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	<title>Ospite, Autore presso Vittoriano Zanolli</title>
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	<title>Ospite, Autore presso Vittoriano Zanolli</title>
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		<title>Certificati medici falsi, Carotti (FdI) replica a Bodini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 08:23:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho letto con stupore le dichiarazioni del dottor Paolo Bodini, che interviene in difesa dei medici coinvolti nell&#8217;inchiesta della Procura di Ravenna sostenendo che curare i migranti non sia un reato. Nessuno ha mai sostenuto il contrario. Il diritto alla salute è garantito a tutti, indipendentemente dalla nazionalità e dalla condizione giuridica. Ma il punto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div>Ho letto con stupore le dichiarazioni del dottor <strong>Paolo Bodini</strong>, che interviene in difesa dei medici coinvolti nell&#8217;inchiesta della Procura di Ravenna sostenendo che curare i migranti non sia un reato. Nessuno ha mai sostenuto il contrario. Il diritto alla salute è garantito a tutti, indipendentemente dalla nazionalità e dalla condizione giuridica. Ma il punto dell&#8217;inchiesta è completamente diverso: la Procura sta indagando sulla presunta esistenza di una rete di medici che avrebbe rilasciato certificazioni sanitarie false per impedire il trasferimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio. Non si tratta, dunque, di perseguire chi cura una persona malata, ma di accertare se alcuni professionisti abbiano deliberatamente utilizzato la propria funzione per ostacolare l&#8217;applicazione della legge. Secondo quanto riportato dalla stampa, l&#8217;inchiesta riguarda anche 34 certificazioni ritenute false dagli inquirenti. Le accuse dovranno naturalmente essere dimostrate nelle sedi competenti, ma liquidare una vicenda di questa gravità come un attacco alla professione medica significa eludere il vero oggetto dell&#8217;indagine. Particolarmente grave è poi il contenuto di alcune conversazioni riportate dagli organi di stampa, nelle quali una dottoressa coinvolta nell&#8217;inchiesta avrebbe dichiarato: &#8220;Sono anarchica e antagonista, facciamo il culo agli sbirri&#8221;.  È questo il rispetto che alcuni professionisti riserverebbero agli uomini e alle donne della Polizia di Stato, impegnati quotidianamente a garantire la sicurezza dei cittadini e a dare esecuzione ai provvedimenti delle autorità competenti?</div>
<div></div>
<div>Un medico deve agire secondo scienza e coscienza, non piegare la propria attività professionale a una battaglia ideologica. Le convinzioni politiche personali non possono in alcun modo giustificare la falsificazione di documenti sanitari. Per questo, qualora venisse accertato che alcuni medici abbiano consapevolmente rilasciato certificazioni false per impedire l&#8217;esecuzione di provvedimenti legittimi, ritengo che, oltre alle conseguenze penali, debba essere valutata la massima sanzione disciplinare: la radiazione dall&#8217;Ordine professionale. La professione medica gode di un&#8217;enorme responsabilità sociale e non può essere trasformata in uno strumento di militanza politica. La fiducia dei cittadini nei confronti dei medici si fonda proprio sulla certezza che le loro valutazioni siano dettate esclusivamente da ragioni cliniche e non da convinzioni ideologiche.</div>
<div></div>
<div>Al dottor Bodini ricordo infine che la presunzione di innocenza vale per tutti, ma non può diventare un pretesto per delegittimare un&#8217;indagine della magistratura o per presentare ogni accertamento giudiziario come un&#8217;intimidazione.</div>
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<div>Difendere il diritto alla salute è un dovere. Difendere preventivamente qualsiasi comportamento compiuto in nome di una determinata causa politica è tutt&#8217;altra cosa».</div>
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<div><strong>Matteo Carotti</strong></div>
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<div>presidente provinciale di Gioventù Nazionale Cremona</div>
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<div>consigliere comunale di Fratelli d&#8217;Italia Cremona</p>
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		<title>La Carovana del Po di Legambiente il 24 settembre fa tappa a Casalmaggiore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 07:54:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Può la creatività artistica far crescere l&#8217;interesse delle persone e della politica sui temi ambientali, riattivando così la stessa energia positiva e propositiva vista nell&#8217;eco-attivismo dello scorso decennio? È la domanda al centro dell&#8217;appuntamento promosso da Legambiente Lombardia per giovedì 24 settembre, alle ore 18:15, all&#8217;EcoOstello Interflumina &#8220;Cascina Sereni&#8221; di Casalmaggiore, in via Argine Maestro [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Può la creatività artistica far crescere l&#8217;interesse delle persone e della politica sui temi ambientali, riattivando così la stessa energia positiva e propositiva vista nell&#8217;eco-attivismo dello scorso decennio?</p>
<p>È la domanda al centro dell&#8217;appuntamento promosso da Legambiente Lombardia per <strong>giovedì 24 settembre, alle ore 18:15, all&#8217;EcoOstello Interflumina &#8220;Cascina Sereni&#8221; di Casalmaggiore</strong>, in <strong>via Argine Maestro a Vicobellignano</strong>, nell&#8217;ambito della tappa lombarda della <strong>Carovana del Po</strong>, la campagna, alla sua prima edizione, promossa nell&#8217;ambito del progetto europeo <strong>LIFE CLIMAX PO</strong>.</p>
<p>Dopo la visita sul campo in programma dalla Lanca di Gussola del 23, <strong>il viaggio lungo il Grande Fiume proseguirà a Casalmaggiore spostando l&#8217;attenzione sui linguaggi utilizzati per raccontare il Po</strong> e le trasformazioni che interessano il suo bacino. Al centro della serata ci sarà la presentazione di Silvanor: un cuore che batte tra stelle e natura, libro multisensoriale e inclusivo dedicato al fiume, realizzato con il contributo del Centro Fumetto &#8220;Andrea Pazienza&#8221;.</p>
<p>Presso l&#8217;<strong>EcoOstello Interflumina di Casalmaggiore (via Argine Maestro, 26040 Vicobellignano), dalle ore 18:15</strong>, avrà luogo un incontro, aperto al pubblico, con artisti, ambientalisti e amministratori locali, nell&#8217;ambito della tappa lombarda di <strong>Carovana del Po</strong> e del progetto <strong>LIFE Climax Po</strong>. Occasione dell&#8217;incontro sarà la presentazione di un libro, multisensoriale e inclusivo, dedicato al Po: &#8220;<strong><em>Silvanor: un cuore che batte tra stelle e natura</em></strong>&#8220;.</p>
<p>La serata offrirà anche l’occasione per approfondire il valore ambientale e paesaggistico del <strong>PLIS del Po e del Morbasco</strong>, il suo ruolo nella tutela e nella valorizzazione del territorio e il percorso <strong>CLIMACTPACT4PO</strong>, la Dichiarazione d’Intenti promossa nel quadro di LIFE CLIMAX PO per rafforzare il coinvolgimento degli enti locali nelle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.</p>
<p>Sotto il link completo della Carovana del Po</p>
<p><a href="https://vittorianozanolli.it/wp-content/uploads/2026/09/Carovana-del-Po-2026-–-Depliant-programma-2-pagine-1.pdf">Carovana-del-Po-2026-–-Depliant-programma-2-pagine-1</a></p>
<p>Nella foto centrale il Po a Casalmaggiore</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/la-carovana-del-po-di-legambiente-il-24-settembre-fa-tappa-a-casalmaggiore/">La Carovana del Po di Legambiente il 24 settembre fa tappa a Casalmaggiore</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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		<title>Nuovo ospedale e alberi: non basta contarli, bisogna confrontare anche ciò che esiste già</title>
		<link>https://vittorianozanolli.it/nuovo-ospedale-e-alberi-non-basta-contarli-bisogna-confrontare-anche-cio-che-esiste-gia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 09:30:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nubifragio che il 28 agosto ha colpito Cremona ha aperto una riflessione che riguarda anche il futuro dell’area dell’ospedale maggiore. Nell’intervento pubblicato il 18 settembre sul blog di Vittoriano Zanolli con il titolo “Dopo il nubifragio del 28 agosto a Cremona guardiamo gli alberi con occhi nuovi: sostituire le piante cadute con altre uguali [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/nuovo-ospedale-e-alberi-non-basta-contarli-bisogna-confrontare-anche-cio-che-esiste-gia/">Nuovo ospedale e alberi: non basta contarli, bisogna confrontare anche ciò che esiste già</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nubifragio che il 28 agosto ha colpito Cremona ha aperto una riflessione che riguarda anche il futuro dell’area dell’ospedale maggiore. Nell’intervento pubblicato il 18 settembre sul blog di Vittoriano Zanolli con il titolo “Dopo il nubifragio del 28 agosto a Cremona guardiamo gli alberi con occhi nuovi: sostituire le piante cadute con altre uguali non è la soluzione del problema” l’agrotecnico <strong>Giovanni Cristofolini</strong> e<br />
l’architetto paesaggista <strong>Giulia Cristofolini</strong> ricordano un principio tanto semplice quanto importante: quando piantiamo oggi un albero dobbiamo pensare a ciò che diventerà fra venti, trenta o cinquant’anni. Spazio disponibile per le radici, qualità e compattazione del terreno, disponibilità di acqua e scelta della specie condizionano la possibilità che quell’albero diventi davvero adulto.</p>
<p>Quattro giorni prima del nubifragio, il 24 agosto, Welfare Network aveva pubblicato integralmente una “Risposta di ASST” sul verde del nuovo ospedale, dopo le proteste di alcuni cittadini in merito al previsto abbattimento di alcune decine di alberi per poter disporre di parcheggi durante la costruzione del nuovo ospedale. <strong>ASST dichiarava che saranno messi a dimora 1.184 nuovi alberi nella prima fase, fino a 1.465 a intervento completato, precisando inoltre che le rimozioni degli alberi esistenti saranno valutate e limitate a quanto necessario</strong>.</p>
<p><strong>È un dato quantitativamente importante</strong>. Ma le considerazioni dei Cristofolini suggeriscono di porre una domanda ulteriore: <strong>quei 1.465 alberi, negli spazi realmente disponibili, avranno le condizioni necessarie per diventare gli alberi adulti dai quali ci si attendono ombra, raffrescamento, biodiversità e altri servizi ambientali?</strong><br />
Non è una domanda nata dopo il nubifragio.</p>
<p>Nelle osservazioni tecniche depositate dal nostro Movimento il 9 settembre avevamo già chiesto di accompagnare il confronto fra alberature esistenti e nuove piantumazioni con un bilancio temporale dei servizi ecosistemici e di verificare le prestazioni microclimatiche del futuro Parco della Salute distinguendo almeno una situazione iniziale, una intermedia e una a maturità. Un giovane albero, infatti, non offre immediatamente chioma, ombreggiamento ed evapotranspirazione paragonabili a quelli di un esemplare maturo.</p>
<p><strong>Ma c’è un secondo elemento che non dovrebbe scomparire dal confronto: ciò che nell’area dell’ospedale maggiore esiste già.</strong></p>
<p><strong>Il censimento arboreo del 2023 richiamato negli elaborati progettuali aveva rilevato 401 alberature e indicato 32 esemplari da abbattere perché secchi da tempo</strong>. Si tratta quindi di un patrimonio costituito in larga parte da alberi che hanno avuto molti decenni per sviluppare chiome e apparati radicali e che svolgono già oggi le proprie funzioni ambientali. È qui che la questione degli alberi diventa anche una questione di confronto fra le alternative progettuali.</p>
<p>Se una riqualificazione dell’ospedale maggiore consentisse di conservare una parte significativa del patrimonio arboreo maturo esistente, questo beneficio ambientale già disponibile dovrebbe essere misurato e confrontato con il tempo necessario perché le nuove piantumazioni del nuovo ospedale raggiungano prestazioni analoghe. Non si tratta quindi di sostenere che 1.465 alberi siano troppi o troppo pochi. Si tratta di evitare che il semplice numero delle nuove piantumazioni diventi, da solo, la misura della qualità ambientale dell’intervento.</p>
<p>Lo stesso Comune di Cremona, con il Regolamento del verde pubblico e privato approvato il 25 marzo del 2024, richiede che la progettazione consideri lo sviluppo degli alberi a maturità; per i nuovi progetti del verde prevede anche una stima della copertura arborea futura. Per questo riteniamo che al confronto fra nuovo ospedale e riqualificazione debba essere aggiunta una domanda molto concreta: quale delle due soluzioni consente di garantire, nel corso dei prossimi decenni, la maggiore continuità e qualità del patrimonio arboreo e dei servizi ambientali che esso offre alla città?</p>
<p>Prima di contare soltanto gli alberi che verranno piantati, sarebbe utile misurare anche quelli che abbiamo già, ciò che oggi ci offrono e quanto tempo occorrerà per sostituirne realmente le funzioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Movimento per la riqualificazione dell’ospedale di Cremona</strong></p>
<p>Nella foto centrale di <strong>Mino Boiocchi</strong>, piante ad alto fusto presenti attorno all&#8217;ospedale maggiore</p>
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		<title>In un nuovo Repertorio le fonti della liuteria cremonese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 09:16:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre 390 documenti, conservati negli archivi di Cremona, ricostruiti, verificati e riuniti in un nuovo volume di ricerca dedicato ai protagonisti della liuteria classica cremonese. È il Repertorio delle fonti documentarie edite per la storia della liuteria cremonese in età moderna e sarà presentato sabato 26 settembre nella Sala Conferenze dell’Archivio di Stato, via Antica [&#8230;]</p>
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<p dir="ltr">Oltre 390 documenti, conservati negli archivi di Cremona, ricostruiti, verificati e riuniti in un nuovo volume di ricerca dedicato ai protagonisti della liuteria classica cremonese. È il Repertorio delle fonti documentarie edite per la storia della liuteria cremonese in età moderna e sarà presentato sabato 26 settembre nella Sala Conferenze dell’Archivio di Stato, via Antica Porta Tintoria 2 a partire dalle ore 10. In quella sede saranno date le informazioni riguardanti la distribuzione del volume. Dei contenuti del volume e delle possibili prospettive future discuteranno il curatore del Repertorio Luca Benedetti e Riccardo Angeloni, curatore del Museo del Violino. L’incontro sarà introdotto da Rodolfo Bona, assessore alla Cultura e da Valeria Leoni, direttrice dell’Archivio di Stato di Cremona. L&#8217;ingresso è libero e gratuito.</p>
<p dir="ltr">L’iniziativa, realizzata dall’Archivio di Stato di Cremona in collaborazione con il Comune di Cremona, rientra nel programma delle Giornate europee del Patrimonio, quest’anno dedicate al tema “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”. Il progetto si inserisce poi nelle attività previste dal Piano di salvaguardia del “Saper fare liutario” cremonese, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale.</p>
<p dir="ltr">Il Repertorio raccoglie le fonti archivistiche oggi note relative ad Antonio Stradivari, Giuseppe Guarneri e alla famiglia Amati. Offre in un unico strumento dati e informazioni provenienti da pubblicazioni e studi diversi. Un lavoro di ricognizione e verifica che consente di risalire ai documenti originali e di disporre, per ciascuna fonte, di informazioni puntuali su data, contenuto e attuale segnatura archivistica.</p>
<p dir="ltr">La ricostruzione delle vicende biografiche e professionali dei liutai cremonesi richiede infatti un’indagine accurata delle fonti documentarie, indispensabile per poter disporre di dati attendibili e verificati. Da questa esigenza è nato il Repertorio, che non si limita a riunire le informazioni già pubblicate, ma ne verifica l’esattezza direttamente sulle fonti e ricostruisce, per quanto possibile, il percorso che ha portato i ricercatori a individuare e utilizzare i diversi documenti.</p>
<p dir="ltr">L’iniziativa ha preso avvio con il tirocinio universitario di Luca Benedetti e si è poi sviluppata grazie alla collaborazione con il Comune di Cremona, che ha inserito la ricerca nelle attività previste dal Piano di salvaguardia dell’Elemento UNESCO “Saper fare liutario”, concludendo con l’Archivio di Stato uno specifico accordo approvato dalla Direzione generale Archivi.</p>
<p dir="ltr">Sono oltre 390 i documenti censiti, conservati presso l’Archivio di Stato di Cremona, l’Archivio storico diocesano e diversi archivi parrocchiali. Il volume permette così anche di ripercorrere la lunga storia del rapporto tra le fonti archivistiche e i ricercatori e, per sua stessa natura, è uno strumento destinato a essere continuamente aggiornato grazie alle ricerche e agli studi futuri. La metodologia adottata potrebbe inoltre essere estesa ad altri protagonisti della storia della liuteria cremonese.</p>
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		<title>Gioventù Nazionale Cremona a Fenix: esperienza esaltante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 15:43:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delegazione di Gioventù Nazionale Cremona ha preso parte a Fenix, la festa nazionale del movimento giovanile di Fratelli d’Italia, un appuntamento che ha riunito giovani provenienti da tutta Italia per confrontarsi sui principali temi politici e sulle prospettive future della destra italiana. La delegazione cremonese era composta da Matteo Carotti, presidente provinciale di Gioventù [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>Una delegazione di <strong>Gioventù Nazionale Cremona</strong> ha preso parte a <strong>Fenix</strong>, la festa nazionale del movimento giovanile di Fratelli d’Italia, un appuntamento che ha riunito giovani provenienti da tutta Italia per confrontarsi sui principali temi politici e sulle prospettive future della destra italiana.</div>
<div>La delegazione cremonese era composta da <strong>Matteo Carotti</strong>, presidente provinciale di Gioventù Nazionale Cremona e  onsigliere  omunale del capoluogo; <strong>Tommaso Falcetti</strong>, presidente del Circolo cittadino di Crema; <strong>Maria Giovanna Ruffoni</strong>, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio comunale di Ripalta Cremasca; <strong>Federica Galasi</strong>, assessore alla Cultura del Comune di Pandino; <strong>Davide Bodini</strong>, presidente ad interim di Azione Studentesca Cremona e <strong>Gabriel Budusanu</strong>.</div>
<div>La giornata conclusiva di domenica ha visto gli interventi del presidente nazionale di Gioventù Nazionale, <strong>Fabio</strong> <strong>Roscani</strong>, e del presidente del Consiglio dei ministri, <strong>Giorgia Meloni</strong>.</div>
<div>«Fenix ha rappresentato per tutti noi un momento comunitario estremamente importante, un’occasione di incontro, confronto e condivisione che testimonia la vitalità del nostro movimento e la crescita della destra italiana anche tra le giovani generazioni. La partecipazione di tantissimi ragazzi provenienti da ogni parte d’Italia dimostra come Gioventù Nazionale sia oggi una realtà capace di attrarre nuove energie e di contribuire alla crescita di Fratelli d’Italia, formando una nuova generazione di giovani impegnati nelle istituzioni e nella vita politica delle proprie comunità. Torniamo da Fenix con la consapevolezza di appartenere a una comunità nazionale che continua a crescere e con la volontà di proseguire il nostro impegno sul territorio cremonese. Ci auguriamo che la straordinaria partecipazione giovanile a questa edizione di Fenix possa rappresentare l&#8217;inizio di una lunga stagione di successi elettorali, fino alla riconferma del Governo guidato da Giorgia Meloni». Dichiarano congiuntamente i componenti della delegazione di Gioventù Nazionale Cremona presenti a Fenix.</div>
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		<title>E&#8217; il socio di lunga data ad avere più interesse al rilancio della Baldesio: ecco qualche idea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 08:24:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ripubblichiamo il commento all&#8217;intervento sulla Baldesio del socio Giovanni Cervi Ciboldi, firmato Nina Smozine, e la replica dello stesso Ciboldi. L’idea che la somministrazione di pranzi di lavoro da parte del ristorante possa rappresentare una occasione per rimettere in moto la Balde dopo un periodo buio é talmente bizzarra che non fa nemmeno ridere (il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ripubblichiamo il commento all&#8217;intervento sulla Baldesio del socio Giovanni Cervi Ciboldi, firmato Nina Smozine, e la replica dello stesso Ciboldi.</em></p>
<p>L’idea che la somministrazione di pranzi di lavoro da parte del ristorante possa rappresentare una occasione per rimettere in moto la Balde dopo un periodo buio é talmente bizzarra che non fa nemmeno ridere (il suggerimento viene dai gestori del ristorante, ansiosi di sottoscrivere convenzioni ?). Sopratutto bizzarra se é pensata per riempire la società nelle due ore in cui<br />
“é deserta” (e chi l’ha detto? Per molti soci, specie se lavorano, é l’ ora migliore). E ancor più bizzarra appare perché molti soci sono indignati per la facilità con cui degli estranei riescono ad introdursi in società. Quanto al futuro della Balde, minacciato dal graduale aumento della età media dei soci, sappiamo tutti che il problema delle culle vuote è comune a tutta Italia e non é un problema baldesiano. Domanda: siamo sicuri che le nuove leve, cresciute al riparo da ogni troppo duro cimento (vedi la percentuale di promossi alla maturità pari al 99,7%) desiderino ardentemente far parte di società che garantiscano loro un ” livello di competizione sportiva che meriti il loro tempo” ? E se così fosse , che ne facciamo dei soci quaranta/sessantenni che hanno davanti a se un’aspettativa di vita di altri 40/ 20 anni ( dati Istat), che praticano con soddisfazione sport a livello amatoriale, e che sopratutto pagano la quota sociale da 40 anni e più? Qualche esperto di matematica finanziaria vuol prendersi la briga di calcolare che cifra ha versato alla Balde ciascuno di questi soci?</p>
<p><strong>Nina Smozine</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gentile Nina, la ringrazio per il commento al mio intervento. Le sue obiezioni toccano due delle domande più rilevanti per il futuro della società. Le prendo sul serio e le rispondo volentieri, investendo un attimo di tempo per cercare dei dati e provare a farle cambiare idea, e per questo mi scuso anticipatamente per la mia lungaggine: che però l’argomento merita.<br />
Il punto dal quale ritengo sia necessario partire è esattamente quello che lei tocca in chiusura: quanto ha versato alla Baldesio un socio che paga la quota da quarant&#8217;anni. Mi consenta un calcolo veloce. Se supponiamo una quota ordinaria di 650 euro, quarant&#8217;anni di quote valgono allora circa 26.000 euro a valori di oggi, cui va aggiunta la tassa di ammissione, che nei documenti resi pubblici negli ultimi giorni risulta pari a 8.600 euro. In tutto, stiamo parlando – a valori attuali – di quasi 35.000 euro: è una cifra seria, che merita rispetto. Per questo, vale la pena di chiedersi che cosa questo socio quarantennale abbia effettivamente comprato con quella cifra: tre piscine, i campi da tennis, quello da calcio, quello da basket, la palestra, il palazzetto, le bocce, le barche, un parco sul Po, la club house, un ambiente esclusivo e una moltitudine di servizi a prezzi scontati: il tutto per poco più di un euro e settanta al giorno. Questo socio non ha fatto beneficenza alla Baldesio, ma ha comprato, a un prezzo inesistente sul mercato, un qualcosa reso possibile da due cose soltanto: gli impianti che i soci prima di lui avevano costruito, e il fatto di dividere i costi fissi con qualche migliaio di persone.<br />
Ed è qui che la sua domanda, girata al futuro, diventa la più forte che un socio possa porre. Un cinquantenne, con l&#8217;aspettativa di vita che lei giustamente cita, ha davanti altri trent&#8217;anni di quote: altri 20.000 euro ai valori di oggi. Quanto pagherà davvero dipende quasi interamente da una sola variabile: in quanti saremo a dividere costi che nella migliore delle ipotesi resteranno identici. Se, a parità di bilancio, la base sociale — 3.215 soci, per ammissione del consiglio uscente — diminuisse del 10%, la quota dovrebbe salire dell&#8217;11% circa, a carico proprio di quel socio che ne ha già versati trentaquattromila. In poche parole, i giovani sono l&#8217;unica polizza che quel socio ha sulla propria quota.<br />
Sulle culle vuote lei ha perfettamente ragione: 355mila nati nel 2025, 1,14 figli per donna, un Paese con 47,1 anni di età media. Da qui, però, non discende la sua conclusione. Primo, perché mal comune non è mezzo gaudio: le culle sono vuote anche alla Bissolati e al Flora, ma se una base invecchia più in fretta di un&#8217;altra, la ragione è per forza dentro casa, non nei dati Istat. Secondo, perché lei sbaglia punto di vista: il nostro mercato non si è ristretto, ma si è allargato. La pratica sportiva continuativa in Italia è passata dal 17,8% del 1995 al 28,7% del 2024, il valore più alto mai rilevato, i tesserati in società sportive sono 12,3 milioni e i sedentari non sono mai stati così pochi. Terzo, per una questione di ordini di grandezza: per restare fermi a 3.215 soci, con una permanenza media di trentacinque o quarant&#8217;anni, servono ottanta o novanta nuovi ingressi l&#8217;anno. In una città e in un circondario di trecentomila abitanti, questo non è un problema demografico: è un problema di attrattività. Che deve essere necessariamente ricostruita. Il vero filtro della nostra base non è nelle culle, ma nei listini. Lungi da me voler rendere la società meno esclusiva: ma chiunque potrà concordare che una tassa di ammissione di 8.600 euro è molto più gestibile da un professionista di cinquant’anni che da un ragazzo di venti, il quale deve vedere ampie ragioni per dedicare quella cifra alla nostra società e non, che ne so, a comprarsi un’utilitaria.<br />
Un inciso: sul 99,7% alla maturità ha ragione, ed è un dato che dice molto sulla scuola. Dice però poco sullo sport, che è esattamente il luogo dove quei ragazzi accettano invece di essere misurati, e lo fanno per scelta, nel tempo libero: il 75,6% degli undici-quattordicenni pratica sport con continuità, e quasi due su tre fra i sei e i quattordici anni sono tesserati in una società sportiva. Il punto è che quella quota scende al 66,1% fra i quindici e i diciassette anni e al 53,9% fra i diciotto e i ventiquattro: si perde quasi un terzo di chi praticava. È lì, in quei tre o quattro anni, che un circolo guadagna o perde un socio per mezzo secolo. E quando ho scritto di «un livello di competizione che meriti il loro tempo» non pensavo ai campioni: pensavo ad ambienti stimolanti, allenatori preparati, eventi di rilievo, gare, e tutto ciò che può provocare senso di appartenenza e l’entusiasmo che è alla base delle nostre scelte. Un luogo che sia parimenti stimolante per chi a vent&#8217;anni viene con gli amici, a quaranta con la famiglia e a settanta coi nipoti.<br />
Un&#8217;ultima cosa, in merito al pranzo, argomento da me toccato, come si dice, en passant, e al quale non vorrei dare più rilevanza di quella che effettivamente ha. Qui le devo una precisazione e una concessione. La precisazione: l&#8217;idea non me l&#8217;ha suggerita nessun ristoratore, glielo posso assicurare. La concessione: ho scelto male la parola «deserta». Se ha ragione lei — se a mezzogiorno la società è frequentata, soprattutto da chi lavora — allora la proposta diventa ancora più sensata, perché quel servizio andrebbe a vantaggio anzitutto dei soci.<br />
Per quanto riguarda invece i numeri: cinquanta coperti al giorno a diciotto euro, per duecentotrenta giorni lavorativi, fanno oltre duecentomila euro di giro d&#8217;affari. Non so come sia costruito l’appalto del servizio bar e ristorante, ma immagino che una percentuale su detta cifra non rappresenti la salvezza per nessuno. Il vero valore non sta però in quella percentuale: sta nel fatto che un tavolo al ristorante è il modo meno costoso che esista per far conoscere la Baldesio a chi potrebbe sponsorizzarla o iscriversi. Ed è sufficiente che da quel canale giunga un socio all’anno affinché l&#8217;iniziativa si ripaghi. Ed è esattamente questo il principio su cui moltissime società hanno basato questa scelta, soprattutto in città limitrofe come Milano o Brescia. In una città come Cremona, dove si fatica a trovare luoghi adatti a un business lunch, un simile servizio avrebbe peraltro poca concorrenza. Ne discutevo proprio domenica con un amico.<br />
Quanto al problema degli estranei, una convenzione è esattamente il contrario dell&#8217;ingresso disinvolto che giustamente la preoccupa: è un ospite con un nome, registrato, in un orario, che paga. Se il problema è che in società entra chi non dovrebbe, il rimedio non è avere meno ragioni per venire: è modificare le modalità di ingresso.<br />
Concludo ringraziandola nuovamente, e invitandola a valutare il fatto che è proprio il socio di lunga data ad aver più da guadagnare dal rilancio della società.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giovanni Cervi Ciboldi </strong></p>
<p>socio Baldesio</p>
<p>Nella foto centrale il gruppo di nuoto salvamento della Canottieri Baldesio</p>
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		<title>Nubifragio a Cremona: sostituire le piante cadute con altre uguali non è la soluzione migliore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 11:32:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 28 agosto 2026 Cremona ha visto quanto la forza degli eventi meteorologici estremi possa mettere a dura prova una città, modificandone, in pochi minuti l’aspetto. Alberi sradicati, tronchi spezzati, grandi branche a terra e chiome danneggiate, oltre a manufatti edilizi. Di fronte a immagini come queste è naturale chiedersi: possiamo imparare qualcosa da ciò [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Il 28 agosto 2026 Cremona ha visto quanto la forza degli eventi meteorologici estremi possa mettere a dura prova una città, modificandone, in pochi minuti l’aspetto. Alberi sradicati, tronchi spezzati, grandi branche a terra e chiome danneggiate, oltre a manufatti edilizi. Di fronte a immagini come queste è naturale chiedersi: possiamo imparare qualcosa da ciò che è successo? </span><span style="font-weight: 400;">La risposta, probabilmente, è più complessa di quanto possa sembrare.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli eventi meteorologici estremi non possono essere evitati e nessun albero può essere  considerato invulnerabile. La violenza del vento può provocare il cedimento anche di un  esemplare sano e correttamente gestito. Tuttavia, la capacità di un albero di resistere alle sollecitazioni dipende anche da molti fattori: la specie, la qualità e la struttura della pianta, le  condizioni fitosanitarie, lo spazio disponibile per le radici, il terreno e le modalità con cui l&#8217;albero è  stato messo a dimora e gestito nel corso degli anni.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È quindi il momento di imparare a guardare gli alberi in modo diverso. </span><span style="font-weight: 400;">Non soltanto come elementi che abbelliscono le nostre strade e i nostri parchi, ma come  organismi viventi complessi, con esigenze precise e tempi di crescita molto lunghi.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In molte specie la presenza di un asse principale ben formato, con una corretta gerarchia tra fusto  e rami, contribuisce alla formazione di una struttura equilibrata e maggiormente capace di reagire  alle sollecitazioni del vento.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al contrario, alcune biforcazioni ravvicinate o caratterizzate da inserzioni strutturalmente deboli  possono costituire punti di maggiore vulnerabilità.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo un evento come quello del 28 agosto possiamo osservare come alberi apparentemente simili abbiano reagito in maniera completamente diversa: alcuni sono rimasti in piedi, altri hanno perso grandi branche, altri si sono spezzati e altri ancora sono stati completamente sradicati.  Ogni albero porta con sé una storia. </span><span style="font-weight: 400;">La storia della specie alla quale appartiene, del luogo nel quale è stato piantato, delle condizioni in  cui è cresciuto e degli interventi che ha ricevuto nel corso della sua vita.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ancora più difficile da osservare è ciò che accade sotto terra. </span><span style="font-weight: 400;">L&#8217;apparato radicale è fondamentale per la vita dell&#8217;albero e per il suo ancoraggio. Eppure, nel  contesto urbano, le radici devono spesso svilupparsi in spazi estremamente limitati, circondate da  asfalto, cordoli e pavimentazioni, all&#8217;interno di terreni che possono essere fortemente compattati.  Quando piantiamo un nuovo albero dobbiamo già pensare a quello che diventerà tra venti, trenta o cinquant&#8217;anni.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il terreno deve essere sufficientemente ampio e adatto allo sviluppo delle radici; deve permettere  la presenza di acqua e ossigeno e non essere eccessivamente compattato. Nei primi anni, inoltre,  l&#8217;irrigazione è determinante per consentire alla pianta di superare la fase di attecchimento e  sviluppare un apparato radicale adeguato.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per comprendere meglio questi concetti possiamo guardare alcuni casi presenti sul territorio  cittadino.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un primo esempio è rappresentato dai pioppi cipressini. È una specie che può raggiungere  rapidamente dimensioni importanti e le cui caratteristiche devono essere attentamente  considerate nella scelta del luogo di impianto. In alcuni degli esemplari danneggiati dall&#8217;evento si </span><span style="font-weight: 400;">possono osservare condizioni nelle quali la grande massa della chioma si confronta con uno spazio radicale limitato e con condizioni di impianto non sempre favorevoli. </span><span style="font-weight: 400;">Il problema diventa particolarmente evidente quando un albero di grandi dimensioni viene collocato troppo vicino alla sede stradale o all&#8217;interno di uno spazio che non consente un adeguato  sviluppo dell&#8217;apparato radicale.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È un tema che possiamo osservare, ad esempio, in alcune alberature di <strong>via Boschetto</strong> e <strong>via dei Cipressi</strong>.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un secondo esempio riguarda <strong>i cedri del Libano presenti nel giardino della</strong> <strong>Casa di Cura Figlie di  San Camillo</strong>.  </span><span style="font-weight: 400;">Il <strong>cedro del Libano</strong> è una specie di grandi dimensioni, caratterizzata anche da un apparato radicale che può svilupparsi in maniera prevalentemente superficiale ed estesa. La sua stabilità deve quindi  essere valutata in relazione alle caratteristiche del terreno e allo spazio realmente disponibile per  le radici.  </span><span style="font-weight: 400;">Anche in questo caso, osservare ciò che è rimasto dopo lo sradicamento può aiutarci a comprendere quanto sia importante considerare la parte dell&#8217;albero che normalmente non  vediamo.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro caso interessante è quello degli <strong>olmi di via Giuseppina</strong>, dove le condizioni estremamente costrette nelle quali gli alberi hanno dovuto svilupparsi rappresentano un esempio di quanto il  rapporto tra albero e terreno sia determinante. </span><span style="font-weight: 400;">Quando le radici sono costrette da superfici impermeabili, pavimentazioni e terreni compattati,  l&#8217;albero non dispone dello stesso ambiente che avrebbe in un terreno libero.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Infine, osservando gli alberi danneggiati in<strong> via Trento e Trieste</strong>, possiamo riconoscere un&#8217;altra  problematica: la presenza di esemplari con <strong>fusto policormico</strong>, cioè caratterizzato dalla divisione del fusto principale in più assi. </span><span style="font-weight: 400;">Una pianta policormica non è necessariamente un albero pericoloso. Ha tuttavia una conformazione  che deve essere valutata attentamente, perché la presenza di più assi principali può determinare  punti di inserzione strutturalmente più delicati, soprattutto quando questi competono tra loro per diventare il nuovo asse dominante. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oltre a tutto questo bisogna considerare la <strong>potatura</strong> con maggiore attenzione e con la consapevolezza  di quanto sia importante per la salute degli alberi.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli interventi effettuati durante i primi anni di vita possono essere fondamentali per  accompagnare lo sviluppo della pianta e costruire una struttura equilibrata. Quando invece l&#8217;albero è adulto, la potatura dovrebbe avere una motivazione precisa e rispettare,  per quanto possibile, la sua architettura naturale. </span><span style="font-weight: 400;"><strong>Interventi drastici e ripetuti possono alterare la struttura della chioma e creare nel tempo nuove  criticità</strong>. </span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-55613" src="https://vittorianozanolli.it/wp-content/uploads/2026/09/Alberi-278x300.webp" alt="" width="278" height="300" srcset="https://vittorianozanolli.it/wp-content/uploads/2026/09/Alberi-278x300.webp 278w, https://vittorianozanolli.it/wp-content/uploads/2026/09/Alberi.webp 625w" sizes="(max-width: 278px) 100vw, 278px" /></p>
<p>Da qui deriva un altro principio fondamentale: <strong>la scelta della specie deve sempre essere rapportata al luogo nel quale verrà piantata</strong>. Non esiste un albero universalmente adatto a ogni situazione. Esiste l&#8217;albero adatto a quello specifico spazio, a quel terreno, a quelle condizioni climatiche e a quella funzione urbana. Piantare una specie destinata a raggiungere grandi dimensioni in uno spazio che non potrà accoglierla significa creare oggi un problema che dovrà essere gestito domani.</p>
<p><strong>Quindi sostituire gli alberi caduti con altri uguali non è la soluzione del problema</strong>. Dovremmo chiederci quali specie siano più adatte alle nostre strade, quali condizioni possiamo offrire alle loro radici e come possiamo accompagnare la crescita degli alberi nel corso degli anni.</p>
<p>Dovremmo anche imparare a considerare il verde urbano non come una semplice voce di manutenzione, ma come una infrastruttura fondamentale della città, che richiede progettazione, competenza e programmazione nel lungo periodo.<br />
Cremona ha bisogno di alberi. Ne ha bisogno per la qualità dell&#8217;aria, per l&#8217;ombra, per il microclima, per la biodiversità e, più semplicemente, per la qualità degli spazi nei quali viviamo. Ma proprio perché ne abbiamo bisogno, dobbiamo imparare a progettare e gestire il verde con una prospettiva più lunga e più consapevole. Un albero che piantiamo oggi dovrebbe essere ancora qui quando noi non ci saremo più.</p>
<p>È questa la responsabilità che abbiamo nei confronti del verde urbano: <strong>non pensare soltanto all&#8217;albero che piantiamo oggi, ma a quello che vogliamo lasciare alla Cremona di domani</strong>.</p>
<p>Gli alberi sono una risorsa fondamentale per l&#8217;umanità e per le nostre città. <strong>Come tutte le risorse preziose, vanno trattati con rispetto.</strong></p>
<p>E si rispetta ciò che si conosce.</p>
<p><strong>Giovanni Cristofolini</strong></p>
<p>agrotecnico</p>
<p><strong>Giulia Cristofolini</strong></p>
<p>architetto paesaggista</p>
<p>Nella foto centrale un albero caduto alla Canottieri Baldesio</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/dopo-il-nubifragio-del-28-agosto-a-cremona-guardiamo-gli-alberi-con-occhi-nuovi-sostituire-le-piante-cadute-con-altre-uguali-non-e-la-soluzione-del-problema/">Nubifragio a Cremona: sostituire le piante cadute con altre uguali non è la soluzione migliore</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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		<title>Fonti rinnovabili ferme al 36% in Lombardia e i costi dell&#8217;energia esplodono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 10:55:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Legambiente interviene sulle dichiarazioni rilasciate dall&#8217;assessore regionale Guidesi con un sarcastico: “benvenuto nell&#8217;era della scarsità energetica…”, ma anche ricordando che la Lombardia ha accumulato un grave ritardo nello sviluppo della fonte rinnovabile oggi più pronta ad affrontare la sfida del mercato, il fotovoltaico. La Lombardia era partita bene, ma ha rallentato nelle installazioni di impianti rinnovabili: tanto che oggi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/fonti-rinnovabili-ferme-al-36-in-lombardia-e-i-costi-dellenergia-esplodono/">Fonti rinnovabili ferme al 36% in Lombardia e i costi dell&#8217;energia esplodono</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Legambiente interviene sulle <a href="https://customer78495g.musvc3.net/e/tr?q=4%3dKbBUSY%26p%3dR%268%3dW0aQ%26J%3d6YRX%26y%3d9DOtJ_BvWq_Mf_vrmu_6g_BvWq_Lk1NG.GsDv6v536rFDD40y.JrC3Ii_IkxT_SZ0r6BBm2-1Pm5yNm-C9Hf2B9m2_BvWq_Lk%26h%3dDENz4M.IiK%263N%3d5aKZ9%26KC%3dWDSPeCRPV6USXB%269%3du8h6xdBWw0gVyV57MZ7VRWB3uc0XPAAZTAh5N7gTKWeYQ78VxV2u6ee7wXjYM66awV5R&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://customer78495g.musvc3.net/e/tr?q%3D4%253dKbBUSY%2526p%253dR%25268%253dW0aQ%2526J%253d6YRX%2526y%253d9DOtJ_BvWq_Mf_vrmu_6g_BvWq_Lk1NG.GsDv6v536rFDD40y.JrC3Ii_IkxT_SZ0r6BBm2-1Pm5yNm-C9Hf2B9m2_BvWq_Lk%2526h%253dDENz4M.IiK%25263N%253d5aKZ9%2526KC%253dWDSPeCRPV6USXB%25269%253du8h6xdBWw0gVyV57MZ7VRWB3uc0XPAAZTAh5N7gTKWeYQ78VxV2u6ee7wXjYM66awV5R%26mupckp%3DmupAtu4m8OiX0wt&amp;source=gmail&amp;ust=1789814117034000&amp;usg=AOvVaw1FNM-8Jydum7z9vR_Pbs1u">dichiarazioni rilasciate dall&#8217;assessore regionale Guidesi</a></strong> con un sarcastico: “<strong>benvenuto nell&#8217;era della scarsità energetica</strong>…”, ma anche ricordando che la Lombardia ha accumulato <strong>un grave ritardo nello sviluppo della fonte rinnovabile</strong> oggi più pronta ad affrontare la sfida del mercato, il fotovoltaico.</p>
<p><strong>La Lombardia era partita bene, ma ha rallentato nelle installazioni di impianti rinnovabili</strong>: tanto che oggi la produzione rinnovabile della nostra regione è ferma al 36% della produzione elettrica complessiva: <strong>continuiamo a dipendere in larga misura dalle importazioni di combustibili fossili,</strong> oltre che di elettricità da oltralpe, per un sistema energetico regionale che deve <strong>far fronte alla domanda della prima regione italiana quanto a densità di popolazione e di imprese industriali</strong>.</p>
<p>Nonostante la storica dotazione di impianti idroelettrici sulle nostre Alpi, <strong>la quota di produzione rinnovabile della Lombardia è la più bassa sia del dato del Nord Italia</strong>, dove le rinnovabili coprono il 45,2% della generazione elettrica, <strong>sia del dato nazionale</strong>, con un peso della generazione rinnovabile che &#8211; secondo i dati di Terna &#8211; rappresenta (Lombardia esclusa) oltre il 50% della produzione.</p>
<p>Questi numeri ci dicono che, <strong>in un&#8217;Italia che dipende ancora troppo dalle fonti fossili, la Lombardia ne è ancor più dipendente</strong>, rappresentando <strong>una vera e propria zavorra energetica per il Paese</strong> – <strong>dunque un fattore di aumento del costo dell&#8217;energia</strong> &#8211; visto che quasi il 20% della produzione termoelettrica nazionale viene da centrali lombarde che funzionano a metano: <strong>chi è causa del suo male, pianga se stesso!</strong></p>
<p>&#8220;L&#8217;assessore fa bene a parlare di idroelettrico, un settore in cui da troppo tempo gli investimenti latitano &#8211; commenta <strong>Damiano di Simine</strong>, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia -. L&#8217;idroelettrico non può però essere la risposta alla domanda energetica della regione, perché non offre margini di aumento della potenza installata. È doveroso mettere in sicurezza questa fonte, ma la risorsa su cui occorre puntare è il fotovoltaico che, insieme all&#8217;efficienza energetica e ai sistemi di accumulo, rappresenta il settore più maturo e competitivo per produrre energia a costi inferiori di quella da fonti fossili, liberandosi dalla dipendenza dall&#8217;estero.”</p>
<p>Secondo l’associazione ambientalista, <strong>la Lombardia deve rivedere i propri obiettivi e, soprattutto, accelerare le pratiche autorizzative di nuovi impianti</strong>. In altre parole, serve un avanzamento delle politiche energetiche sia per consolidare la crescita delle rinnovabili, sia per integrarle meglio nel territorio, rispetto a quanto fatto in passato.</p>
<p>&#8220;Ci auguriamo che il dibattito sull&#8217;autonomia energetica della Lombardia sia sviluppato in modo serio, tempestivo e consapevole &#8211; chiede<strong> Barbara Meggetto</strong>, presidente di Legambiente Lombardia -. Senza prestare il fianco alle lobby fossili che si mettono di traverso rispetto alla transizione energetica, ma anche evitando di indugiare in tentennamenti e discussioni inutili su risorse come il nucleare, che non possono offrire risposte al sistema produttivo, se non in tempi lunghissimi e incompatibili con la sopravvivenza delle imprese lombarde che oggi soffrono l&#8217;impatto crescente dei costi dell&#8217;energia&#8221;.</p>
<p>Nella foto centrale un parco fotovoltaico</p>
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		<title>Lo Stradivari Vesuvio 1727 illumina Homo Faber 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 10:34:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il violino Vesuvio 1727 di Antonio Stradivari, esposto al Museo del Violino, a Cremona, ed Edoardo Zosi hanno illuminato di note la quarta edizione di Homo Faber 2026, la prestigiosa rassegna internazionale dedicata all’eccellenza dell’alto artigianato contemporaneo, ospitata dalla Fondazione Giorgio Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore, a Venezia. Il tema di quest’anno, “An Island of Light”, accompagna i visitatori in un affascinante viaggio sensoriale alla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/il-violino-stradivari-vesuvio-1727-illumina-homo-faber-2026/">Lo Stradivari Vesuvio 1727 illumina Homo Faber 2026</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>violino <em>Vesuvio</em> 1727 di Antonio Stradivari,</strong> esposto al <strong>Museo del Violino</strong>, a Cremona, ed <strong>Edoardo Zosi</strong> hanno illuminato di note la<strong> quarta edizione di <em>Homo Faber </em>2026</strong>, la prestigiosa rassegna internazionale dedicata all’eccellenza dell’alto artigianato contemporaneo, ospitata dalla Fondazione Giorgio Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore, a <strong>Venezia</strong>. Il tema di quest’anno, “<strong>An Island of Light</strong>”, accompagna i visitatori in un affascinante viaggio sensoriale alla scoperta del profondo legame tra luce, materiali e mano artigiana.</p>
<p>Al progetto espositivo si affianca una serie di incontri dove esperti di tutto il mondo esploreranno modelli sostenibili di creazione, produzione e scambio che valorizzino le competenze umane come fondamento di un&#8217;economia e di una società inclusive e prospere. Ieri, giovedì 17 settembre, la sessione pomeridiana ha avuto come protagonista il <em>Vesuvio</em>, che lascerà la propria teca al Museo e approderà in laguna per essere raccontato dal conservatore <strong>Riccardo Angeloni</strong> e suonato da <strong>Edoardo Zosi</strong>. Sono state proprio le note dello strumento a concludere i lavori dedicati al tema “Redefining Iconicity”, coordinato da <strong>Alberto</strong> <strong>Cavalli</strong>, direttore esecutivo della Fondazione Michelangelo, con l&#8217;introduzione di J<strong>ean-Noël Kapferer</strong> e interventi di importanti figure internazionali del design e del lusso. Al centro del dibattito l’indagine su come i rapidi cambiamenti culturali e le mutevoli preferenze generazionali stiano ridefinendo ciò che consideriamo “iconico”.</p>
<p>“<em>Stradivari </em>– osserva Angeloni – <em>è un termine di paragone assoluto, ma un prodigio creativo si realizza ogni volta che un maestro liutaio trasforma legno e vernici in meraviglia, emozione e arte. Il concerto di Edoardo Zosi e del Vesuvio vuole proprio essere un’esperienza attraverso la quale approfondire storia e significato di un capolavoro, delle mani che lo hanno realizzato, delle situazioni e dei luoghi in cui è stato creato</em>”.</p>
<p>A Venezia, Cremona e il Museo del Violino portano la voce di una tradizione liutaria che affonda le proprie radici in una storia secolare e che ancora oggi rappresenta uno dei tratti distintivi dell’identità della città. Un patrimonio vivo, fatto di saperi, competenze e cultura, che Cremona continua a valorizzare aprendosi al confronto internazionale e guardando al futuro. È in questa prospettiva che si inserisce anche la candidatura a <strong>Capitale Italiana della Cultura 2029</strong>, che la città si prepara a formalizzare il prossimo 23 settembre con la consegna del dossier al Ministero.</p>
<p>“<em>La partecipazione a una rassegna di prestigio e di respiro internazionale come </em>Homo Faber – dichiara il sindaco di Cremona e presidente della Fondazione Museo del Violino <strong>Andrea Virgilio</strong> &#8211; <em>testimonia la capacità di Cremona di aprirsi al mondo attraverso il proprio patrimonio, il proprio sapere e le proprie eccellenze, facendo della cultura un luogo di incontro, di dialogo e di nuove opportunità. </em><em>È la forza di un sistema che mette in relazione istituzioni, enti, fondazioni e università e che sa trasformare il patrimonio in conoscenza, energia creativa e occasioni di incontro. Una rete di competenze e relazioni che rafforza la dimensione internazionale di Cremona e conferma nella cultura una delle leve attraverso cui la città interpreta il presente e costruisce il proprio futuro</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella foto centrale Edoardo Zosi</p>
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		<title>Padania Acque, attiva a Derovere la Fonte Robur</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 10:09:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È attiva a Derovere una nuova casa dell’acqua di Padania Acque. Si chiama Fonte Robur ed è la numero 114 operativa sul territorio provinciale. L’impianto, situato in via IV Novembre, è a disposizione della comunità 24 ore su 24 ed eroga gratuitamente acqua naturale e frizzante refrigerata, sottoposta a trattamenti di filtrazione a carboni attivi e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">È attiva a Derovere una nuova casa dell’acqua di Padania Acque. Si chiama <strong>Fonte Robur</strong> ed è la numero 114 operativa sul territorio provinciale. L’impianto, situato in via IV Novembre, è a disposizione della comunità 24 ore su 24 ed eroga gratuitamente acqua naturale e frizzante refrigerata, sottoposta a trattamenti di filtrazione a carboni attivi e disinfezione a raggi ultravioletti: tecnologie che migliorano le caratteristiche organolettiche dell’acqua e ne garantiscono elevati standard di qualità e sicurezza.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’attivazione di Fonte Robur si inserisce nel percorso di Padania Acque a sostegno di un accesso alla risorsa idrica sempre più sostenibile. Un impegno che contribuisce alla riduzione dei rifiuti di plastica e promuove un utilizzo consapevole dell’acqua potabile, valorizzando una risorsa pubblica di eccellenza.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Modalità di prelievo dell’acqua</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">I clienti di Padania Acque titolari di utenze domestiche singole o condominiali, così come i proprietari di pozzi privati che scaricano in pubblica fognatura, possono prelevare quotidianamente fino a 8 litri di acqua potabile utilizzando il QR Code associato alla propria utenza.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il QR Code è riportato sulle bollette, sia in formato cartaceo sia digitale, ed è consultabile anche tramite l’app <strong>Acqua Tap</strong>. Per le utenze condominiali e per i titolari di pozzi privati, il codice è stato inviato tramite apposita comunicazione postale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Padania Acque ricorda che i risultati delle analisi dell’acqua erogata sono consultabili direttamente presso le case dell’acqua e nella sezione dedicata del sito web aziendale.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/padania-acque-attiva-a-derovere-la-fonte-robur/">Padania Acque, attiva a Derovere la Fonte Robur</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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