati da adeguati mezzi per affrontare nuove fragilità e bisogni. Ma soprattutto non attrezzato per contrastare in maniera idonea le nuove realtà sociali ancora poco radicate nel territorio. È un sistema in affanno, poco dinamico per confrontarsi e operare con una società in continua e veloce trasformazione. Poco flessibile. Ma anche, al diavolo l’ipocrisia, un sistema spiazzato da utenti meno tolleranti e spesso eccessivamente pretenziosi. Un<br />
sistema che ha il suo tallone d’Achille nella mancanza di operatori idonei per assicurare l’erogazione di servizi previsti e programmati, con le assistenti sociali rare e preziose come le terre rare. Già.</p>
<p>Poi c’è il Moloch che è burocrazia esasperata ed esasperante. In quest0 contesto il welfare non è un problema esclusivamente economico. È una sfida politico-sociale. Coinvolge Stato, Regioni, Comuni in un processo in cui l’aspetto finanziario e sistemico si fondono per ottenere il massimo risultato dal servizio erogato. «Quando saremo due, nessuno sarà uno, uno sarà l’uguale di nessuno e l’unità consisterà nel due» (<strong>Erri De Luca</strong>). D’accordo, è una poesia d’amore, ma il welfare è un suo lontano parente.</p>
<p>Governo e Regione dovrebbero garantire le risorse per il welfare di prossimità, senza lasciare i Comuni nel limbo esasperante dell’attesa e dell’incertezza. Risorse che oggi i Comuni non sono nelle condizioni di reperire con mezzi propri. Risorse che non possono limitarsi a contributi saltuari, legati ai bandi o a finanziamenti temporanei. Risorse che devono essere continuative per permettere una programmazione non estemporanea, ma ragionata e tarata su un arco di tempo superiore ad un amen. Senza questa flebo finanziaria esterna e non occasionale, i servizi sociali del territorio, già oggi in salute precaria, in un futuro non lontano rischiano di ritrovarsi pazienti terminali. Se fortunati, inquilini della rianimazione.</p>
<p>L’attualizzazione del sistema di welfare per adeguarlo a una società complessa e in continua evoluzione è la scommessa che la politica deve vincere. Operazione che non può prescindere dal contemporaneo ottenimento di una maggiore disponibilità di risorse. Un impegno che travalica le dichiarazioni d’intenti più o meno roboanti, più o meno condivisibili, per concretizzarsi con azioni non estemporanee e di facciata, ma prolungate e incisive.</p>
<p>In questo quadro mancano le aziende sociali dei comuni, pietre angolari del welfare territoriale. Per questo meritano una riflessione a parte. Un’analisi specifica che non può limitarsi a poche righe. Di certo, anch&#8217;esse devono trasformarsi senza timore di rompere con il passato. Devono uscire da quella impropria e involontaria confort zone che in anni di attività si è inconsapevolmente creata.</p>
<p>È il momento della rivoluzione e la parola non spaventi. Non è tempo degli aggiustamenti e delle pezze. È il momento del coraggio. Dei sindaci condottieri. Gli otto firmatari dell’appello citato all’inizio, Piloni e Galbiati lo hanno ricordato. Nessun dorma e si proceda senza fermarsi alle esternazioni.</p>
<p>«C’è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce» canta <strong>Leonard Choen</strong>. Si incominci ad allargare la crepa. Non si perda altro tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Antonio Grassi</strong></p>
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		<title>Chizzoli sindaco di Crema? E&#8217; troppo per le mezze calzette che dovrebbero sostenerlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 07:48:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono politici e amministratori pubblici locali la cui pisciatina quotidiana, dentro o fuori dal vasino, diventa notizia meritevole di comparire sui media provinciali. Qualche volta dicono cose sensate, spesso sparano fesserie da imbonitori da fiera con l’enfasi del verbo messianico. Ma poco importa il valore dell’argomento, prioritaria è la certezza di garantirsi un titolo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono politici e amministratori pubblici locali la cui pisciatina quotidiana, dentro o fuori dal vasino, diventa notizia meritevole di comparire sui media provinciali. Qualche volta dicono cose sensate, spesso sparano fesserie da imbonitori da fiera con l’enfasi del verbo messianico. Ma poco importa il valore dell’argomento, prioritaria è la certezza di garantirsi un titolo e un articolo nella cronaca politica. Come la Nutella e il miele, così l’aria fritta e la fuffa, vengono spalmate quanto basta per abborracciare un pezzo, giornalisticamente definito soffietto o in altro modo più volgare.</p>
<p>Il momento di gloria di questi abbonati alla foto e al titolo in cronaca senza una reale notizia dura il tempo di un battito d’ali. Poi c’è la rapida discesa nell’oblio e la catalogazione nel <em>file meteore</em>. Alcuni resistono più a lungo, eterodiretti dal partito e dagli stakeholder. Abituati a battere i tacchi da attendenti, continuano a batterli da sergenti per garantirsi il posto e aspirare a una promozione.</p>
<p>Poi ci sono gli idealisti duri e puri senza futuro. Confinano con gli idealisti pragmatici, meno duri e puri, ma con un filo di speranza. In precario equilibrio su una fune, combattono per non vendere l’anima al diavolo e precipitare.</p>
<p>Entrambi questi gruppi popolano il pianeta del no al nuovo ospedale di Cremona e del no all’autostrada per Mantova. È la terra degli <strong>Enrico Gnocchi</strong>, delle <strong>Rosella Vacchelli</strong> e degli <strong>Alvaro </strong><strong>Dellera</strong>.</p>
<p>Un ruolo di rilievo è occupato dai politici presenti a qualsiasi taglio di nastro, se necessario anche a quello di un pollaio. Presenzialisti per Dna e scelta razionale e consapevole, per loro la politica non rappresenta un oggetto misterioso. Conoscono trucchi e comportamenti adeguati a mantenere il consenso. Frequentano gli amici nelle stanze dei bottoni regionali e nazionali. Colgono in anticipo da che parte tirerà il vento. Titillano con perizia le aspettative dei propri elettori. Sono le eccellenze politiche locali. Sono pochi. Sono le eccezioni alla regola. Sono quelli che contano in provincia.</p>
<p>Due nomi, su tutti: <strong>Luciano</strong> <strong>Pizzetti</strong> e <strong>Gianni</strong> <strong>Rossoni</strong>. Fossili e testimoni di una stagione politica rottamata, restano protagonisti. In permanente servizio si collocano una spanna sopra e tre metri avanti rispetto ai loro colleghi. Qualche sbavatura nel loro agire<br />
non intacca questa superiorità. Punti di riferimento, sono pochi, stagionati, ma buoni. Sono l’usato sicuro. Ora e sempre <em>evergreen</em>. Il saggio ammonisce: mai fare di tutta l’erba un fascio. L’esperienza insegna: il pessimismo non sempre è giustificato e comunque non è un buon consigliere.</p>
<p>Sul territorio, tra le generazioni dei meno attempati, operano dei potenziali politici e amministratori di qualità. Ci sono, eccome, ma non riescono ad imporsi. Al di là di qualche apprezzabile lampo mancano di continuità, perseveranza e determinazione. E perché no? Di cattiveria. <strong>Rino Formica</strong> insegna: «La politica è sangue e merda». Qualche nome? <strong>Alessandro</strong> <strong>Portesani</strong>, <strong>Matteo</strong> <strong>Carotti</strong>, <strong>Maria</strong> <strong>Vittoria</strong> <strong>Ceraso</strong><br />
consiglieri comunali a Cremona. Poi <strong>Michel</strong> <strong>Marchi</strong>, sindaco di Gerre de’ Caprioli. Ancora <strong>Carlo</strong> <strong>Vezzini</strong>, cinquantenne, sindaco di Sesto e Uniti e vicepresidente di Centro Padane Spa. Non è di primo pelo: nemmeno quarantenne è stato presidente della Provincia.</p>
<p>L’elenco non è completo, ma sufficiente per dire che non tutto è perduto. È salutare però ricordare gli angoli bui, per evitarli in futuro. <strong>Michele</strong> <strong>Bellini</strong>, eletto segretario del Pd nel gennaio 2025, ha gettato la spugna nel gennaio 2026. Inizio e fine di carriere fulminee. Venni, vidi, persi. Prometteva cambiamenti nel partito.</p>
<p>Infine c’è il gruppo ristretto di politici e amministratori pubblici, cultori del profilo basso. Non amano la ribalta. Compaiono poco, ma contano molto. Non godono della notorietà da rockstar presso cittadini-elettori. Non necessitano di suggeritori per muovere le pedine. Decidono. Detengono il potere reale. Maestri di scacchi della politica locale, posseggono pazienza, strategia e abilità per imporre il proprio gioco. Conoscono l’arrocco, la presa en passant, la promozione del pedone che usano con sagacia e freddezza, senza mai trascendere e provocare clamore. Spennano le galline senza farle urlare. Quando le galline si accorgono d’essere spennate è troppo tardi.</p>
<p>L’ultimo, eclatante esempio è la recente riconferma (20 maggio) di <strong>Andrea</strong> <strong>Bignami</strong> nel collegio sindacale di Padania Acque. Ed è stato uno spettacolo deprimente assistere in assemblea al tentativo maldestro dei suoi detrattori per giubilarlo. Un azzardo presuntuoso che ha condotto alla sconfitta. Conclusione prevedibile ma non contemplata dai moderni capitan Fracassa di casa nostra che, andati per bastonare, furono bastonati. Serafico e rilassato, lui li aveva ascoltati senza battere ciglio, sicuro di avere già vinto ancora prima dell’inizio dell’arringa dei pubblici ministeri da strapazzo. Così è stato.</p>
<p>Bignami è l’esempio più rappresentativo della categoria dei politici-amministratori in guanti bianchi. Classe 1969, radici lodigiane, entrato parecchi anni fa dalla porta principale nell’angusto santuario degli unti dal signore, oggi occupa un posto nel banco in prima fila. Parla poco e ammicca molto. Si distingue per la stazza e l’aria paciosa e sorniona. Un gigante buono, ma l’apparenza inganna. Noto agli addetti ai lavori, meno al pubblico degli elettori, semisconosciuto a quello dei bar e dei social, è il <strong>Garry Kasparov</strong> della politica locale. Leghista dai tempi di <strong>Umberto</strong> <strong>Bossi</strong>, è amico del ministro <strong>Giancarlo Giorgetti</strong>. In ottimi rapporti con il presidente della Regione <strong>Attilio Fontana</strong> e con il presidente dei senatori del Carroccio <strong>Massimiliano Romeo</strong>, è sopravvissuto agli avvicendamenti dei segretari di partito sia cremonesi che cremaschi. Bocconiano, titolare di uno studio di commercialista a Crema, si è accomodato sulle poltrone di tutte le aziende partecipate provinciali. Nessuna esclusa. Probabilmente detiene il record di incarichi nei collegi sindacali di società pubbliche locali. Da Aem, a<br />
Scrp, a Padania Acque, ad Autostrade Centro Padane spa e Camera di Commercio non ne ha saltato una. Per non discriminare il territorio provinciale, è stato anche in Casalasco Società Agricola spa. E per non scontentare gli agricoltori è passato anche dal Consorzio<br />
agrario. «Eh! La Madonna» direbbe <strong>Renato Pozzetto.</strong></p>
<p>Non è finita. Ci sono gli incarichi top. Quelli che separano un campione da un fuoriclasse. È tuttora sindaco della Fondazione Cassa di Risparmio delle Province Lombarde (Cariplo). È presidente del collegio sindacale della Fondazione Fiera Milano. È presidente del<br />
Consiglio di Amministrazione di Formazienda a Roma. È …Eh! Madonna, con le litanie dei santi.</p>
<p>Bignami è amico di Cristian Chizzoli. Cinquantatreenne, non rientra nella top ten degli amministratori locali glamour, ma neppure in quelli in ombra. Cursus honorum politico di fascia alta. Curriculum professionale da primo della classe. Leghista anomalo, si presenta con vestiti e modi da democristiano, ma non di quelli polemici e ruvidi alla <strong>Donat-Cattin</strong> o irascibili alla<strong> Fanfani</strong>. Piuttosto con un profilo da doroteo alla Zaccagnini. È stato giovane sindaco di Capergnanica. È il presidente in carica di Padania Acque. Docente di Marketing Strategico, Marketing Management e Consumer Behaviour alla Bocconi, si è dimostrato un impeccabile direttore d’orchestra durante le assemblee di Padania Acque, anche le più calde e burrascose. I suoi interventi non sono comizi, ma relazioni esposte con la chiarezza di <strong>Alberto Angela</strong>. È autore di libri, articoli, rapporti di ricerca. Nella sua storia abbondano le cariche di prestigio e in quanto al numero compete con Bignami. Ricordare che è stato consigliere di amministrazione di Cassa depositi e prestiti, di Cariplo e della Fondazione Fiera di Milano e di numerose società<br />
operanti nell’housing sociale, è sufficiente per capire in che mare nuota.</p>
<p>A questo punto, la novità. Dovrebbe stare all’inizio dell’articolo, ma non sempre le regole vengono rispettate. Da un mese circa circolano rumors, provenienti da persone vicine alla Lega, ma non organiche al Carroccio, sull’ipotesi di candidare Chizzoli a sindaco di Crema per il centrodestra. I proponenti sottolineano che ha già ricoperto il ruolo. Che a Padania Acque ha dimostrato il suo valore. Che possiede un background professionale da Formula 1. Che sa mediare e smussare gli angoli. Che vanta amicizie politiche di alto livello. Che non sgomita. Che nei problemi entra con il passo felpato. In sintesi: ha le caratteristiche per essere un ottimo candidato. Ma c’è un ostacolo: è troppo di tutto per essere accolto dal poco di niente che dovrebbero sostenerlo.</p>
<p>Chizzoli non è il politico e l’amministratore delle pisciatine propagandistiche. Non una meteora e nemmeno un idealista con il paraocchi. Non un sopravvissuto alla rottamazione e neppure un giovane virgulto bisognoso di conferme. È una risorsa per il territorio, non solo cremasco, ma provinciale. Poi ha un amico nel santuario che conta. Basta per candidarlo?</p>
<p>Resta un dubbio: come può essere leghista?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Antonio Grassi</strong></p>
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		<title>Candidato sindaco di Crema: dilettantismo del centrodestra dietro il ritiro di Segre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 08:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Grazie di esistere. Più bella cosa non c&#8217;è. Più bella cosa di te, unica come sei, immensa quando vuoi, grazie di esistere». Nessuno lo conferma, ma da alcuni giorni fonti attendibili riferiscono che il ritornello di Eros Ramazzotti sia diventato la hit preferita del centrosinistra provinciale e cremasco in particolare. Alcuni mentre la cantano accennano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Grazie di esistere. Più bella cosa non c&#8217;è. Più bella cosa di te, unica come sei, immensa quando vuoi, grazie di esistere». Nessuno lo conferma, ma da alcuni giorni fonti attendibili riferiscono che il ritornello di <strong>Eros Ramazzotti</strong> sia diventato la hit preferita del centrosinistra provinciale e cremasco in particolare. Alcuni mentre la cantano accennano guardinghi a gesti scaramantici. Intanto l’area cattolica del partito è impegnata in novene mariane. Gli intellettuali fighetti, rigorosamente non organici, ma in cerca di una poltrona remunerata, rivedono su Prime Video due pellicole di culto: <em>Poltergeist</em> e <em>Sesto senso</em>. Poi, all’ora dell’aperitivo serale, si cimentano in una discussione sul paranormale. Tutti uniti in un campo largo, unico in Italia per coesione, ad auspicare che Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega perseverino nella deriva masochista e tafazziana imboccata in questi mesi.</p>
<p>Consapevoli che se Sagunto piange Roma non ride, i miracolati del centrosinistra evitano intelligentemente di brindare in maniera sfacciata. Coerenti con il passato, dimostrano di essere una spanna più scafati e accorti di un centrodestra sgarrupato e pressapochista. Simpatica <em>Armata Brancaleone</em>, più che compatta falange oplitica, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, hanno pubblicamente sostenuto l’ufficiosa candidatura a sindaco di Crema di <strong>Daniel Segre</strong> e puntato al buio le proprie fiches su di lui. Travolti dall’entusiasmo hanno trascurato due dettagli dirimenti dell’operazione e si sono ritrovati in mutande.</p>
<p>Primo, non hanno controllato eventuali vincoli normativi legati alla professione del candidato, attuale vicequestore vicario di Lodi ed ex commissario di Crema.</p>
<p>Secondo, non hanno considerato che Segre non è una pedina degli scacchi. Non è manovrabile. Non è disposto a farsi dettare la linea da altri. Per condizionarlo servirebbero politici, maestri in strategia e tatto, merce semi sconosciuta nel centrodestra della Repubblica del Tortello. Centrodestra ricco, invece, di apprendisti a vita, di traccheggiatori per indole e per <em>Weltanschauung</em>. Nella mediocrità imperante si distingue il fuoriclasse <strong>Fabio Bertusi</strong>, il pokerista di Fratelli d’Italia, che è bravo e tiene il banco, ma è un battitore libero.</p>
<p>A onor del vero, strategia e tatto non abbondano neppure nel centrosinistra locale, che però è assai abile nel mascherare difficoltà e scazzi carsici che lo attraversano.</p>
<p>Segre era stato preciso. Aveva illustrato ai generali del centrodestra la sua intenzione di candidarsi con una propria lista, appoggiata dai partiti da loro rappresentati. Semplice e lineare. Patti chiari e amicizia lunga: comando io. Ma, in politica, i patti eccessivamente chiari generano amicizie brevi. E se poi non si verificano in anticipo la conformità delle candidature alle leggi e alle norme, la brutta sorpresa è dietro l’angolo. Ma faciloneria e dilettantismo sembrano una prerogativa dei politici della nostra provincia, soprattutto di centrodestra.</p>
<p>L’attuale sindaco di Casalmaggiore, il leghista <strong>Filippo Bongiovanni</strong>, eletto consigliere regionale nel l 2023, è stato costretto a rinunciare al trasloco a Milano per una banale dimenticanza. Non si era dimesso, nei termini previsti dalla legge, da membro del consiglio di amministrazione del Consorzio di bonifica Navarolo, dettaglio che ha annullato il viaggio nella metropoli.</p>
<p>Nel 2019, copione analogo, ma più complesso, per il forzista <strong>Mirko Signoroni</strong> che allora come oggi era sindaco di Dovera. Eletto presidente della Provincia, deposti i calici per il brindisi della vittoria, gli arriva l’ingiunzione di sfratto da palazzo di corso Vittorio Emanuele. Il tribunale di Cremona lo dichiara ineleggibile in quanto vicepresidente del cda dell&#8217;Azienda d&#8217;Ambito Ottimale (Ato) di Cremona. Elezione annullata e pochi mesi dopo consultazioni bis. Rimosso l’ostacolo, Signoroni si ricandida. In regola, rivince senza peccato.</p>
<p>Sia detto senza equivoci, per il centrodestra la rinuncia a Segre non è una disfatta. «La situazione è grave, ma non è seria» (<strong>Ennio Flaiano</strong>). In altre parole si trova nella cacca fino al collo, ma può ancora respirare. Eh già. Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega devono ora trovare, forse inventarsi un nuovo candidato che, piaccia o meno, rischia di essere inteso dai cittadini per una seconda scelta. Non un tappabuchi, ma un panchinaro. Anche di lusso, ma panchinaro. E le dichiarazioni del senatore di Fratelli d’Italia, <strong>Renato</strong> <strong>Ancorotti</strong>, dopo il patatrac non aiutano a ridurre il comprensibile nervosismo che si è creato nella coalizione. Nella versione di giustiziere in doppio petto e guanti bianchi, Ancorotti ammette l’esistenza del problema normativo che ha bloccato Segre. Ma poi aggiunge il nanogrammo di veleno che fa la differenza, che fa male: «Un candidato sindaco giustamente si aspetta di poter contare su una squadra coesa e competente, capace di ragionare unita su idee e programmi per la città, non di dover fare i conti con le smanie di pochi» (Cremaonline, 15 settembre). Arsenico e vecchi merletti.</p>
<p>La sfiga non arriva mai da sola. La vicenda Segre cade nel momento politico peggiore per il centrodestra locale. Piove sul bagnato.</p>
<p>Nelle settimane scorse, il consigliere regionale <strong>Marcello</strong> <strong>Ventura</strong> si è dimesso da coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia. Al suo posto un commissario, il bresciano <strong>Giorgio Bontempi</strong>. Anche la salute del circolo di Crema non è delle migliori. <strong>Carlo Maccari</strong>, mantovano, per l’occasione medico della politica, incaricato alcuni mesi fa di curare il paziente cremasco, non ha ancora individuato la terapia idonea per dimettere l’ammalato dall’ospedale. Ma al popolo meloniano gli ufficiali degradati del partito, insieme ai sottoufficiali che pedissequamente li seguono, assicurano che tutto procede bene. Che tutto va al massimo, a gonfie vele. Meglio di <strong>Vasco Rossi</strong>. Ma nessuno si azzarda a prevedere un finale. Il paziente sta bene, però è morto. Eh già.</p>
<p>La Lega sta peggio. Nei giorni scorsi <strong>Riccardo</strong> <strong>Vitari</strong>, il suo consigliere regionale eletto in provincia, ha cambiato casacca. È passato a Futuro Nazionale. In termini politici per il Carroccio non è una grande perdita. In numeri è molto. Per il territorio non è una buona notizia. Con l’aria che tira in Regione, la provincia si ritrova con una bocca di fuoco in meno in maggioranza. Dei tre rappresentanti locali in Regione, Vitari politicamente è quello con meno peso specifico. Non è scarso. Gli manca la statura del leader per essere un punto di riferimento imprescindibile della Lega provinciale. Nonostante si sia arruolato nell’esercito vannacciano, scelta che lo inserisce tra i politici più tempestivi a sfruttare le opportunità contingenti, non abbonda di lungimiranza, peculiarità invece di Ventura che sa sempre con mesi di anticipo dove tira il vento e in materia può esibire un più che meritato master da 110 e lode. Con il trasferimento a Futuro Nazionale, Vitari ha avuto il suo quarto d’ora di gloria, ma ha dimenticato che passato il giorno, passato il santo. E presto verrà archiviato anche il determinante contributo fornito dal suo passaggio dalla Lega a Futuro Nazionale. Passaggio che ha permesso alla sua nuova squadra di costituire un gruppo autonomo in Regione, ma per lui è una Pasqua senza gloria. Non è una resurrezione. Se si illude di essersi guadagnato riconoscenza eterna dai nuovi compagni di avventura è un ingenuo. La politica è senza cuore e il vecchio saggio ammonisce: chi è causa del suo mal,<br />
pianga se stesso. Eh già.</p>
<p>Improponibile il paragone con<strong> Matteo Piloni</strong>, consigliere regionale Pd, che in quanto a esperienza e scaltrezza amministrativa lo doppia. E sulla pista della politica a Vitari dà tre giri di distacco. Però in questi anni l’ex leghista gli è stato attaccato al culo. Dove c’era Piloni c’era Vitari. Quello che diceva Piloni, lo ripeteva Vitari. E adesso che il vannacciano non potrà più seguire e ricalcare le orme del maestro piddino, come le famose oche di Lorenz, cosa farà? Boh. Per ora, ha dato un calcio nelle parti basse della Lega, mentre è impelagata, insieme agli alleati di centrodestra, nella vicenda Segre. Un gesto di alta classe verso gli elettori che gli avevano procurato il pass per la Regione.</p>
<p>Forza Italia è stato il primo partito a schierarsi con Segre. A giugno, con la velocità di Beep Beep aveva battuto sul tempo gli alleati del centrodestra. Con un comunicato il segretario di Crema, <strong>Alessandro</strong> <strong>Mirelli</strong>, informava che la segreteria cittadina del partito aveva deciso di sostenere «la candidatura civica di Segre a sindaco di Crema» (Cremaonline, 20 giugno). Una scarica elettrica per Noi Moderati. Con moderata fermezza, <strong>Enzo</strong> <strong>Bettinelli</strong>, il coordinatore cittadino aveva moderatamente criticato la decisione, da lui giudicata affrettata e poco condivisa: «Forza Italia è partita con il piede sbagliato» (Cremaonline, 21 giugno).</p>
<p>Non è una novità. Sprovvisti di metronomo, gli azzurri quasi mai imbroccano il tempo giusto. Sfasati e perennemente in ritardo, in questa occasione, si sono accreditati come campioni mondiali di velocità, record non sempre positivo, se è vero che la gatta frettolosa partorisce gattini ciechi.</p>
<p>Cosa resta della candidatura di Segre, diffusa con sorrisi smaglianti e conclusa in anticipo con malinconiche orecchie abbassate? È un festival del già visto e sentito, cucito su uno storytelling liso. Di nuovo e originale rispetto alla storia del centrodestra locale, il profilo del caposquadra. Però è durato il tempo di una bolla di sapone.</p>
<p>Poi c’è l’esemplare educazione di Fabio Bergamaschi, Pd, sindaco uscente e ufficialmente ricandidato per la rielezione. Dall’annuncio del ritiro della corsa di Segre, se incrocia un simpatizzante del centrodestra lo saluta con calore e cordialità inusitata: «Grazie di esistere». Eh già.</p>
<p><strong> Antonio Grassi</strong></p>
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		<title>Forza Italia: Ercolino sempre in piedi della politica locale, è il partito più educato, non il più ingenuo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 07:28:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Specializzata nel taglia e cuci, Forza Italia con livrea cremonese è inaffondabile. È l’Ercolino sempre in piedi della politica provinciale. Quello del Carosello Galbani degli anni sessanta. Come Ercolino, la spingono, la strattonano, la trattano male, ma lei non cade mai. È sempre lì, in piedi, nel mezzo. Ma la sua non è una vita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Specializzata nel taglia e cuci, Forza Italia con livrea cremonese è inaffondabile. È l’Ercolino sempre in piedi della politica provinciale. Quello del Carosello Galbani degli anni sessanta. Come Ercolino, la spingono, la strattonano, la trattano male, ma lei non cade mai. È sempre lì, in piedi, nel mezzo. Ma la sua non è una vita da mediano. Non è l’Oriali consacrato da </span><b>Luciano Ligabue</b><span style="font-weight: 400;">, che segna sempre poco e si sacrifica per la squadra di centrodestra. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando gli altri partiti si agitano più del dovuto, lei s’inalbera senza stracciarsi le vesti.  Quanto basta per non essere esclusa e affermare: ci sono anch’io.  S’incazza con parsimonia, con educazione, senza urlare.  Poco, poco, piano piano, come promette </span><b>Gigi Marzullo</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E il partito più u</span><span style="font-weight: 400;">nderstatement e il meno glamour del territorio, ma non il più anonimo o il più insignificante. Questione di stile. Di classe.  </span><span style="font-weight: 400;">Preferisce la grisaglia al casual, con un tocco snobistico di paraculismo e un filo di puzza sotto il naso. Sintesi tra populismo e altezzosa superiorità, mantiene viva una caratteristica ereditata da </span><b>Silvio Berlusconi</b><span style="font-weight: 400;">, padre fondatore del partito.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se si escludono immancabili e fisiologiche eccezioni, Forza Italia raramente polemizza con gli alleati.  Alle entrate assassine a gamba tesa, preferisce quelle consentite. Non disdegna l’uso di lenimenti specifici per attenuare gli impatti troppo testosteronici. Se dissente, non lo dice con un fiore, ma neppure con la Magnum 44, dell’ispettore Callaghan.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In quest’opera di caritatevole mediazione, il segretario provinciale, nonché sindaco di Soncino, </span><b>Gabriele Gallina</b><span style="font-weight: 400;"> è un riconosciuto professionista nell’uso di creme emollienti da utilizzare nei momenti topici della discussione, ma non è una mammoletta e se la cava a meraviglia nel corpo a corpo. Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Presenza discreta, quasi felpata, Forza Italia è la pantera rosa della politica locale. È il partito più educato del territorio. Non il più ingenuo. Nemmeno il più accondiscendente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sicuramente è meno creativo del suo segretario nazionale ed ex monarchico, </span><b>Antonio Tajani</b><span style="font-weight: 400;">, più portato a scrivere battute per Zelig o per Crozza che a guidare un partito e occupare il posto di ministro degli Esteri. Già, Tajani, quello della perla di saggezza suggerita ai cittadini italiani in Medio Oriente per tutelarsi dai droni: non</span><span style="font-weight: 400;"> affacciatevi alle finestre e non andate per strada</span><b>.</b><span style="font-weight: 400;"> Però!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al netto di tutto questo, Forza Italia in salsa cremonese abbonda di pragmatismo, che persegue con costanza e comunica con labirintiche circonvoluzioni, soprattutto se i partiti alleati sono coinvolti. Con lei quasi mai il pane è pane e il vino è vino. Quasi mai il bianco è bianco e il nero è nero.  Quasi sempre è melange.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È altrettanto vero che in alcune circostanze, il partito toglie dal congelatore la fermezza. Depone la prudenza extralarge. Imbraccia l’M16. Se ne fotte sia della realpolitik, sia della fedeltà alla coalizione di centrodestra. Spara ad alzo zero. </span><span style="font-weight: 400;">È accaduto in più occasioni per Padania Acque e per Centro Padane Engineering srl e in entrambi i casi ha mostrato muscoli da palestrato. In consiglio provinciale non ha opposto grande resistenza alla spaccatura del gruppo di centrodestra imposta da Fratelli d’Italia, con il conseguente passaggio dal tutti per uno a ognuno per sé e dio per tutti.  Scissione che ha giovato più a forzisti e leghisti che ai meloniani nel solco del vecchio adagio: gira e rigira, il siluro torna in culo a chi lo tira</span><i><span style="font-weight: 400;">. </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il divorzio in consiglio provinciale non voluto, ma subìto e accettato con cristiana rassegnazione si è rivelato per Forza Italia uno spottone propagandistico, ma soprattutto un atto politico e amministrativo di sostanza. Da ripudiati, i forzisti si sono ritrovati all’improvviso cavalieri della Tavola Rotonda senza macchia e senza paura. Da equilibristi sulla fune a rappresentanti di Camelot.  Un ossimoro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gallina è il testimonial perfetto di un partito moderato, di centro e borghese. Sempre con giacca e cravatta, il segretario non disdegna l’ironia e motiva le posizioni di Forza Italia con la precisione dell’amministratore delegato, la pedanteria del professore di liceo dell’ancien régime e il lessico di chi vuole parlare in modo acconcio senza scadere nel politichese. Un amalgama di commercialista, filosofo, negoziatore, il tutto condito con una spruzzatina di disincanto.  Nelle ricorrenze canoniche religiose più significative, raffinato fighetta, manda auguri con una frase con la citazione di autori sconosciuti ai leoni di tastiera. Un anno ha stupito con </span><b>Slavoj Žižek, </b><span style="font-weight: 400;">filosofo, psicoanalista marxista, </span><span style="font-weight: 400;">più noto agli intellettuali di sinistra che al popolo forzista.  Giano bifronte, Gallina si è dimostrato perspicace e coraggioso nel guidare l’uscita di nove sindaci cremaschi da Scrp, operazione vincente.  Al contrario si è rivelato conservatore nel candidare alla presidenza della provincia il suo fedelissimo </span><b>Alberto Sisti</b><span style="font-weight: 400;">, scelta perdente.  Nel 2019 ha toppato nell’intricata vicenda per la candidatura di </span><b>Mirko Signoroni </b><span style="font-weight: 400;">(centrodestra) alla presidenza della Provincia, poi eletto grazie al sostegno del centrosinistra e di alcuni elettori del centrodestra nella squadra del pokerista meloniano </span><b>Fabio Bertusi</b><span style="font-weight: 400;">. Forza Italia e Lega avevano puntato su </span><b>Rosolino Bertoni</b><span style="font-weight: 400;">. Storia datata, ma non totalmente archiviata, se ancora oggi a distanza di anni, tra i protagonisti permangono residui di ruggine difficili da togliere. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se Gallina è il segretario, la volpe e il più alto in grado dell’esercito provinciale di Forza Italia è l’europarlamentare </span><b>Massimiliano Salini</b><span style="font-weight: 400;">, vicepresidente del Ppe. Una leggenda. Qualcuno mette in dubbio la sua esistenza. Altri ipotizzano sia un avatar. Compare in provincia in occasione della campagna elettorale, ma con parsimonia. Dopo l’elezione, sparisce e si rivede nelle rare occasioni da lui ritenute meritevoli della sua presenza, soprattutto utili per la sua immagine. Ma anche in queste apparizioni, degne della Madonna di Caravaggio, aleggia   il sospetto che sia un ologramma. </span><span style="font-weight: 400;">Cresciuto all’ombra di </span><b>Roberto Formigoni</b><span style="font-weight: 400;">, sostenuto da Cielle, scudiero di Tajani, al quale in più momenti pubblici ha dedicato parole al miele, Salini è stato presidente della Provincia. In questo ruolo si è distinto per il suo impegno nella privatizzazione dell’acqua, stoppato sul filo di lana dalla Lega, quando la spada di Alberto da Giussano non era ancora spuntata. </span><span style="font-weight: 400;">È sua la prima proposta (aprile 2020) per la costruzione di un nuovo ospedale a Cremona.</span><span style="font-weight: 400;"> Ha anticipato </span><b>Donald Trump</b><span style="font-weight: 400;"> e, nel 2023, ha dichiarato guerra a Cuba. Lungimirante ha presentato un’interrogazione europea contro il riconoscimento del marchio Igp al rum cubano. La denominazione «</span><i><span style="font-weight: 400;">comporterebbe una situazione di concorrenza sleale». </span></i><span style="font-weight: 400;"> Ma soprattutto «</span><i><span style="font-weight: 400;">danneggerebbe tutte le realtà produttive e commerciali presenti nell&#8217;Unione Europea che non hanno creato joint venture con il regime dittatoriale di Cuba». </span></i><span style="font-weight: 400;">Come no?  </span><span style="font-weight: 400;">C&#8217;est l&#8217;argent qui fait la guerre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il valore aggiunto di Forza Italia arriva dalle donne.  Nel Casalasco, </span><b>Valeria Patelli </b>n<span style="font-weight: 400;">el Cremasco, </span><b>Laura Zanibelli</b><span style="font-weight: 400;">.  La Patelli, sindaca di Calvatone, teneva i numeri e l’appeal per essere candidata alla presidenza della Provincia, ma a Forza Italia è mancata la spinta per cambiare. È rimasta tra le possibilità non sfruttate.  Il coraggio non si può dare a chi non l’ha ed è una verità vecchia come il cucco.  Se si preferisce una versione più democristiana, Forza Italia ha peccato di eccessiva prudenza.  Il partito non ha osato e la fortuna, che aiuta gli audaci, non i cacasotto, ha guardato da un’altra parte.  Era il 2024.  Nel dicembre dello scorso anno, la sindaca ha recuperato parte del credito acquisito e non riconosciuto ed è stata eletta presidente dell’Area Omogenea Casalasca e ha dimostrato che i numeri e l’appeal di leader sono rimasti intatti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Zanibelli, consigliera comunale a Crema, entra di diritto tra i più preparati amministratori pubblici della Repubblica del Tortello e pochi, anche tra avversari politici, contestano questa affermazione. Stare seduti sulla sedia di assessore dal 2007 al 2012 e poi occupare quella di consigliere comunale e starci ancora oggi non è da tutti. È tanta roba. Altri avrebbero preteso e ottenuto un riconoscimento maggiore. È rimasta al palo.  Ma lei non ha mai contribuito molto affinché questo accadesse. Poca empatia, atteggiamento da professoressa rigida e poco dialogante, comunicazione troppo asettica e manageriale non sono stati un buon viatico per andare oltre la sala degli Ostaggi. Vicina a Cielle, la bufera che nel Cremasco ha investito il movimento non le ha giovato.  Resta però una figura di spicco di Forza Italia in riva al Serio. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella cartolina forzista entrano di diritto lo scazzo con </span><b>Giorgio Everet</b><span style="font-weight: 400;">, e il suo addio al partito. Della serie: la politica è guerra senza spargimento di sangue (Mao Tse Tung). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi c’è posto anche per l’elezione di </span><b>Luca Ghidini</b><span style="font-weight: 400;"> a segretario di Cremona. Riconoscimento ottenuto dopo avere svolto il compito di commissario cittadino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un accenno merita, il consigliere comunale di Cremona, </span><b>Andrea Carassai</b><span style="font-weight: 400;">, puntuale a marcare a uomo e senza sconti o a tariffe agevolate l’Amministrazione comunale. Nel contempo attento a non commettere falli da espulsione e prendersi un cartellino rosso. E la sua critica rigorosa, ma senza eccessi, alla vicenda del manifesto Pro-vita è un esempio paradigmatico di pugno duro in guanti bianchi.  Infine c&#8217;è <strong>Gianni Rossoni,</strong> ma è un pianeta autonomo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Forza Italia è Ercolino sempre in piedi, ma attenzione: nulla è per sempre. E in politica non c’è posto per le battute. Non c’è spazio per le Norma Desmond di </span><i><span style="font-weight: 400;">Viale del tramonto</span></i><span style="font-weight: 400;">: «</span><span style="font-weight: 400;">Io sono sempre grande, è il cinema che è diventato piccolo». E la nostra provincia non fa eccezione. Ma un tramonto presuppone un’alba. Questo il problema. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Antonio Grassi</strong></p>
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		<title>Fratelli d&#8217;Italia dopo Ventura: Bertusi al tavolo da gioco, pronto a dare le carte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 07:22:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La musica è finita, gli amici se ne vanno e Marcello Ventura, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, si dimette da coordinatore provinciale del partito. Lo fa con stile, con una conferenza stampa e non da scappato di casa.  Non è da tutti.  Era stato eletto nel dicembre del 2023. Al suo posto, il commissario Giorgio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/fratelli-ditalia-provinciale-dopo-ventura-bertusi-al-tavolo-da-gioco-pronto-a-dare-le-carte-alle-sue-condizioni/">Fratelli d&#8217;Italia dopo Ventura: Bertusi al tavolo da gioco, pronto a dare le carte</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">La musica è finita, gli amici se ne vanno e </span><b>Marcello Ventura, </b><span style="font-weight: 400;">consigliere regionale di Fratelli d’Italia, si dimette da coordinatore provinciale del partito. Lo fa con stile, con una conferenza stampa e non da scappato di casa.  Non è da tutti.  Era stato eletto nel dicembre del 2023. Al suo posto, il commissario </span><b>Giorgio Bontempi. </b><span style="font-weight: 400;">Ha comunicato la decisione nel palazzo della Provincia. Scelta originale, ma scontata la battuta: Fratelli d’Italia ha occupato le istituzioni. Dettaglio sorprendente per un partito conservatore, ligio alle norme, alla forma, ai simboli, tre degli aspetti che appartengono alla narrazione identitaria della destra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al fianco di Ventura, il senatore </span><b>Renato Ancorotti</b><span style="font-weight: 400;">, l’uomo della cosmesi, abilissimo a trasferire l’arte del make-up in politica. Ma anche maestro nel girare la frittata quando l’oplà del prestigiatore serve un po’ al partito e un po’ a lui.  Tempista e lesto come pochi, è argento vivo. Come Ancorotti nessuno. </span><span style="font-weight: 400;">Al tavolo anche il mantovano </span><b>Carlo Maccari</b><span style="font-weight: 400;">, coordinatore regionale e da alcuni mesi commissario del circolo di Crema. Presenza che sfata la fama di oggetto misterioso, maldicenza sussurrata e non gridata nella Repubblica del Tortello.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il bresciano Bontempi, titolare del quotato Studio Bontempi &amp; partners s.r.l., servizio militare nei carabinieri, ex leghista, ex consigliere regionale, ex assessore provinciale, ex sindaco per tre mandati, ex presidente di Lgh, ex presidente della polisportiva Agnosine è attualmente </span><span style="font-weight: 400;">presidente della Fondazione Lgh e consigliere comunale. </span><span style="font-weight: 400;">Classe 1963, volontario dell’oratorio, in linea con quella che spesso è stata la fucina di valenti democristiani, è politico di notevole esperienza. Non ancora diversamente giovane, è però già un navigatore di lungo corso, caratteristica che può determinare la differenza tra un commissario di partito abile e uno farlocco.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Presenti, ma non al tavolo dei relatori, il consigliere provinciale </span><b>Attilio Zabert</b><span style="font-weight: 400;">, l’ex segretario provinciale di Fratelli d’Italia </span><b>Stefano Foggetti,</b><span style="font-weight: 400;"> il pokerista </span><b>Fabio Bertusi</b><span style="font-weight: 400;">. (Cremonaoggi, 31 agosto).  Tre figure significative del partito: non militanti per caso, non portaborracce, non tesserati a loro insaputa. Insomma, mica bau bau, micio micio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Zabert, due mandati da sindaco a Pieve d’Olmi, sconfitto al terzo tentativo, è consigliere comunale e provinciale in carica. Convinto sostenitore dell’uscita di Fratelli d’Italia dal gruppo di centrodestra in Provincia, è stato tra i promotori della costituzione di una compagine meloniana autonoma.  «</span><span style="font-weight: 400;">Questo ci darà la possibilità di essere più incisivi in seno al consiglio nel portare le istanze degli amministratori locali e nel proporre le nostre idee di politica territoriale» (</span><i><span style="font-weight: 400;">Cremonaoggi</span></i><span style="font-weight: 400;">, 9 aprile 2025).  </span><span style="font-weight: 400;">Da quello strappo, al gruppo provinciale di Fratelli d’Italia, di incisivo sono rimasti solo i denti, tutt’altro che affilati. Dopo l’acquisita autonomia, Zabert e i suoi due colleghi non hanno battuto un colpo. </span><span style="font-weight: 400;">Né carne, né pesce, quasi mai hanno contrastato le decisioni del presidente </span><b>Roberto Mariani</b><span style="font-weight: 400;"> di centrosinistra. Come Ponzio Pilato, hanno collezionato una serie di astensioni e in un consiglio provinciale dove il numero dei consiglieri dei due schieramenti è uguale (6 a 6), il non voto vale quanto le terre rare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al contrario, Forza Italia e Lega, liberate dal giogo meloniano, sono diventate dei </span><span style="font-weight: 400;">rottweiler, pronte ad azzannare il centrosinistra. La vicenda di </span><span style="font-weight: 400;">Centro Padane Engineering Srl</span><span style="font-weight: 400;"> è paradigmatica della marginalità di Fratelli d’Italia in Provincia e dell’attivismo dei due ex compagni di cordata. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Foggetti stava al timone del partito provinciale prima di essere sconfitto al congresso nel duello con Ventura</span><span style="font-weight: 400;">,</span><span style="font-weight: 400;"> nonostante in molti avessero pronosticato il contrario. Entrato in conclave da papa, era uscito cardinale.  Alcuni mesi prima (febbraio 2023), era stato candidato in Regione insieme a Ventura, che lo aveva più che raddoppiato nelle preferenze (2.525 contro 1.101) e staccato il biglietto per Milano. Foggetti era rimasto a Cremona. L’anno precedente aveva tentato la via di Roma, lui alla Camera, Ancorotti al Senato. È rimasto al palo. Il secondo è volato nella capitale.  Per un periodo è stato commissario del circolo cittadino di Cremona. </span><span style="font-weight: 400;">Il suo riferimento nel gotha di Fratelli d’Italia è l’europarlamentare </span><b>Carlo Fidanza</b><span style="font-weight: 400;">. Per Ventura è l’europarlamentare </span><b>Mario Mantovani,</b><span style="font-weight: 400;"> molto stimato da Bertusi, particolare da non sottovalutare, anzi, probabilmente sfumatura decisiva nel percorso politico del coordinatore dimissionario. La marcia in più, la tigre nel motore che ha permesso a Ventura di correre e sbaragliare i suoi competitor. Ma non è una novità: l’ascesa o la discesa nella carriera politica dipende molto dai santi protettori. E Cremona non è diversa dal resto dell&#8217;Italia, forse del mondo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dei tre politici che hanno assistito alla conferenza stampa, Bertusi, privo di incarichi ufficiali nel partito, è in realtà il kingmaker non tanto occulto di Fratelli d’Italia. Il convitato di pietra che incide sulle decisioni sostanziali del partito.  Più di altri maggiorenti ufficiali meloniani, sposta le pedine del risiko politico provinciale. E la sua presenza alla conferenza stampa da osservatore dice molto di più di un convegno di due ore sui movimenti futuri di Fratelli d’Italia. </span><span style="font-weight: 400;">Non è un segreto che abbia messo tanto del suo in tutte le ultime vicende di Padania Acque e il riferimento non si limita all’inverecondo accordo tra Pd e Fratelli d’Italia sulla nomina del Collegio dei sindaci della società.  Ma anche su altre questioni la sua influenza si è fatta sentire. </span><span style="font-weight: 400;">Giovane, ma già veterano di accordi e di camarille, è lo Steve McQueen-Cincinnati Kid della politica locale.  Per ora vince e dà la birra a tutti per lucidità e determinazione. Quando al tavolo di gioco si siede lui c’è poco spazio per altri. Resta però valido l’avvertimento di </span><span style="font-weight: 400;"><strong>Edward</strong> <strong>G. Robinson</strong> (il vecchio Lancey Howard)</span> <span style="font-weight: 400;">a Cincinnati Kid:</span> <span style="font-weight: 400;">«Non te la cavi male, ragazzo, ma finché ci sarò io, sarai soltanto secondo». </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per ora, in provincia, non s’intravede un maturo Lancey Howard che possa impensierire il Cincinnati Kid locale.  Poi c’è la saggezza popolare, che è il grillo parlante della storia non paludata e non ufficiale: anche il migliore può incontrare quello del formaggio</span><span style="font-weight: 400;">. </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">Le dimissioni di Ventura e la nomina del commissario provinciale, che si aggiunge a quello del circolo di Crema, non sono la fine di una guerra tra cremaschi e cremonesi, né di quella fratricida in atto in riva al Serio. Potrebbero essere, invece, l’inizio di una nuova fase del conflitto. Un momento di transizione verso una tregua. Ma il condizionale è d’obbligo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La ferita per lo spettacolo di infimo livello offerto dal partito nel febbraio dello scorso anno per </span><span style="font-weight: 400;">l’elezione del coordinatore del circolo di Crema, sanguina ancora. </span><span style="font-weight: 400;">Su 397 iscritti aventi diritto al voto, all’assemblea congressuale avevano partecipato la miseria di una ventina di tesserati</span><span style="font-weight: 400;">. </span><b>Alberto Bonetti,</b><span style="font-weight: 400;"> il segretario eletto, brava persona, dopo poche settimane capisce l’andazzo e vede i coltelli sotto il tavolo. Ringrazia e molla la poltrona, agevolato dalle dimissioni in massa del suo direttivo.  </span><span style="font-weight: 400;">Cercare di cancellare questo sfregio e ricostruire non è semplice e non aiutano le elezioni amministrative di Crema previste per l’anno prossimo.</span></p>
<p><b>Daniel Segre</b><span style="font-weight: 400;">, già responsabile del commissariato di polizia della città, è ufficiosamente il candidato del centrodestra. Ha chiarito che non formerà una lista strettamente di partito.  Non avrebbe esitazioni a rinunciare alla discesa in campo qualora emergessero incomprensioni con i partiti sostenitori o per motivi personali dell’ultima ora. La defezione è un’eventualità non impossibile, ma devastante per il centrodestra, costretto a cercare un candidato di riserva. A maggior ragione per Fratelli d’Italia. </span><span style="font-weight: 400;">In questa situazione, con il partito in cerca di pacificazione, ma nervoso e instabile, Maccari e Bontempi potrebbero essere l’innesco della reazione e Bertusi il catalizzatore che la favorisce. Ma Cincinnati Kid non smania per occupare la poltrona di coordinatore provinciale o cremasco e accetterebbe l’incarico solo alle proprie condizioni.  </span><span style="font-weight: 400;">Preferisce il tavolo più spregiudicato del poker, dove  può giocare con maggiore autonomia rispetto alla flessibilità ridotta di un coordinatore o di un segretario di partito. Ma non è malaccio e se la cava egregiamente anche nel lavoro del dare e avere, della ricucitura, del valutare promesse e pesare i relativi vantaggi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ventura si è dimesso da coordinatore provinciale. La palla è passata a Bontempi. Per giocarla avrà bisogno degli assist di Bertusi. Il resto è coreografia, che comunque rimane essenziale per la rappresentazione della politica e anche per barattare convenienti e disinvolte alleanze. E qui sorge un dubbio: vantaggiose per chi? Per i cittadini, per il partito, per i leader? La risposta alla prossima conferenza stampa. Se ci sarà. Oppure nel vento.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Antonio Grassi</strong></p>
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		<title>Macché campo largo, per ora anche a Cremona è più un campo minato dove si coltivano sogni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2026 07:20:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il campo largo è come il rancio della truppa. Ottimo e abbondante per mancanza di alternative. Della serie, o mangi la minestra o salti la finestra. Per adesso è più simile a un campo minato con gli artificieri impegnati, a parole, nella bonifica. Domani è un altro giorno, si vedrà.  Con tanti generali e generalesse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Il campo largo è come il rancio della truppa. Ottimo e abbondante per mancanza di alternative. Della serie, o mangi la minestra o salti la finestra. </span><span style="font-weight: 400;">Per adesso è più simile a un campo minato con gli artificieri impegnati, a parole, nella bonifica. Domani è un altro giorno, si vedrà. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con tanti generali e generalesse occupati nella missione, ognuno con le proprie strategie, è complesso trovare un baricentro. E ancora più difficoltoso costruire una macchina da guerra vincente, diversa da quella gioiosa e fallimentare di </span><b>Achille Occhetto</b><span style="font-weight: 400;">. Non è però impossibile, comunque obiettivo imprescindibile per una linea comune, l’unica per tentare di vincere le elezioni politiche del prossimo anno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Potrebbe essere il Campo dei miracoli, quello di Pinocchio, nella città di Acchiappacitrulli, con il Gatto e la Volpe che circuiscono il burattino. Infinocchiato, Pinocchio va in carcere e i due manigoldi restano liberi.  Con una differenza sostanziale rispetto al romanzo di <strong>Collodi</strong>: nel campo largo tutti si reputano il Gatto e la Volpe, tutti con la verità in tasca. Tutti con la soluzione per battere il centro destra. Tutti convinti che Pinocchio sia l’elettore medio, scazzato e qualunquista che, al contrario, è tutt’altro che allocco. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Di sicuro, i citrulli non albergano esclusivamente nel centrodestra, come narrano alcuni arroganti esponenti del centrosinistra che si reputano i più furbi del bigoncio. Orbi per convenienza, fingono di ignorare la presenza di citrulli e opportunisti anche nel centrosinistra, ai quali però lisciano il pelo per una ciotola di applausi e un voto pro domo sua. Fenomeni, </span><span style="font-weight: 400;">maître à penser</span><span style="font-weight: 400;">, paradigmi di tolleranza, inclusione e accoglienza, sono i professionisti dei dibattiti. Sono gli intellettuali più ferrati sulle varietà di chardonnay che sulla differenza tra egemonia e dittatura. Sono loro i frequentatori dei social. Loro che postano foto delle vacanze trendy in qualche borgo medievale o del Salento.  Loro che commentano gli ultimi autori fighi e di nicchia. Sì, proprio loro, «Quelli che lo status quo, che nella misura in cui, che nell&#8217;ottica, oh yeh. Quelli che hanno una missione da compiere, oh yeh» (</span><b>Enzo Jannacci</b><span style="font-weight: 400;">).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per ora, il </span><i><span style="font-weight: 400;">Campo del vorrei e speriamo che posso</span></i><span style="font-weight: 400;"> è un agglomerato disomogeneo di sinistri e meno sinistri, in cerca di amalgama. Un pot-pourri più avvezzo a seguire il lato mancino che il destro, con numerose eccezioni.  Cremona insegna.  Negli ultimi mesi, sotto il Torrazzo lo sguardo di alcuni campolarghisti piddini si è rivelato strabico.  L’occhio guardava a sinistra, ma vedeva a destra. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel campo largo sono schierati Pd, 5 Stelle e Avs (Alleanza Verdi e Sinistra). In stand by Italia Viva di </span><b>Matteo Renzi</b><span style="font-weight: 400;">, prodotto dell’ingegneria genetica, gatto e volpe insieme. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella nostra provincia il Pd è il capocordata indiscusso. È guidato da </span><b>Rosolino Azzali</b><span style="font-weight: 400;">, sindaco di Corte de’ Frati, nonché portavoce di </span><b>Andrea Virgilio</b><span style="font-weight: 400;">, sindaco del capoluogo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il partito di </span><b>Elly Schlein</b><span style="font-weight: 400;"> è il Manchester City della coalizione. I suoi alleati si arrabattano in serie B. Qualcuno anche in Prima categoria. Soci di minoranza, meritano il massimo rispetto, senza nessuno svilimento del loro ruolo, ma i numeri del consenso sono spietati. Si potrebbe obiettare, grande, grosso e ciula, ma il Pd può essere giudicato in tanti modi, fuorché ciula. Tuttalpiù masochista. O ingordo. O narcisista all’eccesso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si sa, piccolo è bello. È un po’ la favola della volpe e l’uva.  Intanto il grande comanda.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I 5 Stelle pensano che non sempre il mazzo lo debba tenere il più muscoloso della coalizione. Non sta scritto sulle tavole della legge e non è un dogma. Poi, non sempre l’azionista di maggioranza di una società designa l’amministratore delegato. Le azioni non si contano, si pesano, sosteneva </span><b>Enrico Cuccia</b><span style="font-weight: 400;">, uno che di queste cose se ne intendeva.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I 5 Stelle, rappresentati da </span><b>Paola Tacchini</b><span style="font-weight: 400;">, entusiasta consigliera comunale di Cremona, dispongono di un discreto pacchetto di voti. Orfani di due cavalli di razza cremaschi, </span><b>Marco Degli Angeli</b><span style="font-weight: 400;">  e </span><b>Manuel Draghetti</b><span style="font-weight: 400;">, passati a </span><i><span style="font-weight: 400;">Schierarsi</span></i><span style="font-weight: 400;">, l’associazione di </span><b>Alessandro Di Battista,</b><span style="font-weight: 400;"> i pentastellati sono azzoppati. E spiace che le ultime notizie riferiscano di un grave malore che ha colpito Di Battista mentre si trovava a Cuba. Sicuramente volonterosi i 5 Stelle, escluso il capoluogo, patiscono la carenza di punti di riferimento sul territorio provinciale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I Verdi hanno scelto un duumvirato: </span><b>Luciano Belotti</b><span style="font-weight: 400;">, consigliere comunale e </span><b>Teresa Bettinelli</b><span style="font-weight: 400;">, portavoce di No alla logistica. Entrambi di Castel Gabbiano. Bravi, bravissimi, coraggiosi, ma in politica non basta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sinistra Italiana si è affidata a </span><b>Paolo Losco</b><span style="font-weight: 400;"> di Ripalta Cremasca. Già candidato sindaco alle ultime elezioni di Crema, è ancora un rosso, neppure tanto sbiadito e con il pugno chiuso d’ordinanza. Sinistro doc, con imprimatur e bolla pontificia, merita d’essere protetto in una riserva per le specie in via di estinzione.   Non è però il </span><b>Diego Maradona</b><span style="font-weight: 400;"> della politica locale. Non possiede la </span><i><span style="font-weight: 400;">mano de Dios</span></i><span style="font-weight: 400;"> che cambia la partita. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora, con la massima considerazione dei segretari e coordinatori provinciali, è doveroso precisare che a contare e decidere sono altri. Manovratori non tanto occulti, sono i soliti noti.  </span><span style="font-weight: 400;">Che a Cremona, nel Pd, </span><b>Luciano Pizzetti</b><span style="font-weight: 400;"> sia quello che fa e disfa, sintesi tra il <strong>cardinale Richelieu</strong> e </span><b>Cesare Borgia</b><span style="font-weight: 400;">, figlio di Papa e lui stesso cardinale, è il segreto di Pulcinella. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che tra i piddini cremaschi il verbo di </span><b>Matteo Piloni</b><span style="font-weight: 400;"> sia più ascoltato di quello di Azzali è la scoperta dell’acqua calda. Senza contare</span><b> Stefania Bonaldi</b><span style="font-weight: 400;">, la tequila bum bum della politica in riva al Serio. Nella segreteria nazionale del partito, quando si cimenta in singolar tenzone non fa prigionieri.  Che l’highlander verde cremasco </span><b>Andrea Ladina</b><span style="font-weight: 400;"> sia ancora il guru per antonomasia degli ambientalisti per antonomasia non lo dubita neppure il politico più scettico e il più cacadubbi del territorio provinciale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E poi sorge un altro problema. Pd cremonese e cremasco collaborano con parsimonia. Senza smancerie. Non è un amore grande grande. Piuttosto ridotto, si misura in micron. </span><span style="font-weight: 400;">Convivono senza litigare. Qualche volta la loro linea non coincide. È accaduto per la nomina del collegio dei sindaci di Padania Acque. Succede anche nelle famiglie più collaudate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per capire una situazione, spesso più delle parole, contano l’atteggiamento, la postura, i gesti.  Venerdì sera, alla festa del Pd di Ombrianello a Crema, sul palco accanto alla segretaria nazionale</span><b>, </b><span style="font-weight: 400;">c’era la nomenklatura provinciale del partito, compreso il segretario provinciale </span><b>Rosolino Azzali. </b><span style="font-weight: 400;">Nessuno l’ha citato e per i presenti non addentro alle vicende piddine risultava uno sconosciuto.  Una persona sicuramente importante se si trovava lì, ma carneade.  Defilato da apparire un intruso e impassibile da sembrare un ingombrante soprammobile, si notava per la stazza da giocatore di basket. Sospettare che fosse preoccupato non è fuori luogo se si considera l’iradiddio climatico che nel pomeriggio aveva devastato Cremona.  Ma nessuno dei cremaschi si è degnato di sottolinearlo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Di sguincio, in un passaggio sul cambiamento climatico, la Schlein ha accennato alla bufera che poche ore prima aveva investito il capoluogo. Quasi un flash, il tempo di un centometrista olimpico.</span> <span style="font-weight: 400;">Nulla di più. Poco, troppo poco, per quanto accaduto. Sarebbe esagerato parlare di mancanza di tatto e sensibilità verso Azzali e i cremonesi, ma sarebbe sbagliato non segnalarlo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per il Pd, non è il miglior viatico per andar coesi alle trattative per costruire il Campo largo in provincia.  Un faro nella notte che illumina la situazione è la lettera di dimissioni anticipate del segretario provinciale </span><b>Michele Bellini. </b><span style="font-weight: 400;">Risale ai primi giorni di gennaio di quest’anno.  </span><i><span style="font-weight: 400;">«Di fronte alla necessità di individuare soluzioni capaci di tenere insieme esigenze diverse, è prevalsa la preoccupazione di tutelare esclusivamente il proprio ambito di riferimento, a scapito del livello provinciale e mostrando l’assenza di una reale volontà di collocarsi dentro una prospettiva unitaria e condivisa». </span></i><span style="font-weight: 400;">Superfluo un commento, anche una sola virgola sarebbe pleonastica.</span> <span style="font-weight: 400;">  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per vincere non basta indossare la mimetica per apparire tutti uguali e appartenere al medesimo esercito.  Non basta annunciare partiam, partiam e credere di vincere la battaglia ancora prima di iniziarla. Non basta una dotazione, ancorché abbondante, di fucili caricati a parole. Non bastano le buone intenzioni, le quali lastricano la via dell’inferno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il rancio è ottimo e abbondante, ma un’indigestione di sogni, molti a prezzo di saldo e alcuni un po’ rancidi, non sempre paga.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Vorrei&#8230; Vorrei&#8230; Vorrei&#8230; Troppi desideri è come non averne nessuno». (Ferie d’agosto, regia </span><b>Paolo Virzì</b><span style="font-weight: 400;">).  Già, il </span><i><span style="font-weight: 400;">Campo del vorrei e speriamo che posso</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Antonio Grassi</strong></p>
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		<title>Addio al celodurismo bossiano, Lega in mezzo al guado e in un mare di guano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 08:46:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«La Lega ce l’ha duro». Era il 1991. Umberto Bossi rassicurava gli italiani sulla virilità del proprio partito di maschi alfa. Un partito ancora adolescente, ma già protagonista.  Definiva Roma ladrona e non reputava un’eresia ipotizzare una Padania indipendente.  William Wallace del Nord Italia era pronto a guidare l’esercito leghista nello scontro sul federalismo, sull’identità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">«La Lega ce l’ha duro». Era il 1991. </span><b>Umberto Bossi</b><span style="font-weight: 400;"> rassicurava gli italiani sulla virilità del proprio partito di maschi alfa. Un partito ancora adolescente, ma già protagonista.  Definiva Roma ladrona e non reputava un’eresia ipotizzare una Padania indipendente.  </span><b>William Wallace</b><span style="font-weight: 400;"> del Nord Italia era pronto a guidare l’esercito leghista nello scontro sul federalismo, sull’identità e sul radicamento dei territori, sulla questione settentrionale, ancora oggi dibattuta e tutt’altro che risolta. </span><span style="font-weight: 400;">Aiutata dalle stelle più brillarelle, dai grilli che fanno cricri, dal ponentino più malandrino e dagli altri alleati invocati dal Rugantino, Roma ha ammorbidito, ammaliato e fottuto gli eredi di Bossi. Ora il partito è in mezzo al guado, in un fiume di guano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò che era duro, ora si è ammosciato. Ciò che era mela cotogna, ora è caco maturo. Ciò che era torrone, ora è marmellata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 1993, due anni dopo la dichiarazione testosteronica del capo, </span><b>Cesare Giovinetti</b><span style="font-weight: 400;"> issava la prima bandiera leghista sul Comune di Crema. La seconda l’avrebbe ricollocata nel 2007 </span><b>Bruno Bruttomesso</b><span style="font-weight: 400;">, dopo un quinquennio governato dal centrosinistra. La terza è conservata in naftalina in un cassetto e probabilmente ci rimarrà per molto, forse per sempre.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il bancario Giovinetti piallava il politico di professione </span><b>Renato Strada,</b><span style="font-weight: 400;"> soggetto, per usare il lessico bossiano, con i controcazzi. Laureato in filosofia, già leader studentesco, ex segretario del Pci cremasco, il compagno Renato stava in parlamento – secondo mandato &#8211; sotto il vessillo Pds. Promosso per la poltrona Frau di Roma, bocciato per la più economica poltroncina Ikea di Crema.  </span><span style="font-weight: 400;">Una doccia fredda inaspettata per il borghese di sinistra abituato a vincere e poco avvezzo alla sconfitta. </span><b>Claudio Velardi</b><span style="font-weight: 400;"> ha raccontato che un giorno aveva chiesto a Renato, allora suo collega di università, cosa pensasse di fare in futuro.  La risposta non lasciava adito a dubbi: «Il rivoluzionario di professione» (</span><i><span style="font-weight: 400;">Il Riformista</span></i><span style="font-weight: 400;"> del 22 luglio 2025). Pare che non ci sia riuscito. L’anno successivo al tracollo elettorale, Strada si dimetteva dal Consiglio comunale, in attesa di una sistemazione degna del suo alto lignaggio politico. Sistemazione che arrivava pochi anni dopo con la prestigiosa nomina di direttore generale dell’Enea, esperienza conclusa in anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato. Tornato in riva al Serio nel 2003, contribuiva alla riorganizzazione delle partecipate del Cremasco. L’operazione partoriva Scrp, la cui tribolata giubilazione è risaputa, così come è altrettanto nota la sua rigenerazione in Consorzio.it.  Come l’araba fenice.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il bancario aveva superato un pezzo da novanta della politica locale.  Non un apprendista stregone. Non uno sconosciuto militante di partito. Di certo, non un militonto.  </span><span style="font-weight: 400;">Già, aveva sverniciato nientepocodimeno che Renato Strada, il politico più snob del territorio, ammirato non solo dai compagni di partito, ma anche da una fetta della borghesia cittadina, quella illuminata, sul cui significato si può discutere, ma che è indubbio sia più propensa al cambiare tutto per non cambiare nulla.  Per la Lega, la vittoria del dilettante contro il professionista sanciva un trionfo elettorale storico e da sballo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mentre Giovinetti si prendeva Crema, il cremonese </span><b>Giorgio Conca </b><span style="font-weight: 400;">stava già alla Camera. Nel frattempo </span><b>Italico Maffini </b><span style="font-weight: 400;">scaldava i muscoli per correre in Senato, raggiunto nel 1993. </span><b>Aldo Bettinelli</b><span style="font-weight: 400;">, dopo cinque anni in Regione, nel 1997 entrava negli annali per avere organizzato, insieme al casalasco </span><b>Giovanni Robusti</b><span style="font-weight: 400;">, la protesta degli agricoltori inferociti per le multe relative allo sforamento delle quote latte. Prova di forza, dimostrava la notevole capacità di mobilitazione sociale della Lega.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Era la cavalcata delle valchirie del partito. Poi un tonfo tremendo alle elezioni comunali del 1995.</span> <b>Evandro Lodi Rizzini</b><span style="font-weight: 400;">, suo candidato sindaco di Cremona, su cinque concorrenti si piazzava al terzo posto con circa il 13 per cento dei voti: una sconfitta con le caratteristiche di una disfatta se confrontata con il 20 per cento incassato cinque anni prima, grazie a una lista di esponenti storici del partito.  Tre per tutti:</span><b> Mario Pedrini</b>,<b> Franco Manfredini</b>,<span style="font-weight: 400;"> </span><b>Claudio Demicheli</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli anni successivi, la Lega procedeva senza infamia e senza lode.  Traccheggiava.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2005 spediva a Milano il soncinese </span><b>Mauro Gallina</b><span style="font-weight: 400;">, il cavaliere pallido dei film western, lo sconosciuto che arrivava nella sperduta Silvertown e risolveva tutti i problemi.  Quelli affrontati da Gallina a Milano pochi li ricordano</span><span style="font-weight: 400;">.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2008 entrava in Senato il cremasco </span><b>Alberto Torrazzi</b><span style="font-weight: 400;">, ingegnere e bossiano di ferro. Un bulldozer nella difesa della dottrina del fondatore del partito.  A fine legislatura la fedeltà alla linea del fondatore lo relegava nella minoranza del partito. Usciva dalla nomenklatura della Lega locale. Abbandonava la politica attiva: da mastino dei Baskerville ad anonimo e simpatico basset hound. Però non completamente domo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2013 </span><b>Roberto Maroni</b><span style="font-weight: 400;">, presidente della Lombardia, nominava </span><b>Cristina Cappellini, </b><span style="font-weight: 400;">a</span><span style="font-weight: 400;">ssessora alle</span> <span style="font-weight: 400;">Culture, Identità e Autonomie. </span><span style="font-weight: 400;">Anche lei soncinese, </span><span style="font-weight: 400;">svolgeva il compito con competenza e raccoglieva un consenso che travalicava i confini dell’appartenenza di partito. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sempre nel 2013 il soresinese </span><b>Federico Lena</b><span style="font-weight: 400;"> veniva eletto consigliere regionale. A Milano ci restava per due legislature, fino al 2023. La seconda, conquistata con una manciata di preferenze a scapito della Cappellini, la sua principale competitor. Ha abbandonato la militanza di partito. E’ un civico. Ora è assessore al bilancio a Madignano. </span></p>
<p><b>Silvana Comaroli</b><span style="font-weight: 400;"> è il cameo che si distingue.  E resiste.  Entrata in parlamento nel 2008, non è più uscita, senza preoccuparsi di rimanerci con il pass da deputata o con quello da senatrice.  Ancora oggi fa la spola tra Soncino e Roma. Già, sempre o ovunque Soncino. </span><span style="font-weight: 400;">Cresciuta all’ombra della famosa rocca sforzesca, orgoglio del borgo, è attrezzata per affrontare gli intrighi di corte. Dote confermata dalla sua abilità di sopravvivere ai cambi di segretario. Andata nella capitale con un viaggio pagato da Bossi, è rimasta con uno offerto da Maroni. E adesso continua con un biglietto staccato da Salvini. Per una donna, nel partito del celodurismo, anche se presunto, è impresa notevole. Ma è anche il filo della continuità, che ricorda le origini. </span><span style="font-weight: 400;">L’a</span><span style="font-weight: 400;">spetto da insegnante di liceo, il tono pacato, quasi dimesso, ingannano: è lei la </span>Wonder Woman p<span style="font-weight: 400;">adana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2013 </span><b>Matteo Salvini </b><span style="font-weight: 400;">subentrava a Maroni nel ruolo di segretario federale della Lega Nord. Nel 2022 cambiava il nome al partito. Sostenuto dai giovani padani e con eccessiva modestia, lo ribattezzava Lega per Salvini premier. Per i fedelissimi pretoriani il Capitano concedeva briciole di potere e di cariche, senza passare dall’ufficio qualità del partito, ammesso che la Lega ne avesse e ne abbia uno.  </span></p>
<p><b>Claudia Gobbato</b><span style="font-weight: 400;"> di Agnadello, cresciuta negli uffici regionali della Cappellini, nel 2018 finiva alla Camera. Qualcuno crede ancora oggi fosse il quarto mistero di Fatima, altri la segretissima formula della Coca Cola. Come era arrivata è sparita. Ma nessuno si è accorto della sua assenza.</span></p>
<p><b>Simone Bossi</b><span style="font-weight: 400;">, per quattro volte segretario del partito cremonese, è navigatore di lungo corso. Più nostromo che comandante. Più portato a usare l’estintore che a impugnare la spada di Alberto da Giussano. Versione moderna del democristiano moroteo, varcava le porte del Senato nel 2022. Chiusa l’esperienza rientrava nei ranghi del tran tran provinciale. Sveglio, aveva capito che essere primo in provincia non è poi tanto male.  Può risultare più gratificante che secondo a Roma. Saggio e lungimirante aveva capito da tempo che piuttosto che niente, meglio il piuttosto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Infine c’è </span><b>Riccardo Vitari</b><span style="font-weight: 400;">, in consiglio regionale dal 2023 per grazia ricevuta, favorita dal buon cuore e dalla disattenzione di </span><b>Filippo Bongiovanni</b><span style="font-weight: 400;">, allora come ora sindaco di Casalmaggiore. Dopo avere ottenuto il lasciapassare per la Regione, Bongiovanni è stato costretto a restituirlo per l’incompatibilità con un incarico ricoperto al momento del voto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vitari s’impegna, ma spesso si aggrega al consigliere piddino </span><b>Matteo Piloni </b><span style="font-weight: 400;">in una società di mutuo soccorso troppo sbilanciata a sinistra. Nulla da stracciarsi le vesti, senza dimenticare però che l’autonomia è uno dei pilastri del pensiero leghista. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Lega non ce l’ha duro e quella del nostro territorio non fa eccezione. Questo però non è un de profundis, un necrologio anticipato. È una fotografia virata seppia di una Lega sulla via dell’estinzione e costretta a cambiare per sopravvivere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È il racconto di una metamorfosi profonda iniziata alcuni mesi fa nel partito e giunta all’ultimo miglio. L’annuncio di questi giorni del presidente della regione, </span><b>Attilio Fontana, </b><span style="font-weight: 400;">sulla nascita di un’associazione all’interno della Lega per rilanciare il Nord e sostenere la leadership collettiva nel partito lascia poco spazio a illusioni. Gli applausi e l’adesione di </span><b>Luca Zaia</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Massimiliano Fedriga, </b><span style="font-weight: 400;">due pesi massimi del partito, garantiscono che c’è poco fumo e molto arrosto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È la conclusione di una storia con due finali. Se si è pessimisti e un po’ nostalgici, </span><b>Leonard Cohen</b><span style="font-weight: 400;"> funziona a meraviglia per i titoli di coda: «I </span><span style="font-weight: 400;">miei amici se ne sono andati e i miei capelli sono grigi».</span><span style="font-weight: 400;"> Se si è ottimisti e sognatori, </span><b>Enzo Jannacci</b><span style="font-weight: 400;"> è magico: «El </span><span style="font-weight: 400;">purtava i scarp de tennis, el parlava de per lü,</span> <span style="font-weight: 400;">rincorreva già da tempo un bel sogno d&#8217;amore». E si riprende a correre di nuovo. Per l’ennesima volta.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Antonio Grassi</strong></p>
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		<title>Vannacci e Di Battista su una politica provinciale arraffona e autorferenziale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 23:59:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Uno spettro s’aggira per la provincia di Cremona. Anzi, due: il partito di Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci e l’associazione Schierarsi guidata da Alessandro Di Battista, già figura di spicco del Movimento 5 Stelle.  L’associazione oggi non dispone ancora di un’organizzazione strutturata sul nostro territorio. L’adesione di Marco Degli Angeli, ex consigliere regionale cremasco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"> Uno spettro s’aggira per la provincia di Cremona. Anzi, due: il partito di </span><i><span style="font-weight: 400;">Futuro Nazionale</span></i><span style="font-weight: 400;"> del generale </span><b>Roberto Vannacci</b><span style="font-weight: 400;"> e l’associazione </span><i><span style="font-weight: 400;">Schierarsi </span></i><span style="font-weight: 400;">guidata da </span><b>Alessandro Di Battista, </b><span style="font-weight: 400;">già</span> <span style="font-weight: 400;">figura di spicco del Movimento 5 Stelle. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’associazione oggi non dispone ancora di un’organizzazione strutturata sul nostro territorio. L’adesione di </span><b>Marco Degli Angeli</b><span style="font-weight: 400;">, ex consigliere regionale cremasco del Movimento 5 stelle, è un buon inizio.  Piaccia o no, è un bravo politico, coerente e preparato sui temi che tratta, giudizio che pochi confutano.  Lo ha dimostrato nei cinque anni passati a Milano. È quello fuori dal coro: un po’ primo della classe e un po’ tostissimo scassa maroni.  Un caterpillar. Chi lo conosce sa che non teme né le sfide, né gli ostacoli. Se ha iniziato un percorso, difficilmente si ferma.  Per ora, su </span><i><span style="font-weight: 400;">Schierarsi</span></i><span style="font-weight: 400;"> non c’è altro da aggiungere. Ma la sua presenza in provincia non è da sottovalutare, soprattutto se si considera che l’anno prossimo si vota per il sindaco e l’A</span><span style="font-weight: 400;">mministrazione di Crema. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Merita maggiore attenzione e più spazio la costituzione, sia sotto il Torrazzo, sia in riva al Serio, degli organismi direttivi di Futuro Nazionale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A Cremona il referente del partito è </span><b>Paolo Italia</b><span style="font-weight: 400;">, la cui campagna acquisti ha già portato in squadra due nomi con un curriculum politico non da scartine. </span></p>
<p><b>Simona Sommi</b><span style="font-weight: 400;"> è stata capogruppo della Lega in consiglio comunale durante il secondo mandato di </span><b>Gianluca Galimberti</b><span style="font-weight: 400;">.</span> <span style="font-weight: 400;">Già nel direttivo cittadino del capoluogo provinciale, la leghista pentita è stata responsabile regionale del dipartimento istruzione del Carroccio. </span><b>Luca Girelli</b><span style="font-weight: 400;">, ex assessore al bilancio e consigliere comunale di Ostiano, sedeva nel direttivo provinciale della Lega di Cremona, nonché in quello cittadino. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Entrambi hanno motivato la loro scelta con un preciso j’accuse: il partito li avrebbe messi in naftalina. Poi il carico da novanta con l’immancabile rilievo della mancanza di democrazia interna (</span><i><span style="font-weight: 400;">Vittorianozanolli.it</span></i><span style="font-weight: 400;">,27 luglio). Non una novità: è un classico delle strazianti separazioni dal partito e dei cambi di casacca.  Partito nel quale si è stati svezzati e cresciuti.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Democrazia, cinica e bara come il destino. Sempre invocata quando si perde la poltrona e la prebenda. Sempre dimenticata quando si sta nella stanza dei bottoni. Così va il mondo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come da copione, il segretario cremonese della Lega </span><b>Simone Bossi </b><span style="font-weight: 400;">ha contestato e rispedito al mittente le accuse (</span><i><span style="font-weight: 400;">Cremonaoggi</span></i><span style="font-weight: 400;">, 25 luglio). In tutte le storie di divorzio la causa del patatrac è sempre l’altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Intanto </span><b>Guido Guidesi,</b><span style="font-weight: 400;"> lodigiano e assessore regionale leghista allo Sviluppo economico, presenza assidua sui media dell’establishment cremonese, avverte che la situazione è più grave rispetto a ciò che si legge sui giornali.  «Credo sia a rischio la sopravvivenza della Lega e non mi baso solo sui sondaggi ma anche sui dati del tesseramento e della presenza di eventi e assemblee» (</span><i><span style="font-weight: 400;">Il Cittadino</span></i><span style="font-weight: 400;">, 13 agosto). Superfluo aggiungere altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A Crema il padre fondatore dei Vannacci boys è </span><b>Ciro Ancorotti</b><span style="font-weight: 400;">, più senior che boy.  Avvocato, candidato alle ultime elezioni amministrative nella lista </span><i><span style="font-weight: 400;">Borghetti sindaco, </span></i><span style="font-weight: 400;">aveva raccolto 23 preferenze. </span><span style="font-weight: 400;">Cromosomi democristiani, pacato, abbigliamento e modi da dirigente di banca o da manager di un fondo di investimento, non ha l’aspetto da generale. Neppure da condottiero che il nome richiama. È uno dei casi in cui </span><i><span style="font-weight: 400;">nomen omen</span></i><span style="font-weight: 400;"> non ha funzionato.  </span><span style="font-weight: 400;">Non è Ciro il Grande, ma Ciro Ancorotti, il fratello di Renato. Sì, lui, il senatore di Fratelli d’Italia e potente industriale della cosmesi. Un valore aggiunto: il make-up entra di diritto nella valigetta degli attrezzi di tutti i politici, dai top ai gregari.  Con mascara, fondotinta e il resto della compagnia briscola, i rossi diventano neri e viceversa.</span></p>
<p><b>Gloria Gaiotto</b><span style="font-weight: 400;">, anche lei nella scuderia di Borghetti con 4 preferenze, è nota per avere donato al Comune di Vaiano Cremasco due cippi in granito, presenti da 350 anni. Delimitavano il confine tra lo Stato di Milano e la Repubblica di Venezia. Ora si attende il cippo che segna la Repubblica del Tortello. Intanto è la vice di Ancorotti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel direttivo cremonese di Futuro Nazionale anche due ex leghisti. </span><b>Raffaele Volpini</b><span style="font-weight: 400;">, un tempo vicesindaco di Ripalta Cremasca, è stato segretario della Lega in riva al Serio. Contava molto. Sgaggio, sa galleggiare. Di sughero, è inaffondabile. Il più politico tra i vannacciani cremaschi. Giustappunto un volpino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi c’è </span><b>Barbara Bettinelli, </b><span style="font-weight: 400;">anche lei</span> <span style="font-weight: 400;">ex leghista ed ex consigliera comunale a Ripalta Cremasca. Pasionaria, la grinta non le manca. A lei è stata affidata la responsabilità del tesseramento e delle pari opportunità, con il rischio che a rimetterci saranno gli uomini. Giustappunto una peperina.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo sbarco degli alieni in terra cremonese non ha disturbato i sonni della vecchia politica locale, fors’anche obsoleta e fuori produzione. Non si è agitata. Se lo ha fatto, pochi se ne sono accorti.</span></p>
<p><b>Elly Schlein</b><span style="font-weight: 400;">, quando ha preso la guida del Pd, aveva trionfalmente annunciato che non era stata vista arrivare. A</span><span style="font-weight: 400;">veva indicato un futuro, che è stato rinviato.</span><span style="font-weight: 400;"> E in molti hanno smesso di attenderlo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora c’è <em>Futuro Nazionale</em> che è sulla sponda opposta. Poi c’è <em>Schierarsi</em> che sta in mezzo.  Questa volta entrambi gli intrusi sono stati adocchiati, ma pochi politici del nostro territorio se li sono filati. Promettono una rivoluzione, un cambiamento, un giro di boa. Un delete con il passato. Non la colonizzazione di Marte. Il refrain è stantio e il finale è abbastanza prevedibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È il </span><i><span style="font-weight: 400;">Gioco dell’oca</span></i><span style="font-weight: 400;"> della politica: quasi sempre si giunge in una casella che riporta alla partenza e addio sogni di gloria. Lo spiega in modo magistrale </span><b>Juan Miranda</b><span style="font-weight: 400;"> in </span><i><span style="font-weight: 400;">Giù la testa</span></i><span style="font-weight: 400;">. I poveracci</span><span style="font-weight: 400;"> fanno il cambiamento. I più furbi di quelli che sanno leggere si siedono intorno a un tavolo.  Parlano, mangiano e governano. I poveracci sono fregati un&#8217;altra volta. «E poi sai che succede? Tutto torna come prima».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attenzione però. Vannacci è un generale. Ha un curriculum militare mostruoso. È stato nei posti caldi del mondo.  Ha tre lauree. Parla sette lingue. Vanta un chilo di medaglie (</span><i><span style="font-weight: 400;">robertovannacci.com</span></i><span style="font-weight: 400;">). Approdato al parlamento europeo con i voti della Lega, l’esortazione Giù la testa con lui non funziona.  Per informazioni chiedere a </span><b>Matteo Salvini</b><span style="font-weight: 400;">, il suo pigmalione politico.  Soprattutto un boccalone, un ingenuo a credere che bastasse la spada spuntata di Alberto da Giussano per dare ordini a un generale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Due spettri s’aggirano indisturbati per la provincia.  I ghostbusters sono inefficaci. La politica, che può contrastarli, latita. Chiacchiera. S’accapiglia per la spartizione dei posti nelle società partecipate e per lo strapuntino anche nel club delle giovani marmotte. Spara minchiate: della serie le compensazioni per l’insediamento artigianale-commerciale in località Picenengo porteranno vantaggi per le attività del centro storico. Chiusa nella propria monade, guarda il proprio ombelico. Si autoincensa. Si accontenta. </span><span style="font-weight: 400;">A </span><span style="font-weight: 400;">Milano e Roma, conta come il due di coppe Commenta ogni pisciatina di gatto che la vede protagonista. Non spiccica una parola sulla sanzione di 5 milioni di euro inflitta ad A2A dall’</span><span style="font-weight: 400;">Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente </span><span style="font-weight: 400;">(Arera) per la violazione delle norme europee REMIT s</span><span style="font-weight: 400;">ull&#8217;integrità e la trasparenza del mercato all&#8217;ingrosso dell&#8217;energia elettrica (</span><i><span style="font-weight: 400;">Vittorianozanolli.it,</span></i><span style="font-weight: 400;"> 14 agosto).  </span><span style="font-weight: 400;">Non ha coraggio.  Media e cincischia. È tanta immagine, ma non l’immaginazione al potere.  Vannacci e Di Battista incombono.  Stum schis. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Antonio Grassi</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Piloni e Vitari sgomitano per salire sull&#8217;astronave di Cucinella, mancavano solo loro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 08:08:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi si sono tenute le assemblee dell’Ato e di Padania Acque. Hanno prevalso l’unanimità e la pace. La love story tra Fratelli d’Italia e Pd, che il 20 maggio scorso aveva infiammato l’assise della società per la spartizione dei posti nel collegio sindacale, non ha prodotto altri scontri.  Relegata la querelle tra i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Nei giorni scorsi si sono tenute le assemblee dell’Ato e di Padania Acque. Hanno prevalso l’unanimità e la pace. La love story tra Fratelli d’Italia e Pd, che il 20 maggio scorso aveva infiammato l’assise della società per la spartizione dei posti nel collegio sindacale, non ha prodotto altri scontri.  Relegata la querelle tra i ricordi, la riunione è filata via tranquilla e serena. </span>Da tempo non succedeva ed è stata una sorpresa. Mancava la contessa<b> Pia Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare</b> per rendere la seduta più eccitante. Ma non si può avere tutto.</p>
<p><b>Andrea Bignami</b><span style="font-weight: 400;">, il commercialista che i due amanti avevano provato invano a estromettere dall’organismo di controllo con tutti i modi legalmente possibili, era seduto in prima fila, rilassato.  Soddisfatto. Un pascià, con quell’espressione un po’ così, di chi, con nonchalance, ride anche con una parte posteriore del corpo.  La pace durerà fino alla primavera del 2027, quando i soci voteranno il rinnovo dei vertici della società. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il ferreo controllo dei partiti sul consiglio di amministrazione di Padania Acque vale, </span><i><span style="font-weight: 400;">mutatis mutandis</span></i><span style="font-weight: 400;">, quanto quello sullo stretto di Hormuz.  I mesi a venire diranno se il conflitto per la poltrona troverà una soluzione. Oppure proseguirà. Chi vivrà vedrà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In settimana, il centrodestra di Crema pare abbia trovato l’accordo per candidare sindaco </span><b>Daniel Segre </b><span style="font-weight: 400;">alle elezioni amministrative del prossimo anno.</span> <span style="font-weight: 400;">  E il </span><i><span style="font-weight: 400;">pare</span></i><span style="font-weight: 400;"> può essere letto come un eccesso di prudenza giornalistica. È vero. È l’assicurazione contro i danni da terremoto. Le candidature sono tali solo con l’inizio della campagna elettorale. Soprattutto nella terra dell’arte organaria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Era il 2002. </span><b>Augusto Galli</b><span style="font-weight: 400;"> aveva già ottenuto il nulla osta dagli organismi di partito per partecipare alla corsa a sindaco della Casa delle libertà. Aveva già rilasciato l’intervista al quotidiano </span><i><span style="font-weight: 400;">La Provincia</span></i><span style="font-weight: 400;">. Il testo era già pronto per andare in stampa. È tutto un già.  </span><span style="font-weight: 400;">Sul filo di lana saltano i già e il banco. È domenica. Galli telefona in redazione, dopo una riunione di lunghi coltelli con i maggiorenti del suo partito. È lapidario. «Non sono più io il candidato». L’intervista dal menabò finisce nel cestino. </span><b>Pierfranco Campari </b><span style="font-weight: 400;">subentra a Galli</span><b>. </b><span style="font-weight: 400;">Viene sconfitto al primo turno da</span><b> Claudio Ceravolo</b><span style="font-weight: 400;"> dell’Ulivo. </span></p>
<p><b>Giovanni Trapattoni</b><span style="font-weight: 400;"> insegna: non dire gatto se non l’hai nel sacco. Memore di tutto questo, con saggia prudenza, Segre è cauto e avverte che l’ufficializzazione della candidatura è prevista dopo l’estate. Pertanto, il condizionale è d’obbligo. Ne deriva che, per il rinnovo dell’amministrazione comunale, Segre dovrebbe sfidare </span><b>Fabio Bergamaschi</b><span style="font-weight: 400;">, centrosinistra, sindaco uscente. Nell’attesa dell’imprimatur, la maggioranza dei giornali locali cartacei e online ha pubblicato un’overdose del suo pensiero politico-amministrativo. </span><span style="font-weight: 400;">Lui è un poliziotto. La città lo conosce assai bene in questo ruolo: dal 2004 al 2020 è stato responsabile del commissariato cittadino.  Al di là del curriculum, il valore aggiunto è il suo profilo umano, che lo distingue dagli stereotipi che pesano sulla sua categoria. Insomma non è l’ispettore Harry Callaghan.  </span><span style="font-weight: 400;">Predilige il dialogo alla repressione.</span><span style="font-weight: 400;"> Preferisce evitare la formazione del buco, piuttosto che chiuderlo con una pezza.  Con il sostituto commissario </span><b>Michele Bulloni</b><span style="font-weight: 400;"> ha attivato la </span><i><span style="font-weight: 400;">Rete Con-Tatto</span></i><span style="font-weight: 400;"> per la prevenzione della violenza di genere nel Cremasco.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Primo dirigente, due lauree, una in scienze politiche e l’altra in giurisprudenza, in Polizia dal 1988, oltre all’esperienza in riva al Serio, ha diretto le divisioni anticrimine a Pavia e a Sondrio. Attualmente è questore vicario a Lodi.  Per non farsi mancare nulla, è esperto di immigrazione, competenza acquisita sul campo, prima di arrivare a Crema.  Di questi tempi è tanta roba. </span><span style="font-weight: 400;">Attende la pensione, che è dietro l’angolo, intanto ascolta musica heavy metal: dai <strong>Metallica</strong> agli <strong>Slipknot</strong>.  Si prepara alla campagna elettorale. Se parteciperà, correrà con una lista propria, non targata con un simbolo di partito. Esperto di arti marziali, se serve lottare non si tirerà indietro. </span><span style="font-weight: 400;">È un cultore delle moto: ieri circolava con una Yamaha FZ 600, oggi con Triumph Tiger 900. Ha una figlia alla quale ha trasmesso queste sue passioni. </span><span style="font-weight: 400;">Ha ispirato il commissario </span><b>Daniele Segretari</b><span style="font-weight: 400;">, protagonista di alcuni romanzi polizieschi, ambientati in provincia, l’ultimo </span><i><span style="font-weight: 400;">Scarpe Scarlatte</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel frattempo i fratelli siamesi della politica locale, nonché consiglieri regionali </span><b>Matteo Piloni </b><span style="font-weight: 400;">(Pd) e </span><b>Riccardo Vitari </b><span style="font-weight: 400;">(Lega), hanno applaudito al nuovo ospedale di Cremona. Quasi una standing ovation che ha lasciato perplessi molti cittadini della Repubblica del Tortello.  </span><span style="font-weight: 400;">Piloni rassicura che l’astronave della sanità cremonese non costituirà una minaccia per l’autonomia dell’Asst di Crema: l’autonomia è prevista, sottolinea, dalla normativa. Ma è il direttore d’orchestra che decide come applicarla. Le norme non sono eterne. L’ottava meraviglia del mondo sarà pronta fra non pochi anni. I cremaschi possono dormire tranquilli e svegliarsi rintronati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi, nel ruolo di Nostradamus, il consigliere piddino prevede che lo splendore del nuovo ospedale riverbererà anche sul satellite cremasco. Sarà una grande opportunità «se saprà accoglierla come tale». Significa mettersi proni a Cremona? </span><span style="font-weight: 400;">Memorabile la conclusione: «Se il nuovo ospedale cremonese dovesse essere riconosciuto come Dea di II livello, questo consentirebbe di rafforzare l&#8217;erogazione dei servizi anche dell&#8217;Asst di Crema» (</span><i><span style="font-weight: 400;">Cremaonline,</span></i><span style="font-weight: 400;"> 31 luglio). Per quale motivo? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ventiquattro ore dopo Vitari lo segue a ruota. Il nuovo ospedale di Cremona? «Innovativo, ma desideroso di rispondere concretamente ai bisogni di salute del territorio in </span><i><span style="font-weight: 400;">ottica One health</span></i><span style="font-weight: 400;">» (</span><i><span style="font-weight: 400;">Cremaonline</span></i><span style="font-weight: 400;">, 1 agosto). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Minchia, ottica One health. Però, forte. Davvero, okkei.  Ma che cavolo è </span><i><span style="font-weight: 400;">ottica One health</span></i><span style="font-weight: 400;">?</span><span style="font-weight: 400;">  </span><span style="font-weight: 400;">Elementare Watson: è l’approccio integrato e unificante per equilibrare e ottimizzare in modo sostenibile la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi.  Ahh, figo, molto figo. Intanto mancano i medici sul territorio, gli appuntamenti per accertamenti diagnostici e le visite specialistiche nelle strutture pubbliche sono un calvario. Bene </span><i><span style="font-weight: 400;">l’ottica One health</span></i><span style="font-weight: 400;">, ma il </span><i><span style="font-weight: 400;">primum vivere, deinde philosophari</span></i><span style="font-weight: 400;"> è inderogabile. Soprattutto non rinviabile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nei tempi andati non era raro sentire questo suggerimento. «Parla come mangi».  Oggi è in disuso.  Come il fratello siamese Piloni, anche Vitari cavalca il mantra del mantenimento dell’autonomia dell’Asst di Crema. «Può essere solo una grande opportunità». Perché?  </span><span style="font-weight: 400;">Ma questo peana per Cremona è comprensibile. Se nei loro programmi è prevista infatti la ricandidatura in Regione nel 2028, è quasi un obbligo non inimicarsi i cremonesi. Si dice, tengo famiglia, senza distinzione di colore e fede politica. Attenzione a non perdere il consenso della Repubblica del Tortello.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Comunque cambiare idea non costa nulla. Non si paga pegno. E poi Piloni e Vitari possono avvalersi di un precedente illustre. </span><b>Luciano Pizzetti</b><span style="font-weight: 400;">, il politico più rappresentativo del Pd provinciale, alcuni anni fa sosteneva che la proposta di Forza Italia di realizzare un nuovo ospedale fosse una boutade. «Perché insegue lo stesso modus operandi che ha generato le inefficienze riscontrate. Perché è un’operazione costosa che porterà con sé la chiusura degli ospedali di Crema e Oglio Po. Perché non investe sulla territorialità»</span><i><span style="font-weight: 400;"> </span></i><span style="font-weight: 400;">(</span><i><span style="font-weight: 400;">Eco del Popolo</span></i><span style="font-weight: 400;">, 2 maggio 2020). Poi è diventato uno dei più accaniti sostenitori del progetto.  Ma così funziona la politica nel nostro territorio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi è morto </span><b>Francesco Guccini</b><span style="font-weight: 400;">. All’inizio di questo secolo cantava «I compagni di un giorno o partiti o venduti.</span> <span style="font-weight: 400;">Sembra si giri attorno a pochi sopravvissuti» (Stagioni). </span><span style="font-weight: 400;">Da allora poco è cambiato. Al contrario, molto è peggiorato. Sono scomparsi anche i sopravvissuti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’odissea di Padania Acque, senza Ulisse, il gioco a scacchi per le candidature alle elezioni, la manfrina di Piloni e Vitari sul nuovo ospedale non sono un buon segnale di cambiamento. Non un buon viatico per un futuro splendente. E anche la </span><i><span style="font-weight: 400;">Piccola città, </span></i><span style="font-weight: 400;">sia essa Cremona, Crema o Casalmaggiore, non è più la stessa. È sempre piccola, ma più incarognita e inospitale. Non ispira nostalgia. Degrado, risse e omicidi fomentano rabbia e rancore. «Piccola città così diversa sei adesso, io son sempre lo stesso». </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo è il problema: siamo rimasti cocciutamente gli stessi. Nel frattempo sono cambiati il mondo, la società, la tecnologia. E non ce ne siamo accorti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse è il momento di riprendere la ricerca dell’</span><i><span style="font-weight: 400;">Isola non trovata</span></i><span style="font-weight: 400;">. Quella che «nessuno sa se c&#8217;è davvero od è un pensiero, se, a volte, il vento ne ha il profumo è come il fumo che non prendi mai!». </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Antonio Grassi</strong></p>
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		<title>Nel Barnum politico tra stregoni e comparse (maschi) svettano 7 donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 07:14:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maria Vittoria Ceraso e Chiara Capelletti, consigliere comunali. Valeria Patelli, Orietta Berti e Ilaria Dioli, sindache. Cinzia Fontana e Celestina Villa assessore. Sono alcune delle donne del nostro territorio, che si assomigliano per almeno due caratteristiche: la determinazione e l’autonomia di giudizio. Di diverso orientamento politico, se necessario, non temono di muoversi in quella direzione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Maria Vittoria Ceraso</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Chiara Capelletti</b><span style="font-weight: 400;">, consigliere comunali. </span><b>Valeria Patelli</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Orietta Berti</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Ilaria Dioli, </b><span style="font-weight: 400;">sindache. </span><b>Cinzia Fontana</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Celestina Villa</b><span style="font-weight: 400;"> assessore. </span><span style="font-weight: 400;">Sono alcune delle donne del nostro territorio, che si assomigliano per almeno due caratteristiche: la determinazione e l’autonomia di giudizio. Di diverso orientamento politico, se necessario, non temono di muoversi in quella direzione ostinata e contraria resa popolare da </span><b>Fabrizio De André.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi mesi hanno agitato i sonni di amministratori pubblici maschi non per motivi di genere, ma per questioni legate alle alleanze e all’etica. L’ultima, non ancora conclusa, riguarda la censura del sindaco di Cremona, </span><b>Andrea Virgilio</b><span style="font-weight: 400;"> al manifesto Sos Vita esposto nelle vicinanze dell’ospedale. Sfociata in un oceano di polemiche, la vicenda si trova ora in un loop dal quale sarà difficile uscire.  In una ipotetica partita a tennis, gli unici due sconfitti sarebbero il sindaco e </span><b>Roberto Poli, </b><span style="font-weight: 400;">capogruppo Pd in consiglio comunale</span><b>. </b>V<span style="font-weight: 400;">incitrice 6-0, 6-0, la coppia femminile di minoranza Capelletti-Ceraso, rispettivamente presidente e vicepresidente della commissione di Vigilanza del Comune.  Convocata per discutere della questione, la seduta è saltata per l’assenza dei membri di maggioranza. La circostanza ha indotto la vicepresidente a dimettersi dalla commissione stessa.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Poli l’ha presa male.  Con un comunicato poco diplomatico, rivelatore della sua incazzatura al calor bianco, ha accusato la dimissionaria «</span><i><span style="font-weight: 400;">di avere trasformato la Vigilanza da un organismo di garanzia a organismo di difesa di una parte e di tribunale politico inquisitorio verso il Sindaco».</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Maria Vittoria Ceraso esce con la medaglia al petto. Poli con le ossa rotte.  E la vittoria le viene assegnata da un comunicato firmato da </span><b>A</b><b>ndrea Segalini, Riccardo Merli</b> <span style="font-weight: 400;">e</span> <b>Rosita Viola</b><span style="font-weight: 400;">, capigruppo delle altre formazioni di maggioranza.  I tre informano della loro disponibilità a garantire</span><i><span style="font-weight: 400;">, «nelle corrette sedi istituzionali, un confronto serio, trasparente e rispettoso delle prerogative di tutti i consiglieri». </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poli sul pero, Segalini, Merli, Viola sul melo. E la maggioranza bisognosa di una seduta di autocoscienza per capire cosa fare e dove andare.  Per evitare la strada dell’inferno.   </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le donne hanno ridimensionato i maschi, che ci tengono tanto a ostentare un piglio da superman extralarge della politica. Li hanno surclassati per grinta e sicurezza, caratteristiche che i loro colleghi sono convinti di possedere per postulato. Esempio di coraggio, senza gridare hanno increspato le acque della morta gora provinciale. Hanno sorpreso e destabilizzato un sistema statico, fossilizzato sul nessun si muova.  Sul tutto va bene, pazienza se niente è in ordine. E avanti così.   </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Orietta Berti, sindaca di Chieve, a dispetto del nome, non ha lasciato andare la barca.  Senza esitazioni, ha preso il timone e deciso la rotta.  Ha vietato a trattori e altri </span><span style="font-weight: 400;">mezzi agricoli di transitare nel centro storico del paese (</span><i><span style="font-weight: 400;">Cremaonline</span></i><span style="font-weight: 400;">, 29 luglio). </span><span style="font-weight: 400;">Scelta audace, si avvicina al temerario per una piccola realtà rurale dove gli agricoltori contano quanto il parroco. Decisione non semplice e foriera di rogne, ma assunta con consapevole fermezza, certifica che gli attributi non sono una prerogativa esclusiva dei maschi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nessuna delle amministratrici citate è una pasionaria. Nessuna è una </span><b>Sarah Connor</b><span style="font-weight: 400;"> o una </span><b>Lara Croft </b><span style="font-weight: 400;">in sedicesimo</span><b>. </b><span style="font-weight: 400;">Non servono. La provincia non</span> <span style="font-weight: 400;">pullula di terminator.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non mancano, invece, i trombettieri del re, eredità del tempo che fu e caratteristica congenita del nostro territorio.  Per silenziarli non occorrono fenomeni ma amministratori capaci di abbandonare il mainstream politico imposto dalle segreterie di partito, più interessate alle esigenze degli stakeholder che alle istanze dei cittadini. Impresa non semplice, in una terra del vai avanti tu che mi vien da ridere e dello stum schiss. Del calma, ora vediamo. Con quell’ora che si prolunga per mesi e può raggiungere anche gli anni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Valeria Patelli, sindaca di Calvatone e consigliera provinciale, non è un’amazzone. Neppure un’</span><b>Erin Brockovich</b><span style="font-weight: 400;"> di provincia.  È la prima presidente dell’Area omogenea casalasca eletta con il doppio dei voti del competitor </span><b>Roberto Oliva</b><span style="font-weight: 400;">, sindaco di Scandolara Ravara.  Femminile e sorridente, connubio tra donna in carriera e insegnante del liceo </span><span style="font-weight: 400;">shakerato</span><span style="font-weight: 400;"> in modo equilibrato, la sindaca non urla. Se però è necessario dare la birra a qualche politico o collega sindaco, sa alzare la voce. Senza esagerare, non si tira indietro.  </span><span style="font-weight: 400;">L’hanno sperimentato gli amministratori e i soci di </span><span style="font-weight: 400;">Centro Padane Engineering S.r.l.</span> <span style="font-weight: 400;">Qualche mese fa, grazie anche ai suoi interventi, sono stati costretti a rivoltare la società come un calzino. Ora lei attende i dati di bilancio del 2025.  A tutt’oggi non sono ancora stati comunicati. Il ritardo l’ha innervosita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una caratteristica antropologica del nostro territorio è la presenza eccessiva di supponenti e insopportabili marchesi del Grillo. Maschi di cristallo, si scheggiano al primo urto leggero. Per evitare di frantumarsi chiedono soccorso ai loro mentori. Se costoro tergiversano o non intervengono, sono fregati. Crollano. Allora tutti i componenti del Barnum politico, stregoni, apprendisti e comparse rimangono basiti.  Come quelli della mascherpa. Come chi ha acceso un mutuo, forte di uno stipendio sicuro e si trova senza lavoro. «Come Cristo che chiama Papà e la linea è interrotta» (</span><b>Charles Bukowski</b><span style="font-weight: 400;">, </span><i><span style="font-weight: 400;">Storie di ordinaria follia</span></i><span style="font-weight: 400;">).   Ma questa è la politica di casa nostra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cinzia Fontana, attuale vice sindaca di Crema è tra i migliori amministratori pubblici provinciali, intesi in senso omnicomprensivo di uomini e donne. </span><span style="font-weight: 400;">Curriculum da prima della classe, è stata parlamentare per più legislature. Piddina convinta, ma non dogmatica, può impartire lezioni di diplomazia e comunicazione ai suoi compagni di partito, nessuno escluso, compresi anche alcuni che si sopravvalutano. Sono quei giovani adulti cresciuti con il mito delle start up, ignari della politica e della lotta di classe, che intendono la caduta delle ideologie un «Tana, libera tutti».</span><span style="font-weight: 400;">  </span><span style="font-weight: 400;">Si reputano degli </span><b>Elon Musk</b><span style="font-weight: 400;"> in miniatura. </span><span style="font-weight: 400;">I</span><span style="font-weight: 400;">ngenui, credono che l’intelligenza artificiale aiuti a muoversi nella giungla politica. Non sono pochi ed è un guaio per il Pd. Per Crema e il Cremasco. Per il territorio provinciale. </span><span style="font-weight: 400;">Cinzia Fontana possiede la qualità rara di criticare senza irritare, apprezzata con diffidenza dai maschi rampanti del Pd locale, con qualcuno già stagionato. La gratificano con elogi e sorrisi,  sulla cui genuinità sia concesso nutrire dubbi. </span><span style="font-weight: 400;">È la Nilde Iotti locale, ma in troppi non lo sanno o fingono di non saperlo. È probabile che abbiano idee confuse sia su Nilde Iotti, sia sulla stessa Fontana. Lei sorride e continua il proprio cammino. Con classe.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra gli uomini non mancano le eccezioni e occorre fare attenzione a non buttare via l’acqua con il bambino. Alcuni si sono fatti valere anche oltre i confini provinciali, eccezioni che confermano la regola. Tornati però all’ovile, si sono adeguati alla gnagnera di casa. Vivono di rendita sulla fama acquisita. E un po’ alla volta perdono fama e credibilità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi ci sono amministratori fichissimi, camicie azzurre o bianche, slacciate sul collo, maniche arrotolate fino al gomito, abbronzatura d’ordinanza e aria ispirata. Tutto outfit e pubbliche relazioni. Funzionano se tagliano un nastro. Se portano un saluto a un convegno. Se concionano sui diritti del mondo tutto senza addentrarsi in quelli dei cittadini che li hanno eletti.  Un po’ come schierarsi contro la guerra e terminata l’arringa chiedere: «Come sono andato?». E fine della storia. </span><span style="font-weight: 400;">Attenti allo storytelling, non sempre di qualità eccelsa, risultano un po’ meno ganzi quando spiegano la necessità di un nuovo ospedale per la città. Quando giustificano il matrimonio contro natura tra Pd e Fratelli d’Italia sostenuto per il bene di Padania Acque, quando la società gode di ottima salute.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Meno preoccupate della narrazione e più interessate alla sostanza sono Ilaria Dioli e Celestina Villa</span><span style="font-weight: 400;">.</span><span style="font-weight: 400;"> La prima, sindaca di Casaletto Vaprio. La seconda, assessora di Casale Cremasco Vidolasco. Medesimo stile: profilo basso e molta preparazione. Identico credo: prima i cittadini, il bene comune, i servizi. Poi il resto.  E un metodo di lavoro inappuntabile: capire e poi agire.  Se necessario, protestare con garbo. Ma senza indietreggiare.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Maria Vittoria Ceraso, Chiara Capelletti, Valeria Patelli, Orietta Berti, Ilaria Dioli, Cinzia Fontana, Celestina Villa. Sette donne in politica, una battuta le riassume. «</span><span style="font-weight: 400;">Nessuno può mettere Baby in un angolo» (</span><i><span style="font-weight: 400;">Dirty Dancing</span></i><span style="font-weight: 400;">). E a riconoscerlo è un uomo.  Al termine della storia.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Antonio Grassi</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
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